
Liturgia del futuro? Futuro della liturgia? Due interrogativi interconnessi che trovano senso in quel passato recente che ha visto la riscoperta della liturgia. Purtroppo partecipiamo poco da figli di Dio, più da servi spettatori di un "mistero" che pare interessarci limitatamente. La liturgia è un linguaggio comune, di tutti, che abbiamo smarrito ma che dobbiamo urgentemente riapprendere se vogliamo comunità vive e fraterne, popolo sacerdotale che operi la salvezza di Cristo. Servono percorsi di rilettura della tradizione orientandola all'oggi, il superamento di formalismi, la familiarità con i linguaggi rituali e simbolici. Contributi di: Maria Cristina Bartolomei, Stefano Biancu, Claudio Ubaldo Cortoni, Alberto Dal Maso, Loris Della Pietra, Matteo Ferrari, Marco Gallo, Ermanno Genre, Andrea Grillo, Donata Horak, Roberto Marchisio, Elena Massimi.
Uno studio sulle relazioni di potere presenti nella chiesa cattolica, per comprenderne il senso e per cercare di orientarle al bene, evitando che esse diventino occasione di comportamenti abusanti e clericali. Difatti questa è una questione che la chiesa ha dovuto/deve affrontare per ineludibili pressioni provenienti sia dalla sua stessa base, sia dall'esterno. Papa Francesco spesso denuncia degenerazione e traviamenti dell'esercizio del potere. Sono venuti alla luce gravi comportamenti individuali e, allo stesso tempo, sono emerse alcune criticità sistemiche che potrebbero aver favorito tali comportamenti.
La rivista «CredereOggi» è pubblicata da quarant’anni dalle «Edizioni Messaggero Padova» sotto la responsabilità dei Frati minori conventuali di sant’Antonio di Padova. Contributi di: Giorgio BONACCORSO, Giacomo CANOBBIO, Ferruccio CERAGIOLI, Leonardo LEPORE, Raffaele MAIOLINI, Enzo PACE, Pierangelo SEQUERI, Piero STEFANI, Roberto VIGNOLO
Quale futuro abitabile sulla terra per uomini/donne/esseri viventi e non? Il fascicolo esplora contesti, pratiche, chiavi di lettura di un futuro tra utopie e distopie andando ad indagare anche oltre i soliti confini eurocentrici. Dall'Oceania alla Cina; dal Sud Italia alle periferie urbane, si cercherà di interrogare pratiche e ambiti costruttivi (utopici) per un futuro abitabile da tutti/e, uomini/ donne e mondo non umano. Sullo sfondo si sono tenute presenti le riflessioni di studiosi e si è lavorato a pensare e immaginare il futuro in un dialogo con il passato/presente di alcuni contesti concreti e con una attenzione alle pratiche vissute (personali e collettive) di natura utopica/trasformativa radicate. Si è cercato di offrire chiavi di lettura (ovviamente provvisorie) provenienti da riletture bibliche, teologiche e filosofiche.
La crisi dei vari «abusi» del clero (non solo e tanto di tipo sessuale, ma di più quelli di coscienza, quelli economico-finanziari) e quella insistente denuncia (anche da parte di papa Francesco!) del persistere della patologia del clericalismo (un corollario del virus del potere) sono rivelativa di una crisi di sistema (ecclesiale, ministeriale, formativo) che richiedono un urgente processo trasformativo della figura del prete. Non è solo una lamento che si alza dalle comunità cristiane e da parte della società, ma è anche la comunicazione di problemi, lamenti e fatiche dei preti, dei parroci e di molti presbitèri diocesani. Emerge l’urgenza di una difficile «transizione». Sì, ma verso dove? «CredereOggi» si interroga a partire dalla dall’esperienza su come va interpretata la transizione oggi (I) e, guardando alla lezione della storia (II), tenta di tematizzarne le complesse dinamiche trasformative (III) guardando al futuro.
È possibile ripensare la giustizia in modo che essa serva alla rigenerazione delle relazioni ferite? Se forti sono le situazioni di ingiustizia nella società e nella Chiesa, occorre pensare diversamente, magari tornando ad attingere anche alla ricchezza dell'immaginario biblico. Come mettere ogni persona nella chiesa nelle condizioni di esprimere i propri talenti a favore del bene comune senza discriminazioni di genere, strutturando rapporti di lavoro equi e dignitosi. L'impegno per la giustizia inevitabilmente richiede a tutti una conversione radicale alla fraternità/sororità universale, un'accurata visione della complessità che fa intendere come i diritti degli uni non deprivano gli altri. In tempi di guerra come i nostri è mai possibile pensare a una pace senza giustizia? «CredereOggi» si è, quindi, chiesto perché al di là delle bellissime visioni delle dottrine (del diritto civile e religioso) fatichiamo a parlare di misericordia e giustizia. Contributi di: Antonio Autiero - Guido Bertagna - Andrea Bigalli - Marinetta Cannito - Fulvio Ferrario - Donata Horak - Rafael Luciani - Simone Morandini - Serena Noceti - Donatella Pagliacci - Carlo Schickendanz - Letizia Tomassone.
Rilettura del Cantico delle Creature in occasione dell'ottavo centenario (1225-2025) nel quadro dell'esperienza di Francesco d'Assisi. L'attenzione si focalizza sui temi chiave fraternità e terra.
Gesù ha dedicato molto tempo all'insegnamento dei suoi discepoli, come rivelano i vangeli. Oggi la Chiesa, oltre ai cammini di iniziazione, investe relativamente poco tempo nella formazione dei nuovi credenti e dei suoi ministri, come vescovi e preti. Una preoccupazione urgente per il sinodo. Il sinodo stesso è un'importante occasione di formazione che promuove uno stile e una logica di condivisione. «CredereOggi», in questo numero, suggerisce una trasformazione del cammino di fede focalizzandosi su una comunità di credenti che pratica il discernimento e il pensiero critico per superare fanatismi e ideologie e per migliorare il dialogo con chi ha opinioni diverse.
Una riflessione teologica sulla guerra in generale e in particolare sui conflitti di Ucraina e Palestina. «Credere-Oggi» si interroga sul diritto alla pace, sulla possibilità di una teologia della pace e su come perseguirla.
Primo concilio ecumenico della storia della chiesa (325), Nicea si ricorda in particolare per il Credo sottoscritto, quello che ha posto le basi dell'attuale Simbolo della nostra fede cristiana. Costantino apre al cristianesimo, ma notando le vivaci controversie che attraversano le comunità intorno alla persona di Gesù Cristo, non certo utili per le sorti dell'impero, convoca i vescovi (300) a concilio. Stabilire la questione della divinità di Gesù non è questione di lana caprina, ma ne va dell'idea stessa di Dio e della salvezza e non da ultimo della coesione interna dell'impero. Dopo aver incorniciato l'evento nel suo tempo, la peculiarità del Simbolo, la sua ricezione nella storia e la sua esemplarità per noi oggi nell'urgenza di ridire la singolarità della persona di Gesù Cristo, la rivista opera un serrato affondo su alcune «note» cristologiche di sicuro interesse e impatto: la sua maschilità, il suo essere ebreo, la sua mediazione di salvezza, il primo di una fratellanza nuova che ieri, oggi e domani formerà la famiglia di Dio.
La questione non è sconosciuta: come abitare da credenti nello spazio social? Di fatto sono tantissimi i cattolici che "girano" sui social o che gestiscono pagine molto frequentate.Ma conoscono quali sono le dinamiche dei social e della rete? Come vi "abitano"? Pare che con la buona educazione, il credente spesso si sia perso anche qualcos'altro per strada, uno stile che occorre recuperare, come continua a ricordarci papa Francesco. Una monografia che fa il punto, proprio per non demonizzare questi "luoghi", che restano luoghi della fede e viverli nel migior modo possibile.
Viviamo un tempo «apocalittico»? Certo che l'«apocalisse» è entrata di prepotenza nell'immaginario collettivo (intellettuali "apocalittici", letterature "eco-catastrofiche", heavy metal, immaginari paradisi in un altrove geografico o ideologico, mito dell'uomo nuovo, utopismo, aggressivo transumanesimo...). Siamo apocalittici o siamo ottimisti? «CredereOggi» (tra archetipi biblici, profezia, sapienza, teologia, storia e fiction, ascolto e visione, etica, violenza, arte, letteratura, cinema...) indaga il genere letterario apocalittico e la sua forma di pensiero spirituale e teologico per poter così recuperare e vivere al meglio il messaggio di speranza che sta alla base proprio delle narrazioni apocalittiche. Esse infatti promuovono la speranza che viene dalla fede in Dio celebrata e vissuta.

