Il fascismo ebbe un programma totalitario, progettò di 'rifare gli italiani', di 'bonificare' spiritualmente il paese. A questo fine la cultura doveva svolgere un ruolo essenziale. Sulla base di queste premesse l'autrice ha inteso raccontare come in concreto il mondo della cultura abbia contribuito alla diffusione dei modelli fascisti di modernità, misurando la dinamica tra politica culturale e risposta degli intellettuali. In questa prospettiva l'autrice studia particolarmente gli ambiti della narrativa e del cinema, la politica del regime verso i giovani e il mondo delle riviste giovanili, l'esito delle campagne per l'autarchia, l'espansione coloniale, la campagna antisemita, infine la crisi dell'identità nazionale.
Dalla prima edizione del 1995, questo piccolo classico ha accompagnato diverse stagioni del dibattito politico italiano, rimanendo sempre un punto di riferimento, limpido e imprescindibile, per quanti, a destra o a sinistra, ragionano di riforme istituzionali e si scontrano sulle diverse opzioni. A questo nuovo appuntamento l'autore si presenta, come da tradizione, con un nuovo saggio in appendice al volume in cui fa il punto sugli sviluppi più recenti.
Giovanni Gentile è il padre della riforma della scuola nella quale hanno studiato generazioni di italiani. Filosofo, senatore, ministro, intellettuale militante fu mosso dall'intento di "trovare un percorso ideale e storico unitario in grado di dare agli italiani un nuovo senso di appartenenza a una cultura comune e condivisa". Un percorso intrapreso dapprima con Croce, con "La critica" e numerose iniziative editoriali, poi con il fascismo di cui fu il costruttore, insieme a Mussolini, e il massimo organizzatore culturale. Dopo l'8 settembre diede la sua adesione alla Repubblica sociale e rimase a Firenze dove fu ucciso da un gruppo di partigiani nell'aprile del 1944.
L'analisi della domanda è una metodologia psicologico-clinica finalizzata allo sviluppo dell'individuo e delle organizzazioni. Essa affronta il problema del rapporto con il committente: come costruirlo, come curarlo e promuoverlo, come salvaguardarlo da tensioni, conflitti e brusche interruzioni. Tale rapporto è visto come momento fondante, dal quale deriverà ogni altra fase dell'intervento, fino alla sua verifica. Secondo questo approccio l'analisi della domanda è decisiva in un mercato del lavoro in cui l'identità professionale dello psicologo è debole, e la domanda che gli viene rivolta spesso confusa. Il libro propone una sistemazione tecnica e metodologica del modello, mettendo a frutto ricerca e interventi degli ultimi venti anni.
Questo volume, che raccoglie gli atti del Convegno internazionale tenutosi a Treviso il 22-23-24 novembre 2000, offre un apporto scientifico di comprensione e di valutazione storica del complesso pontificato di Pio X, tracciandone un nuovo bilancio storiografico. La figura di Giuseppe Sarto eletto al vertice della Chiesa nel 1903, cronologicamente all'origine della Chiesa del Novecento, ha sempre suscitato tra gli storici giudizi assai diversi: per alcuni intrepido difensore della retta dottrina e dei diritti della Chiesa di fronte ai suoi avversari, per altri il campione dell'intransigenza e della reazione. Il suo pontificato è stato spesso oggetto di valutazioni e di irrisolte difficoltà interpretative. I contributi e le ricerche qui pubblicati, avvalendosi di nuove fonti archivistiche, hanno dato voce ad una pluralità di letture e di interpretazioni che in modo innovativo fanno uscire Pio X da una sorta di ombra in cui era stato posto dalla storiografia contemporanea, offrendo un panorama ampio e problematico del pontificato.
Una lista unitaria dei principali partiti dell'Ulivo per le elezioni europee e, in prospettiva, la grande meta di un Partito democratico, che costituisca il nucleo del centro-sinistra nella sfida elettorale del 2006: questi sono i grandi temi sul tappeto dopo che, a luglio, Romano Prodi ha conferito spessore politico al progetto e, ad agosto, il vertice dei Ds l'ha avallato. Michele Salvati, che nell'aprile scorso lanciò per primo questa proposta con un articolo-manifesto su "Il Foglio", raccoglie in questo libro i principali argomenti che la giustificano.
Terzo volume della serie "Storia intellettuale dell'Occidente", questo saggio indaga il Rinascimento, tradizionalmente visto come l'inizio di una indefinita fase di progresso, analizzandone il momento del declino e della crisi. Considerando l'intero complesso della cultura europea, l'autore ricapitola i tratti caratteristici del Rinascimento inteso come un generale e ottimistico moto di "liberazione" dell'individuo, del sapere, del tempo, dello spazio e mostra come quella stessa liberazione generasse timori e chiusure e come, sotto il segno dell'inquietudine e dell'angoscia, convivessero moti contrari. Osservata dalla prospettiva della fine, la cultura rinascimentale appare attraversata da ambiguità e contraddizioni, luci e ombre.
Figure di grande rilievo, Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati furono entrambi eletti all'Assemblea Costituente nel giugno '46. Dopo aver svolto un ruolo di primo piano nell'elaborazione dei principi fondamentali della Carta costituzionale, Dossetti nel 1951 abbandonò la politica, per poi farsi monaco. Lazzati, dopo una legislatura in Parlamento, tornò all'insegnamento di letteratura cristiana antica nell'Università Cattolica. Nel 1984 Leopoldo Elia e Pietro Scoppola hanno intervistato a lungo Dossetti e Lazzati. A distanza di vent'anni, quell'intervista diventa un'originale e importante fonte storica in cui i protagonisti, intrecciando le loro voci, raccontano se stessi e insieme alcune fasi cruciali della vita politica del nostro paese.
Il tema del declino dei valori è un tema diffuso nel sentire comune e nella letteratura sociologica. A partire dalla ricerca sui valori svolta periodicamente da Ronald Iglehart su sette paesi del mondo occidentale, Boudon rileva come i giovani istruiti abbiano un sistema di valori ben strutturato rispetto alla famiglia, al lavoro, alla religione, alla moralità e alla politica e che la gran parte degli individui continua a vivere ispirandosi a codici morali. Come spiegare allora l'impressione di declino che gli intellettuali e i media ci trasmettono? Proprio nella discrepanza tra autorappresentazione sociale e comportamento, Boudon ravvisa un esempio dell'effetto perverso per cui solo le analisi iperboliche "bucano" lo schermo.
L'esito dei lavori della Convenzione europea è un Trattato o una Costituzione? Che cosa cambia rispetto ai precedenti Trattati? Quali i nuovi assetti? In che modo si semplificano strumenti e procedure dell'Unione? A questi e ad altri quesiti risponde l'agile testo di Jacques Ziller, introdotto da Giuliano Amato. L'autore ripercorre in modo sintetico le fasi salienti che precedono il varo della Convenzione, descrive composizione e metodo di lavoro dell'assemblea convenzionale, discute i principali contenuti e risultati del documento finale. In un piccolo libro per tutti, il volume intende presentare la nuova architettura istituzionale dell'Unione Europea.
Il manuale ricostruisce la nascita e lo sviluppo della polis e delle sue istituzioni politiche, dal modello "democratico" ateniese a quello oligarchico spartano. La Grecia non era uno stato unitario nel senso moderno del termine ma un insieme di comunità autonome consapevoli di essere parte di un insieme legato da vincoli di lingua, religione, costumi. E di tale comunità le poleis erano senza dubbio la realtà più articolata. Ogni città costituiva un'unità politica sovrana rispetto alle altre unità politiche ed una distinzione tra istituzioni pubbliche e private, politiche e religiose, militari e diplomatiche, che è tipica dell'analisi dello stato moderno, non è proponibile per il mondo greco, dove tutto è polis coi suoi compiti e la sua azione.