È il 17 settembre del 1998 quando un gruppo di esperti si riunisce nella basilica di Santa Giustina a Padova, intorno all’urna dove, secondo tradizione, si conservano i resti dell’evangelista Luca, sigillata da quattrocento anni. Al suo interno, insieme a disparati oggetti e a un numero esorbitante di vertebre di serpente, c’è lo scheletro, senza testa, di un uomo alto circa un metro e sessanta, morto in tarda età. Si tratterebbe dei resti dell’evangelista Luca. Ma è davvero così? La reliquia è autentica? O è andata persa, o è custodita altrove: in Vaticano, o a Venezia, o magari a Praga? E in questo caso, di chi sono quei resti, e in ogni caso, come ci sono arrivati, a Padova? Il vescovo di Padova chiede risposte a una variegata commissione di storici, chimici, filologi, archeologi, e anche un paleontologo, per via dei serpenti. Il genetista chiamato ad analizzare il DNA dello scheletro per capire se è compatibile con le origini siriane del santo è Guido Barbujani, che in questo libro racconta una straordinaria avventura attraverso duemila anni di storia. Ci sono Giuliano imperatore e Lawrence d’Arabia, le crociate e le convulsioni del Medio Oriente contemporaneo: un lungo viaggio intellettuale, ma costellato di avventure e disavventure reali, talvolta comiche. Al contempo, attraverso i modi in cui esperti di discipline molto diverse hanno contribuito a ricostruire frammenti di una storia remota, veniamo a conoscere i meccanismi della ricerca, le grandi potenzialità e i limiti del metodo scientifico, gli scontri di idee e le motivazioni personali che portano, faticosamente e non senza contraddizioni, a passi avanti nelle nostre conoscenze: a volte piccoli, mai irrilevanti.
Mai più. Mai più la Shoah, mai più i campi di sterminio, mai più antisemitismo. Così si è detto. Ma a chi è riferito quel ‘mai più’? Mai più per gli ebrei o mai più a ogni altro genocidio, dopo quello estremo che ci deve fare da monito, chiunque ne possa essere vittima? E perché allora Gaza? E perché è una scelta controversa definire genocidio lo sterminio di Gaza? Usare questa definizione vuol dire sminuire l’unicità di quello ebraico o fare un paragone empio tra Stato di Israele e Germania nazista? Chiunque usi il termine genocidio per la Palestina è, anche inconsapevolmente, un antisemita? Proprio la parola antisemitismo è oggi sulla bocca di tutti: da una parte, la presenza nel dibattito pubblico di stereotipi antisemiti; dall’altra, il governo di Israele e i suoi sostenitori che definiscono antisemita chiunque critichi la sua politica, dall’ONU a quei paesi dell’Unione Europea che hanno riconosciuto lo Stato palestinese. Ma allora cos’è l’antisemitismo, chi sono gli antisemiti? Quali sono le differenze con l’antisionismo? E ancora, se l’antisemitismo è dappertutto, come distinguerlo, come opporvisi? Dopo il grande successo di "Il suicidio di Israele" (Premio Strega Saggistica 2025), Anna Foa ha sentito l’urgenza di rispondere a queste domande, con la consapevolezza che quello che abbiamo vissuto in questi ultimi due anni mette a rischio il patrimonio di valori che abbiamo costruito attorno alla memoria della Shoah e per rivendicare, oggi più che mai, un ‘Mai più’ che valga per tutte le donne e gli uomini. A prescindere da ogni credo e identità.
Suor Ana de Cristo, monaca clarissa, nel 1620 lasciò Toledo e si imbarcò alla volta delle Indie. La sua era una missione reputata quasi impossibile: lasciare la clausura in cui aveva vissuto fino a quel momento e raggiungere le Filippine per fondare il primo monastero di Manila. Insieme a lei, in questo viaggio straordinario, altre otto missionarie e la guida spirituale Jerónima de la Fuente, mistica carismatica, figura autorevole e visionaria, vera coprotagonista di questa avventura tutta al femminile. Un lungo viaggio attraverso tre continenti e due oceani, che possiamo oggi ripercorrere sulla base di una cronaca d’epoca scritta dalla stessa Ana, donna dalla vocazione contrastata, che passa improvvisamente e in tarda età dalla vita nelle quattro mura del convento a esplorare un mondo dai confini ancora ignoti. Un racconto di viaggio e di formazione tutto al femminile, ma anche un affresco storico che restituisce il mondo della prima età moderna, attraversato da guerre di religione, spedizioni coloniali e ansie di salvezza spirituale. Un passato che è ancora in grado di interrogarci grazie a una figura femminile potente, dimenticata dalla storia, ma capace di parlare al cuore del lettore contemporaneo.
Cinquant’anni fa, il 24 marzo 1976, un golpe militare instaurò in Argentina una delle dittature più feroci dell’America Latina: 30.000 desaparecidos, migliaia di esuli e di prigionieri politici. Le Madres e le Abuelas de Plaza de Mayo, inizialmente sole - ‘le pazze della piazza’ - hanno costruito un modello di resistenza la cui immaginazione, creatività e, soprattutto, il coraggio hanno alimentato nuove forme di azione nella politica argentina: un movimento collettivo e pacifico, capace di trasformare il dolore privato in lotta politica. Gli organismi per la difesa dei diritti umani hanno così saputo rendere possibile il Juicio y castigo. Nel corso del tempo, infatti, i tribunali argentini hanno pronunciato 360 sentenze, condannato 1.237 persone e identificato oltre 800 centri clandestini di detenzione. E 140 nipoti, sottratti ai genitori desaparecidos, hanno potuto ritrovare la loro vera identità. Questo modello di giustizia integrale si è rivelato la forma più completa di riparazione e di accertamento della verità. Basato su fonti ufficiali, documenti d’archivio e testimonianze dirette, questo libro offre una visione d’insieme di un lungo cammino verso la verità e la giustizia. Un percorso che oggi è messo pericolosamente in discussione.
A partire dal III secolo dopo Cristo e fino alla fine del Medioevo, l’elezione del papa avveniva spesso in un clima molto conflittuale, che dava adito a contrasti e contestazioni. Il più delle volte questi sfociavano nella presenza contemporanea di due pontefici, uno dei quali definito, appunto, antipapa. Nel nostro immaginario questi personaggi sono rappresentati come individui corrotti, assetati di potere, nemici della Chiesa e dell’unità dei cristiani. In realtà, lungi dall’essere creature tenebrose che tramano nell’ombra, molti sono devoti uomini di Chiesa divenuti antipapi perché sostenitori di posizioni teologiche poi sconfitte o per una serie di motivi fortuiti. Questa storia dei ‘perdenti’ rispetto alla tradizione ufficiale della Chiesa ci farà scoprire così che dei trenta e più antipapi, uno è venerato come santo e martire e altri sono morti in odore di santità. Che per lunghi secoli su molti di loro la Santa Sede ha preferito non prendere posizione e su alcuni si mantiene tuttora cauta, ammettendo che potrebbero essere considerati papi legittimi. Si scoprirà anche che alcune figure che la storiografia tradizionale ha considerato burattini in mano al potere secolare, hanno contribuito in modo decisivo alla definizione delle regole che stanno alla base del papato e, per questo, in modo del tutto inatteso, alla storia e all’autocoscienza della Chiesa stessa.
Un classico, tradotto in tutte le principali lingue europee. Rāma, Krishna, Ermete, Mosè, Orfeo, Pitagora, Platone, Gesù: i protagonisti dell’opera sono i personaggi chiave delle principali tradizioni religiose dell’antichità. Una geografia e una storia che spaziano dalle prime civiltà indiane a quella egizia, dallo stabilirsi della legge mosaica presso gli antichi ebrei alla vita di Gesù.
Questo libro esplora i territori più delicati della mente femminile, muovendosi tra biologia e cultura, ormoni e stereotipi. Parte dal tema dell’identità di genere e si concentra sull’empatia: una virtù fragile, capace di guidare le scelte morali ma anche di portare fuori strada. Analizza poi il rapporto tra donne e matematica, mostrando come uno svantaggio, spesso legato al contesto educativo, emerga già nei primi anni di scuola. La sessualità viene riletta oltre i miti della differenza e i tabù che ne limitano la comprensione. Infine affronta misoginia e consenso, studiandoli nei loro aspetti psicologici, neuroscientifici e giuridici. Tenendo ferma l’idea che l’interazione con l’ambiente sia decisiva e che non tutto dipenda dall’eredità genetica, Raffaella Rumiati esamina i fattori che costruiscono l’identità femminile, evitando di ridurla a opposizione, subordinazione o complemento rispetto all’uomo. Il punto di partenza è chiaro: credere in una differenza mentale rigida tra uomini e donne, o negare il peso del contesto culturale, può avere conseguenze enormi anche sul piano dei diritti.
In questi anni ci siamo concentrati sullo scontro tra democrazie occidentali e regimi autoritari. La realtà ci mostra che siamo noi occidentali ad avere un grave problema: i nostri regimi non sono più delle vere democrazie, se consideriamo la democrazia il sistema in cui le decisioni chiave vengono prese in sintonia con le preferenze dei cittadini. Negli ultimi decenni, l’evaporazione dei partiti di massa, la globalizzazione economica, il trionfo di megamultinazionali globali, la nascita di una governance con decisioni prese a livelli sovranazionali in sedi tecnocratiche, la crisi dei media indipendenti, hanno fatto perdere alle nostre democrazie questa capacità. Il successo in tutto il mondo occidentale dei cosiddetti movimenti ‘populisti’ apparirà in una luce inedita: come la richiesta inevasa, da parte dei cittadini, di protezione in un contesto che è diventato sempre più competitivo e avaro di sicurezze. Una crisi, quella della democrazia occidentale, non passeggera ma strutturale, che richiede risposte innovative.
Questo libro affronta uno dei periodi più gravi e più drammatici della storia italiana: quello compreso fra il 1494 - l’anno della discesa in Italia di Carlo VIII - e il 1527, l’anno del sacco di Roma. Fu in quel periodo che l’Italia da centro della civiltà e della politica divenne periferia del mondo. Una grande ‘mutazione’ che colpì particolarmente Firenze, la città che sotto il dominio di Lorenzo de’ Medici era stata la capitale del Rinascimento. Qui, sotto la guida di Girolamo Savonarola, dopo la morte del Magnifico nel 1492, si sperimentò una nuova forma di governo repubblicano e popolare che voleva essere una risposta coraggiosa e alta alla tempesta in arrivo. Questa esperienza lasciò un segno indelebile anche in Francesco Guicciardini e Niccolò Machiavelli, nel loro operato politico e nei loro scritti teorici. Furono tutti sconfitti, in maniera diversa, e la loro sconfitta confermò il declino al quale l’Italia era ormai avviata e che durò per un lungo periodo di tempo. Paradossalmente, proprio in questi anni cruciali emerge il ruolo che la cultura italiana ha avuto nella costruzione delle libertà dei moderni: la libertà di pensiero, la libertà di coscienza, la libertà religiosa. L’eredità più importante dell’Umanesimo e del Rinascimento anche per la crisi che stiamo attraversando.
Oggi le società occidentali sembrano ossessionate dai ricchi: ammirati e lusingati e, allo stesso tempo, biasimati e disprezzati. Ma è sempre stato così? Negli anni le cose sono molto cambiate. In passato come oggi, però, ci si è interrogati su come si diventa ricchi e sul perché le ricchezze tendono ad accumularsi nelle mani di pochi. In questo libro, pieno di esempi e di resoconti delle vite di alcuni individui straordinari, si prova a rispondere a queste domande all’interno di un’ampia e organica ricostruzione storica. Chi sono i ricchi? Come lo si diventa? Perché le ricchezze tendono ad accumularsi nelle mani di pochi? Una grande storia dei ricchi e dei super-ricchi in Occidente.
Che cosa sappiamo di Sparta? Città guerriera, popolata di eroi programmati per combattere a difesa della patria senza temere la morte. Società dove il singolo non conta di fronte alla comunità. Soprattutto, Sparta è l’antitesi di Atene: se questa è la culla della democrazia, della filosofia, della poesia, della libertà, Sparta è la roccaforte dell’oligarchia, città senza cultura, austera ed essenziale. Ma è davvero così? Questo libro prova ad andare oltre lo stereotipo. Di Sparta sappiamo essenzialmente quello che ci ha raccontato la sua storica rivale, Atene. Ma a leggere bene tra le testimonianze del passato, emerge un’altra storia, tutta da raccontare.
«Chi controlla il passato controlla il futuro», scriveva George Orwell in 1984. Mai come oggi quella frase risuona attuale. In tutto il mondo la storia è tornata terreno di scontro. In Italia Giorgia Meloni e la destra di governo praticano una storia per omissioni, fatta di silenzi calcolati e memorie selettive, e spingono per un uso identitario dell’insegnamento; negli Stati Uniti Donald Trump ha trasformato il passato in un’arma politica, intervenendo su simboli, programmi scolastici e istituzioni culturali. Dalla Russia di Putin alla Cina di Xi, dai campus americani alle aule italiane, questo libro mostra come il controllo del passato sia divenuto la posta in gioco decisiva in una dinamica di potere che mira a piegare la storia al presente.