Se la Chiesa come "popolo di Dio" è una delle grandi acquisizioni del concilio Vaticano II, non si può però non rilevare che in quel popolo i laici sono «l'immensa maggioranza» (Evangelii gaudium 102), praticamente il 99,2%, e che non è in causa un puro dato quantitativo. Certo, i laici dei nostri giorni non sono più quelli che hanno respirato la fresca brezza del concilio, partecipando alla fervorosa stagione di rinnovamento che l'evento ha innescato. Si tratta di un popolo variegato e spesso inquieto, sempre meno omogeneo e - soprattutto in Occidente - abituato a esprimersi con una propria autorevolezza su tutte le questioni ecclesiali. L'istanza partecipativa, come mette in evidenza il volume, non ha più niente a che fare con l'affiancamento generoso e subalterno che una volta i "buoni laici" offrivano all'apostolato del clero, perché nel contesto di un'ecclesiologia battesimale si va recuperando con forza la prospettiva di una piena corresponsabilità. Al contempo, dal cammino sinodale in questi anni emerge la necessità di un radicale ripensamento del ruolo delle donne all'interno della Chiesa. E la questione ministeriale, soprattutto per quanto riguarda l'ordinazione di "diacone", si sta rivelando cruciale.