Alessandro Fo si è dedicato alla traduzione e alla cura dei carmi di Catullo. La caratteristica di Fo è quella di saper restituire forza poetica alla traduzione dei versi latini anche attraverso una metrica «barbara» che evochi per analogia l'andamento ritmico col quale siamo abituati a leggere l'originale. Con Catullo, poeta polimetrico per eccellenza, Fo deve reinventarsi un metro, almeno per la prima parte del liber, quasi poesia per poesia. Ma Catullo, soprattutto nella sezione dei carmina docta, è poeta difficile, dai riferimenti ambigui ed eruditi. Ecco perché sono indispensabili i saggi coi quali Fo introduce il volume e ogni singolo carme, dedicando poi specificamente agli studiosi l'imponente apparato di note che completa l'edizione.
Perché non mi confesso? è un testo del 1931, di sole 31 paginette, «destinato alla gioventù studiosa e a quanti non hanno tempo, per le loro occupazioni, di approfondire le grandi verità religiose». Don Primo Mazzolari lo ha pensato e scritto in forma dialogica di domanda e risposta, interessante ancora oggi per la sua vivacità e sincerità, per la sua attualità. Già allora, nell'avvertenza, si soggiungeva che l'opuscoletto «farà del gran bene perché è scritto da chi conosce l'anima contemporanea, e sarà la più bella preparazione alla Pasqua…».
Sommario
Introduzione (G. Campanini). Nota editoriale. Perché non mi confesso? 1. In faccia alla confessione. 2. La confessione nel vangelo di Gesù e nella pratica della chiesa. 3. Dietro i passi del prodigo. 4. Le ombre dell’uomo. 5. Annessi. a. Note dal Diario. b. Un «lontano» si confessa. L’incontro con Agostino.
Note sull'autore
Giorgio Campanini, fra i maggiori studiosi del pensiero politico cattolico dell’Otto e del Novecento, ha insegnato Storia delle dottrine politiche all’Università di Parma ed è stato docente alla Pontificia Università Lateranense e alla Facoltà teologica di Lugano. Per EDB è autore di numerose pubblicazioni, tra cui La dottrina sociale della Chiesa: le acquisizioni e le nuove sfide (22009), La spiritualità familiare nell’Italia del ’900. Percorsi profili prospettive (2011) e Bene comune. Declino e riscoperta di un concetto (2014).
Don Primo Mazzolari (1890-1959), prete dal 1912, fu cappellano militare al tempo della prima guerra mondiale e trascorse la sua vita come parroco di Cicognara e di Bozzolo, due piccoli paesi in provincia di Mantova. I suoi scritti e le sue predicazioni lo imposero all’attenzione pubblica, ma attirarono su di lui anche molte misure disciplinari della gerarchia ecclesiastica. EDB ha in catalogo la sua opera completa.
L’istituzione dello Shabbat è il più importante contributo offerto dall’ebraismo all’umanità, pur essendo il fondamento della vocazione specifica d’Israele. Antidoto contro la tentazione di dimenticare l’origine, invito al dominio sul tempo per salvaguardare la libertà dell’uomo e anticipo di un giorno futuro che sarà tutto intero Shabbat, il sabato introduce una dimensione diversa in un mondo assorbito e irretito da una folle corsa verso il possesso delle cose.
A un progetto prioritariamente economico, teso in forma ossessiva al soddisfacimento del bisogno e al culto di uno sviluppo senza limiti, esso contrappone la visione di un futuro caratterizzato non da una carenza, ma da una pienezza, richiamando l’indispensabile valore del limite e del rapporto tra le generazioni.
Sommario
Prefazione. I. Temporalità dello shabbat. 1. Shabbat, ricordo della creazione. Lo shabbat nella natura. 2. Le dieci parole e lo shabbat dell’unità. 3. Shabbat e genitorialità. 4. Shabbat e il santuario. 5. Shabbat e feste. 6. Shabbat e il dono della manna. 7. Il numero sette. 8. L’orizzonte messianico dello shabbat. II. I ritmi della liturgia dello shabbat. 1. L’accoglienza dello shabbat: la fidanzata e la regina. 2. Le preghiere più importanti dello shabbat. 3. Lo shabbat e la provvidenza. Studio del salmo 92. 4. Shabbat, la luce e il fuoco. 5. Torah e shabbat. La rivelazione della Torah è avvenuta in uno shabbat.
Bibliografia.
Note sull'autore
Benjamin Gross (1925-2015) è stato docente di Filosofia, direttore del Dipartimento di Filosofia ebraica e preside della Facoltà di Lettere e Scienze umane dell’Università ebraica di Bar-Ilan. Tra i maggiori esponenti del pensiero ebraico contemporaneo, ha dedicato numerosi studi al pensiero di Rabbi Jehudah ben Betsalel Loew, Abraham Isaac Kook e Hajjim di Volozhyn.
Questo volume sullo Shabbat è la prima opera di Gross tradotta in lingua italiana.
Questo libro studia il complesso tema della Chiesa, quale germe e inizio del Regno di Dio, a partire dalla sua sacra mentalità e prendendo le distanze da un’ermeneutica che riduca questo fondamentale concetto conciliare a un semplice attributo ecclesiale. La matrice sacramentale viene qui collocata sia nel suo risvolto personalistico, in quanto realtà con-costitutiva della Chiesa, sia nel suo risvolto trinitario, in quanto realtà connessa con il Regnum Dei. L’epilogo teoretico di questo duplice volto della Chiesa è, infatti, un’ontologia trinitaria, vista come partecipazione della persona nella Chiesa all’essere trinitario di Dio, che si manifesta nello statuto di donazione che conduce l’uomo alle soglie dell’incontro con il mistero del Dio-crocifisso.
Sommario
Abbreviazioni e sigle. Prefazione (A. Clemenzia). Introduzione. I. La Chiesa del «paradosso». II. La sacramentalità del Regnum Dei. III. La sacramentalità personalistica della Chiesa. IV. Un’ontologia trinitaria come orizzonte dell’ecclesiologia. Conclusione. L’incontro con il Dio crocifisso. Bibliografia.
Note sull'autore
Nicola Salato, frate minore cappuccino, è professore associato di Teologia sistematica presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale sezione San Luigi, dove dirige il Settore di Teologia dogmatica, indirizzo ecclesiologico. Tra le sue pubblicazioni: Persona e Chiesa: un sentiero interrotto. Indizi per un personalismo ecclesiologico (Il Pozzo di Giacobbe 2013) e Oltre il fenomeno. La risoluzione personalistica del problema dell’Einfühlung (Diogene 2013). Ha inoltre curato Fenomenologia dell’ Einfühlung. Studi su Edith Stein (Diogene 2016).
Non solo la vita consacrata, ma la Chiesa e la stessa società si trovano oggi a fare i conti con una transizione che le coinvolge fin nelle radici. Tutto viene messo in discussione e nulla può più essere come prima.
In questo contesto la prima reazione potrebbe essere di smarrimento o di rassegnazione. Eppure è proprio nei momenti di profonde trasformazioni che nascono le cose nuove e importanti. Non solo per la creatività, che mai come in questi momenti viene stimolata, ma perché è nel cambiamento, quando è radicale, che ci si apre al futuro e lo si sa anche anticipare. Questo è dunque il tempo dei santi e dei profeti, di coloro che sanno intuire la novità e hanno coraggio e forza per tradurla in pratica. Ed è il tempo di riscoprire che le vocazioni e i carismi sono complementari e solo quando si incontrano e sanno interagire possono realizzarsi nel loro vero significato.
Sommario
Introduzione. I. Il percorso fatto e le prospettive. II. Carisma e carismi: quale vita consacrata in quale Chiesa. III. Consacrati per il vangelo. IV. Annunciare il vangelo in un mondo in fuga. V. Vita consacrata e laici: perché e verso dove. VI. Donne credenti per la vita dei credenti. Identità e compiti. VII. Accoglienza e ascolto: un ministero del prete ma non solo. VIII. Vita cristiana e consacrata: la prospettiva della virtù.
Note sull'autore
Luigi Guccini, religioso dehoniano, ha studiato alla Pontificia Università Gregoriana e per quasi 30 anni ha diretto la rivista Testimoni e curato collane dedicate alla spiritualità e alla vita consacrata. Attualmente vive e opera in un centro di spiritualità del suo istituto a Capiago (Como). Per EDB ha pubblicato di recente Vita consacrata: le radici ritrovate (nuova edizione 2014), Vita consacrata e mondanità spirituale. La parola di Papa Francesco (2015) e Papa Francesco e la mondanità spirituale (2016).
Non c’è Chiesa senza l’agire storico della sua missione nel mondo. Di conseguenza la riflessione sul mistero della Chiesa non è possibile senza intrecciare costantemente il discorso con una riflessione sull’aggregazione sociale di uomini e donne credenti in Cristo, che costituiscono il soggetto che agisce nella storia come responsabile della missione consegnatagli da Cristo.
Da qui il bisogno vitale dell’ecclesiologia, dato che l’agire collettivo è possibile solo in quanto è regolato da un certo ordinamento, di intrecciarsi con la canonistica, e viceversa. La missione della Chiesa si attua, ovviamente, lungo lo scorrere della storia e, quindi, l’ordinamento che intende regolarlo, pur restando fermo sul fondamento della istituzione divina della Chiesa, che ne custodisce il mistero, non può costituirsi indipendentemente da ciò che avviene e muta nello scorrere del tempo.
Sommario
Abbreviazioni. Prefazione. I. Tempi di riforma. II. Teologia e canonistica. III. L’ordinamento canonico a confronto con una Chiesa estroversa. IV. L’ordinamento giuridico della Chiesa nella società contemporanea. V. L’ordinamento giuridico della Chiesa e l’ecclesiologia contemporanea. VI. Una prospettiva di riforma: il recupero della sinodalità. Conclusione. Postfazione. Le implicazioni giuridiche di un’ecclesiologia relazionale (E. Chiti).
Note sull'autore
Severino Dianich è professore emerito di Ecclesiologia alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, dove ha diretto la rivista Vivens homo ed è stato fondatore e direttore del master in Teologia e architettura di chiese. Ha inoltre insegnato alla Pontificia Università Gregoriana e alla Facoltà Teologica di Sicilia. Nel 1967 ha fondato con altri teologi l’Associazione teologica italiana, di cui è stato presidente dal 1989 al 1995. Con EDB ha pubblicato di recente Idoli della Chiesa. Tentazioni e derive della coscienza cristiana (2015), Diritto e teologia. Ecclesiologia e canonistica per una riforma della Chiesa (22016) e Magistero in movimento. Il caso papa Francesco (2016).
È negli anni terribili del «decennio nero», durante il quale in Algeria si contrappongono islamisti e forze armate, che si colloca la straordinaria testimonianza di due uomini. Sono Christian de Chergé, priore del monastero trappista dell’Atas, a Tibhirine, rapito e ucciso nel 1996 con altri sei confratelli, in circostanze non ancora completamente chiarite, e monsignor Pierre Claverie, vescovo domenicano di Orano, assassinato lo stesso anno, con il suo autista musulmano Mohamed, per aver condannato apertamente tutte le forme di violenza.
Si tratta di due figure particolarmente luminose nel cuore della Chiesa d’Algeria, fortificata nella sua volontà di restare con i musulmani algerini, anche dopo l’indipendenza del Paese, dalla personalità del cardinale Duval e dall’impegno di sacerdoti, consacrati e laici.
Sommario
Introduzione. I. Osare l’ospitalità. 1. Il complesso intreccio etimologico del termine «ospite». 2. Ospitalità: gesto sovversivo alla base della relazione. 3. La sacralità del gesto ospitale. II. Pierre Claverie: un algerino per alleanza. 1. Una complessa ricerca identitaria. III. Christian de Chergé e i monaci di Tibhirine. Il lungo apprendistato dell’ospitalità. 1. Incontri interreligiosi e pratiche di ospitalità. 2. Dalla posizione alta a quella bassa: l’esperienza di essere accolti. 3. «Fare un’esperienza con delle esperienze»: un approccio di teologia pratica. 4. Divenire ospite dell’Algeria. Conclusione.
Note sull'autore
Claudio Monge, domenicano, ha trascorso due anni con frère Roger Schutz nella comunità monastica ecumenica francese di Taizé. Vive a Istanbul, dove è responsabile del Centro culturale dei domenicani. Dottore in Teologia delle Religioni e diplomato in Lingua e cultura turco-ottomane all’Università di Strasburgo, ha insegnato all’Università di Friburgo ed è visiting professor in Polonia, Francia, Svizzera, Italia, Canada e Brasile. Consultore del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, è autore di numerose pubblicazioni, tra cui Taizè. La speranza condivisa (EDB 2016).
«Mio carissimo Odoardo, si è abbassata la temperatura e l'aria fresca mi fa pensare all'ormai prossimo inverno. Sarà ancora un inverno di guerra ? Dovremo trascorrerlo con questa grande pena in cuore che lo farà più triste, più freddo, più lungo? Dovremo viverlo sotto l'incubo dell'invasione e dei suoi pericoli che da un momento all'altro ci può cacciare dalle nostre case, in mezzo al freddo, ai disagi?». Le lettere, finora inedite, raccolte nel libro sono state scritte dalla moglie di Odoardo Focherini (1907-1944) tra il 9 maggio 1944, quando si trovava nel carcere di San Giovanni in Monte a Bologna, e il 29 maggio 1945, pochi giorni prima che la notizia della sua morte giungesse alla famiglia. Per aver salvato decine di ebrei tra il 1943 e il 1944, Focherini è stato insignito della medaglia di Giusto fra le Nazioni dallo Stato d'Israele e della medaglia d'oro al merito civile dalla Repubblica Italiana. La Chiesa cattolica lo ha beatificato nel 2013.
Tutta la filosofia di Derrida può essere letta come un ininterrotto seminario sul segno, sulla sua natura arbitraria e sulla sua impossibilità costitutiva di restituire la presenza nella sua integrità. La tesi principale del filosofo francese sostiene che il nostro linguaggio è contagiato dalla dispersione, dall’assenza, dalla perdita, dal rischio continuo di non essere supportato. Da una parte, la filosofia tenta invano di controllare lo spargersi incontenibile del suo significato, si batte contro la ruvida grana del linguaggio per offrire una pulita rivelazione della verità. Dall’altra la letteratura esibisce la sua insincerità, abbandonandosi al dionisiaco fermento del linguaggio. In questo saggio più che in altri, Derrida imbastisce un festoso modello di giochi di parole, rimandi, eco e allusioni destinati a decostruire sia la pretesa della critica di dire la verità sulla letteratura, sia quella della filosofia di annettersi l’attendibilità e la testamentarietà del testo letterario.
Gli angeli ci amano infinitamente e sono sempre accanto a noi. Solo, presi come siamo dagli impegni e dagli affanni della vita quotidiana, non sempre riusciamo a riconoscerli quando sfiorano la nostra vita dietro il sorriso di un estraneo, o nel raggio di sole che illumina la nostra mano. Come è solito ripetere Craig, dobbiamo soltanto imparare a lasciar andare le nostre paure e concederci la possibilità di credere che non siamo soli. Per questo, in Incontrerai il tuo angelo, Craig ci apre ancora una volta le porte del suo cuore, con la sincerità e la trasparenza che l’hanno reso così popolare e amato. E torna a raccontarci di sé – compresa l’esperienza a L’isola dei famosi – e della sua famiglia, ma soprattutto nuove storie e nuovi incontri con gli amici celesti che lo accompagnano fin da quando era bambino. Inoltre, per la prima volta Craig si sofferma su alcune parole ispirate direttamente dal dialogo con gli angeli, per condividerne il valore con tutti i suoi lettori: “vita”, “pace”, “amore”, “speranza”, “allegria” e tante altre. Parole semplici eppure preziose che a volte dimentichiamo, e che invece sono quelle che ci consentono di dare un senso profondo alla vita di tutti i giorni, di riscoprire la gioia per le piccole cose, di avere cura dei nostri cari e dei nostri sogni.
Lo sviluppo e la diffusione delle intelligenze artificiali sollevano nuovi problemi di natura etica. Che cosa accade, infatti, quando non sono gli uomini, ma le macchine a decidere? L’autore, noto a livello internazionale nell’ambito della bioetica e del dibattito sul rapporto tra teologia, bioingegneria e neuroscienze, guarda con favore alla diffusione delle «macchine sapienti» e ragiona sul fatto che i processi innovativi hanno valenza positiva solo se orientati a un progresso autenticamente umano che si concretizzi in un sincero impegno morale dei singoli e delle istituzioni nella ricerca del bene comune.
Sommario
Una premessa. 1. Guardare le stelle. 2. Cosa significa essere umani? 3. Primo interludio. Una mappa può essere una copia esatta della realtà? 4. Secondo interludio. Macchine emotivo-razionali. 5. Un codice etico per le intelligenze artificiali. 6. Verso una governante delle intelligenze artificiali. 7. Conclusioni.
S
Note sull'autore
Paolo Benanti specializzato in Bioetica e nel rapporto tra Teologia morale, Bioingegneria e Neuroscienze, è docente alla Pontificia Università Gregoriana. Collabora con l’American Journal of Bioethics – Neuroscience ed è membro dello staff editoriale di Synesis.
Nel 1492, con la cacciata degli ebrei dalla Spagna a opera dei re cattolici Isabella e Ferdinando, inizia una nuova fase nella storia della penisola iberica. Fuggiaschi e dispersi per mezza Europa (da Amsterdam a Londra, da Livorno a Ferrara) e nel Nuovo Mondo, cambiando identità e spesso esternando apparente devozione cattolica, abbandonando di continuo famiglia, professione e ricchezza: ma in terra libera i marrani gettano la maschera, tornano all’ebraismo, fondano e animano le prime comunità moderne e divengono protagonisti di straordinarie avventure umane e di originali imprese economiche, politiche e intellettuali. Anche per questo la loro vicenda non appartiene solo alla storia ebraica, ma è un’odissea che attraversa l’intera storia della nascita dell’Europa moderna.
Sommario
Prefazione (M. Cassuto Morselli). Aggiornamento bibliografico. I. Storia dei marrani. Premessa. Introduzione. I precedenti del cripto giudaismo. 1. L’inizio del marranesimo. 2. Istituzione dell’Inquisizione. 3. La conversione generale in Portogallo. 4. L’apogeo dell’Inquisizione. 5. La procedura dell’Inquisizione e l’autodafé. 6. Santi, eroi e martiri. 7. La religione dei marrani. 8. La diaspora marrana. 9. La Gerusalemme olandese. 10. Ritorno in Inghilterra. 11. I marrani del Nuovo Mondo. 12. Marrani illustri. 13. La letteratura dei marrani. 14. Il declino dell’Inquisizione. Epilogo. I marrani di oggi. Bibliografia. Indice dei nomi e dei luoghi.
Note sull'autore
Cecil Roth (1899-1970), per molti anni docente di Studi ebraici a Oxford, presidente della Jewish Historical Society of England e direttore della Encyclopedia judaica, è stato autore di numerosi studi di storia ebraica, tra cui Storia del popolo ebraico, Dona Gracia Nasi e Il duca di Nasso.