25 agosto 1939: l’Inghilterra e la Polonia firmano un patto di alleanza per garantirsi mutua assistenza in caso di attacco militare tedesco. 3 settembre 1939: l’Inghilterra e la Francia dichiarano separatamente guerra alla Germania, che due giorni prima ha invaso la Polonia. Per dieci giorni l’Europa vive sull’orlo di una crisi di cui nessuno prevede ancora tutte le conseguenze. Lo scoppio della guerra la precipiterà in una delle più grandi tragedie della sua storia.
Richard Overy ci immerge nel ritmo incalzante degli eventi di quei drammatici dieci giorni grazie a un racconto capace di coniugare al meglio analisi e narrazione. Giorno per giorno seguiamo l’evolvere della situazione fino al terribile epilogo finale: l’ultimatum tedesco, i travagli di inglesi e francesi, le manovre italiane, gli estremi tentativi diplomatici, l’atmosfera febbrile in cui maturano scelte decisive.
Tutto inevitabile? Forse sì, se per molti europei la guerra appariva ormai l’unico sbocco possibile per le troppe tensioni politiche, economiche e sociali accumulatesi nel corso degli anni trenta. Eppure calarsi nuovamente nel cuore degli eventi prebellici significa anche riconoscere tutte le incertezze del momento, ripercorrere le diverse opzioni in campo, ricostruire gli errori di prospettiva, le alternative mancate, gli azzardi e le scommesse: in una parola, rivivere il passato come solo i migliori libri di storia ci aiutano a fare.
Agitazioni e riforme dal luglio 1846 al gennaio 1848 - La rivoluzione e i primi due mesi della guerra d'indipendenza - La crisi del federalismo e del neoguelfismo. La reazione a Napoli. Il fallimento della guerra regia - La crisi del moderatismo e la riscossa democratica - Il 1849
Salutata ogni volta all'apparire dei singoli volumi che la compongono da un caldo e crescente successo di critica e di pubblico, la "Storia dell'Italia moderna" di Giorgio Candeloro ha ormai un grande e incontestato rilievo nella storiografia italiana e non solo italiana del dopoguerra. L'ininterrotta, meritoria fatica con cui l'Autore ha dato vita a un'opera di carattere generale, non rigidamente specialistica, ma costantemente a un alto livello specialistico, ha acquisito in questi anni "una funzione insostituibile, di permanente riferimento per la conoscenza del modo col quale si è venuto formando il nostro paese" (Ernesto Ragionieri).
Quella di Candeloro - secondo un giudizio che Paolo Spriano formulò nel 1968 e che i fatti hanno confermato - è "un'opera che resterà".
Giorgio Candeloro nato a Bologna nel 1909 e morto nel 1988, ha preso parte alla Resistenza. Docente universitario, dopo ricerche di storia del pensiero politico, si dedica a una grande ricostruzione della storia politica e sociale dell’Italia moderna e contemporanea che proseguirà per un trentennio: il primo degli undici volumi della Storia dell’Italia moderna è uscito, infatti, nel 1956 e l’ultimo nel 1986.
"Anni di piombo". Con questa espressione un po' spettrale si è creduto – e tuttora spesso si crede – di poter riassumere un intero decennio della nostra storia, quello che va dalla strage di Piazza Fontana del dicembre 1969 al "riflusso" degli anni ottanta. Eppure sotto quella coltre di piombo restano ancora seppellite le tracce e le storie di troppi protagonisti, in primo luogo le vittime innocenti ma non inconsapevoli di una violenza che le ha travolte insieme ai movimenti e alle idee alle quali avevano deciso di dedicare la propria vita. È un passato che in Italia non riesce ancora a passare, ma su cui non si riesce a costruire una memoria pubblica condivisa.
Le "ragioni" degli anni settanta vengono ora esplorate da Giovanni De Luna in questa ricostruzione appassionata e coinvolgente. Non si tratta di difendere il decennio dai suoi detrattori. Piuttosto, il tentativo è quello di smontarlo, di sottrarlo a immagini troppo univoche. Solo così possono riemergere le coordinate di uno straordinario impegno politico e i contorni di una militanza dai tratti profondamente originali, solo così riesce a rivivere uno "spirito del tempo" fatto non solo di violenza, ma di canzoni, film, intrecci della memoria e rapporto con la Storia.
L'Ordine del Tempio era un'organizzazione religiosa e militare costituitasi per proteggere i pellegrini e i coloni che si trovavano in Terra Santa. I Templari erano convinti di combattere in nome di Dio ed erano temuti e rispettati dai sovrani musulmani degli stati circostanti. Questo testo tratta dei Templari e delle motivazioni che li inducevano a entrare nell'Ordine, con particolare interesse per quelli che combatterono in Terra Santa. Utilizzando fonti dell'epoca, il volume illustra in modo efficace la vita quotidiana di questi guerrieri, dalla cerimonia di investitura all'addestramento, all'organizzazione in campo fino alle tattiche di combattimento.
A cura di: Pier Paolo Poggio
La storia europea nella seconda metà del Novecento è ancora fortemente segnata dalle vicende del comunismo sovietico. Anzi gli esiti della Seconda guerra mondiale, che vedono l’URSS di Stalin prostrata ma vittoriosa, consentono quella impetuosa avanzata verso Occidente che era fallita nel primo dopoguerra. L’Europa è spaccata in due e nella sua parte centro-orientale si insediano regimi esemplificati su quello moscovita e sotto stretto controllo sovietico. Ma anche in Europa occidentale, in paesi come l’Italia e la Francia, si affermano partiti comunisti di massa di orientamento filosovietico, in grado di egemonizzare le forze politico-intellettuali di sinistra.
In un tale contesto i comunisti eretici e gli intellettuali critici erano totalmente isolati, destinati a svolgere un ruolo di pura testimonianza, anche perché la loro posizione nel pieno della Guerra fredda tra gli ex alleati era scomoda al limite dell’insostenibile, per cui pochi seppero mantenere la loro indipendenza, essendo bersaglio degli attacchi dei due schieramenti contrapposti.
La situazione di paralisi era mascherata dall’impetuoso sviluppo, innescato dalla ricostruzione post-bellica, che pareva in grado di superare lo scontro ideologico, stemperandosi in una gara puramente economica e tecnologica tra sistemi che, sotto l’egida dell’equilibrio del terrore, sembravano convergere in direzione di una uniforme società industrializzata destinata ad estendersi sull’intero pianeta, pur tra contrasti e squilibri.
È vero che il campo socialista sovietico, poi indebolito strutturalmente dalla rottura con la Cina di Mao, non era in grado di reggere la sfida con l’Occidente a guida americana, al di fuori dagli entusiasmi per i primati in campo spaziale, presto accantonati. Ma fungeva da supporto al socialismo reale un evento di portata planetaria che proprio dopo il 1945 assunse un andamento impetuoso, vale a dire il movimento anticoloniale e il processo di decolonizzazione in tutto il Terzo mondo. Processo dotato di una dinamica propria su cui però poté innestarsi l’azione politica dell’URSS (e della Cina).
Al momento lo schema bipolare ne risultava confermato e apparentemente insuperabile. In realtà nel profondo del mondo sovietico non meno che in quello occidentale erano all’opera forze minoritarie, che talvolta si ispiravano proprio ai filoni di pensiero oggetto della presente opera. In alcuni momenti la critica e la dissidenza, soprattutto nell’Europa dell’Est, assunsero una dimensione sociale, trasformandosi in veri e propri fenomeni di contestazione e rivolta. La società e lo Stato, i singoli e il potere si disaccoppiavano, allontanandosi tra di loro sino a trovarsi agli antipodi. In primo piano tutto lo spazio era occupato dal "sistema", quale ne fosse il colore politico; contro o al di fuori di esso si dispiegavano i "movimenti", con una preponderante presenza di giovani. Movimenti che interessavano e colpivano i due campi politico-ideologici in cui era divisa l’Europa (e il mondo), ma che non riuscivano a interagire per non dire a coordinarsi tra di loro.
Descrizione
Traduzione di Marcella Uberti-Bona
Intorno alla fine di Benito Mussolini e alle tante, contrastanti versioni che nel corso del tempo hanno tentato di ricostruire gli ultimi giorni del Duce, dalla disperata fuga sino all’esecuzione e alla macabra esposizione del cadavere a Milano, molto resta ancora da chiarire. Se già nell’immediato dopoguerra si erano levate le prime voci dissenzienti intorno alla vulgata ufficiale, a partire dagli anni Sessanta ha iniziato a diffondersi una vasta letteratura sull’argomento, ricca di spunti d’indagine e misteri irrisolti. Dalla sparizione del «tesoro di Dongo» all’ipotesi della «doppia esecuzione», dalla caccia ai «diari del Duce» sino all’inquietante ruolo (adombrato, tra gli altri, dall’ultimo De Felice) che potrebbero aver giocato i servizi segreti stranieri nella fine del dittatore, tutto è stato rimesso in discussione e sottoposto a inchiesta.
E, al di là del furore ideologico che in passato ha animato alcune ricerche, ciò si deve anche alla pubblicazione di documenti d’archivio prima indisponibili, e quindi all’emergere di nuove e credibili testimonianze che contraddicono molte delle precedenti. Pierre Milza, storico del fascismo e autore di una monumentale biografia su Mussolini, traccia oggi un bilancio (quasi) definitivo sulla questione, guidandoci con autorevolezza nell’appassionante labirinto delle interpretazioni.
L'Autore
Pierre Milza è un esperto di storia italiana e uno degli storici stranieri più tradotti in Italia. È professore emerito a Sciences-Po, l’Istituto di studi politici di Parigi, e autore di numerosi saggi, fra cui Storia d’Italia, Mussolini, Europa estrema, Italiani di Francia, Verdi e il suo tempo, Dizionario dei fascismi.