Il Project Management è una disciplina vastissima, arrivata negli anni ad abbracciare contenuti che, provenienti da altri ambiti, si sono poi dimostrati rilevanti anche per la buona gestione dei progetti. Il libro distilla i fattori che in questa direzione risultano determinanti, sottolineando l'importanza di integrare gli aspetti metodologici e organizzativi: le metodologie di Project Management, infatti, vengono utilizzate dalle persone e il modo con cui queste ultime le interpretano, applicano e diffondono ha un grande impatto sulla loro efficacia. Separare le metodologie dalle persone sarebbe una forzatura logica. Essere in grado di gestire correttamente i progetti è oggi tanto più fondamentale in quanto le organizzazioni si occupano di un numero di progetti sempre più grande e la contrazione dei cicli di vita dei prodotti riduce il tempo per rientrare dagli investimenti: ciò significa meno tolleranza agli errori. Saper gestire i progetti, dunque, è e sarà sempre più elemento di vantaggio competitivo - se non addirittura di sopravvivenza - delle imprese. Dalle caratteristiche principali dei progetti all'identificazione dei fattori fondamentali per il loro successo, dal concetto di ciclo di vita ai comportamenti e documenti che accompagnano ogni fase, dalla gestione degli stakeholder a quella delle risorse fisiche, dalla definizione degli obiettivi al governo dei tempi e dei costi, dalla pianificazione al monitoraggio e controllo: il libro illustra ogni aspetto, con il ricorso a numerosi esempi e riferimenti a casi concreti. Chiudono la trattazione un focus sulla gestione di ambienti multi-progetto e sull'approccio Agile, e una checklist per la valutazione della robustezza di un progetto in ogni fase della sua di vita.
Acuti e irriverenti, severi fino alla stroncatura o talmente ironici da risultare dissacranti, gli scritti critici di Claude Debussy costituiscono una delle testimonianze più sfrontate mai offerte dalla critica musicale e una fucina eclettica di riflessioni sulla scena contemporanea e sulle indimenticabili opere del passato. Presentati talvolta in forma di conversazione con un certo Monsieur Croche, ineffabile alter ego dell'autore, e ospitati a partire dal 1901 sulle riviste culturali e sui quotidiani più autorevoli del Novecento - "La Revue blanche", "Gil Blas", "Musique" e "Le Figaro" -, gli articoli e le recensioni di Debussy rivelano, nel loro tono sublimemente anarchico, il lato più intimo del compositore francese e, insieme, gli immaginari sonori che ne hanno nutrito la profonda sensibilità. Da queste pagine traspaiono la sua insofferenza per artisti come Gluck, Berlioz e Saint-Saéns e l'amore incondizionato per Ra-meau, Musorgskij e Cari Maria von Weber. Debussy vi matura le sue considerazioni più profonde e rivoluzionarie sui deleteri metodi del conservatorio nell'educazione dei giovani compositori, sul repertorio anacronistico dei teatri d'opera parigini e sulla nascente cultura di massa che, sull'onda di un incontrollabile progresso scientifico, proprio in quegli anni fa germinare l'industria discografica. Monsieur Croche, che per la prima volta il Saggiatore presenta in Italia, porta finalmente alla luce tutti gli scritti di Claude Debussy, restituendo interezza al suo pensiero e alla verve che ha scandalizzato i suoi contemporanei. Un'attività, quella di critico, che per Debussy ha rappresentato un ulteriore esercizio di libertà espressiva e che apre nuovi sentieri per avvicinarsi alla sua storia e alla sua opera, per sfiorare la natura misteriosa e irriducibile della creazione musicale e per riscoprire, da questa angolazione privilegiata, la scena artistica più fertile e policroma del XX secolo.
La bibliologia studia i prodotti a stampa nel periodo in cui essi erano realizzati con operazioni e strumenti manuali, indagandoli non nel contenuto semantico che trasmettono, ma come manufatti. Analizza quindi le tecniche della loro fabbricazione nelle varie fasi, dalla fusione dei caratteri alla preparazione dei testi, alla composizione, alla scelta dei supporti e delle illustrazioni, alla stampa, includendo anche la loro confezione e commercializzazione fino all'arrivo nelle biblioteche. Il suo arco cronologico d'azione va dalle origini della stampa, fissate versoa la metà del XV secolo, al 1830 circa, data intorno alla quale mutano, ma non in maniera netta e ovunque, le tecniche di stampa e di fabbricazione della carta, diventando meccaniche.
Prima l'ascesa, luminosa. Poi la rapidissima caduta, disastrosa. Tutto nei primi anni del Novecento. Il lungo rapporto tra la scienza e l'Europa tocca il suo apice all'inizio del XX secolo, quando nel continente si verifica una seconda, grande rivoluzione scientifica che riguarda i fondamenti della matematica, lo sviluppo della fisica relativistica e quantistica, la sintesi neodarwiniana in biologia. La visione che l'uomo ha dell'universo che lo circonda viene modificata radicalmente, come mai forse era avvenuto in passato. Eppure questa rivoluzione viene prodotta mentre l'Europa entra in crisi, dilaniata dalla lunga guerra civile che la sconvolge per trent'anni: dal 1914, anno di inizio della prima guerra mondiale, al maggio 1945, quando termina la seconda guerra mondiale. Alla fine di questa catastrofe l'Europa ha perduto la sua leadership militare, economica e culturale nel mondo. Anche l'asse scientifico del pianeta si è spostato altrove, dopo che per tre secoli e più il piccolo continente ha mantenuto il monopolio mondiale della ricerca. Perché la crisi? In questo quarto volume della fortunata serie "La scienza e l'Europa", Pietro Greco ci fornisce in maniera chiara e quanto mai appassionante la risposta: l'Europa - e in particolare la Germania -non ha saputo governare la modernità, fondata sulla conoscenza scientifica, che essa stessa ha prodotto. Ha rotto il suo secolare rapporto privilegiato con la scienza.
Cambiamento climatico, crisi degli ecosistemi, inquinamento, esaurimento delle risorse, collasso ambientale: gli ultimi giorni dell'umanità potrebbero essere quelli di massima potenza di Homo sapiens, quando l'essere umano avrà forse compiuto il suo progetto di dominio sul cosmo distruggendo la natura stessa e le condizioni della vita sul pianeta. Quest'epoca, dove a rischio è l'esistenza di tutti i viventi, è stata da molti identificata con una nuova era geologica: l'Antropocene - l'epoca dove per la prima volta gli esseri umani sono una forza della natura superiore alle altre, una forza capace di determinare il corso della storia del pianeta Terra. Il libro rende conto dell'esteso dibattito internazionale che ormai da alcuni anni ha assunto il paradigma dell'Antropocene come orizzonte a partire dal quale ripensare il presente e il futuro della vita umana, e non solo - dibattito che ha visto la pubblicazione di centinaia di volumi a cavallo tra diverse discipline: ecologia, ambientalismo, antropologia, sociologia e scienza politica. Partendo da un'analisi delle concezioni di natura di cui l'Antropocene è solo l'ultima, e attraverso le questioni principali poste dall'etica dell'ambiente e dalla filosofia politica, il libro analizza le politiche che sono state impiegate nell'ultimo decennio per fronteggiare i problemi posti dall'Antropocene, provando a immaginare un paradigma di azione basata su nuove forme di partecipazione individuale e pratiche collettive.
Se un giorno la filologia morisse, la critica morirebbe con lei, la barbarie rinascerebbe, la credulità sarebbe di nuovo padrona del mondo». Così Ernest Renan ne "L'avenir de la science" (1890) tesseva un altissimo elogio della filologia, una delle scienze regine del XIX secolo. Oggi, al tempo delle fake news e della post-verità, quelle parole ci ricordano che la filologia può essere ancora argine alla barbarie. E ci ricordano che la filologia, quella con aggettivi e quella senza, è intrinsecamente politica. Non è utile o interessante in sé: lo è quando è schierata, militante, "calda", quando tocca interessi, quando serve interessi. Quando è "al servizio" di un Principe o di un partito o di uno Stato o di una visione del mondo. Ci ricordano insomma che la filologia è anche politica, come sapevano Lorenzo Valla e Baruch Spinoza, Ernest Renan e Ulrich Wilamowitz-Möllendorff, Gaston Paris e Paul Meyer, Eduard Koschwitz e Joseph Bédier, Ernst Robert Curtius e Erich Auerbach, Cesare Segre e Edward Said. Eppure la filologia, con o senza aggettivi, oggi sa di polvere e di noia. Ciò sollecita varie domande: perché questa antica "scienza del testo" si è ridotta al margine della cultura di oggi? Può tornare al centro dei bisogni intellettuali dell'uomo contemporaneo? Quale tipo di filologia può ancora servire il mondo e servire al mondo?
Tutto quello che serve per imparare la grammatica, per conoscere lo spagnolo come hai sempre sognato: alfabeto, ortografia, pronuncia, le parti del discorso, la struttura della frase, tavole di coniugazione di verbi regolari e irregolari, pronuncia e ortografia, l'articolo, il sostantivo, l'aggettivo, il pronome, il verbo, la forma passiva, uso dei modi e dei tempi, struttura della frase, gli avverbi, le preposizioni, le congiunzioni.
Da duemilatrecento anni la Poetica di Aristotele costituisce il riferimento base per tutti coloro che si occupano di drammaturgia. Pochi testi antichi hanno avuto sulla cultura occidentale un'influenza paragonabile a quella che questo libro ha esercitato ed esercita ancora oggi. Citato da tutti i manuali di sceneggiatura come antecedente imprescindibile, è in realtà, un,testo poco letto e poco conosciuto oltre la cerchia dei classicisti. Per questo intendiamo proporlo al lettore contemporaneo, nella storica traduzione di Manara Valgimigli, con un commento originale pensato innanzitutto per sceneggiatori, drammaturghi e scrittori, e poi per tutti gli appassionati di cinema, che potranno così entrare nell'officina delle idee di una delle menti più geniali di tutta la cultura occidentale. Nata come promemoria delle lezioni, e redatta quindi in forma di appunti, la Poetica ha una vicenda editoriale complessa e avventurosa che,ha aumentato tanto il suo fascino quanto la sua autorevolezza. Nel Novecento, ha trovato forte consonanza con il pensiero strutturalista e con l'idea di una scienza della letteratura, ma "soprattutto ha riscosso massimo interesse presso i'creativi che, prima a Broadway e poi a Hollywood, erano alla ricérca dei meccanismi di funzionamento dei grandi-racconti. Alcuni suoi concetti sono, ancora oggi, al centro della teoria letteraria: l'opera d'arte come modello di mondo, la reazione estetica del pubblico, il ruolo centrale della narrativa nell'esperienza umana; e alcune norme orientative, come la struttura in tre atti, sono tuttora principi fondamentali della costruzione di film'e serie televisive. L'elaborazione di racconti appare oggi quanto mai cruciale: l'"homo sapiens" ha ceduto il posto all'"homo narrans". Su queste basi la Poetica di Aristotele è un libro che merita di essere esplorato e compreso dal lettore contemporaneo.
Anna Shirley, la piccola orfana adottata dai Cuthbert, è ormai cresciuta ed è diventata maestra. Oltre a sperimentare metodi di insegnamento innovativi, la ragazza si impegna con entusiasmo per animare la vita della piccola comunità di Avonlea. Passano così due anni e il progetto di proseguire gli studi all'università sembra rimanere solo un sogno. Ma un giorno accade qualcosa che cambierà il corso degli eventi. "L'Anna che si incamminò lungo il vialetto buio quella sera non era la stessa Anna che l'aveva percorso allegramente in senso inverso solo il giorno prima. Una mano invisibile aveva voltato la pagina della sua fanciullezza e di fronte a lei adesso c'era quella che doveva contenere la sua storia di donna adulta, piena di fascino e mistero, di dolori e di gioie".
Un albo ricco di giochi e attività per trascorrere il tempo da soli o in compagnia... Quiz, labirinti, pagine da leggere, colorare e ritagliare per scoprire le quattro stagioni. Età di lettura: da 3 anni.
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