La problematicità dell’esperienza integrale, segnata dal divenire, e quella dell’esperienza umana, gravata dal male, costituiscono i due nuclei tematici del pensiero di Umberto A. Padovani. La prima trova soluzione nella «metafisica classica» essenzializzata e storicizzata (attraverso un serrato confronto con il pensiero moderno e contemporaneo); la seconda nell’umanesimo cristiano ascetico (derivante dalla redenzione per mezzo della croce di Cristo). Ci troviamo così di fronte ad un itinerario speculativo-sapienziale nel quale si intrecciano, per così dire, due anime: quella del metafisico rigoroso che segue fino in fondo il processo dialettico-confutatorio dell’affermazione come negazione della negazione, e quella dell’uomo-pensante che concepisce la filosofia come ricerca della veritas salutaris, capace cioè di svelare il senso della vita. Per questo è un cammino verso, ma anche oltre la metafisica.
Destinatari
Per studenti e insegnanti di teologia e di psicologia.
Autore
Angelo Roncolato, docente presso la Facoltà teologica del Triveneto, insegna filosofia della conoscenza e dell’essere, e teologia filosofica nella sede di Padova; ha già dedicato ad Umberto A. Padovani due saggi pubblicati nella Rivista «Studia Patavina».
Vaticano II – Che cosa è andato storto? è uno dei testi fondamentali del dibattito che si è svolto negli Stati Uniti sulla crisi post-conciliare e sull’interpretazione del Concilio Ecumenico Vaticano II: una discussione sociologica, filosofica e teologica cui ha partecipato a suo tempo il cardinale Joseph Ratzinger e di cui l’eco è evidente nel magistero di Benedetto XVI. Scritto con uno stile agile e sereno da una delle più note personalità del mondo cattolico americano, il testo mostra come la crisi nasce nel 1968 con quel “Sessantotto nella Chiesa” che è il rifiuto organizzato dell’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI da parte di centinaia di teologi: un rifiuto che va molto al di là delle questioni di morale sessuale e si pone come contestazione globale dell’autorità del Papa e del Magistero. I teologi del dissenso fanno appello al Vaticano II. Ma – risponde McInerny – nulla nei documenti del Concilio giustifica la loro posizione. Si tratta allora di distinguere fra i testi del Vaticano II e la loro interpretazione, fra insegnamenti del Concilio ed evento mediatico, fra lettera e presunto “spirito” dell’assise conciliare. La confusione fra questi elementi ha determinato per la Chiesa una delle più gravi crisi della sua storia. Per i cattolici fedeli, suggerisce McInerny, non si tratta oggi di rifiutare il Concilio ma di riprenderselo, in quella piena fedeltà al Papa e al Magistero che costituisce l’unica via per uscire dalla crisi.
L'Autore
Ralph McInerny, nato a Minneapolis nel 1929, ha insegnato filosofia per cinquant’anni all’Università Notre Dame nell’Indiana, la più grande università cattolica del mondo, ed è considerato da molti il più importante filosofo cattolico vivente. Gli studiosi di filosofia conoscono McInerny come eminente specialista di San Tommaso d’Aquino, autore di testi fondamentali sull’etica tomista e sui rapporti fra San Tommaso e Aristotele, fra fede e ragione, fra filosofia e teologia. Per i non filosofi McInerny è anche, se non soprattutto, noto come autore di una cinquantina di romanzi gialli diventati rapidamente best seller internazionali e che hanno fatto della figura del sacerdote detective padre Dowling – cui è stata dedicata una fortunata serie televisiva trasmessa anche in Italia – uno dei personaggi più amati da generazioni di lettori. Negli ultimi anni, di fronte alla crisi nella Chiesa, McInerny ha dedicato gran parte delle sue energie all’apologetica cattolica, animando iniziative e riviste e offrendo – come ha ricordato il cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in un articolo su L’Osservatore Romano del 22 giugno 2008 – un importante contributo per fondare lo sforzo apologetico su una solida base filosofica di fronte alle sfide del secolarismo e del relativismo.
Nel tempo postmoderno della ''morte di Dio'', le domande che il volume si pone sono le seguenti: in quale Dio non crede l'ateo postmoderno? È possibile che il suo ateismo abbia origine da un'immagine di Dio negativa e distorta che non nutre la sua immaginazione e le sue speranze più nascoste? E dinanzi ad un simile ateismo è ancora adeguata l'apologetica classica con la sua forte impronta razionale e il ricorso alle prove argomentative sull'esistenza di Dio? DALL'INDICE - Dire Dio nell'era della postmodernità: la ''morte di Dio'' come cifra del presente e come domanda - Alle origini della postmodernità: Nietzsche e la ''morte di Dio'' - Il cristianesimo e Nietzsche: il pensiero cristiano dinanzi alla ''morte di Dio'' e le istanze di rinnovamento - Cristianesimo, immaginazione e immagini di Dio. Oltre la ''morte di Dio'' FRANCESCO COSENTINO ha conseguito il dottorato in Teologia Fondamentale alla Pontificia Università Gregoriana presso la quale è Assistente.
Oltre che umanista e teologo di fede protestante, Melantone fu vero e proprio filosofo. In un periodo in cui in ambito luterano c'era profonda disaffezione per la filosofia, egli offrì alla causa della Riforma un sistema filosofico in accordo con i principi protestanti fondamentali e gli attribuì una precisa sfera d'indagine, quella della natura e delle sue leggi. Costituita da tre libri dedicati allo studio sistematico del cosmo e dal De Anima, che ne applica in campo antropologico le tesi, la Fisica - principale opera filosofica di Melantone - si propone infatti di conciliare le leggi dell'universo con una natura umana dotata di libertà e affermare, al di là della netta distinzione tracciata, la reciproca necessità di filosofia e vangelo: la fisica è necessaria per chiarire i punti controversi nelle dispute religiose e, al contempo, solo il vangelo può dare alla nozione filosofica di natura tutta la sua ampiezza e validità.
La missione della Chiesa è descritta spesso in termini di testimonianza: la verità, da Gesù sussurrata agli orecchi dei discepoli, dev'essere gridata dai tetti. Secondo la cultura postmoderna parlare di verità è in ogni caso esagerato; se pure di verità si può parlare, il luogo non può essere quello pubblico. In quel luogo sono tollerate solo opinioni personali, e non pretenziose verità. La figura della testimonianza rimanda a una contraddizione tra cultura pubblica e predicazione cristiana, che pare inevitabile. Fin dall'inizio, d'altra parte, il vangelo ha suscitato litigi, e quindi un interminabile processo. Proprio per rapporto a quel processo il cri-stiano è testimone, in senso giudiziale. Il famoso "aggiornamento" mira invece a un rapporto con la nuova cultura, che vuol essere irenico e rimuove ogni conflitto; la parola cristiana perde il profilo di testimonianza, per candidarsi ad essere soltanto un supplemento d'anima per un mondo senz'anima. I contributi qui pubblicati, di taglio biblico, filosofico, di teologia sistematica e di teologia della cultura, sono frutto di un Seminario di studio volto a recuperare una nozione di testimonianza meno slavata.
Un importante approfondimento sulla spiritualità della figura di San Paolo.
Muovendosi tra filosofia e teologia, Bernhard Welte, uno dei maggiori filosofi della religione e teologi fondamentali tedeschi del XX secolo, ha contribuito a chiarire i legami tra le due discipline, dimostrando che il pensiero novecentesco come tale non è ostile alla fede, ma può anzi aiutare la teologia cattolica a comprendere meglio il mistero divino. Nell'epoca dell'assenza di Dio, Welte indica una nuova possibile esperienza di Dio: al di là del nichilismo, anche oggi parlare di Dio ha senso, anche oggi è possibile delineare un terreno d'incontro tra umano e divino.
Il volume raccoglie le interviste, già apparse sulla rivista «Vita pastorale», a note teologhe italiane: Carla Ricci, Elena Velkova Velkovska, Elena Lea Bartolini, Maria Luisa Rigato, Serena Noceti, Marinella Perroni, Cristina Carnicella, Teodora, Margherita Maria e Teresa Francesca Rossi, Nuria Calduch Benages, Cristina Simonelli, Daria Pezzoli Olgiati, Lilia Sebastiani, Stella Morra, Carmen Aparicio Valls, Morena Baldacci, Letizia Tomassone, Valeria Trapani, Miriam Diez Bosch, Valeria Ferrari Schiefer, Maria Campatelli, Benedetta Selene Zorzi, Marcella Farina, Gabriella Clara Aiosa, Manuela Terribile, Silvana Manfredi, Sandra Mazzolini, Adriana Valerio, raccolte e introdotte da Cettina Militello.
L’agnosticismo è impraticabile: l’uomo non può vivere neanche in istante senza prender posizione su un problema che inesorabilmente lo sfida. Un sacerdote catanese, Francesco Ventorino, che ha speso la sua vita nell’educazione alla fede di tante generazioni secondo il metodo imparato da don Luigi Giussani, affronta l’ineludibile questione di Dio insieme a Pietro Barcellona, studioso di diritto e militante comunista con quarantacinque anni di insegnamento laico e di impegno politico sulle spalle. Questo libro, in due atti e un epilogo, affianca al saggio del teologo rigoroso il saggio dell’intellettuale inquieto e si conclude con un dialogo appassionato e appassionante tra loro. Non è una contrapposizione di teoremi, ma un paragone fra uomini; e riesce tanto più significativo in quanto sorge e si sviluppa sul terreno di un’amicizia.
“La questione dell’esistenza di Dio non è un itinerario pacifico che aspira al paradiso dopo l‘inferno della valle di lacrime del dolore e della sofferenza. È l’esperienza di un corpo a corpo feroce fra l’idea che io sia tenuto alla “carità” di una legge eterna e fuori dalla storia e l’esperienza di un doloroso tentativo di prendere sulle proprie spalle l’esperienza dello stare al mondo insieme ad altri uomini"
Una parrocchia tutta casa e strada. Oltre le sacre mura, le case e tutti i luoghi della vita diventano ambiente pastorale nell'intreccio di incontri e dialoghi, attese e desideri, speranze e compimenti, solitudini e compagnie. Mentre si snoda la strada del quartiere, si delinea il cammino della vita e se ne svela il senso. Una "teologia della strada" che entra in dialogo diretto con il lettore e lo conduce a scoprire "la bellezza dell'essere cristiani e la gioia di comunicarlo".