La storia d’Italia è stata sempre immersa nella storia del mondo. Ma dalla fine della seconda guerra mondiale la sua storia è assolutamente incomprensibile se perdiamo di vista la dimensione internazionale e la analizziamo come una vicenda tutta interna. L’Italia ha saputo superare i traumi di una dittatura e di una disfatta proprio in quanto si è trovata a essere una frontiera della Guerra fredda. In vent’anni il paese è diventato uno dei più sviluppati al mondo e si è costituita una democrazia con una Costituzione molto avanzata. Negli anni ’60 e ’70 la strada delle riforme, del superamento degli squilibri interni e di una relativa autonomia nazionale incontrerà potenti ostacoli all’interno del paese e da parte delle potenze straniere. E verrà la stagione drammatica delle stragi e dei terrorismi. Il processo di globalizzazione successivo vede l’Italia restare ai margini della nuova fase storica. Mentre si assiste all’ascesa irresistibile delle potenze asiatiche e si completa la rivoluzione informatica e finanziaria, la Penisola affronta un trentennio di lungo declino economico e sociale e il conseguente deperimento delle pratiche democratiche. Sei lezioni che ci restituiscono una sintesi efficace della storia d’Italia. La testimonianza militante di un grande intellettuale sull’importanza della riflessione storica per comprendere il presente e restituire prospettiva al futuro.
Scritto a partire dal momento del ritiro di Seneca dalla politica nel 62 d.C., il lungo dialogo De beneficiis in sette libri è un trattato sul rapporto tra il dare e il ricevere e, contestualmente, sul ‘criterio’ che deve regolare il comportamento e le relazioni tra gli uomini organizzati in società. Seneca lo individua nella voluntas o animus dandi beneficia, ossia nella ‘volontà’ o ‘intenzione’ di beneficare i propri simili. In questo concetto del dare beneficia dove la ‘volontà’ sostanzia e dirige la conoscenza, il filosofo vede il motore di una società, quella imperiale, che egli ha voluto rifondare sul piano etico e politico quand’era precettore e poi ministro di Nerone, e di cui ora intende tramandare, quasi si trattasse di un suo personale beneficio alla posterità, i principi ispiratori.
La traduzione italiana e la cura sono di Martino Menghi su testo critico messo a punto da François Préchac per la “Coll. Budé” (Les Belles Lettres, Paris 2003).
Come comportarsi con un figlio che non si stacca mai dal cellulare e dai videogiochi? A che età si può consegnare il tablet a un bambino? E poi: siamo così sicuri che tutti i giochi elettronici e le app facciano “male”? Senza ricette precostituite, questo volume risponde alle domande che più assillano le famiglie dei “nativi digitali”, i bambini e i ragazzi nati dopo il 2000. Con un’ampia gamma di esempi tratti da situazioni reali che riguardano età, contesti e device differenti, l’autore fornisce le coordinate per orientarsi in un universo, quello delle nuove tecnologie, in costante evoluzione.
Questo volume ci accompagna alla scoperta delle strategie migliori per avvicinare bambini e ragazzi alla “cultura”. Dalle fiabe della buonanotte agli ultimi casi editoriali, dalla scoperta dei classici alle visite ai musei, tutte le tappe di un percorso fondamentale non solo per l’apprendimento ma per la costruzione dell’identità. Ricordando che quella delle “storie” è un’esperienza antica, per la quale siamo tutti intimamente predisposti: si tratta di accendere una fiamma, sperando che basti solo una scintilla.
Questo volume è rivolto ai bambini in procinto di passare alla scuola primaria. Ecco quindi tante attività di preparazione alla nuova avventura sulle lettere, i numeri, la logica, giochi di associazione e tanto altro! In abbinamento con ogni volume, una scatola da 12 pennarelli Joy Carioca. Età di lettura: da 5 anni.
Il tempo che stiamo vivendo è propizio per ritornare all’essenza del Vangelo senza paura di perdere noi stessi. Sotto la guida di papa Francesco, la Chiesa sembra aver ritrovato la strada della nostalgia del Regno di Dio, preferendola alle proprie abitudini mentali e di costume.
Ogni volta che il Vangelo viene annunciato come possibilità per accrescere la speranza e la felicità di tutti – soprattutto i più poveri e i più piccoli – l’effetto è sempre duplice: qualcuno si sente consolato e qualcuno si sente minacciato. Eppure, ogni volta che la Parola di Dio ritrova il suo posto d’onore non solo liturgico, ma esistenziale nella vita delle comunità ecclesiali e nel vissuto di ogni singolo credente, le cose, pur rimanendo uguali nella sostanza, sono avvertite in modo profondamente diverso. Si ritrova infatti la forza di decidere nuovamente, ogni giorno, di diventare discepoli.
Come scrive Pietro Maria Fragnelli nella Presentazione, leggere questa testimonianza viva di don Vincenzo de Florio (o padre Vicente, come lo chiamano in Brasile) significa imbattersi in un inguaribile innamorato che, a novant’anni suonati, vuole ancora cantare la sua canzone d’amore. Una canzone appassionata, senza rimpianti o tristezze. Non canta “Com’è triste Venezia”, il celebre motivo tornato alla ribalta per la morte del suo cantore e poeta, il novantenne Charles Aznavour, ma viene a dire alle sue lettrici e ai suoi lettori: “Com’è triste la vita” quando si allontana il soffio dello Spirito, il solo che può liberare dalle illusorie sicurezze umane e culturali, il solo che può portare fuori dai confini falsamente rassicuranti dei guadagni e delle strutture. Per don Vincenzo la vita è triste se non ci si innamora dei poveri, siano essi zingari o homeless, detenuti o senzaterra, senza radici o senza fede. È triste la vita se non incontra il Cristo povero, che si identifica con i poveri cristi di ogni latitudine.
Sommario
Mi improvvisai scrittore (P.M. Fragnelli). Mi presento. Premessa. I. Il bambino rubato dagli Zingari. 1. Storia del bambino rubato dagli Zingari. 2. La periferia fa crescere. 3. Bambino com’era, rimase rubato! 4. Da maestro a discepolo. 5. Don Tonino, mio fratello vescovo. 6. Le periferie ti convertono. II. Servo in periferie altre. 7. Rientro imprevisto. 8. In periferia sino alla fine del mondo. 9. Vita condivisa con i prediletti. 10. Brasile: vita semplice, ma in schiavitù. 11. Obbligo di fermata. 12. Servo inutile.
Note sull'autore
Vincenzo De Florio, prete pugliese, è stato parroco in Brasile, cappellano di Sinti e Rom, vicario generale nella Diocesi di Castellaneta e volontario nella casa circondariale e di reclusione di Taranto. Ha pubblicato: Zingaro mio fratello (Paoline 1986), Mi basta che tu mi vuoi bene (Paoline 2012) e Se non diventerete come bambini (Pensa MultiMedia 2016).
Pietro Maria Fragnelli è vescovo di Trapani.
Don Primo Mazzolari si è sempre definito «il ragazzino di San Colombano», dal nome della cascina in cui nacque «in una gelida notte d’inverno», il 13 gennaio 1890.
Nell’ormai vastissima bibliografia dedicata a una delle figure più significative del cattolicesimo della prima metà del Novecento, è stato sottovalutato il valore letterario, spesso poetico e sempre appassionato della sua prosa narrativa, che si può riscontrare nei racconti, nei saggi letterari e nei diari. Pagine ricche di umanità, attraversate dal ricordo nostalgico del luogo in cui nacque e trascorse gli anni dell’infanzia, della famiglia, dell’esperienza pastorale e della natura.
Nel sessantesimo anniversario della morte di don Mazzolari (2019) questo libro ricorda il «parroco d’Italia» con la scelta di alcune pagine che mettono in luce questo particolare e significativo aspetto della sua vita e il legame sentimentale con i familiari e il luogo nativo.
Sommario
Presentazione (M. Ghilardi). Introduzione. I. Il ragazzino di San Colombano. II. La vocazione. III. Prime esperienze pastorali. IV. La Prima guerra mondiale. V. Da Bozzolo a Cicognara. VI. Cicognara: tra l’argine e il bosco. VII. Ritorno a Bozzolo. VIII. Ancora guerra. IX. Il dopoguerra e l’impegno politico. X. «Pellegrino» al Boschetto. Gli ultimi anni. Bibliografia. Appendice iconografica.
Note sull'autore
Francesco Gonzaga, laureato in Pedagogia all’Università di Parma, è stato insegnate di Lettere nelle scuole secondarie statali. Studioso di storia, è autore di numerosi libri, tra cui Il Boschetto di Cremona. Appunti per una storia (2010) e Le associazioni cremonesi di Mutuo Soccorso (2017).
Maurizio Ghilardi, laureato in Scienze della formazione all’Università Cattolica di Piacenza, dal 2015 è parroco delle comunità del Boschetto e del Migliaro, nella periferia di Cremona.
La fragilità educativa e culturale nelle famiglie povere con figli adolescenti è un fenomeno in crescita soprattutto nelle periferie urbane.
Le storie raccolte in questo libro da operatori della Caritas illustrano i motivi che rendono difficile assicurare ai ragazzi di questa fascia di età condizioni, stimoli e strumenti adeguati per il loro inserimento nella vita sociale, con conseguenze anche molto gravi sulle loro vite.
La povertà educativa preoccupa gli operatori sociali e pastorali, anche per lo scarso interesse che viene riservato a questo tema da parte delle istituzioni e della politica. Diventa pertanto sempre più necessario invertire la tendenza che svaluta in vari modi le istituzioni scolastiche, la professione e la funzione degli insegnanti, il ruolo degli educatori, l’importanza delle competenze e del merito, a vantaggio del successo immediato e dell’arricchimento facile.
Sommario
Introduzione (F. Soddu). 1. ‘O pazzeriello, ‘o cervellone, ‘o coccolone. 2. Frammenti di una storia incompiuta. 3. Il Capitano. 4. «So che cosa significa aver dovuto rinunciare agli studi». 5. Quella volta al museo. 6. La partita o il sogno di una rivincita. 7. Lo sguardo sulle cose. 8. «Se voi non studiate non potete far nulla nella vita». Postfazione (M.P. Basilicata - W. Nanni).
Note sull'autore
Paolo Beccegato, sposato con 3 figli, è vicedirettore e Responsabile dell’Area Internazionale di Caritas Italiana. Dopo la laurea, un anno di servizio civile, due anni di volontariato nelle Filippine, un anno in Piemonte come coordinatore degli interventi Caritas post-alluvioni, quattro anni come responsabile del settore mondialità della Caritas di Milano. Dal 1999 in Caritas Italiana coordina progetti di solidarietà internazionale, di educazione alla mondialità e tutela dei diritti. Ha contribuito alla redazione di vari testi e articoli sui temi dello sviluppo e della pace. Ha curato i volumi: I conflitti dimenticati, (Feltrinelli 2003); Guerre alla finestra, (Il Mulino 2005); Nell’occhio del ciclone, (Il Mulino 2009); L’era della consapevolezza, (EMP 2010); Mercati di guerra, (Il Mulino 2012); L’onda opposta, (Haiku 2015); Cibo di guerra, (Il Mulino 2015); ha pubblicato inoltre Pace e custodia del creato in La pace necessaria. Il dovere di impegnarsi per il bene universale, (Ave, a cura di M. D’Avino e U. De Siervo 2017).
Renato Marinaro, nato a Roma il 12 marzo 1958, è laureato in Scienze Statistiche e Demografiche. Lavora in Caritas Italiana dal 1984, dopo aver svolto servizio civile come obiettore di coscienza presso la Caritas diocesana di Roma. Attualmente è responsabile del Servizio Promozione Caritas e del Centro di Documentazione, dopo aver ricoperto numerosi incarichi tra cui un mandato di vicedirettore per gli aspetti organizzativi (dal 1994 al 1999), la conduzione dell’Ufficio Studi (dal 1987 al 2007) e la collaborazione per conto di Caritas Italiana alle attività del Dossier Statistico Immigrazione (dal 2009 al 2013). Inoltre, rappresenta Caritas Italiana nella CUIS (Commissione degli Utenti dell’Informazione Statistica) dell’Istat. È autore del volume L’osservatorio delle povertà (Piemme 1993) e ha curato diverse pubblicazioni, tra cui le varie edizioni del Rapporto sulla povertà di Caritas Italiana.
Insieme hanno curato i volumi Ragazzi in panchina. Storie di giovani che non studiano e non lavorano (EDB 2017), Rifarsi una vita. Storie oltre il carcere (EDB 2018) e Falsi miti. Storie di migranti oltre i luoghi comuni e le fake news (EDB 2018).
All’ombra della cupola di San Pietro, sui marciapiedi della stazione Termini e nelle vie sotto i ponti del Tevere, gli ultimi, i clochard, popolano la vita quotidiana di una grande città come Roma. Nell'anonimato ci passano accanto e spesso non ci facciamo nemmeno caso.
Sono le persone che vengono chiamate «barboni», ma dietro quei volti anonimi si nascondono vissuti umani, drammi, storie di rassegnazione e di abbandono. A molti di loro mancano una coperta e qualcosa da mangiare, ma soprattutto qualcuno che li ascolti. In queste pagine si raccontano alcune delle loro storie, vicende in grado di fare emergere ciò che nessuna condizione può annullare: la difesa della propria dignità e il bisogno di essere amati nonostante tutto.
Sommario
Prefazione (F. Montenegro). Prologo. I. ROMA. Non scappare. Ciao fratè. Di chi è ’sta vita? II. CALCUTTA. L’arrivo nella città della gioia. «Brother, come here!». Il costruttore di rosari. Nelle periferie e a Titaghar. Un pugno allo stomaco. Epilogo. Ringraziamenti.
Note sull'autore
Angelo Romeo, sociologo, insegna all’Università di Perugia, all’Università Pontificia Salesiana e alla Pontificia Università Gregoriana. Impegnato da anni nel sociale, ha fatto esperienze di volontariato in Italia, India e Bosnia Erzegovina, presso carceri italiane, centri di accoglienza, comunità di recupero per giovani. Collabora con le Missionarie della carità, di Madre Teresa di Calcutta a Roma. Tra le sue pubblicazioni recenti: La meglio gioventù di Scampia (con Aniello Manganiello, Imprimatur 2014) e Posto, taggo dunque sono? (Mimesis 2017).
Francesco Montenegro, creato cardinale nel 2015 da papa Francesco, dal 2008 è arcivescovo di Agrigento.
Oggi il mondo è a un crocevia. Una piccolissima minoranza di musulmani sembra essere decisa ad appropriarsi della religione islamica per condurla a un conflitto perpetuo con il resto del mondo. A causa delle loro azioni risulta difficile comprendere la reale differenza tra l’islam come è sempre stato e le distorsioni contemporanee. A partire da alcuni versetti di dodici sure del Corano, questo libro intende illustrare criticamente ciò che l’islam effettivamente è – ed è sempre stato – e ciò che, al contrario, non è. Un’appendice sull’Isis consente di comprendere i meccanismi, il funzionamento, l’amministrazione e il reclutamento dei jihadisti di Daesh.
Sommario
Introduzione all’edizione italiana (A. Melloni). Prefazione (Abdullah II ibn al-Hussein). Notizie sull’Autore. Ringraziamenti. Nota all’edizione inglese sulla traduzione. Nota all’edizione italiana sulla traduzione. Introduzione. I. Cos’è la religione? II. Cos’è l’islam? III. «Chi è il tuo Signore?». IV. Perché dio ha creato le persone? V. Cosa sono il paradiso e l’inferno? VI. Che cos’è il corano? VII. Chi è il Profeta Muhammad ? VIII. Che cos’è «il cuore»? IX. Cos’è la vita terrena? X. Cos’è la shari‘ah? XI. Cos’è jihad? XII. Cos’è il governo? XIII. Poscritto cos’è la felicità? XIV. Appendice 1. La grande tenda dell’islam. XV. Appendice 2. Tre domande per ogni musulmano. Appendice 3. La crisi dell’ISIS. Indice analitico. Indice degli ahadith citati, seguiti dall’autore della raccolta di cui fanno parte. Indice dei versetti coranici citati. Indice delle poesie. Glossario delle parole arabe. Recensioni di Guida all’Islam per persone pensanti.
Note sull'autore
Ghazi bin Muhammad, principe giordano, è professore di Filosofia islamica e primo consigliere per gli Affari religiosi e culturali di Re Abdullah II ibn Al-Hussein di Giordania. Ha studiato nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Egitto. Il suo libro Love in the Holy Qur’an ha avuto dieci edizioni ed è stato tradotto in diverse lingue.