Il volume costituisce la prosecuzione di Pace o guerra? La stampa cattolica nelle diocesi piemontesi: 1914-1915, uscito nell'ottobre del 2017 in questa stessa collana. L'arco cronologico preso in esame va dal 24 maggio 1915 all'appello sturziano ai "liberi e forti" del 19 gennaio 1919. Un periodo di grandi trasformazioni e tensioni che inciderà sui decenni successivi in Italia e in Europa. Al centro della ricerca il mondo cattolico e la sua stampa nella fase in cui lo Stato invade le realtà locali in misura massiccia e senza precedenti. I saggi qui confluiti mettono in luce come la stampa cattolica, anche quella minore, sia protesa a difendere le peculiarità del proprio universo politico-religioso lottando con tenacia contro i suoi avversari: socialisti, nazionalisti, massoni e anticlericali di ogni specie.
Con questo Tracce, proviamo a fare un altro passo di un percorso. Nell’ultimo numero ci chiedevamo che cosa permette di far crescere persone in grado di reggere alla confusione di oggi, all’urto di una realtà che si fa così caotica da mettere paura, a volte, e far scattare la voglia di tirarsi indietro. Per rispondere alla grande emergenza educativa, dicevamo, servono luoghi capaci di generare, non rifugi in cui mettersi al riparo dalle onde. E ne indicavamo qualche esempio.
Ora ci spostiamo più in là. Con altre domande. Un “io” che accetta di giocarsi la partita, di uscire nel mare aperto del reale e affrontare senza remore l’intreccio di problemi di cui è fatta la vita – dai grandi scenari politici, che prospettano tempeste in arrivo, ai rapporti quotidiani: i figli, l’ufficio, i colleghi –, quali strumenti ha per non disperdersi? Come fa a essere certo di qualcosa, a conoscere?
C’è un fatto su cui proprio il caos di oggi regala una certezza inoppugnabile: per conoscere, dati, analisi e teorie non bastano. Se la storia degli ultimi decenni lo aveva mostrato con chiarezza, quella attuale lo conferma senza più ombre di illusioni. Oggi abbiamo a disposizione un oceano di informazioni, letteralmente, e capacità di analizzarle che crescono a ritmi da vertigini. Abbiamo modalità sempre più invasive di raccogliere dati e disponiamo di algoritmi che li elaborano in tempo reale, per dirci con certezza quale volo dobbiamo prendere, che diagnosi potrà firmare il nostro medico o quanti mesi di carcere affibbierà un giudice a un imputato (in certi Paesi è già normale). Insomma, abbiamo informazioni e strumenti di una potenza enorme e per di più, come si usa dire, oggettivi, perché capaci di sterilizzare sempre di più l’incidenza del “fattore umano”.
Eppure, siamo più confusi che mai. Questa “metamorfosi del mondo”, come la chiamava il sociologo Ulrich Beck, ci lascia attoniti e spiazzati. E rilancia proprio quella domanda: cosa vuol dire, oggi, conoscere? E cosa vuol dire farlo da uomini, con una modalità adeguata alle nostre necessità, al nostro bisogno di certezze e di rapporti? E ancora: che contributo può dare il cristianesimo a questa urgenza? Di che diversità parla, per esempio, don Giussani, quando dice che «Giovanni e Andrea, i primi due che si imbatterono in Gesù, proprio seguendo quella persona eccezionale hanno imparato a conoscere diversamente»?
Ecco, in questo numero proviamo a cogliere qualche traccia di risposta. Con il percorso del “Primo piano”, fatto di riflessioni e testimonianze che spaziano dalla grande ricerca scientifica e tecnologica alla vita di ogni giorno. Ma anche con le storie raccontate nella seconda parte del giornale, come il reportage da una comunità che si occupa di disabili puntando tutto sulla loro umanità, la vicenda che ha portato ad allestire un recital della Divina Commedia in uno slum di Nairobi o l’intervista a Valentin Silvestrov, il grande compositore ucraino. Storie in cui il fattore umano della conoscenza emerge in tutta la sua forza. Per aiutarci a capire. E a conoscere.
Il 3 giugno 1963 il Cardinale Mattia Carcano sta aspettando di parlare per l'ultima volta con il suo vecchio amico morente, Angelo Roncalli, Papa Giovanni XXIII. Quattro anni prima era iniziato quello che doveva essere un papato di transizione e che, invece cambiò il millenario rapporto della Chiesa con i fedeli, arrivando al cuore della gente, e che aprì la nuova era dei rapporti tra blocchi, favorendo il dialogo tra Kennedy e Kruscev, facendo del vaticano una superpotenza politica.
Matera è un racconto vecchio di uomini su uomini a guadagnarsi un trancio di tempo, da smezzarselo fino a che serve. È spinta di mani, gomiti, schiena e volontà a cavare il buono dall'unica ipotesi di riparo: la pietra. È un calcolo minuto consegnato dall'uomo alla terra e a questa pietra, perché rispondano precise alla sua istanza. È sudore di picconi, scalpelli, malta, architettura difficile a lungo termine. Matera è talento straordinario di esistenza, risultanza di un accordo tra creato e creato, stipulato prima di buona parte dell'età umana. Non è luogo di sopravvivenza, di precariato umano. A questo scopo sarebbe durata poco; un solo spasmo sulla schiena dei sassi e tutto sarebbe venuto giù. È luogo di presenza pensata perché duri, perché non tenga a memoria giorni e millenni, perché non smetta. È destinazione, non passaggio. In un passaggio si picchetta, si lega, si pianta il giusto, si alleva per una stagione. Alla sera si studia il prossimo tragitto, si prega appena perché restino il fiato e le gambe. Si guarda poco perché non sia aspra la ripartenza, perché non manchi. Matera è sud. Terra di raccolti e arsura che sgocciola da chi è curvo a chiedere un'annata migliore di quella passata. Campo di lotte antiche a rivendicare un prosieguo, insurrezione contro lo spergiuro di chi ha sempre promesso una terra mai data.
Esta obra analiza el largo, complejo y rico proceso de recepción y formulación de las problemáticas ambientales en la Iglesia católica, desde la Rerum novarum (1891) hasta la Laudato si’ (2015), imprescindible para comprender tanto esa evolución como el carácter dinámico del pensamiento social católico y su capacidad para abrirse, dialogar e incorporar una de las cuestiones centrales de nuestro tiempo: el reto de la sostenibilidad. El análisis de la ingente documentación generada a lo largo de más de un siglo de reflexión científica, ética y teológica, junto al estudio del papel desempeñado por los diversos actores eclesiales, permite comprender la riqueza de la propuesta católica ante la crisis ecológica contemporánea, una propuesta que bien merece el adjetivo de integral.
Una storia semplice e accattivante per avvicinare i piccoli lettori al grande capolavoro della letteratura spagnola. Don Chisciotte è un eroe d'altri tempi, un uomo buono che crede nella giustizia e nei valori sacri della cavalleria, un uomo che lascia che la fantasia, attraverso la lettura, si impadronisca della sua vita e la trasformi in un'incredibile avventura.
La Bibbia aveva ragione? In questo volume due dei maggiori archeologi biblici del mondo illustrano per la prima volta al pubblico non specializzato i risultati di decenni di scavi in Israele e in Egitto, in Libano e in Siria, e il loro significato per la nostra comprensione dell’Antico Testamento. Scopriamo così che non ci sono prove storiche sufficienti della fuga dall’Egitto né della conquista di Canaan, che i primi libri della Bibbia furono redatti solo nel VII secolo a.C., a distanza di centinaia di anni dagli eventi narrati.
Questo volume contiene una serie di saggi di esegesi e di teologia biblica su Antico e Nuovo Testamento che colleghi e amici hanno offerto alla prof.sa Bruna Costacurta, in occasione del suo quarantesimo anno di insegnamento presso la Pontificia Università Gregoriana. «L'intento è di contribuire alla comprensione dell'antropologia biblica attraverso lo studio organico di un'emozione tra le più centrali (anche se tra le più rimosse) dell'uomo, che lo tocca nella sua dimensione di creatura e ne rivela tutta la limitatezza e la costitutiva fragilità. È con la paura che l'uomo, sottoposto alla legge della morte, fa esperienza della propria verità di essere strutturalmente minacciato. Egli può essere liberato dalla paura solo accedendo, nella fede, a una realtà in cui la morte sia stata definitivamente vinta» (B. Costacurta,La vita minacciata, 1988). Dalla «vita minacciata» a «la vita benedetta»: il percorso accademico, biblico e umano insieme di Bruna Costacurta ci porta a comprendere ancora meglio che lo studio e l'amore per la Parola di Dio rendono la vita umana nuova e feconda; dalla paura passiamo così alla fiducia e alla pace, ad una vita, appunto, benedetta dal Signore.
Londra, 5 novembre 1605. Un atto terroristico senza precedenti raggela l'intera nazione e devasta la vita del giovane Jack Digby. La sua famiglia distrutta, le sue speranze infrante, il ragazzo si ritrova in un mondo spietato fatto di intrighi, minacce e tradimenti, nel quale, per diventare un uomo, dovrà innanzitutto ritrovare sé stesso. Frequentando bettole e teatri, popolani e aristocratici, scoprirà che la verità non è facile né indolore; che i teatranti - tra i quali spicca l'enigmatico William Shakspere - potrebbero non essere semplici intrattenitori; che talvolta nulla è come sembra. L'intreccio si snoda tra sordidi vicoli cittadini e signorili dimore di campagna, sontuosi palazzi e antichi sotterranei; tra enigmi del passato, manoscritti segreti, amicizie, amori e rivelazioni inaspettate, mentre il patibolo è una minaccia che incombe dietro ogni angolo. Sullo sfondo scorre placido il Tamigi con i suoi colori, suoni e odori.
Il grande sviluppo tecnologico e scientifico raggiunto dall'antica Roma, che si descrive in questo libro, ebbe importanti applicazioni anche nel mondo della navigazione dove, grazie al lavoro degli archeologi, stanno riaffiorando tecnologie che mai avremmo immaginato poter essere in possesso dei Romani e che permise loro di dominare i mari e gli oceani. Questo lavoro riporta alla luce parte delle antiche conoscenze scientifiche grazie alle quali Roma poté dominare il mondo grazie anche ad una portentosa scienza della navigazione che solo negli ultimi anni si sta riesaminando con la dovuta attenzione. Plinio, Tolomeo, Erodoto, Seneca, Diodoro Siculo, Plutarco, Tacito, Virgilio e molti altri autori latini e greci hanno lasciato indizi inequivocabili di viaggi transoceanici confermati oggi da evidenze archeologiche. L'autore ricostruisce la storia delle conoscenze scientifiche che permisero ai Romani, ma non solo a loro, di raggiungere ogni parte del mondo. In particolare essi raggiunsero l'Estremo Oriente e il Nuovo Mondo e le testimonianze di questi viaggi sono oggi esposte nei musei di tutta Europa.