Testo di riferimento in ambito internazionale, il manuale viene riproposto in una nuova edizione in tre volumi. Nell'offrire un panorama completo e aggiornato del governo e delle politiche dell'Unione europea, l'autore descrive il percorso storico e le tappe istituzionali, analizza gli organi, gli attori e i processi, per poi tracciare le linee possibili di una evoluzione futura.
I. Storia e teorie dell'integrazione : Premessa. - I. La trasformazione dell'Europa occidentale. - II. La creazione della Comunità europea. - III. Dalla Comunità europea all'Unione europea. - IV. Dall'integrazione occidentale all'integrazione paneuropea. - V. Da Roma ad Amsterdam. - VI. Il Trattato di Nizza. - VII. Il Trattato costituzionale e il Trattato di Lisbona. - VIII. I Trattati e il processo di integrazione. - IX. Approcci concettuali e teorici. - X. Realtà presenti e prospettive future. - Sigle. - Cronologia. - Fonti. - Riferimenti bibliografici.
II. Istituzioni e attori politici : Premessa. - I. La Commissione. - II. Il Consiglio dei ministri. - III. Il Consiglio europeo. - IV. Il Parlamento europeo. - V. Il diritto dell'Unione, la Corte di giustizia e il Tribunale di primo grado. - VI. Altri attori e istituzioni. - Sigle. - Cronologia. - Fonti. - Riferimenti bibliografici.
III. Politiche e processi : Premessa. - I. Politiche. - II. Processi decisionali. - III. Bilancio. - IV. Politica agricola. - V. Relazioni esterne. - VI. Influenze e controlli nazionali sui processi decisionali dell'Unione europea. - Sigle. - Cronologia. - Fonti. - Riferimenti bibliografici.
Neill Nugent, politologo, insegna nella Manchester Metropolitan University. Tra le sue opere: "The British Right" e "Respectable Rebels" (1977 e 1979, entrambi con R. King), "The Left in France" (1982, con D. Lowe), "The European Business Environment" (1994, con R. O'Donnell) e "At the Heart of the Union" (2000).
Parla senza ascoltare, ha sempre ragione: è presuntuoso. Ha soldi e potere, tutto gli è dovuto: è borioso. E' bello e irraggiungibile, concentrato sul proprio corpo: è vanitoso. Sono questi oggi i superbi, esseri meschini, nei quali sembra difficile rintracciare qualcosa del bellissimo Lucifero che si ribella a Dio, o della tracotanza di Prometeo che ruba il fuoco o degli eroi omerici puniti dagli dei per la loro temerarietà e ambizione. La superbia occupa, nella gerarchia dei vizi, un posto speciale, ne è la regina perché radicata nella condizione originaria dell'uomo come male ambiguo, come desiderio di conoscere ma al tempo stesso di eccedere la misura. Queste pagine ci avvicinano ai grandi superbi della cultura occidentale: da Adamo ed Eva ai tiranni prigionieri delle ideologie, fino ai protervi paladini della tecnoscienza che manipola la vita, e alle figure banalmente arroganti dei nostri tempi. Con un interrogativo: la superbia ha definitivamente abdicato al suo senso eroico in favore della vanità e del narcisismo?
Laura Bazzicalupo insegna Filosofia politica nell'Università di Salerno. La sua area di ricerca è la biopolitica. Tra le sue pubblicazioni più recenti "Il governo delle vite. Biopolitica ed economia" (Laterza, 2006) e "Politica, identità, potere. Il lessico politico alla prova della globalizzazione" (Giappichelli, 2004).
E' il vizio che si vede, perché inscritto nella carne, oltre che nell'anima: cosa si può dire che non sia già stato detto sulla gola, sul vizio che con la sua diffusione planetaria è alla base del fenomeno dell'obesità globale o "globesity", come viene chiamata l'epidemia mondiale del sovrappeso? Si possono illustrare, accanto ai caratteri tradizionalmente attribuiti a questo peccato, tutti gli aspetti moderni che l'hanno modificato, attraverso gli eccessi del fast food e della McDonaldizzazione da un lato, e la ricerca dello slow food, del cibo genuino, biologico dall'altro. Il libro ripercorre le vicende dell'ingordigia, dagli smisurati e tragici banchetti del mondo antico ai menu del commissario Montalbano, dagli abusi gastronomici delle tavole imperiali all'insaziabile ingurgitare di Pantagruele. Se il rapporto col cibo è sempre stato difficile, ancor più difficile è trovare una misura tra concessione e proibizione. Ma poi peccato o malattia? Vizio volontario o predisposizione genetica, come si chiedono oggi dietologi e medici?
Francesca Rigotti insegna nelle Università di Lugano e di Zurigo. Per il Mulino è autrice di "La filosofia in cucina" (II ed. 2004), "Il filo del pensiero. Tessere, scrivere, pensare" (2002) e "Il pensiero pendolare" (2006). Ha inoltre pubblicato "Il pensiero delle cose" (Apogeo, 2007).
Non solo pigrizia ma anche tristezza, sconforto, inquietudine, indifferenza, noia, e soprattutto depressione. Se nasce come peccato capitale nella visione religiosa, l'accidia diventa malattia psichiatrica nella visione laica e moderna. Come è rappresentato nell'interpretazione occidentale questo male dell'anima? Dall'ascesi del monaco medievale allo spleen del dandy Baudelaire, dalla malinconia romantica di Leopardi alla noia di vivere di certi personaggi della letteratura russa come Oblomov o gli anti-eroi di Cechov, dall'angoscia esistenzialista di Heidegger, Sartre, Camus al vuoto oscuro e maligno nella mente del depresso dei nostri tempi, che chiede aiuto alla psicoanalisi ma anche agli psicofarmaci: un viaggio nelle rassomiglianze di umori imparentati ma non identici, annodati dal filo comune di uno scacco, di una mancanza, di una noncuranza rispetto al mondo e all'altro, che l'uomo vive in ogni epoca come tentazione dolorosa e devastante.
Sergio Benvenuto, psicoanalista e filosofo, lavora a Roma come ricercatore al CNR e dirige il "Journal of European Psychoanalysis". Tra le sue pubblicazioni "Dicerie e pettegolezzi" (Il Mulino, 2000), "Un cannibale alla nostra mensa" (Dedalo, 2000), "Perversioni. Sessualità, etica, psicoanalisi" (Bollati Boringhieri, 2005).
Bastano tre dati a dirci che le ultime elezioni politiche rappresentano una svolta rispetto a tutte le precedenti. Primo: nel 2006 sono entrati alla Camera gli eletti di 15 liste, nel 2008 quelli di 9 liste. Secondo: nel 2006 sedevano in Parlamento 72 deputati di Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Verdi; oggi non ce n'è nessuno, come non c'è nessun eletto in partiti che si richiamino alla tradizione socialista. Terzo: nel 2006 le due aree politiche che si sono date battaglia con alterne vicende dal 1996 in poi erano alla pari quanto a voti validi, nel 2008 c'è stato un divario di oltre 4 milioni di voti. Dopo un simile sconvolgimento, grande è la confusione sotto il cielo, soprattutto - naturalmente - sotto quello degli sconfitti. Per capire meglio ciò che è avvenuto questo tempestivo volume affronta, sulla base di una vasta indagine campionaria condotta subito dopo il voto, una serie di quesiti decisivi: che ruolo hanno avuto delusione e astensionismo? Quali sono stati i flussi dello spostamento a destra? Chi è stato premiato dall'appello al "voto utile"? Come ha pesato la questione cattolica?
"Malessere del ceto medio": l'espressione, di uso corrente nella discussione pubblica, riassume la situazione attuale di una parte importante della nostra società. Se in passato l'immagine che trasmetteva era quella di un corpo assestato, oggi il ceto medio sembra confrontarsi sempre più con una condizione di disagio e polarizzazione sociale. Una crisi che è diventata cruciale per le dinamiche della stratificazione e del cambiamento. Lungi dall'essere solo un insieme informe e passivo, il ceto medio può frapporre pesanti ostacoli, oppure offrire risorse fondamentali, alla costruzione di una società capace di sviluppo ed equità. E' qui che si gioca la possibilità di una democrazia sana, ed è qui che possono maturare minacciose derive reazionarie, come già altre volte in passato. Questo volume inaugura un filone di ricerca sociologica, proponendo un innovativo quadro teorico in cui si affrontano i seguenti temi: il ceto medio costruito nelle rappresentazioni della stampa; le difficoltà di ingresso nella vita adulta e le differenze generazionali; i modelli di consumo e gli stili di vita; il lavoro autonomo fra vecchi e nuovi profili; i piccoli imprenditori nella globalizzazione; un emergente ceto medio di immigrati.
Arnaldo Bagnasco insegna Sociologia nella Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Torino. Tra le sue pubblicazioni più recenti con il Mulino ricordiamo "Società fuori squadra. Come cambia l'organizzazione sociale" (2003) e "Tracce di comunità. Temi derivati da un concetto ingombrante" (1999).
Strumento fondamentale per lo psicologo, spesso i test psicologici sono utilizzati in modo inadeguato dal punto di vista sia teorico sia tecnico-pratico. Se la scelta del test adatto all'ambito di intervento è il primo passo per ottenere un risultato professionalmente valido, la sua corretta applicazione pratica è cruciale al fine di non inficiarne la validità e l'attendibilità dei risultati. Le esercitazioni pratiche proposte in questo volume introducono il lettore all'uso efficace dei test in psicologia: a partire da una serie di esercizi tratti dalla vita reale e di casi di studio vengono così chiarite le modalità di somministrazione, l'attribuzione dei punteggi, l'interpretazione dei risultati.
Negli ultimi anni la riflessione kantiana sulla pace e sulla guerra è stata al centro di un vivace dibattito, che ha coinvolto filosofi, storici e studiosi di teoria politica. Questo libro ricostruisce la posizione di Kant inserendola nel contesto della sua opera – con particolare riguardo alla filosofia del diritto, della politica e della storia – e mettendola in rapporto agli autori che ne hanno costituito le premesse storiche. Ne emerge un modello di federalismo cosmopolitico che ha rappresentato (si pensi alla Società delle Nazioni e all’Onu), e rappresenta ancora, un punto di riferimento essenziale per la teoria delle relazioni internazionali. Ma anche un pensiero ricco di tensioni interne, sospeso tra le esigenze razionali della filosofia trascendentale e i condizionamenti storico-culturali della propria epoca.
Simbolo della memoria privata, testimone e interprete di eventi, forma d'arte, presupposto del cinema e del video, la fotografia è protagonista della nostra quotidianità e di una civiltà sempre più visiva. Nel volume si descrive l'evoluzione dell'immagine artificiale, delle sue pratiche e dei suoi prodotti, non tralasciando i rapporti con il giornalismo, la pubblicità e la moda. Lo sguardo dell'autore è proiettato sull'oggi, sulla straordinaria moltiplicazione dell'esperienza fotografica offerta dal digitale, anche grazie a Internet - con la sua intensa condivisione di milioni di documenti visuali - e alle fotocamere dei telefoni cellulari con cui ciascuno può, in ogni istante, generare e diffondere immagini del mondo.
Una serie di strumenti aggiornati e ricchi di analisi fattuali, dedicati ai principali componenti della grammatica (fonologia, morfologia, sintassi, semantica) nonché ad altri importanti aspetti della linguistica, come l'acquisizione, la neurolinguistica, la pragmatica.
La storia dell'antropologia è più complessa e ricca di quanto suggerito da approcci che la riducono a tradizioni culturali radicate in un determinato paese (a seconda dei casi la Gran Bretagna, la Francia o gli Stati Uniti), se non addirittura a una sola corrente. Questo manuale offre un quadro articolato, comprensivo ed equilibrato della disciplina. A tale risultato si perviene presentando efficacemente una serie di opere etnografiche, pietre miliari nello sviluppo storico dell'antropologia, illustrate non solo nell'impianto teorico, ma anche e soprattutto nel lavoro sul campo, che qui è rilevante come forse in nessun altro ambito di ricerca. Queste caratteristiche rendono il testo particolarmente adatto ai corsi introduttivi destinati a fornire le conoscenze di base della materia.
La "malattia dell'aldilà", contro cui prende posizione questo libro, è sia quella che discende dalle pretese di possedere e imporre verità assolute di carattere religioso, come le verità predicate da fondamentalismi e integralismi sempre più vigorosi, sia quella di carattere mondano, di cui sono esempi le utopie delle società comuniste o i mille anni di felicità annunciati dal nazismo, e oggi l'esaltazione di identità etniche o nazionali o della logica di mercato. Dopo le infinite sofferenze inflitte, nel corso della storia umana, dalle diverse forme di assolutismo, ci si chiede se non sia venuto il momento di dirigere lo sguardo verso la terra che ci sta sotto i piedi, assumendo più umilmente, ma anche più responsabilmente, l'insuperabile vulnerabilità e precarietà dell'esistenza umana. Attraverso l'analisi del rapporto di reciproco riconoscimento, dell'incompletezza che ogni definizione di identità immancabilmente sconta, della necessità di una giusta distribuzione delle risorse materiali e culturali, nasce il profilo di una laicità non trionfalistica, attenta alla fragilità umana e ai limiti del conoscere.