"L'Europa oggi è ancora da fare e addirittura da pensare. Il passato propone, ma non dispone, il presente è determinato tanto dal caso e dal libero arbitrio quanto dall'eredità del passato. Questo libro mostra le anticipazioni medievali dell'Europa e le forze che le hanno combattute con maggiore o minore vigore per poi sconfiggere questi primi tentativi, in un processo discontinuo dalle alterne vicende. Ma si tenta anche di provare che i secoli tra il IV e il XV sono stati determinanti e che, di tutti i lasciti vitali per l'Europa di oggi e di domani, quello medievale è il più importante". Così Le Goff presenta la sua riflessione sulle unità e le diversità, le idee e le strutture materiali che hanno definito la nascita e l'evoluzione dell'Europa.
Fuggiti da casa, scacciati dalle famiglie, nei loro pochi anni di vita i bambini di questo libro hanno già sperimentato disperazione e violenza lungo le pericolose strade delle città dello Zambia, prima di approdare nel porto tranquillo del Mthunzi Centre, la casa di padre Kizito, uno dei più noti missionari comboniani italiani, in Africa da molti anni con il sostegno della Ong Amani. Intorno a lui, una piccola comunità di africani e volontari italiani, impegnata a combattere il fenomeno sempre più allarmante dei bambini di strada. Queste storie - raccolte da Chiara Michelon - raccontano in prima persona percorsi tortuosi di sofferenza, ma non solo. Raccontano anche la capacità dell'infanzia di sorridere al mondo nonostante tutto.
"Destinati più ai giovani che alle discussioni dei dotti", così l'autore nel presentare ai lettori questi personaggi manzoniani raccontati in forma popolare e colloquiale. "Attraverso l'apparente ricostruzione di quattro personaggi, l'Innominato, il cardinale, don Rodrigo, fra Cristoforo, io vengo cogliendo i motivi fondamentali di tutto il capolavoro manzoniano e li vengo ravvicinando insieme e illuminando reciprocamente". Luigi Russo (1892-1961) è il critico e il polemista di impronta desanctisiana che Gramsci postillava in carcere; è il commentatore dei "Promessi Sposi".
L'intero universo narrativo e saggistico di Sciascia, dai suoi primi scritti alle celebri "Parrocchie di Regalpetra" sino a "Una storia semplice", che assume i segni di un testamento etico e morale. Emerge il profilo di uno scrittore ossessionato dall'irrazionalità del Male, dal meccanismo del Potere, radicalmente scettico seppure non privo di religiosità, legato come pochi altri alle vicende politiche e civili italiane.
Gli esseri umani sono unici nel loro genere, oppure sono essi stessi animali, solo in parte diversi dal resto dei viventi del regno naturale? Intervenendo su un tema antico e mai risolto dalla filosofia della scienza, John Dupré sviluppa una proposta assolutamente innovativa, distante tanto dalle visioni soprannaturalistiche oggi di nuovo molto in voga, quanto dallo scientismo di chi vorrebbe relegare alle scienze naturali l'intero ambito degli studi sulla natura umana. Dupré, sebbene consideri gli esseri umani come entità integralmente naturali, nega con decisione che la natura umana possa essere investigata a partire da un unico punto di vista: la scienza non è unitaria, né per contenuto né per metodo. Come argomenta il filosofo inglese, "la mia tesi è che l'unica speranza di trovare una risposta illuminata alle domande sulla complessità della vita è di tipo pluralistico, un approccio che attinga sia alla conoscenza empirica derivabile dalle (varie) scienze, sia alla saggezza e alla comprensione della natura umana che si possono derivare da studi più umanistici."
In questo volume l'autore delinea un modello normativo di democrazia che tiri le fila della rete di tesi assunte e dimostrate in sede teorica, in particolare riguardo il rapporto tra diritti e garanzie, la gerarchia di fonti e poteri, la validità degli atti precettivi, la legittimità delle norme, le loro condizioni di effettività, la distribuzione delle competenze e la separazione dei poteri, la struttura dei diritti fondamentali e il ruolo svolto dalla loro stipulazione costituzionale, le tecniche e le istituzioni di garanzia da esse richieste e le potenzialità espansive del paradigma costituzionale sul diritto sovranazionale e internazionale.
Ritorna in libreria un'opera capitale della filosofia italiana. Risultato di una disputa con Giovan Battista della Porta, "Del senso delle cose e della magia" è una sintesi straordinaria dell'enciclopedia cinquecentesca dei saperi, nella quale la visione del mondo come un'organismo vivente viene difesa intrecciando mirabilmente scienza e credenza, rigore argomentativo e forza retorica. Scritta in una prima versione in latino, ed inviata in questa forma al Sant'Uffizio, è l'opera che è costata le prime persecuzioni al suo autore. Ad esse Campanella controbatterà riscrivendo l'opera, per lui ormai perduta, in italiano. Di questa versione italiana si restituisce un'edizione moderna, curata da una delle maggiori esperte del pensiero di Campanella, Germana Ernst.
"Il dramma dell'architettura oggi è quello di vedersi obbligata a tornare pura architettura, istanza di forma priva di utopia, nei casi migliori, sublime inutilità. Ma ai mistificati tentativi di rivestire con panni ideologici l'architettura, preferiremo sempre la sincerità di chi ha il coraggio di parlare di quella silenziosa e inattuale purezza." Così scriveva Manfredo Tafuri nella premessa alla prima edizione del 1973 di un volume destinato a polarizzare il dibattito teorico e critico in architettura. Il suo libro, polemicamente "di rottura", rilegge la storia dell'architettura e dell'urbanistica moderna e formula un progetto per un radicale ripensamento del ruolo dell'architetto e, più in generale, dell'intellettuale. Riscontrato il fallimento dei grandi progetti ideali degli architetti novecenteschi, Le Corbusier in testa, Tafuri sostiene la necessità di abbandonare facili utopismi ideologici e si scaglia contro la pretesa che l'architetto contemporaneo possa, con la sua opera, risolvere le insolubili contraddizioni della società di oggi.
Il Mahatma Gandhi e le vacche sacre, Sandokan, le tigri e Bollywood, il "Diario indiano" di Ginsberg e il "Libro della giungla", i Beatles e Dominique Lapierre, madre Teresa di Calcutta, i sari e le cremazioni. Chiunque, a seconda dell'età e degli interessi personali, associa alla parola 'India' una di queste immagini, o qualcosa di molto simile. Anche al tempo di Internet, della comunicazione di massa e della globalizzazione, l'India continua a subire infatti, nell'immaginario comune, un destino che pochi altri luoghi al mondo condividono: l'essere, a differenza di molti altri paesi, vittima in qualche modo di uno stereotipo culturale che ha radici profonde nell'Occidente e che sopravvive più o meno intatto anche a dispetto di se stesso e della conoscenza effettiva dell'entità politico-geografica chiamata 'India' e, contemporaneamente, una sorta di 'luogo immaginario' e immaginato, di cui ciascuno regala la propria rappresentazione. Questo libro prende le mosse dalla convinzione del tutto personale che, in realtà, l'India non esiste affatto. Che è composta di centinaia di migliaia di piccoli microcosmi: da quella miriade di microcosmi sono stati scelti cento frammenti, cento scatti fotografici che ricostruiscono, in modo necessariamente parziale, una delle immagini possibili di un continente dove tutto, sempre, si muove e cambia continuamente.
Un dizionario critico, articolato in voci brevi ma dense, uno strumento efficace per fornire ai lettori un panorama complessivo e sintetico di quasi un secolo e mezzo di storia italiana, oltre che un valido strumento di consultazione e di lavoro. In circa ottantatré lemmi vengono affrontate, in ottica storica, le dimensioni politica, sociale, economica e culturale italiane a partire dall'unificazione del paese. Le voci, curate dai maggiori storici dell'Italia contemporanea, hanno un andamento espositivo e forniscono un quadro preliminare dei diversi temi trattati, senza però rinunciare mai a un approccio critico, che tiene conto dei risultati del dibattito storiografico. Ogni definizione rinvia così, di volta in volta, a istituzioni, grandi avvenimenti, cesure storiche, soggetti politici e sociali, fenomeni culturali e a pochi grandi protagonisti ritenuti emblematici del loro tempo (da Cavour a Pio XII, a Moro). L'opera è corredata da una cronologia e da un'appendice statistica.
Cosa si sa oggi di quel complesso fenomeno storico conosciuto con il nome di Illuminismo? Come è possibile divulgare in forma appropriata, semplice e coerente i risultati di una ricca storiografia internazionale sull'argomento senza tradirne spirito, linguaggi, metodi d'analisi e prospettive di ricerca? Perché la storia dell'Illuminismo continua a suscitare ancora oggi tante domante e interesse? Questo volume cerca di rispondere ricorrendo alla formula del dizionario. Si tratta di un dizionario particolare, fatto di sole quarantadue voci di dimensioni ridotte che coprono il vasto e frammentato terreno della ricerca storica internazionale. Le singole voci, affidate ad alcuni tra i più riconosciuti specialisti, delineano, anche attraverso una fitta rete di rimandi interni, i confini di un mosaico teorico chiaro e autorevole.
È la storia di Gengis Khan: un nomade, un mongolo che seppe aggregare le tribù sparpagliate per le lande asiatiche, e tradurne in formidabile forza d'urto abitudini e abilità secolari. Trasformando pastori e cacciatori in un'orda di guerrieri invincibili, Gengis Khan fonderà un impero esteso in tre quarti di secolo dall'Oceano Pacifico fin quasi al Mediterraneo e dalla Siberia all'Himalaya. Forti di un esercito immenso, preceduti da una fama atroce e leggendaria, i Mongoli sconvolgeranno buona parte dell'Europa cristiana. Ma saranno anche capaci di insediare a Pechino una dinastia ammirata per il suo splendore e di imporre quella pax mongolica che schiuderà all'uomo medievale nuove opportunità di esperienze e relazioni.