Benedetto da Norcia è un protagonista del VI secolo. A quel tempo l'impero romano sopravvive in Oriente, ma in Occidente è invaso dai Goti, poi, in Italia, dai Longobardi. I loro capi si chiamano Teodorico e Totila. L'impero romano d'Oriente tenta di riconquistare l'Italia contro i barbari, con una guerra che causa divisioni insanabili, lutti e rovine. È in questo contesto di sconvolgimenti politici e sociali, mentre l'eresia ariana riappare in Occidente e si perpetuano i conflitti teologici tra Chiesa latina e Chiese d'Oriente, che si deve mantenere e radicare il cattolicesimo. Erede dei monaci del deserto, Benedetto, uomo di Dio, sarà allo stesso tempo un fondatore di monasteri e il "teorico" della vita monastica al quale farà riferimento la tradizione occidentale. Diventerà il "padre dei monaci d'Occidente" prima di essere proclamato da Paolo VI "patrono dell'Europa cristiana". Quattordici secoli dopo la scrittura della Regola dei monaci, è proprio realizzando l'opera di Benedetto che i monaci e le monache di questo fine millennio attingono alle direttive del "padre" per vivere, nel nostro tempo, l'autenticità della ricerca di Dio e dell'amore di Cristo e dei fratelli.
Una originalissima e attesa indagine sulla cristologia del Nuovo Testamento. Attraverso al presentazione di sette fasi fondamentali e di altrettanti complessi letterari, si ricavano i veri e propri Ritratti di Gesù Cristo: 1. il giudeo- cristianesimo palestinese; 2. L’apporto geniale dell’apostolo Paolo; 3. La tradizione paolina; 4. Il contributo della lettera agli Ebrei; 5. Le tradizioni sinottiche; 6. La tradizione giovannea; 6. La prospettiva apocalittica di Giovanni a Patmos.
Viene così offerta una presentazione completa e critica dei diversi modi di descrivere e raccontare la figura di Gesù Cristo, mettendo a disposizione del lettore una patrimonio storico e teologico di enormi proporzioni. Un invito a superare precomprensioni e luoghi comuni, per lasciare spazio alla libertà del Mistero.
Romano Penna, nato a Castiglione Tinella (CN), sacerdote della Diocesi di Alba, è Ordinario di nuovo Testamento presso la Pontificia Università Lateranense. E’ autore di numerose pubblicazioni, tra le quali ricordiamo: Lo Spirito di Cristo (1976); L’ambiente storico-culturale delle origini cristiane (1991) e, presso le Edizioni San paolo, L’apostolo Paolo, Studi di esegesi e teologia (1991); Paolo di Tarso, Un cristianesimo possibile (1994); Una fede per vivere (1992).
Non voleva, a sua volta, forzare la sorte, e pensava ch'era peccato cercare di opporsi ai voleri della Provvidenza. Bisogna abbandonarsi a lei, come il seme al vento. Dio sa quello che si fa. In questo convincimento di Efix, l'anziano e fedele servo delle dame Pintor in Canne al vento, si fondono il fatalismo e il profondo senso cristiano della vita che i personaggi di Grazia Deledda attingono dalle radici della cultura sarda, caratterizzata da un forte sincretismo pagano-religioso: immerse in un mondo in cui superstizione, magia e mito impregnano la quotidianità, le figure deleddiane incarnano una concezione della vita che non separa la dimensione terrena da quella ultraterrena. Così la protezione dei poderi può essere affidata a un rituale in cui il segno di croce assume la connotazione di gesto scaramantico; così i preti riescono, con la potenza nascosta nei loro libri sacri, a "disperdere le cavallette, i bruchi, gli insetti e tutte le pestilenze naturali e soprannaturali". Neria De Giovanni vive ad Alghero, ove dirige il periodico di cultura Salpare. Editor della rivista di letteratura comparata Inter-Context, professore a contratto presso la Facoltà di lettere dell'Università di Sassari, è vicepresidente dell'Associazione Internazionale dei Critici Letterari con sede a Parigi.
Il volume raccoglie le testimonianze più significative della produzione teatrale di ispirazione religiosa lasciata dalla suora messicana del Seicento: "Il Divino Narciso", apparso autonomamente nel 1690 e poi ristampato insieme al restante teatro nel 1962, "Il Martire del Sacramento", "Sant'Ermenegildo" e "Lo scettro di Giuseppe".
Il profitto è davvero l'unica regola per le società d.azioni? Quali sono gli obblighi morali di un datore di lavoro verso i dipendenti? Quali sono le implicanze etiche dell'economia globale? Imprenditore e insegnante, George Devine si fa strada nelle acque agitate dell'etica commerciale degli anni '90 con onesta e grande chiarezza, fornendo risposte ineccepibili e ben fondate. La scommessa da vincere è la seguente: conviene di più, a tutti, che gli affari siano improntati da grandi principi ispiratori. Chi cercherà un'altra strada, sarà costretto a cambiare dai fatti.
Nel corso degli ultimi decenni, dopo una accentuazione della speculazione filosofica di A. Rosmini, l'attenzione degli studiosi si sta fermando anche su quella teologica. La riscoperta della Sacra Scrittura e lo studio approfondito dei Padri della Chiesa hanno costituito un gran vantaggio per i teologi e per la teologia stessa. Tanto che Rosmini recentemente è stato additato come il pensatore cristiano che più di ogni altro fa riferimento alla Sacra scrittura nelle sue opere.
La presente raccolta di saggi si colloca in questo solco teologico a ridosso del bicentenario della nascita del prete filosofo cattolico. Nella loro specificità rivelano e sostengono "l'orizzonte sapienziale" del suo pensiero che trabocca dalla "penna di teologo, filosofo e maestro di vita spirituale" (G. Lorizio). La dimensione sapienziale va situata e interpretata "nella prospettiva dell'inclusione del momento scientifico in quello sapienziale", relativizzando, opportunamente, le pretese di scientificità a cui le teologie manualistiche hanno consacrato i propri sforzi.
"Il tema del rapporto filosofia, scienza, sapienza è ancora presente in gran parte della filosofia contemporanea. Emblematici sono i contributi di Husserl, Heidegger, Ortega y Gasset, Popper" (N. Galantino) in cui riverbera il senso delle domande che attraversano "il pensare" di Rosmini. Evidenti i punti di contatto ma anche forte la diversificazione. Proprio in base a quest'ultima possiamo indicare l'Autore come "alternativo" al pensiero moderno e pista da percorrere per non saltare a piè pari dal pensiero greco alla modernità stessa, anzi nei "tempi plurimi" del post-moderno intravedere un filo d'Arianna che possa far riprendere le fila del discorso, passando magari per il frontaliere (tra la filosofia e la teologia) dell'antropologia filosofica. Infatti "l'antropologia non si ferma al solo aspetto naturale, ma riceve un arricchimento soprannaturale e cristologico" pur rimanendo collocata nella concretezza della storia.
Storia che, in Rosmini, si invera in una Teodicea costruita con gli elementi fondamentali della metafisica cristiana, propri della concezione trinitaria dell'essere, caratterizzante l'ontologia rosminiana.
Nunzio Galantino è docente di antropologia filosofica presso la sez. San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell'ltalia Meridionale e parroco in Cerignola (FG). Ha al suo attivo numerose pubblicazioni a carattere antropologico e la cura di una preziosa edizione critica del più famoso libro di Rosmini: Delle Cinque Piaghe della Santa Chiesa (San Paolo, Cinisello Balsamo 1997). Insieme all'amico e collega Lorizio ha curato il volume Metodologia teologica (San Paolo, Cinisello Balsamo 19972).
Giuseppe Lorizio è docente di Teologia fondamentale presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense. Ha dedicato buona parte della sua ricerca al pensiero rosminiano, pubblicando numerosi saggi ed ultimamente un Profilo storico-teologico di Antonio Rosmini (ed. Mursia-PUL, Roma 1997). Si è spesso occupato dei rapporti fra Cristianesimo, modernità e postmodernità, nel cui orizzonte va situata la sua ricerca intorno al Roveretano.
Il male nel mondo, la libertà, il peccato originale, il diavolo, la fine del mondo, l'inferno e il purgatorio, gli angeli, il limbo, il Credo cattolico. L'autore propone un vero e proprio "prontuario" per affrontare e dare risposta ai temi più scottanti e difficili della fede cristiana.
Etica ed economia sono termini che spesso sono stati visti in modo antitetico. Questa contrapposizione è ancora più visibile e stridente nell'organizzazione aziendale. Il perseguimento dell'efficienza e il raggiungimento del profitto sono stati considerati le uniche stelle polari per orientare correttamente la gestione industriale, subordinando a questi obiettivi i valori che guidano la convivenza sociale. Siamo ora in fase di ripensamento. Le recenti vicende dell'economia e della società italiana, che hanno disvelato le equivoche relazioni tra politica e affari, hanno reso evidente la necessità di ripristinare princìpi di correttezza nel funzionamento del mercato, anche per tutelare lo sviluppo economico e le regole della concorrenza. Questo libro si propone di dimostrare che i valori etici non sono solo un requisito indispensabile per il corretto svolgimento della vita produttiva, ma sono anche un vantaggio competitivo essenziale nell'era dell'economia neoindustriale. Pietro Spirito si è laureato in scienze politiche presso l'Università Federico II di Napoli. Ha partecipato al "Master in gestione del terziario avanzato" organizzato dall'Unioncamere e ha lavorato presso la Consob. Attualmente è responsabile della funzione "Strategie e studi" delle Ferrovie dello Stato
Se si considera la mole dell'Antico Testamento, il Libro sacro degli Ebrei ha una percentuale minima di parabole, anche se è ricco di detti sapienziali e di liriche a carattere trascendente. Abbondano di parabole i testi del Buddha, di Confucio, il Grant Mahal Sahib dei Sikh; ma senz'altro in Occidente le parabole più note sono quelle contenute nei Vangeli. Nei quattro canonici sono contenute quarantadue parabole; nel Corano quarantadue, se si escludono tre semplici similitudini che, in effetti, non vengono quasi mai considerate parabole. " La coincidenza è forse straordinaria, tuttavia è casuale e trarne un significato qualsiasi sarebbe azzardato... ". Un libro affascinante e ricchissimo. Gabriele Mandel, khalifa della Confraternita dei sufi Jerrahi-Halveti in Italia, docente universitario, scrittore, pittore e psicologo, ha tre specializzazioni, un dottorato di ricerca in archeologia e una laurea honoris causa in scienze islamiche dall'Università Statale di Konya (Turchia). Già direttore dell'Istituto di discipline artistiche all'Università IULM di Milano, già direttore della facoltà di psicologia all'Università Europea di Bruxelles e docente al Politecnico di Torino; cofondatore e membro del Consiglio direttivo dell'Università Islamica di Córdoba (Spagna). Espositore alla Biennale di Venezia, ha tenuto mostre personali in molti musei nazionali e civici.
Perché tanti suicidi nella nostra società? Chi sono coloro che scelgono di non vivere? Quali valutazioni dare a questo fenomeno crescente? È possibile un'opera di prevenzione? Il tema del suicidio, per certi aspetti, è sgradevole da trattare: vi è la difficoltà ad assumere come oggetto di verbalizzazione e analisi un problema in qualche modo "censurato"; gioca un ruolo non indifferente l'inconscia riluttanza a prendere consapevolezza di un fenomeno connesso con una morte assai meno ineluttabile di ogni altra, essendo frutto di un'azione volontaria e, come tale, evitabile; infine, non va sottovalutato il voluto silenzio che spesso viene invocato per evitare possibili fenomeni emulativi. Il volume di Leone Salvino scompone il problema, ritrovando dietro la maggior parte dei suicidi un vuoto affettivo, esistenziale, valoriale che non si è saputo colmare. Un volume di grande utilità per operatori pastorali e sociali