Durante gli anni Sessanta e la prima metà del decennio successivo, le aperture del Concilio Vaticano II sul rapporto Chiesa-mondo e sul tema dei diritti umani, in particolare quello della libertà religiosa, imprimono un nuovo slancio al mondo cattolico nell'affermazione della democrazia in contesti europei dominati ancora da dittature di opposto segno ideologico, comunista a Est e di estrema destra nel Mediterraneo. Sia l'Italia che la Santa Sede si propongono dunque sullo scenario internazionale con una presenza più incisiva, che implica l'assunzione di un ruolo primario tra gli attori della politica mondiale. La recente disponibilità della documentazione archivistica consente di arricchire la conoscenza dell'azione insieme diplomatica, culturale e religiosa di Roma, al di qua e al di là delle due sponde del Tevere.
La lectio magistralis tenuta da Benedetto XVI all'Università di Ratisbona, dinanzi ad alcuni esponenti del mondo della scienza, continua a rappresentare una frontiera che stimola credenti e non credenti a non disperdere la speranza in un domani dove la ragione e la fede alimentano la fiducia in un mondo migliore. A dare forza a questa visione è stato lo stesso papa emerito, quando nel 2011 ha voluto il "Cortile dei gentili", la struttura che, all'interno del Pontificio Consiglio della Cultura, ha il compito di favorire il dialogo tra credenti e non credenti. Il valore di questa iniziativa, che ha la natura giuridica di una Fondazione e che si avvale di una qualificata consulta scientifica, si esprime nella capacità di affrontare i grandi temi del nostro tempo senza perdere mai di vista la "fonte" ispiratrice di un dialogo maturo, profondo e necessario. La riflessione interculturale sul "Discorso di Ratisbona" si situa in questa prospettiva. Premessa di Gianfranco Ravasi e introduzione di Antonino Raspanti.
Mappe e carte geografiche esercitano, si sa, un'attrazione irresistibile, un fascino visionario che, com'è accaduto all'autore di queste pagine, sono spesso all'origine di un viaggio e di un'avventura. Nick Hunt si è un giorno imbattuto in una carta dell'Europa trasfigurata da linee colorate che, come armate imperiali, travolgevano confini, attraversavano terre e mari, collegavano regioni, culture e popoli disparati: latini e slavi, continentali e costieri, nordafricani ed europei meridionali. Erano forze invisibili dai nomi seducenti quanto la Via della Seta o il Camino di Santiago: Mistral, Föhn, Helm, Bora. Nomi di venti. Così Hunt decise in quel giorno di intraprendere il viaggio descritto in questo libro, un viaggio alla ricerca di quattro venti selvaggi: lo Helm, un vento furioso che, nel Nord dell'Inghilterra, sulle cime più alte dei Pennini che formano la dorsale del paese, è capace di sollevare le pecore come fiocchi di lana e distruggere fienili di pietra; la Bora, l'"enfant terrible" dell'Adriatico, che soffia impetuoso tra le montagne e il mare, attraversando Slovenia e Croazia; il Föhn, che domina le valli alpine quando l'inverno diventa primavera; il Mistral, il «vento della follia» che irretì e ispirò Vincent van Gogh, e che dalla valle del Rodano nel Sud della Francia si spinge fino al Mediterraneo. Inseguimento donchisciottesco tra nebbia, sole e tempeste, affascinante avventura capace di condurre il lettore da un solitario rifugio sui monti in mezzo alla brughiera fino ai vicoli di Trieste, e da un'ululante tormenta sui Balcani fino alla pietrosa desolazione dell'unica steppa dell'Europa occidentale, "Dove soffiano i venti selvaggi" è anche un viaggio attraverso miti e leggende, storia e folklore, scienza e superstizione che ogni vento lascia dietro di sé come una traccia indelebile del suo furente cammino.
Sulla spiaggia di Le Baule, mentre le divisioni corazzate tedesche corrono le pianure della Polonia e si preparano a invadere la Francia, l'autore trentasettenne cerca di fissare lo sguardo sulla crisi della cultura europea e di interrogare le ragioni che hanno condotto un'intera civiltà al suo esito catastrofico. Con una scrittura insieme fresca e ambiziosa, Levi sottopone a una critica implacabile la religione (che trasforma il sacro in sacrificio), lo Stato (l'idolo sociale per eccellenza, da cui la politica occidentale in tutte le sue forme non riesce a liberarsi), la guerra, il sangue, la massa, l'amore e l'arte. Ed è solo a partire dalla libertà dischiusa da questo percorso allucinato e quasi profetico che le opere successive di Levi, da "Cristo si è fermato a Eboli" a "L'orologio" acquistano il loro vero senso, che è quello di una testimonianza che non riguarda il passato, ma il nostro presente.
Esperienze straordinarie: Foto suggestive, i consigli degli autori e la vera essenza dei luoghi. Personalizza il tuo viaggio: Gli strumenti e gli itinerari per pianificare il viaggio che preferisci. Scelte d'autore: I luoghi più famosi e quelli meno noti per rendere unico il tuo viaggio. In questa guida: Arte e architettura; Ambiente e attività all'aperto; La cucina toscana.
Strade litoranee che lasciano senza fiato, misteriosi siti preistorici e quattro milioni di pecore. La Sardegna avvince con il suo selvaggio entroterra, le spiagge meravigliose e le incantevoli peculiarità. In questa guida: attività all'aperto, le spiagge, fuori dai percorsi più battuti, la cucina sarda.
«Da Seul al Canada, dal Giappone agli Stati Uniti ci si occupa di Iannis Xenakis, si ascolta la sua musica, si seguono le sue fascinose conferenze in cui filosofia, astrofisica, matematica, architettura, ingegneria biologica e musica sembrano trovare una forza di stimolazione reciproca delle più rare. E possibile che in un mondo sempre più diviso in settori di specializzazione questo ingegnere greco - che dopo aver combattuto ed essere stato gravemente ferito nelle strade della sua Atene volle ad ogni costo diventare musicista - venga considerato un simbolo della possibilità di ricongiungere i vari aspetti della personalità umana... All'inizio della seconda parte di questo volume compare un breve scritto di Milan Kundera nel quale Xenakis viene definito "profeta dell'insensibilità". E questa, un'intuizione fondamentale che fa del musicista greco il grande demistificatore della musica dell'Occidente... È proprio con il pensiero rivolto a questo aspetto fondamentale della sua personalità che sono andato a Parigi per incontrare Xenakis...». Inizia così il racconto della vita di Xenakis nato da una lunga conversazione che Enzo Restagno ha avuto con lui, nel 1988, nella sua casa di Parigi. Nella seconda parte del libro, dedicato al compositore nato nel 1922 e morto nel 2001, Frangois-Bernard Mâche, Rudolf Frisius, Maurice Fleuret, Ernesto Napolitano e Harry Halbreich analizzano i vari momenti della produzione di Xenakis dando un apporto di assoluta novità alla bibliografia del compositore. Un saggio dello stesso Xenakis, scritto appositamente per questa occasione, costituisce un ulteriore aggiornamento del suo pensiero musicale. Chiude il volume un'ampia appendice, a cura di Giorgio Pugliaro, che comprende il catalogo delle opere, la bibliografia e la discografia.
Il panorama mediatico è estremamente articolato e, grazie alla tecnologia digitale, in continua espansione. La fabbrica mediatica produce incessantemente messaggi di ogni genere, spesso positivi, spesso negativi, più raramente occulti. L'inarrestabile produzione di contenuti è indirizzata in ogni direzione e quasi sempre senza filtri o censure. Questo studio vuole presentare dei criteri per un discernimento utile e non fantasioso. Troppo spesso accade infatti che l'atteggiamento verso i media sia aprioristicamente apocalittico, cosa che rischia di non centrare il cuore della questione. Al contrario, un atteggiamento troppo superficiale non aiuta a riconoscere quelli che sono, invece, contenuti pericolosi, rischiando di deturpare la fede dei semplici.
Nel 1888 nel Regno Unito, patria del calcio, venne organizzato il primo torneo maschile a squadre. Nel 1894 una certa Nettie Honeyball (nome d'arte di Jessie Alien), cassiera di una drogheria, si appassionò a questo sport tanto da diventare non solo tifosa, ma la prima calciatrice al mondo. Qualche anno dopo, nel 1933, un'altra ragazza entrò di diritto nella storia del pallone: Edelmira Calvetó, catalana e innamorata del calcio e del Futbol Club Barcelona, riuscì a convincere Hans Gamper, uno dei fondatori dei blaugrana, a farla entrare in società. Il suo sogno più grande si realizzò, dando così modo ad altre giovani tifose come lei di prender posto in un mondo sino ad allora esclusivamente maschile. Nettie ed Edelmira sono state delle pioniere, ma la storia del calcio al femminile, per tifo, gioco e professione, non è stata e ancora non è facile, anzi: una strada spesso in salita che però non ha mai visto le donne demordere. In Italia e nel mondo, il numero delle donne che seguono il calcio è in costante crescita, e la loro competenza quando si parla di formazioni e schemi non è diversa da quella degli uomini che, come loro, non possono fare a meno di guardare ogni partita, sugli spalti o in televisione. Perché il calcio è amore, e a differenza di altri tipi d'amore, non passa mai, qualsiasi cosa accada. Ci sono donne che si divertono, agguerrite e passionali, donne che fondano club di tifose, donne che diventano amiche tra un urlo e l'altro dentro gli stadi. Donne che non possono ancora esprimersi come vorrebbero e donne che sono riuscite a calciarlo quel pallone, donne che hanno fatto del calcio un lavoro, donne che non si abbattono di fronte a critiche e giudizi. Prefazione di Simonetta Sciandivasci.
In questo Manuale Giacopini affronta le storie di alcuni tra i protagonisti dell'arte e della cultura europea che hanno lasciato un segno. Un modo per fare i conti col Novecento, o con una certa idea del Novecento. Georges Méliès, Ludwig Wittgenstein, James Joyce, Fernand Deligny, Giorgio Morandi, Jean- Julien Lemordant, Malcolm Lowry, Martin Heidegger, Luis Bunuel, John Coltrane e Bob Dylan: una galleria di ritratti sui generis, personaggi accomunati dall'irrequietezza verso la vita e l'insoddisfazione nei confronti della società, che si disvelano nella loro dimensione solitaria di eremiti moderni.978886357221