
John Reed era un giornalista americano non particolarmente noto. Tuttavia la sorte gli concesse di trovarsi a Pietroburgo, di assistere in prima persona ai momenti decisivi della Rivoluzione d'Ottobre e di conoscerne i protagonisti. Un libro che racconta l'entusiasmo per quella che doveva essere l'inizio della palingenesi del genere umano. Introduzione di Rossana Rossanda.
Un avvenimento glorioso e tragico che non si conclude con il colpo di Stato del 18 brumaio (22 ottobre-21 novembre), ma che continua, irreversibile, lungo tutto il periodo napoleonico, per giungere alla monarchia di Luigi Filippo e al Secondo Impero: un movimento che ha avuto per conseguenza definitiva l'instaurazione, non solo in Francia, ma anche in Europa e in America, di una economia e di una società nuove.
Gli anni terribili del secondo conflitto mondiale visti dalla redazione di un giornale, nei ricordi del noto giornalista e scrittore. La retorica del regime e le storie disperate ma anche allegre della povera gente, le bombe, la fame, gli amori brevi e i rimpianti quasi ossessivi. Il racconto di una generazione che ha vissuto con passione gli anni della guerra.
Il 7 dicembre 1941, proprio mentre a Washington veniva consegnata la dichiarazione di guerra, sfruttando in tal modo il gioco del fuso orario, gli aerei dell'aviazione imperiale nipponica del capitano di corvetta Fuchida piombavano sulla baia di Pearl Harbor e annientavano praticamente la flotta americana del Pacifico, affondando sette navi da battaglia, alcune decine di altre unità minori e distruggendo oltre 200 aerei. Ma le tre portaerei USA che erano il vero obiettivo dell'attacco non si trovavano, misteriosamente, all'ancora nella baia devastata e proprio l'Enterprise, la Hornet e la Yorktown nel corso della battaglia di Midway, tra il 4 e il 16 giugno 1942, avrebbero mutato il corso della guerra del Pacifico.
Secondo le ambiziose intenzioni del maresciallo Montgomery, i 35000 paracadutisti americani, inglesi e polacchi impiegati nell'operazione Markert-Garden avrebbero dovuto aprire alle forze alleate le porte della Germania impadronendosi dei ponti di Gave e di Nimega, sulla Mosa e di Arnhem, sul Reno. Tutto all'inizio procedette per il meglio ma all'ultimo ponte i 10000 paracadutisti che dovevano conquistarlo presero terra, a ondate successive, ignorando che proprio lì erano di stanza, in periodo di riposo e di ricostituzione, i resti di due Panzerdivisionen delle SS. Fu un massacro: solo 2400 di loro riuscirono a ritirarsi nelle linee alleate. Ryan ricostruisce questa tragica e gloriosa pagina di storia.
Quando si sposarono il mondo credette di assistere al coronamento e all'inizio di una bella favola: lui, Umberto di Savoia, erede al trono di una delle più antiche monarchie d'Europa: bello, ricco di fascino, l'incarnazione perfetta del Prince Charmant delle favole. Lei Maria José del Belgio: viso da cammeo, bionda, sportiva, coltissima, piena di gioia di vivere. Ma subito cominciarono le incomprensioni: lei educata a una corte liberale e che trascurava le ritualità, lui cresciuto nella rigida etichetta della corte sabauda. Dopo la catastrofe dell'8 settembre lei avrebbe voluto unirsi alle forze partigiane, lui fu costretto dal padre a svolgere la funzione di Luogotenente fino al referendum del 1946.
Una ricostruzione storico-sociale del movimento delle crociate che sconvolse l'intero bacino del Mediterraneo dal 1096 al 1291. Per i papi che lo promossero la giustificazione era "Deus lo vult"; per Hegel era lo Spirito della Storia che spingeva l'Europa verso l'Oriente; per altri furono la prova generale del colonialismo ottocentesco; per altri ancora furono feroci guerre d'aggressione i cui semi nefasti continuano a produrre ancora oggi atroci frutti. Gad Lerner rivisita questa pagina storica sottolineando come la stessa Chiesa abbia condannato con un importante "mea culpa" quel tragico periodo.
Giuseppe Bottai fu il primo a capire che il ruolo storico del fascismo si era esaurito, e insieme a Dino Grandi fu il principale sostenitore dell'ordine del giorno che provocò la caduta di Mussolini. Condannato a morte l'11 gennaio 1944 per alto tradimento, fu costretto a nascondersi e poi arruolarsi nella Legione Straniera. Questo volume completa quello che è considerato il documento più importante sul fascismo assieme ai diari di Ciano.
"L'Italia del millennio", si tratta di una passeggiata fra eventi decisivi e personaggi memorabili scolpiti con rapidi tratti di penna. Federico II, papa Gregorio IX, Ezzelino da Romano, Bonifacio VIII, Cola di Rienzo, Savonarola, Ferdinando d'Aragona re di Napoli, Cesare Borgia. E' una galleria di tipi umani che avranno numerose reincarnazioni nella storia d'Italia fino a oggi.
"Se la dittatura non è stata instaurata, la Camera è pregata di non nutrire illusioni. Se farà dei mali passi sarà soppressa"; "Noi non temiamo di essere chiamati reazionari e di invocare per tutti i nemici di destra e di sinistra un poco di corda e un poco di sapone": mentre "Il Popolo d'Italia" scrive queste parole, a San Vito Chietino "squadre di fascisti armati mettono a soqquadro il paese bastonando e distribuendo olio di ricino ai non-fascisti e sparando sui fuggiaschi" e a Milano "i fascisti provocano un incidente al teatro della Scala col maestro Toscanini, per la imposizione di suonare i loro inni". Quando, dopo la marcia su Roma, Mussolini conquista il potere, il giovane deputato socialista Giacomo Matteotti compila una sorta di libro bianco in cui dimostra, dati alla mano, che i provvedimenti economici del nuovo governo da un lato sono iniqui e dall'altro rivelano un'incompetenza assoluta, condanna l'abuso dei decreti legge e soprattutto raccoglie le "parole dei Capi" e le "cronache dei fatti": dichiarazioni incendiarie e una catena infinita di brutalità. Come scrive Walter Veltroni nell'introduzione, Matteotti "vede prima di altri la natura violenta e l'intenzione totalitaria del fascismo" e con questo libro denuncia, "in modo tanto puntiglioso e circostanziato quanto coraggioso, le violenze fasciste che si stanno intensificando in ogni parte d'Italia". Ecco perché è così importante ripubblicare questa sconvolgente documentazione in diretta di una nazione che corre verso la catastrofe. Leggere oggi Matteotti significa chiedersi - scrive Umberto Gentiloni Silveri nel saggio che conclude il libro - "se nel ventre molle della società italiana abbia continuato ad annidarsi un modo di pensare, di agire, di esprimersi: un'ossessiva e insensata ricerca del nemico o del capro espiatorio che appare e s'inabissa a seconda delle circostanze". Introduzione di Walter Veltroni.
«Per comprendere nella loro complessità le trasformazioni e le contraddizioni che segnano i primi vent'anni del XXI secolo abbiamo scelto di sovrapporre geografia, infografica e analisi dei dati sui grandi temi con i quali Stati nazionali, popoli, aziende globali, movimenti, leader politici e singoli cittadini devono misurarsi per trovare una rotta e orientarsi in questo oceano in serrato divenire». Da sempre il nostro mondo è percorso da mutamenti e metamorfosi, tanto sul piano geopolitico quanto sul fronte economico e sociale. Mai però la velocità e la frequenza di tali trasformazioni ha raggiunto l'intensità di cui siamo testimoni dall'inizio del secondo millennio. Nasce da questa consapevolezza, e dall'urgenza di tratteggiare con chiarezza e approfondire le grandi tendenze in atto, l'idea di questo libro: uno strumento antico, quello delle mappe, unito alla più avanzata cartografia e alla ricerca sui dati per offrire al lettore la descrizione del mondo che cambia. Individuando otto linee della trasformazione in corso - dai conflitti veri e propri a quelli latenti, dall'emergenza climatica alla ferita delle discriminazioni razziali, dalle diseguaglianze sociali al vento populista-sovranista, passando per il fenomeno migratorio, l'urgenza della parità di genere e l'emergenza sanitaria legata all'esplodere delle epidemie - Maurizio Molinari descrive il mutamento e ne anticipa le conseguenze profonde. E lo fa con l'acutezza dell'osservatore esperto e la lucidità del giornalista, mettendo a punto uno strumento prezioso per chiunque voglia esplorare, come un pioniere che traccia la sua rotta, l'orizzonte che sta prendendo forma. Che vuole essere compreso per poter essere governato, e in cui ognuno di noi ha il dovere di fare la propria parte.
Una controstoria dell'Italia degli ultimi anni del boom tracciata da un bastian contrario e straordinariamente vicina allo spirito del nostro tempo.
Dopo la chiusura del suo «Candido», Giovannino Guareschi collaborò con «il Borghese», la rivista fondata da Leo Longanesi. Questo volume, introdotto da Alessandro Gnocchi, raccoglie per la prima volta gli articoli, le rubriche, le vignette pubblicati sul settimanale tra il 1963 e il 1964, oltre a quelli proposti ma non stampati e a brani tagliati e dunque inediti. Anche qui, Guareschi combatte con tutte le armi a sua disposizione (prima fra tutte l'ironia: della parola e del segno grafico) la sua eterna battaglia contro comunisti, democristiani, progressisti in generale (anche nella Chiesa) e conformisti. Il risultato è una controstoria dell'Italia degli ultimi anni del boom tracciata da un bastian contrario e straordinariamente vicina allo spirito del nostro tempo.

