Tra l'Europa centro-occidentale e l'Asia centro-settentrionale si estende un immenso spazio bicontinentale che si chiama Russia. Negli ultimi tre secoli questo spazio si è chiamato Impero russo poi Unione Sovietica e prima ancora Regno moscovita; il suo nucleo è costituito dai russi preponderanti su una miriade di altre popolazioni: la lingua unificante è quella russa, come russa è la cultura egemone. Così è stato fino a due decenni fa, quando, dopo l'impero zarista, crollato nel 1917, anche quello comunista si è disgregato, dando origine ad un nuovo stato, la Federazione russa. Questo grandioso sommovimento in un'area vasta e cruciale come quella eurasiatica, oltre a creare una nuova realtà geopolitica, ha avuto ripercussioni di portata mondiale. Dopo il 1991, data della fine dell'Unione Sovietica, la Russia ha perso quella centralità che, nella sua ipostasi imperial-comunista, aveva avuto sulla scena mondiale, soprattutto dopo la guerra vittoriosa contro la Germania nazista, e grazie al messianismo ideopolitico derivato dalla Rivoluzione d'ottobre che ne aveva fatto il fulcro di un'organizzazione internazionale. La nuova Russia resta però uno dei grandi attori del gioco politico globale. Conoscere questa nuova grande realtà che è europea nonostante la sua bicontinentalità, dando voce soprattutto alle forze critiche della nuova Russia, è di essenziale importanza, dati i legami di vario titolo (politico, economico, culturale) che legano il nostro Paese alla Russia.
Communio numero 230, ottobre, novembre, dicembre 2011
"Il lavoro di un ingegnere è un insieme di logica e bellezza; tali parole definiscono l'opera costruita un oggetto di contrasti e di sintesi tra ragione e sentimento, associazione, quest'ultima, così vicina a quella ricercata dall'architettura. Javier Manterola delinea, nella sua biografia, i fondamenti di un sapere selettivo e raffinato, i suoi progetti contemplano in egual misura i criteri dell'utilità, la necessità e la bellezza dell'opera da costruire. Non c'è una ragione logica - segnala Javier Manterola nei suoi scritti - per cui il territorio dell'arte debba essere separato dal mondo della scienza". (Antonio Fernández Alba) Javier Manterola (Pamplona, 1936) è ingegnere civile e professore ordinario della Escuela Superior de Ingenieros di Madrid. È autore di numerosi progetti di ponti e strutture, che gli sono valsi, nel corso della carriera, riconoscimenti quali la medaglia della FIP, Fédération Internationale de la Précontrainte (Federazione Internazionale del Precompresso) nel 1996, l'Award of merit dell'International Association of Bridge and Structural Engineering (Associazione Internazionale di Ponti e Grandi Strutture) nel 2006. Tra le sue opere più significative, è da ricordare il Ponte Ing. Carlos Fernández Casado.
Nel suo recente libro su Rashi, Elie Wiesel afferma che tra i differenti commentari da lui presi in considerazione quello del rabbino di Troyes è «unico, differente, indispensabile». Ed è esattamente così! A poco meno di un millennio dalla nascita di questo grande interprete, le spiegazioni, semplici e profonde che ha dato dei passi biblici e talmudici, rimangono insuperate.
Le sue letture, focalizzate soprattutto sul senso letterale della Scrittura, hanno rappresentato un nuovo inizio nel campo dell’esegesi. Tuttavia la fedeltà testuale non significa aridità e abbandono dell’ampio materiale della tradizione dedicato al senso allegorico, morale e anagogico: il tutto viene riplasmato per precisare e arricchire il significato dei versetti. Comprendere pienamente i commenti di Rashi, specialmente per il suo abbondante uso delle fonti, non è dunque un facile compito, e non lo è mai stato. Per questa ragione, nel corso della storia sono stati scritti più di duecento commentari per aiutare a meglio capire il suo commento biblico.
Il presente lavoro intende svelare la profonda ed erudita sapienza che si nasconde nelle concise e spesso ellittiche esegesi di un passo. In primo luogo viene fornita una traduzione dei primi dodici capitoli dell’Esodo e del Commento che Rashi ne ha fatto; il Commento viene poi, approfondito attraverso i Supercommentari; infine, proprio perché i commenti al Commento si sono spesso trasformati in nuovi commenti del testo biblico, riporteremo anche le possibili ulteriori interpretazioni.
Per guardare all'avvenire dell'uomo, il paleontologo Pierre Teilhard de Chardin legge l'evolversi della materia nel tempo, del quale le scienze dell'Ottocento e del Novecento ci hanno aperto nuovi orizzonti conoscitivi. Il tempo dell'evoluzione è un percorso attraverso forme sempre più complesse che ci porta verso l'uomo e verso la Noosfera. Lungi dall'azzardare concrete previsioni, da lui stesso dichiarate impossibili, sugli accadimenti futuri, Teilhard ritiene tuttavia legittimo, estrapolando le osservazioni fatte sull'evoluzione che ha preceduto il manifestarsi del pensiero nell'uomo, tracciare "le direzioni e le condizioni dell'avvenire". Il fenomeno umano, così come lo osserviamo e sperimentiamo, non si è fermato, ma è destinato a muoversi verso un ulteriore compimento individuale e collettivo. Di fronte all'umanità si apre un lungo cammino di ulteriore genesi e maturazione alla cui realizzazione concorreranno le nostre scelte, la globalizzazione in atto, il modo di affrontare e gestire i problemi dell'educazione, della pace, dei diritti dell'uomo, della democrazia. E come prevedere la fine della specie e il raggiungimento di uno stadio ultraumano? Questi molteplici temi costituiscono l'oggetto dei 22 saggi qui contenuti, nei quali si manifesta in modo evidente la fede che Teilhard nutre nei confronti dell'uomo.
Nell’interpretazione dei Salmi è fondamentale per Cassiodoro il senso storico grammaticale. In ciò era favorito dalla sua straordinaria erudizione. Non di rado si mette a spiegare il testo parola per parola con frequenti riferimenti a conoscenze scientifiche di cui era ricco. Egli comunque preferisce in maniera assoluta il senso spirituale. Quando gli è possibile fa scaturire dai salmi utili insegnamenti morali. Ma per lui ciò che conta davvero è il senso allegorico. L’autore dei salmi è un profeta che vede in anticipo come Dio avrebbe realizzato il suo disegno di salvezza. In essi, pertanto, è al centro la figura di Gesù Cristo, unico Salvatore. È in Lui che la storia trova pienezza di significato. Potremmo tranquillamente dire che Cassiodoro vuole e riesce a scoprire nei Salmi la realizzazione del mistero pasquale. Il “canto nuovo” che i beati devono cantare in eterno “è il mistero della santa incarnazione, la natività mirabile, l’insegnamento che dona salvezza, la passione maestra di sapienza, la risurrezione prova certissima della nostra speranza, l’essere posto alla destra del Padre”. E, proprio perché la Pasqua avrà la sua pienezza nella Gerusalemme celeste, è evidentemente accentuato nel Commento il senso anagogico. Quanto detto risalta in particolar modo nel Commento ai Salmi dell’Hallel. Sono, in fondo, i salmi che venivano cantati dagli ebrei soprattutto nelle celebrazioni pasquali. E che, dunque, anche Gesù ha cantato. Si può esser certi che la lettura del Commento di Cassiodoro anche oggi possa far tanto bene, infondendo illimitata fiducia nella certezza che Dio ci ama e soprattutto aiutandoci a far della lode al Signore lo scopo della nostra esistenza. È una lode – insiste Cassiodoro – da cantare innanzitutto con la vita. Sono le buone azioni le corde della cetra.
Figura atipica nel panorama architettonico del XX secolo, Gaudì non cessa di stupire e di ispirare i protagonisti dell'architettura contemporanea. Di volta in volta ammirato, o accusato, per la sua capacità di far rivivere nei suoi edifici le radici tradizionali della cultura architettonica occidentale oppure, all'opposto, per l'inesausta ricerca tecnica che soggiace alla creazione di forme sempre nuove e sorprendenti, Gaudì resta un punto di riferimento ineludibile per comprendere il rapporto fra modernità e tradizione in architettura. In questo cofanetto si raccolgono tre fondamentali volumi che, soprattutto con autori catalani e italiani, mettono a fuoco i diversi ambiti in cui si è espressa la creatività del maestro catalano: dalle architetture per l'abitare, siano essi palazzi, case borghesi o giardini, al variegato impegno nella costruzione di edifici sacri, sino alla grande opera "collettiva" della Sagrada Familia, suggello della creatività di un genio ma anche della volontà di una città che ha dedicato decenni per completarne la costruzione.
La Lombardia attuale corrisponde solo in parte al territorio così definito nel Medioevo: essa è infatti frutto del riassetto conseguente all'Unità, che spartì artificialmente tra due distinte regioni il regno Lombardo-Veneto. D'altra parte il periodo storico che grosso modo corrisponde alla categoria creata agli inizi dell'Ottocento di "romanico" (XI-XII sec.) vede il frantumarsi dell'egemonia imperiale, la formazione delle autonomie comunali e il forte incardinamento locale delle esperienze costruttive e decorative, pur in un orizzonte sostanzialmente omogeneo. A fronte della grande fortuna goduta tra Otto e Novecento dalla definizione di "romanico lombardo", questo volume (che fa seguito a quello edito lo scorso anno dedicato ai "grandi cantieri") ne indaga la straordinaria varietà nella terra d'origine, assumendo come pista privilegiata il territorio, secondo aggregazioni omogenee legate alle singole città e alle relative distrettuazioni diocesane, che determinano, prima dell'affermarsi della signoria viscontea, l'effettiva e sostanziale rete di relazioni economiche e culturali. Il paesaggio romanico di Milano è caratterizzato non tanto da nuove fondazioni, quanto dalla ricostruzione della folta serie di chiese tardoantiche e altomedievali. E la stessa cosa accade altrove, a Como (S. Abondio) come a Pavia. Ciò determina una stretta connessione, un confronto continuo, tra forme "moderne" e "antiche".
L'esistenza di un monumento come la Sagrada Familia nel cuore del XX secolo resta un'eccezione e insieme una sfida per la cultura architettonica contemporanea. Essa rappresenta il prodotto, soltanto ora ultimato, dello sforzo collettivo di un'intera città e in questo assomiglia più all'impresa plurisecolare di una cattedrale medievale che a qualsiasi edificio contemporaneo. Come nessun altro architetto del Novecento, Gaudi con la Sagrada Familia ha dato vita a uno spazio sacro nel cuore vivo di una comunità (quando Le Corbusier con Ronchamp ha saputo farlo in un contesto isolato e attraverso un dialogo personale e privato - per quanto fertilissimo - con un interlocutore religioso). Impresa pubblica e civile come nessun'altra, oltre che sfida per un'architettura religiosa, la Sagrada Familia è tuttavia prodotto in fieri di una genialità costruttiva entusiasmante, frutto di una ricerca tecnologica che non manca di affascinare anche i più disincantati interpreti e protagonisti della vocazione virtuosistica propria dell'architettura contemporanea. Questo libro tuttavia testimonia - attraverso un repertorio inedito di immagini, gli interventi di studiosi e degli stessi protagonisti del cantiere di oggi - come nella Sagrada Familia si materializzi un'originale saldatura fra la componente tecnica e quella del significato, fra la dimensione creativa individuale e il lavoro collettivo, fra il contesto civile di una città e lo spazio sacro di una chiesa.