Origene lamentava che i cristiani suoi contemporanei ignoravano il "levitino"; a distanza di molti secoli non è cambiato molto se l'autore di questa nuova versione nella Prefazione all'opera dichiara che "il Levitico ha il poco invidiabile primato di essere il libro biblico meno letto", anche da coloro che hanno una certa confidenza con la Bibbia. Si tratta di un libro non facile, ma molto importante per comprendere il significato antropologico del culto, senza di cui la persona umana non si riconosce appieno, e per interpretare le radici della liturgia cristiana. Il volume è articolato in tre parti: una introduttiva, la traduzione e il commento e una terza parte che ne sottolinea il messaggio teologico.
Il libro è un contributo profondo e semplice nello stesso tempo alla riflessione della Chiesa in questo anno eucaristico. Rispondendo all'invito dei vescovi italiani a vivere sempre più in contatto con la Parola, attraverso il metodo della lectio divina, l'autrice commenta i brani eucaristici del Vangelo di Giovanni, sicuramente tra le pagine più alte del quarto vangelo.
Come viene espresso nella Presentazione: "Percorrere le tappe dell'itinerario proposto da questo libro di L. Guglielmoni e F. Negri, equivale a contemplare il mistero dell'incarnazione, della Pasqua e della Pentecoste. La prospettiva non è solo di coltivare un'autentica devozione a Maria, ma di favorire l'imitazione di Maria, nella quale rifulgono l'unità, la bellezza e la fecondità della fede. Specchiandosi in lei, la Chiesa ritrova verità ed essenzialità, rinnovamento e coraggio, riconoscenza e gioia". Il sussidio è particolarmente adatto alla meditazione e alla preghiera sia personale sia comunitaria.
Il filo conduttore di queste meditazioni bibliche è rappresentato dalle parole che danno il titolo al volume e che esprimono il desiderio di Dio di entrare in comunione con il suo popolo. Il libro commenta soprattutto brani del Vangelo, ma non mancano riferimenti all'Antico Testamento e ad altri testi neotestamentari. Lo stile di queste meditazioni è discorsivo, proprio per offrire al vasto pubblico l'opportunità di accostare testi spesso scandagliati dal punto di vista esegetico e che rappresentano alimento sostanzioso per la meditazione sia personale che comunitaria.
Tra le diverse questioni che oggi polarizzano l'attenzione dei filosofi e dei teologi, quella antropologica sembra imporsi sempre di più. A differenza del passato, la nuova "questione antropologica" non si preoccupa tanto di interpretare l'uomo, quanto piuttosto di trasformarlo mediante le più sofisticate tecnologie artificiali. Questi processi di trasformazione fanno leva su una concezione puramente naturalistica e materialistica dell'essere umano che tende a neutralizzare ogni differenza qualitativa tra noi e il resto della natura. Uno sguardo appena più profondo, tuttavia, ci fa toccare con mano che l'uomo è un mistero indeducibile dalla sua natura. Da qui la domanda stringente e drammatica: che cosa è l'uomo qui su questa terra? I saggi di autori vari raccolti in questo volume costituiscono un fecondo tentativo di rispondere a questa domanda, contemplando il mistero dell'uomo nell'orizzonte del mistero di Cristo, tenendo anche insieme in modo esemplare molteplici e complementari prospettive di ricerca (biblica, dogmatica, patristica, antropologica, etica, spirituale). Nella loro pluralità di approccio, questi percorsi convergono unitariamente verso la centralità del mistero del Verbo incarnato. Tale ripensamento del mistero dell'uomo non ci aiuta soltanto a riscoprire le radici della fede cristiana, ma anche a ricomprendere il fulcro della realtà e la vera natura dell'uomo.
Le promesse dei Paesi ricchi per l'eliminazione della fame e della povertà nei Paesi poveri hanno una lunga storia. Il primo a impegnarsi fu John Kennedy nel 60, poi fu la volta di Henry Kissinger. Negli anni 80 è l'Unicef a pronunciarsi a favore dell'educazione per tutti i bambini del mondo entro il 2000, e nella decade successiva l'Alto Commissariato per i rifugiati e l'Organizzazione mondiale della sanità predicono casa e cure mediche per tutti entro la fine del millennio. Tutte promesse non mantenute. L'ultima grande promessa è quella di fine 2000 quando i capi di Stato delle Nazioni Unite hanno sottoscritto la Dichiarazione del Millennio, assumendosi impegni precisi per il raggiungimento di 8 obiettivi, molto puntuali e concreti, per l'eliminazione entro il 2015 della povertà e di tutte le cause che impediscono lo sviluppo nei Paesi poveri. L'Assemblea generale dell'Onu ha l'obbligo di controllare lo stato di avanzamento dei lavori con cadenza quinquennale. Il 2005 è quindi la prima tappa. Ma non occorre attendere il verdetto dell'Assemblea per sapere che siamo ancora molto in ritardo.