Enrico Mattei è stato un grande protagonista della rinascita italiana e del boom economico del secondo dopoguerra. È stato uomo della Resistenza e come tale interprete del versante d'ispirazione cristiana e anticomunista della lotta di Liberazione. È stato parlamentare nella prima legislatura repubblicana, operando perché l'Italia si dotasse di strumenti adeguati a fronteggiare la crescente domanda di energia, funzionale alla crescita e alla transizione industriale del paese. Ma è stato soprattutto il grande manager che, in qualità di presidente dell'Eni, ha curato gli interessi italiani nel mercato internazionale duro e competitivo degli idrocarburi. I saggi raccolti in questo volume ne ripercorrono, con un nuovo approccio storiografico e nuove fonti, la vicenda esistenziale fino alla tragica morte nel cielo di Bascapè il 27 ottobre 1962. Anche su quest'ultimo punto, pur non potendo sciogliere i quesiti irrisolti a sessant'anni di distanza su chi fossero i mandanti dell'attentato, si propone una nuova lettura di contesto che investe le aperture meridionalistiche di Mattei e il suo calarsi con decisione nel confronto degli interessi in gioco. Un libro affascinante su una figura singolare di capitano d'industria in una stagione alta ed entusiasmante della nostra storia recente. Saggi di Sandro Rogari, Paolo Trionfini, Daniele Pozzi, Luciano Segreto, Francesco Maccelli, Bruna Bagnato, Tito Menzani, Giustina Manica, Mario Robiony, Lucia Nardi.
I fatti, le donne e gli uomini che hanno plasmato il Medio Oriente, come lo conosciamo oggi Fino alla Prima guerra mondiale, l'Impero ottomano aveva dominato il Medio Oriente per quattro secoli. La sua caduta, unita al successivo scontro delle politiche imperiali europee, ha scatenato un'ondata di disordini e conflitti. Perché? In questo libro T.G. Fraser mette insieme le tessere della complicata storia del Medio Oriente non turco nell'ultimo secolo. L'obiettivo è offrire a chi legge una visione d'insieme, una sintesi di linee di frattura, eredità dell'imperialismo, competizione tra governi secolari e autocratici, nonché l'ascesa e il declino del nazionalismo arabo. In questo contesto si inserisce il XXI secolo, segnato prima dall'11 settembre, poi dalla Primavera araba, dalla guerra civile in Siria e dal conflitto a Gaza.
In un momento in cui il dibattito sull'influenza dei social media sulla salute mentale dei giovani raggiunge livelli di allarme senza precedenti, questo volume propone una tesi innovativa basata sui più recenti studi di neuroscienze sociali e cognitive: non sono i social media di per sé a essere negativi per i giovani, ma piuttosto lo è il loro impatto sulla nostra capacità di creare e mantenere un «senso del Noi». Per l'autore, infatti, l'intelligenza artificiale e le strategie di engagement delle piattaforme online stanno progressivamente erodendo la capacità degli individui di partecipare a comunità non digitali, con ripercussioni significative sulle relazioni sociali, sull'amicizia e sulle relazioni di coppia. Un libro accessibile che propone uno sguardo equilibrato su come la tecnologia sta influenzando le nostre relazioni interpersonali, evitando sia l'allarmismo ingiustificato sia l'ottimismo acritico.
Questo volume offre una disamina completa delle psicopatologie proprie del periodo evolutivo dell'adolescenza e dei relativi modelli teorici interpretativi di riferimento, con particolare attenzione all'approccio psicodinamico. Dopo una prima definizione di adolescenza nell'ottica dei compiti di sviluppo e delle traiettorie evolutive, vengono affrontati i diversi disturbi suddivisi in quattro principali aree: area dello sviluppo a espressione somatica, area dello sviluppo relazionale, area dello sviluppo affettivo, area dello sviluppo del comportamento reattivo. In ogni capitolo vengono presentati casi clinici utili per l'analisi e l'intervento. Il volume si chiude inoltre con un capitolo dedicato all'assessment clinico di cui vengono descritti i percorsi diagnostici e vengono proposte esercitazioni pratiche.
La trama culturale intessuta dal Grand Tour ha collegato per oltre due secoli i paesi del continente dando vita a un'idea germinale di Europa, a una condivisione di valori che è sopravvissuta ai nazionalismi più esasperati e a due conflitti mondiali. Il viaggio di cultura, ma anche di piacere e di svago attraverso il continente, è stata una pratica assai diffusa presso le classi aristocratiche e alto borghesi europee, un vero e proprio rito iniziatico di formazione e accrescimento culturale. Mettersi sulle tracce dei protagonisti del Grand tour, calcando le loro strade in Europa, significa anche ricostruire le vie attraverso le quali si è irradiata la cultura fra Seicento e primo Ottocento. Le molteplici esperienze nei paesi transalpini o mediterranei, oscurate dal rilievo solitamente riservato all'Italia come meta esclusiva, vengono ricostruite qui ripercorrendone le tratte, sostando nelle città, frequentandone i salotti e visitando università, collegi e accademie. Dalle vie di terra alle rotte marittime, passando per i valichi alpini, un ritratto inedito di un fenomeno tanto celebrato, ma poco conosciuto nella sua completa dimensione continentale.
Chi paga i danni quando un sistema di intelligenza artificiale non funziona? Questa domanda si impone non appena si parli di tecnologia e della necessità di regolarla. La responsabilità civile, infatti, delimita l'agire di chi crea, sviluppa, usa e gode dell'innovazione. La risposta è complessa, come complessa è l'IA, e presuppone un attento inquadramento del problema nel sistema normativo e una riflessione rispetto alle funzioni delle regole di responsabilità. Partendo dalla definizione, l'autore mostra come sia impossibile procedere con un approccio omogeneo, regolando allo stesso modo un'auto a guida autonoma, un robot sociale, un esoscheletro, un large language model. Esclude la possibilità di considerare l'IA un «agente morale» responsabile e svolge una riflessione critica sul sistema normativo vigente, a partire dalla disciplina europea sulla responsabilità del produttore, incapace di indurre investimenti in sicurezza ex ante e di assicurare il risarcimento della vittima ex post. Nella medesima prospettiva, ricostruisce il quadro normativo emergente a livello europeo, identificando le criticità prospettiche e le aporie che rischiano di inficiare la nuova frontiera del diritto dell'Unione. Delinea, dunque, possibili alternative e soluzioni ermeneutiche attente al piano funzionale e coerenti con l'impianto sistematico della responsabilità.
Tradizionalmente si ritiene che ciò che siamo giustificati a credere dipenda solo da criteri di tipo conoscitivo, ovvero debba riguardare soltanto la qualità della nostra evidenza. Ma cosa succede quando le nostre credenze, pur sostenute da buone prove, rischiano di ledere gli altri, discriminandoli o facendo loro un torto? Alcuni filosofi e alcune filosofe hanno iniziato a chiedersi se sia giusto che anche le considerazioni morali influenzino i nostri doveri epistemici. In altre parole: quando le nostre credenze rischiano di fare male a qualcuno, l'etica ha il diritto di invadere il campo della filosofia della conoscenza e modificarne gli standard normativi? L'intersezione tra questioni morali e questioni epistemologiche è diventata così un ampio terreno da esplorare. Attraverso esempi di bruciante attualità, questo volume offre la prima indagine in lingua italiana sull'etica degli sconfinamenti normativi, fornendo una solida base teorica per chiunque sia interessato a comprendere meglio le intersezioni tra norme etiche e norme epistemiche. Dopo aver ricostruito le fondamenta dell'etica della credenza e la disputa tra evidenzialisti e pragmatisti, il volume discute criticamente le principali caratterizzazioni delle credenze che fanno male presenti sul mercato e propone una chiave di lettura originale e innovativa del conflitto tra norme morali e norme epistemiche.
Il volume traccia un panorama complessivo dell'evoluzione della politica internazionale, basandolo sul percorso di formazione degli stati moderni e sui rapporti tra territori, imperi e civiltà mondiali. Vengono esposti i grandi problemi, le strutture e le dinamiche fondamentali, in una lettura che mira a delucidare fasi e snodi della storia internazionale: dal «concerto europeo» stabilito al Congresso di Vienna alle guerre mondiali, dal mondo bipolare della guerra fredda all'attuale globalizzazione.
Dagli anni Cinquanta, quando "Il Mulino" nacque, ai primi Novanta: una lettura della storia italiana attraverso le pagine di una rivista di cultura e di politica. Per i redattori de Il Mulino, il sistema politico-sociale italiano uscito dal crollo del fascismo non poteva presentarsi come predefinito dall'eredità della prima metà del Novecento. La contrapposizione fra conservazione moderata e rivoluzione progressista era schematica e non rispondeva alle domande di una società in profonda evoluzione. L'intellettuale engagé non doveva essere organico a una delle grandi parti della divisione novecentesca. Una convinzione, questa, che sarà confermata nel corso di tutto il periodo esaminato da questo volume: dalla nascita del centrosinistra sino alla fine della Prima Repubblica.
Fondata nel 1984, Auditel ha compiuto i suoi primi quarant'anni di vita. In quattro decenni, la società che misura gli ascolti della Tv ha rappresentato uno specchio, ma anche un cruciale fattore di trasformazione dell'intero sistema mediale nazionale. In un momento di forte cambiamento della televisione, ma anche del Paese, la fondazione di Auditel ha fatto nascere il concetto stesso di audience. Da quel momento, ogni passaggio importante nella storia della Tv è segnato da un'evoluzione nel modo di pensare e misurare il pubblico, con Auditel che è cartina di tornasole dei cambiamenti che hanno caratterizzato i media, la società e la cultura popolare nazionale. Adottando una molteplicità di sguardi e metodologie, il volume estende la propria indagine a un'inedita storia culturale e sociale della televisione in Italia, dagli anni del «duopolio» RAI-Fininvest/Mediaset alla odierna Tv delle piattaforme, dello streaming e della total audience. Come sono cambiati i pubblici? Come si sono evolute le preferenze e i gusti in relazione al mezzo di comunicazione più diffuso, che ancora oggi raccoglie ogni giorno oltre 40 milioni di contatti? Per la prima volta, lo straordinario valore di un patrimonio di conoscenza accumulato nel tempo viene messo in comune e analizzato in una prospettiva di rigorosa indagine scientifica, essenziale anche per capire meglio l'Italia contemporanea. Con saggi di: F. Angelini, J. Bourdon, G. Ceccatelli, P. Celli, G. De Rita, M. Donelli, M. Galli, A. Grasso, A. Imperiali, G. Lasorella, C. Méadel, M. Panarari, R. Roseano, L. Sassoli de Bianchi, M. Scaglioni.
Ma quanto è fascista la Roma fascista? Come società di massa e cultura moderna si affermarono e si confusero nella realtà contraddittoria del regime mussoliniano. Roma fu il luogo dove l'atmosfera novecentesca abbigliata in veste fascista ebbe le sue maggiori manifestazioni pubbliche, dove il regime impregnò di sé opere e sogni, vie e piazze, campi sportivi e studi cinematografici, periferie e istituti culturali, testate giornalistiche e aule universitarie. Rimessa prepotentemente al centro della vita nazionale, la scena urbana della capitale fu per antonomasia la scena del fascismo. Adesso che il ventennio è una vicenda ideologicamente e politicamente conclusa, anche la Roma del duce può essere finalmente vista non solo come un panorama di crimini archeologici e urbanistici, ma nel suo rapporto con le grandi correnti culturali e artistiche del Novecento e come il luogo di nascita di una nuova società borghese destinata a stabilire una sorta di «egemonia romana» sulla futura Italia democratica.
Qual è il rapporto tra religioni e città nell'Italia contemporanea? Quale i ruolo della politica e delle istituzioni locali? I luoghi di culto sono un riferimento fondamentale per vecchie e nuove comunità, tuttavia diversi fattori ne ostacolano l'esistenza: condizioni economiche, vincoli legali e urbanistici, opposizione politica. Nell'assenza di una legge organica sulla libertà religiosa, le organizzazioni non riconosciute dallo stato sono tra le più penalizzate, soprattutto se nate dalle migrazioni. Attraverso l'analisi di un contesto locale - la città di Torino - e la comparazione di quattro casi, ebraismo, islam, ortodossia e scientologia, il volume mette a fuoco le diverse strategie di insediamento materiale e posizionamento simbolico delle confessioni nel tessuto urbano. Analizzandone l'interazione con le politiche locali degli ultimi trent'anni, l'autore evidenzia il ruolo preminente della governance urbana sulle concrete possibilità di espressione religiosa nello spazio pubblico. Un invito a ripensare il pluralismo come elemento chiave di società più inclusive.