C'è un ideale di bellezza tipicamente novecentesco? O è vero piuttosto che il Novecento è il secolo nel quale la bellezza non c'è, se non nelle forme grottesche e inautentiche del kitsch? In realtà il declino della bellezza comincia ben prima del secolo scorso, addirittura alla fine del Settecento, in ambito romantico. Da allora in poi la bellezza possiederà un valore evocativo, che la conduce a incombere sul panorama con tutta la forza della sua natura. Il volume ripercorre la vicenda dell'ideale estetico dal suo tramonto in età romantica ("Mai il bello", ebbe a dichiarare Schlegel), attraverso la crisi otto-novecentesca sancita da Nietzsche e Spengler, fino alla sua rinascita con la pop art e, soprattutto, con Andy Warhol, quando la bellezza torna a proporsi, sia pure ironicamente, quale misura dell'essere e del mondo. Dietro l'ironia si cela una sfida fondamentale. E' possibile oggi ripensare in termini "classici" alla bellezza? Individuarla ad esempio come misura "ecologica" che promuova una rinnovata abitabilità della terra?
Come i nostri vicini e lontani antenati, come sempre è avvenuto da quando abbiamo imparato ad accendere un fuoco, continuiamo ad oscillare, in una situazione di incertezza, tra la speranza e la disperazione.
Da tempo certa filosofia che va per la maggiore non perde occasione per sdottoreggiare sulla storia universale, sul destino della civiltà, dissertando su come e quando sono cominciati i nostri guai e su dove inevitabilmente andremo a finire. Paolo Rossi, da quando ha cominciato a scrivere, ha polemizzato con questo tipo di posizioni. Lo fa anche in questo nuovo libro. Scritto in uno stile chiaro e asciutto, non è rivolto ai filosofi, ma a tutti coloro che non si accontentano di vivere e vogliono anche pensare. Vi si parla dell'assenza di speranze e delle previsioni catastrofiche fallite, ma anche delle "smisurate speranze", dei paradisi immaginari e del mito dell'uomo nuovo. Infine si riprende un'idea che fu già espressa nell'anno 1620: possiamo "elencare alcune ragioni che possono preservarci dalla disperazione"?
Un bambino che nasce oggi in un paese ricco ha un'aspettativa di vita di quasi ottant'anni, nel Sud del mondo invece di poco più di quaranta. Acqua da bere, servizi sanitari, alimentazione adeguata, istruzione: tutti questi beni fondamentali sono distribuiti in modo assai diseguale. E tuttavia noi, che pure avvertiamo con forza gli obblighi morali che ci legano a chi ci è più vicino e più caro, esitiamo a sentire con la stessa intensità il dovere di fornire aiuto materiale a coloro che ne avrebbero maggior bisogno, uomini e donne lontani ed estranei, ai quali offriamo assistenza e sostegno solo quando ciò non comporta eccessivi sacrifici. Martha Nussbaum rintraccia le ragioni profonde di questa attitudine in una tradizione di pensiero radicata e diffusa, con la quale intesse un confronto serrato, respingendo la falsa dicotomia fra l'amore verso il prossimo e l'amore verso l'umanità.
Questo libro delinea un panorama completo dello sviluppo psicologico dalla nascita all'adolescenza dal punto di vista cognitivo, emotivo e sociale. Le quattro tappe di tale percorso - infanzia, prima e media fanciullezza, adolescenza - vedono il bambino transitare attraverso istituzioni educative diverse (dall'asilo nido alla scuola d'infanzia, alla scuola elementare e media) e si connotano per conquiste e problemi psicologici specifici: il manuale ne dà conto integrando costantemente descrizione, dati empirici e aspetti teorici, secondo una visione organica dello sviluppo. All'indirizzo www.mulino.it/aulaweb, docenti e studenti troveranno materiale utile alla didattica e all'apprendimento.
Questo manuale, giunto alla quinta edizione, offre un panorama articolato ed esaustivo dell'ordinamento costituzionale italiano. Vengono descritti in dettaglio i principali istituti, il loro funzionamento, i loro rapporti reciproci e la loro evoluzione nel tempo, senza tralasciare gli elementi essenziali dell'ordinamento internazionale e soprattutto del diritto dell'Unione europea. Anche la presente edizione è aggiornata alle ultime novità legislative e giurisprudenziali. Nel testo, esempi, tabelle, schemi e statistiche danno concretezza all'esposizione, mentre domande ed esercizi facilitano l'apprendimento.
li volume offre un quadro completo e aggiornato della conoscenza psicologica sui processi di giudizio e decisione. Il testo comprende un capitolo introduttivo e undici capitoli che trattano in modo approfondito argomenti specifici. Oltre ad affrontare temi tradizionali, il volume approfondisce l'analisi dei processi cognitivi, emotivi e neurali che sottendono i giudizi e le decisioni. Il testo offre inoltre un quadro aggiornato della ricerca su importanti aspetti solitamente trascurati dai manuali. Ciascun capitolo, preceduto da un riassunto, propone al lettore domande di auto-valutazione e consiglia letture di approfondimento. Il testo è corredato infine di un sito internet in cui i docenti troveranno i materiali per la didattica e gli studenti un percorso di autoverifica con domande a scelta multipla.
Punto di incontro tra scienze umane e nuove tecnologie, questa disciplina ha come oggetto la comprensione, la previsione e l'attivazione dei processi di cambiamento individuali e sociali che scaturiscono dall'interazione con i media digitali. Proposto qui in una nuova edizione riveduta e aggiornata, il volume risulta essere un utile strumento che interseca diversi corsi formativi: dalla psicologia alle scienze della formazione alle scienze della comunicazione, fino al commercio elettronico e all'area dell'informatica applicata.
Il tedesco in Alto Adige, il francese in Val d'Aosta, lo sloveno a Trieste e Gorizia, e poi ancora il ladino, l'albanese, il catalano, il friulano, il sardo, il tabarchino: sono solo alcune delle molte varietà parlate nel nostro paese da gruppi minoritari di popolazione. Questo libro fornisce un panorama completo delle lingue e dei dialetti delle minoranze linguistiche storiche in Italia, a partire dalla definizione del concetto stesso di "minoranza linguistica", troppo spesso confuso con quello, assai diverso, di "minoranza nazionale". Oltre a fornire i dati di prima informazione relativi alla storia e alla fisionomia dei singoli gruppi all'interno dei nostri confini, l'autore provvede a riconsiderare l'intero complesso dei temi e dei problemi relativi al riconoscimento giuridico, alla tutela e alla valorizzazione dei patrimoni linguistici minoritari, tracciando infine un profilo della situazione dell'italiano come lingua minoritaria all'estero.
Marzio Barbagli è stato il primo in Italia, dieci anni fa, ad affrontare in maniera esplicita il tema, politicamente scorretto, dei reati commessi dagli immigrati (soprattutto irregolari, ma anche regolari), destando inizialmente imbarazzi e critiche, ma imponendosi poi, grazie al suo inoppugnabile lavoro di ricerca e documentazione, come la voce più autorevole e imparziale in materia. In questo periodo di crescente preoccupazione sociale, mentre sono appena stati varati nuovi provvedimenti in materia di sicurezza, Barbagli affronta nel suo nuovo libro in particolare tre questioni che dividono i cittadini e le parti politiche: gli effetti della Bossi Fini (è stata un fallimento o ha contribuito a contenere il flusso dei clandestini?); le conseguenze, sul piano delle attività illecite, dell'allargamento a Est dell'Europa, soprattutto dopo il 1° gennaio 2007 (è davvero giustificato l'allarme nei confronti di rumeni e rom?); come funziona, o non funziona, il meccanismo delle espulsioni e perché. Tutto questo e molte altre cose ancora, sulla base di dati aggiornatissimi e inediti.
- Primo volume: "L'Urss di Lenin e Stalin" -
Basato sulla vasta documentazione venuta alla luce dopo il 1991, il libro ricostruisce una storia non meno sorprendente di quella dell'Urss di Lenin e Stalin narrata dall'autore in un volume precedente, ma anche molto diversa. Agli ultimi cupi anni di Stalin, segnati da carestie e repressioni, seguì un periodo di profonde e inattese riforme culminate nel 1956 nella denuncia di Chruscev al XX congresso. L'Urss conobbe allora i suoi anni migliori, che sfociarono però nell'affermazione di un regime forse più "totalitario", seppure meno violento, di quello staliniano. L'apparente stabilità copriva un degrado testimoniato dall'alcolismo, dal ritardo tecnologico e dall'emarginazione di parte della popolazione. Le vittorie internazionali, associate alla decolonizzazione, le risorse garantite dal petrolio, e le sconfitte occidentali permisero a questo sistema di illudersi, nel 1975, di aver vinto la guerra fredda. Fino a che qualche tempo dopo tutto si capovolse e uno straordinario processo di trasformazione portò in pochi anni agli eventi del 1989-91. Un sistema dotato di un enorme esercito e di migliaia di testate nucleari abbandonò allora pacificamente i suoi domini e annunciò poi il suo scioglimento per televisione, appellandosi, per bocca del suo leader, ai valori della democrazia e dell'umanesimo.
Andrea Graziosi insegna Storia contemporanea nell'Università di Napoli "Federico II" ed è presidente della Sissco, la Società italiana per lo studio della storia contemporanea. Con il Mulino ha pubblicato "Guerra e rivoluzione in Europa 1905-1956" (2002; trad. in Russia e in Ucraina), "L'Unione Sovietica in 209 citazioni" (2006) e "L'Urss di Lenin e Stalin" (2007). Codirige a Mosca la serie "Documenti di storia sovietica".
Costruito in funzione delle esigenze didattiche nei nuovi corsi di laurea, il volume è diviso in due parti: nella prima sono esaminati i fondamenti "teorici" della psicometria; la seconda è una rassegna dei principali metodi per l'analisi dei dati che dà particolare spazio alle applicazioni. Tutto è presentato in modo semplice, breve e diretto partendo da un problema reale di ricerca. Una introduzione ai fondamenti, ai metodi e alle applicazioni della psicometria che, evitando l'uso eccessivo di formalizzazioni, risulterà particolarmente utile a quanti si avvicinano alla materia per la prima volta.
In Italia si può essere "apprendisti" fino a trent'anni; appartengono ai "giovani" industriali persone di quarant'anni; sono troppo "giovani" per far parte di élites accademiche studiosi di cinquant'anni; si chiamano "ragazzo" o "ragazza" persone di età matura. Ma nella realtà demografica i giovani sono diventati pochi: compiono oggi vent'anni meno di 600.000 giovani, ma erano 900.000 nel 1990. Pur essendo molti di meno, i giovani italiani percorrono assai più lentamente che in passato - e rispetto ai coetanei europei - le tappe che portano all'autonomia dell'età adulta. Completano gli studi, entrano nel mondo del lavoro, mettono su casa, formano la loro famiglia assai più tardi di prima. Pur vivendo bene, in larga misura grazie alle risorse dei genitori, contano poco nella società, nelle professioni, nella politica, nella ricerca, nelle imprese. Con pochi giovani, scarsamente valorizzati, il nostro paese appare stanco e incapace di slancio, e non all'altezza di uno scenario globale che non fa più sconti a nessuno. Eppure le soluzioni possibili non mancherebbero, intervenendo sul sistema educativo, sul mercato del lavoro, sulla previdenza e - in generale - attuando politiche capaci di smontare la sindrome del ritardo che attanaglia le nuove generazioni.
Massimo Livi Bacci è professore di Demografia nell'Università di Firenze. Tra le sue pubblicazioni con il Mulino: "Popolazione e alimentazione. Saggio sulla storia demografica europea" (II ed. 1993), "Storia minima della popolazione del mondo" (III ed. 2005), "Conquista. La distruzione degli indios americani" (2005), "Eldorado nel pantano. Oro, schiavi e anime tra le Ande e l'Amazzonia" (2008). E' socio dell'Accademia dei Lincei e Senatore della Repubblica.