Il breve testo curato da Augusto Cavadi è nato sotto lo shock delle stragi di mafia del 1992 in cui sono state uccise undici persone ed è un invito forte a non permettere "che si uccida persino la memoria dei nostri martiri". L'invito diventa nell'opuscolo una traccia, per costruire un'ipotesi alternativa di vita civile che possa valere per tutti: dal magistrato al vigile urbano, all'assistente sociale, al disoccupato, al commerciante, alla casaligna. La mafia non è una realtà solo criminale e non è sempre uguale a se stessa: il primo sforzo è dunque conoscitivo, a cui devono far seguito un impegno etico, politico, sociale, economico e pedagogico di lungo periodo che abbia chiaro l'obiettivo: strappare almeno la prossima generazione alla mafia.
Un giorno un catechista un po' deluso della noia con cui i presenti lo seguivano, andò a chiedere consiglio al suo vescovo (s. Agostino), costui gli rispose: "La regola d'oro è ascoltarli. Solo in questo modo potrai rivolgerti a loro utilizzando le loro parole" (De catechizandibus rudibus). La Parola diventa per noi annuncio di salvezza, solo quando l'accogliamo.