Che cosa ci permette di riconoscere in un oggetto un’opera d’arte? L’arte si può definire? Che intendiamo dire quando diciamo che qualcosa è bello, grazioso, sublime, terrificante, patetico? I sentimenti che proviamo quando leggiamo un romanzo o guardiamo un film sono veri o finti? Ecco alcune delle domande alle quali questo libro cerca di dare una risposta. Lo fa tenendo assieme questioni classiche dell’estetica (è possibile una classificazione delle arti? L’arte è un’esperienza conoscitiva o emotiva?) e problemi vivi nel dibattito degli ultimi anni (Che rapporto c’è tra etica ed estetica? L’arte è un prodotto esclusivamente umano?), e facendo dialogare tra di loro la tradizione analitica angloamericana con l’estetica filosofica “continentale”. Una introduzione, dunque, che si rivolge a chiunque si interessi di arte, anche se privo di una preparazione filosofica. Ma anche un libro che non rinuncia ad andare contro molti luoghi comuni e a contestare posizioni oggi largamente accettate: contro la riduzione dell’estetica a una teoria della sensibilità, la proposta di un’estetica come filosofia dell’esperienza; l’attacco alla nozione di bellezza contro le sue celebrazioni ricorrenti; la critica alla neuroestetica e alla riduzione dell’opera d’arte a cosa, prevalente nell’ontologia contemporanea. Con una convinzione di fondo: che parlare di arte in modo puramente classificatorio e asettico non è possibile, se l’esperienza estetica è sempre esperienza di una scelta e implica comunque una valutazione che ci mette in gioco.