Che cosa resta della dignità quando il lavoro umilia, la cura si fa dominio, le istituzioni rendono invisibili i più vulnerabili e la crisi climatica minaccia l’abitabilità del mondo? Cynthia Fleury guarda la dignità a partire dal suo opposto: l’indegnità. Ne segue le ferite nei corpi, nelle relazioni e nelle democrazie, ma individua anche le vie della resistenza. Perché una vita degna non si proclama soltanto: si costruisce attraverso il riconoscimento, la cura, l’educazione e l’azione comune. «Pur definendosi come il punto assiomatico, irriducibile e simbolico, perno di ogni filosofia morale, l’idea di una "Clinica della dignità" ricorda come, nella filosofia politica e sociale, la questione della dignità sia più relazionale che sostanziale. Si tratta effettivamente di un processo di costruzione collettivo che garantisce la dignità delle interazioni sociali e la materializzazione di condizioni di vita e di lavoro degne, in relazione solidale con l’insieme del vivente. In un certo senso, la dignità non si accontenta più di essere la proprietà metafisica dell’umano: è ciò che definisce un’azione, è una dignità in azione nella produzione di interazioni reciproche, all’interno dei nostri ecosistemi umani e naturali».