
"L'unica cosa a essere chiara era il tipo di creatura che è l'uomo: saggio, intelligente e sensibile rispetto alle cose che riguardano gli altri, ma non verso se stesso". Viaggiando attraverso la campagna russa, Pavel Ivanovic Cicikov acquista "anime morte", ovvero servi della gleba deceduti dopo l'ultimo censimento e per i quali i proprietari continuano pagare le tasse fino alla registrazione di quello successivo. Il protagonista, usando quei nomi, vuole costituire un gran capitale e ottenere l'assegnazione delle terre concesse solo a chi possiede un certo numero di servi. Attraverso un'epica bizzarra serie di incontri con personaggi eccentrici, il romanzo rivela una satira pungente sulla corruzione, l'avidità e la vanità della società russa del XIX secolo.
Con uno stile narrativo sorprendente e profondo, Gogol' dipinge un affresco umano di inestimabile bellezza e ironia.
Le Metamorfosi — poema in esametri che narra la straordinaria trasformazione dei corpi a partire dalla prima origo mundi — non possono considerarsi un vero e proprio poema epico, perché coniugano elementi della poetica callimachea e anti-callimachea, storia universale ed eziologia, armonizzandoli con forme e motivi della tragedia e soprattutto dell'elegia. Dai poeti alessandrini Ovidio riprende la sperimentazione di forme di poesia catalogica, la concezione del mito come favola dotta, ma non c'è opera di epoca alessandrina a noi nota che possa essere comparata ai quindici libri delle Metamorfosi ovidiane né per estensione, né per la cura nella descrizione del processo della metamorfosi. Nella lunga serie di sequenze narrative intrecciate attraverso la tecnica dell'epillio si coglie l'unita di concezione nello sviluppo del tema metamorfico, che fa emergere la labilità del confine tra passato e presente, l’ambiguo rapporto tra umano e divino, la combinazione di realismo ed artificio letterario.
Saggio introduttivo a cura di:
Alessio Ruta, docente a contratto di Lingua e letteratura Latina presso l'Università di Catania, ha conseguito Scientifica Nazionale a professore associato in Filologia classica e in Letteratura greca. Il suo campo di ricerca va dal romanzo greco e latino alla tradizione paremiografica, dalla poesia latina di età imperiale alla prosa epistolare.
Nuova traduzione e note a cura di: Francesco Fantuzzi ha conseguito la laurea in Lettere classiche e il Dottorato in Filologia greca e latina presso l'Università di Bologna e ora è docente di Lettere al Liceo. I suoi interessi di studi si concentrano principalmente su Catullo,l'elegia latina e alcuni aspetti della metrica.
Con la sua opera pit conosciuta, Foscolo ha consegnato alla storia della letteratura la esperienza più intima. In forma di romanzo epistolare viene infatti narrata la forte passione amorosa che il protagonista concepisce per la "divina Fanciulla" Teresa, promessa sposa a Odoardo, Jacopo Ortis diventa quasi un alter ego dell'autore: nei suoi amori e nei suoi sentimenti vediamo adombrati quelli di Foscolo stesso, i suoi innamoramenti le peregrinazioni per l'Italia contesa tradita dagli stranieri, l'esilio del 1815 dopo la caduta del Regno Italico. Documento di una nuova sensibilità romantica, il libro ebbe grande diffusione in Europa e ad esso ispirarono in particolare coloro che combattevano la dominazione napoleonica e per le libertà nazionali.
E' nei racconti che possiamo ritrovare tutte le tematiche e gli stili di Pavese, nonché il cuore della sua visione del mondo più matura, che può essere così riassunta: "siamo tutti soli, ognuno è inchiodato al suo destino fin dal principio, e quale esso sia per ciascuno lo si può cogliere già nei primi anni di vita, a sei-sette anni, osservando il carattere e certi segni, anche nel corpo. Per di più un destino immutabile". I racconti si affiancano alle pagine autobiografiche di altre sue opere, rivelando il percorso di crescita dell'uomo e mostrando la coscienza e la maturità intellettuale dello scrittore.
Dopo le prime prove letterarie ancora influenzate da un Romanticismo attardato e dalla Scapigliatura, Giovanni Verga, sin dalla novella Nedda (1874), tenta una nuova maniera narrativa, volta a rappresentare con sempre maggior realismo temi e personaggi ispirati alla natia Sicilia. Egli approfondirà e consoliderà con esiti sempre più rigorosi tale ricerca nelle raccolte successivamente pubblicate (Vita dei campi, 1880; Novelle rusticane, 1883; Per le vie, 1883; Vagabondaggio, 1887; I ricordi del capitano d'Arce, 1891; Don Candeloro e C: 1894) e nei romanzi "veristi": I Malavoglia e Mastro Don Gesualdo. Specie ne I Malavoglia - ove il Verga sperimenta canoni stilistici radicalmente innovativi - l'estrema durezza della vita quotidiana delle popolazioni meridionali e la loro condizione di "vinti", in balìa di un fato cieco e incomprensibile, sono senz'altro fra gli aspetti più incisivi della narrazione. Introduzione di Lorenzo Tinti.
"L'abbazia di Northanger" è forse il romanzo meno conosciuto di Jane Austen: fu terminato nel 1803 e soggetto a molteplici rivisitazioni da parte della scrittrice, tanto da essere pubblicato postumo, nel 1818. Si tratta, in verità, di uno scritto eterogeneo, che non possiede ancora la coesione propria dei capolavori successivi ma che, d'altro canto, mostra già una prosa rapida, scorrevole e sempre accattivante. Con la sua protagonista, un'anti-eroina elevata spesso a ruolo d'eroina, il romanzo vuole essere una parodia del genere gotico molto in voga nella seconda metà del XVIII secolo e che raggiunse la sua pienezza con la figura di Ann Radcliffe in "The Misteries of Udolpho" (1794). II risultato di questa voluta operazione parodica è un romanzo che, soprattutto se si ha presente il testo di riferimento, risulta a tratti assolutamente esilarante.
Il "De profundis" (1897) è fra le ultime opere del grande autore irlandese. Composta in parte durante la sua detenzione nel carcere di Reading, si presenta in forma di lettera indirizzata al giovando amante Bosie. È un testo ricco di motivi e provocazioni intellettuali, ove non manca il consueto atteggiamento di ribellione contro il conformismo bigotto della società dell'epoca vittoriana, ma neppure un certo vittimismo di matrice romantica, né quel gusto per la teatralità e l'istrionismo - la maschera e il volto - che, a dispetto delle circostanze, sempre contraddistingue la scrittura di Oscar Wilde. Centrale rimane comunque nell'opera il tema dell'inevitabile isolamento dell'artista moderno. Introduzione di Silvia Mondardini.
"Anna Karenina" è un romanzo di Tolstoj pubblicato a puntate sul "Messaggero Russo" tra il 1875 e il 1877. La storia della protagonista, che innamoratasi di Vronskij, brillante ufficiale, tradisce il marito, abbandona il figlio e poi si suicida sotto il treno, doveva essere il pretesto per lo scrittore russo di condannare tale peccaminosa condotta. Ma l'impulso artistico finisce col trionfare su quello moraleggiante: Anna Karenina appare come una figura di alta umanità, seppur travolta da un tragico destino. Di natura onesta e sincera, vive in un ambiente falso e corrotto, sposa incompresa di un uomo di assoluta superficialità. Tolstoj raffigura se stesso nel personaggio di Levin: la sua cerebrale ricerca del senso della vita approda, infine, all'accettazione dell'umiltà quotidiana.
Dicembre 1649. Il filosofo e matematico Cartesio si trova a Stoccolma su invito della regina Cristina di Svezia. È un pensatore scomodo, rivoluzionario, che ha finito per farsi molti nemici. In gioco c'è anche la paventata conversione della regina dal Luteranesimo al Cattolicesimo. Ma nel febbraio del 1650, ancor prima di compiere 54 anni, Cartesio muore di polmonite. A Stoccolma, però, si sparge la voce che il filosofo è stato assassinato. Febbraio 1654. Il generale asburgico Raimondo Montecuccoli - incaricato dalla regina Cristina di organizzare le tappe della sua conversione e della sua entrata solenne in Roma - viene a conoscenza di alcuni importanti dettagli sul decesso del filosofo. Molti anni dopo decide di liberarsi la coscienza e di tentare la riabilitazione di Cartesio - i cui libri, nel frattempo, sono stati messi all'indice - scrivendo al papa. Febbraio 2009. La dottoranda in filosofia dell'Università di Parma, Elisabetta Palatini, invita il filosofo di Oxford Thomas Doyle a partecipare come relatore a un convegno su Cartesio. Il motivo dell'invito è il desiderio di coinvolgere il famoso studioso in un progetto: scoprire e rendere pubblica la verità sulla sua morte. Elisabetta è infatti entrata in possesso di un documento che potrebbe essere il primo tassello di un puzzle in grado di cambiare i libri di storia e filosofia. Con "II caso Cartesio", Daniele Bondi ci presenta un thriller storico che getta nuova luce su uno dei più grandi misteri del '600.

