La cortina di ferro ci ha disabituati a pensare che dal Mare del Nord al Mar Nero moltissime città sono state fondate dai Romani: una comune eredità che può divenire un comune destino.
Solo una rivoluzione intellettuale e morale potrà impedire all'Occidente di perdere se stesso, ricongiungendolo invece alla parte migliore della sua storia.
Una notte, in un vecchio cimitero ebraico, un gruppo di uomini si stringe attorno alla tomba di un maestro della Cabala. Parlano sottovoce. Il più vecchio, un Grande o così viene chiamato espone un piano di conquista. Non una conquista qualunque: la presa del mondo intero. Nessuno sapeva dove si trovasse davvero quel cimitero, né quando fosse accaduta la scena, né tantomeno chi avesse potuto assistervi. Eppure, il racconto si diffuse. Più potente della storia. Più conveniente della realtà. E la finzione produsse effetti terribili.
In un momento in cui il nostro Paese è chiamato ad affrontare sfide nuove, è indispensabile sapere abitare il cambiamento e mettersi in gioco per collaborare. La 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia ha avuto come tema portante la democrazia, considerata non soltanto nella dimensione procedurale ma, soprattutto, in quella sostanziale: dunque democrazia come partecipazione alla società , come volontà di costruire il futuro tutti assieme. Questo volume raccoglie i molti spunti di riflessione emersi a Trieste, dando voce alla straordinaria energia che ha caratterizzato gli incontri che lì si sono svolti. Lavoro e diritti, migrazioni, diritto a una vita libera e dignitosa, ecologia integrale, una nuova economia capace di mettere al centro l'uomo e il creato sono i principali obiettivi per i quali lavorare, prendendo spunto dalle esperienze virtuose di associazioni e soggetti del Terzo settore. Con interventi di Sergio Mattarella e di papa Francesco.
Tra le più importanti matrici intellettuali dell'Europa L'eredità romana non consiste solo in grandi monumenti, anfiteatri, acquedotti o strade, ma soprattutto nel suo diritto, un contributo originale, da cui si sviluppò la scienza giuridica, ancora oggi una grammatica condivisa, trama e ordito delle società e del potere. Essa si dispiega dall'universo medievale, il suo apogeo, alla rivoluzione americana e francese, al trionfo del capitalismo borghese fino al primo Novecento. Da Roma e Bisanzio (con Giustiniano), a Bologna, la prima facoltà di diritto, che lo diffuse in tutta l'Europa cristiana, il diritto romano è rimasto la principale fonte d'ispirazione dell'Europa continentale, dalla Francia di Napoleone alla Germania, dove ha vissuto una ennesima giovinezza nella temperie romantica della scuola storica di von Savigny.
«La pelle, quella che dà il titolo a questo libro, non è solo la sede della sensibilità. È anche, in quanto involucro vivente di un organismo volente, quella che si vuol vendere cara, al prezzo più alto possibile, in ogni momento della nostra vita; che ci attira verso un altro vivente per imperscrutabili questioni di pelle; o che può renderci amici per la pelle; o ancora quella che vorremmo fare o che vorremmo farci. Ossia è un impasto di sangue, sudore e lacrime che nessuna macchina potrà né vorrà mai imitare. Ciò premesso, metto in attesa la pelle e passo al silicio». Che cosa manca al burattino per diventare un bambino? Che cos'abbiamo noi che l'intelligenza artificiale non possieda? A credere a quel che si legge, niente: i computer pensano, e meglio di noi, tanto è vero che ci portano via il lavoro. Ma a rifletterci un poco, le differenze ci sono eccome. I computer non vivono, non muoiono, non hanno paura, non si annoiano, e soprattutto non vogliono. Impassibili, registrano le nostre azioni e passioni, e hanno bisogno del nostro prompt proprio come un vampiro ha bisogno di sangue. Basta saperlo, e passa la paura. Quel sangue che alimenta il web, l'intelligenza artificiale, il grande archivio della vita umana, è nostro, e deve tornare a noi. Ma questo non potrà mai aver luogo se non capiamo che quello che abbiamo scaraventato in cielo e trasformato in una entità malvagia e minacciosa siamo noi e soltanto noi, nel nostro sapere e nella nostra insipienza, nelle nostre speranze e nelle nostre disperazioni. Purtroppo. O per fortuna, se saremo capaci di cavare dei fiori da tutto quel letame.
«Ci ha unito la consapevolezza di lavorare per lasciare alle generazioni future un mondo senza malaria». Non gli squali e nemmeno gli orsi. Gli animali più pericolosi, per lo meno per l'uomo, sono molto più piccoli: piccoli come una zanzara. La maggior parte delle zanzare sono innocue, tuttavia un piccolo gruppo di specie di zanzara è responsabile della trasmissione della malaria o di altre malattie che nel complesso provocano circa 700.000 morti ogni anno. E se la lotta alla malaria, in Italia, è stata lunga e combattuta a colpi di insetticidi e bonifiche ambientali, questo approccio non è replicabile ovunque. E a lungo una straordinaria comunità di scienziati ha lavorato a soluzioni rivoluzionarie, efficaci, semplici, economiche e di prometeica potenza. Come quella raccontata in questo libro, il Gene Drive. Una tecnologia che consente di trasmettere una mutazione genetica da pochi individui a intere popolazioni di zanzare, fino alla loro eliminazione.
È il giorno in cui la vita politica ha ricominciato a pulsare, il primo passo verso la conquista di nuovi diritti. È ancora una data che guarda al futuro? Le radici di domani Il 2 giugno 1946 è la data di fondazione della nostra Repubblica. Un giorno che segna al tempo stesso la fine della tempesta del conflitto mondiale e l'inizio di una nuova storia. Una svolta non priva di contraddizioni, tanto che il suo valore simbolico tende ad affievolirsi nel corso del tempo. La stessa festività viene ridimensionata, spesso relegata in secondo piano, quasi cancellata nel corso delle stagioni dell'Italia repubblicana. Quando è riscoperto e nuovamente inserito nel calendario civile, il 2 giugno assume un significato diverso, è una risposta alle ipotesi secessioniste, è una sfida a chi mette in questione le ragioni che tengono insieme una comunità nazionale. Sono trascorsi ottant'anni: le nuove generazioni vorranno ridare sostanza e vigore a quel giorno?
Quale deve essere il ruolo del critico militante? Secondo Walzer, il rapporto che il critico sociale intrattiene con la società è delicato e spesso ambiguo. Non serve che vesta i panni dell'apologeta o del filosofo sdegnato. Piuttosto, perché la sua azione sia efficace, è decisivo il problema della distanza: rispetto ai valori e agli interessi della società di cui è testimone, egli deve essere al tempo stesso interno, cioè moralmente coinvolto, ed esterno, dunque capace di dire no. Passando in rassegna una galleria di ritratti di grandi personaggi - Orwell, Camus, Gramsci, Foucault, Marcuse e altri ancora - l'autore delinea la fisionomia dell'intellettuale militante nelle sue diverse declinazioni e individua le tre virtù critiche necessarie per guardare in modo pragmatico e tempestivo la realtà sociale: coraggio, compassione e «buon occhio», inteso come prontezza morale.
Il 2025 è l'anno della speranza, una virtù che non conosce età anagrafica, ma appartiene a chi sa guardare al futuro con fiducia e impegno. In un mondo segnato da profonde trasformazioni e incertezze, il Rapporto Giovani 2025 analizza il ruolo delle nuove generazioni nella costruzione del domani, mettendo in luce le loro sfide, aspettative e opportunità. Attraverso le ricerche dell'Osservatorio Giovani dell'Istituto Toniolo, il volume affronta temi centrali come il valore della scuola, il rapporto con il lavoro, l'accesso alla casa, la partecipazione politica e il benessere psico-sociale. I dati rivelano una generazione consapevole, desiderosa di contribuire al cambiamento, ma troppo spesso ostacolata da barriere economiche e sociali. Emerge un forte bisogno di politiche e interventi che sappiano riconoscere e valorizzare il potenziale giovanile, offrendo spazi reali di crescita e partecipazione. La speranza è molto più di un sentimento, invita all'azione collettiva. Dare voce ai giovani significa credere nella loro capacità di innovare e costruire un futuro più giusto e sostenibile. Dalle analisi presentate in questo volume deriva un incoraggiamento a scommettere sulle nuove generazioni, affinché la speranza diventi un progetto concreto di rinnovamento per l'intera società.
A esplorare l'intreccio incandescente fra religione e violenza ci conduce in queste pagine una guida d'eccezione. Ecco le guerre di Dio, la violenza che reca il marchio sacrale: presente in molti luoghi dell'Antico Testamento, dal conflitto fra tribù alla guerra santa, quasi scompare nei Vangeli, alla luce del dirompente messaggio di Cristo. Poi è la volta del fondamentalismo, «la lettera che uccide», un fenomeno che oggi riguarda soprattutto l'islam, ma che si inscrive anche nella tradizione ebraico-cristiana. Infine, tocchiamo il tema, vivo e lacerante ai nostri giorni, del rapporto con lo straniero: un incontro che può generare esclusione e rigetto, come emerge in vari passi biblici nazionalistici o etnocentrici, ma che può diventare anche dialogo, aprendosi all'universalismo della salvezza e all'uguaglianza di tutti gli esseri umani.
In quale misura le riforme amministrative sono influenzate da coloro che le elaborano e quanto dal contesto in cui sono progettate, decise e attuate? Il volume cerca di dare una risposta a questa domanda sulla base di una approfondita ricerca che si è focalizzata su otto interventi di modernizzazione delle pubbliche amministrazioni italiane, relativi in particolare agli ambiti della semplificazione dei procedimenti e della valutazione della performance, nel quadro di quattro cicli di riforma susseguitisi tra il 1993 e il 2018. I risultati dell'indagine mettono in luce la natura informale dei collegamenti tra i politici, gli esperti esterni all'amministrazione e le figure di vertice degli uffici di diretta collaborazione che coordinano la raccolta di conoscenza per disegnare le riforme. Inoltre, emerge l'importanza delle reti di relazioni che legano tra loro nel tempo gli attori coinvolti nella progettazione delle riforme, in quanto tali relazioni influiscono anche sui processi di apprendimento da un ciclo di riforma all'altro.