Uno zaino sulle spalle, e Silvia Di Natale torna quella che è sempre stata: una grande viaggiatrice. Ha sei mesi davanti e un paese di cui molto ha letto, molto ha sentito raccontare, molto ha immaginato e molto ha voglia di sapere. E per sapere c'è solo una strada: la gente. Testarda e determinata, decide di mettere alla prova i pregiudizi su un paese che, in fondo, è ancora poco conosciuto. E lo fa da sola. Lo fa come può farlo una vera scrittrice: pronta ad ascoltare, pronta a riconoscere storie dietro uno sguardo, dietro un invito a pranzo, dietro un paesaggio. Arriva a Bogotá e da lì comincia per strade dissestate e carreteras infangate, colline coltivate a caffè, campi di coca, fiumi in piena e pendii a precipizio. Incrocia le vie segnate dalle contraddizioni storiche del paese, dalle forme endemiche della violenza, dalla presenza invadente di antichi e moderni conquistadores, dall'affabile dolcezza indigena, dal turismo. Ma soprattutto incrocia uomini e donne che non temono di raccontarsi e di lasciarsi raccontare. Come un domino, la voce di un "personaggio" provoca la confessione dell'altro, e così via, in un flusso di esperienze - divertenti, tragiche, violente, spesso colme di speranze.
Il "Livro do Desassossego" è costituito soprattutto da una disordinata collezione di frammenti nutriti dalla linfa del desassossego, dell'inquietudine esistenziale, dello spleen, del perturbante. L'opera originale è di fatto uno zibaldone, un diario non mai licenziato dall'autore come opera chiusa e compiuta. Pieno di fascino e misteriosa maestà, il "diario" di Bernardo Soares si è presentato da subito come una fluviale meditazione rotta in un delta enigmatico. Nel 1986, Maria José de Lancastre e Antonio Tabucchi tradussero e curarono per Feltrinelli la prima edizione italiana del "Livro do Desassossego", proponendo una scelta ragionata di lacerti da poco definitivamente attribuiti a Bernardo Soares, tratti dai due volumi della cosiddetta edizione Prado Coelho, che finalmente dava a conoscere al pubblico, tentando una prima compilazione in forma di libro, lo zibaldone di Bernardo Soares filologicamente ancora in fieri. "Il secondo libro dell'inquietudine", a cura di Roberto Francavilla, completa il lavoro di Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre e gli rende omaggio (e proprio perciò contiene nel titolo l'arbitrio dell'aggettivo secondo).
"Vero è che avevo sempre pensato che Don Giovanni non poteva essere tanto cattivo come nel tempo lo avevano dipinto da Tirso de Molina in poi, né Donna Anna e Donna Elvira delle creature tanto innocenti, per non parlare del Commendatore, puro ritratto di un onore sociale offeso, né di un Don Ottavio che a stento riesce a dissimulare la vigliaccheria sotto le affabili battute che va via via declamando nel testo di Lorenzo da Ponte. Azio Corghi insisteva, insisteva, e allora, come ultima possibilità, attirato dalla sfida, ma nello stesso tempo intimidito dalla responsabilità dell'impresa, gli dissi che se mi fosse venuta un'idea, una buona idea, ci avrei provato. Passava il tempo, passavano i mesi, con Azio che domandava, e finalmente l'idea è nata. Ora mi viene il sospetto che potrebbe non essere così buona quanto al principio mi era parso, ma il risultato è questo. Si può alzare il sipario. Mancherà la musica, che è sempre la cosa migliore di tutte. Speriamo che il lettore possa ascoltare, avvicinando bene l'orecchio alla pagina, quell'altra musica che possiedono le parole e che queste forse non hanno del tutto perduto." (José Saramago)
La grande "epica per aforismi" del premio Nobel portoghese. Un racconto di lotta per la libertà che si ispira alla rivoluzione dei Garofani ma va oltre, verso la lotta di tutti i popoli, in tutti i tempi. "Ho cercato di esprimere in questi poemi l'angoscia, la paura, e anche la speranza di un popolo oppresso che a poco a poco vince la rassegnazione e organizza la resistenza fino alla battaglia decisiva e alla ripresa della vita, pagata al prezzo di migliaia di morti."
"Vorrei che tutto apparisse meno romanzesco possibile, perché non se ne può più di queste vite da romanzo a cui dovrebbe somigliare anche la nostra. Giorno per giorno passa la vita e basta. Io mi ritrovo con undici taccuini scritti in fretta, spesso illeggibili, senza nessun ordine. Sono appunti su aspetti che mi sono diventati familiari in questa parte del mondo, con elenchi di parole wolof, discorsi scritti in fretta, figure di amici con cui cui ho vissuto in queste terre, idee di per un film sul villaggio di Diol Kadd, e frasi e che non so chi le abbia dette." Lieve, affettuoso e complice, lo sguardo di Celati ci restituisce l'allegria e la pace, lo sfarzo delle vesti femminili durante le feste, lo sciamare dei bambini, la lenta e cauta sopravvivenza di questo villaggio di duecento anime, governato soprattutto da donne. Non c'è nessuna idealizzazione, ma c'è senza dubbio la percezione di un tempo "diverso", di un tempo quasi fermo, che parla con una voce che ci tocca da vicino. Una testimonianza d'eccezione di un modo di vivere tanto più povero e, al contempo, più ricco di quello in cui si dispiegano le nostre esistenze quotidiane.
"Questi sono racconti scritti nell'arco di vent'anni, poi riscritti a lungo per tenermi occupato e vedere che cosa succede... Sono racconti di studenti e di girovaghi, di qualcuno che vuole diventare santo nel deserto e qualcun altro che si perde correndo dietro alle voci, d'un ragazzo che corteggiava sua mamma e d'un mendicante che diceva di aver parlato con Dio. Poi c'è la storia della prima volta che sono sbarcato in America, la storia di una celebre modella, e infine il racconto di Cevenini e Ridolfi che si perdono in Africa." (G. C.)
Le convulse e mirabolanti avventure di Candido offrono alla scintillante, ironia e incisiva penna di Voltaire l'opportunità di dimostrare la vanità dell'ottimismo razionalista leibniziano e della teoria del migliore dei mondi possibili. E il lettore di ieri, come quello di oggi, cede all'incantesimo e si rende partecipe del sottile e intelligente gioco, passando velocemente dall'arbitrio narrativo alla meditazione filosofica. Con Candido, pubblicato simultaneamente nel 1759 a Parigi, Londra ed Amsterdam, Voltaire portava a perfezione il conte philosophique, il nuovo genere letterario da lui creato.
Annie Leibovitz, americana di origini ebraiche, ha fotografato intere generazioni di artisti, musicisti, scrittori, attori e politici con uno smisurato talento visivo, capacità di invenzione, e innovazione del genere, immensa maniacalità e consapevolezza di sé. Le sue foto, iconiche e memorabili, sono entrate di diritto nell'immaginario del nostro tempo, per la loro capacità di raccontare il mondo e i suoi protagonisti. Il documentario "Annie Leibovitz. Life Through a Lens", diretto dalla sorella Barbara nel 2006, ne ripercorre la carriera folgorante, dalle sue prime foto scattate nella base americana delle Filippine durante la Guerra del Vietnam alla sua collaborazione decennale con "Rolling Stone", di cui ha contribuito a creare l'inconfondibile stile. Celebre la copertina con John Lennon nudo abbracciato a Yoko Ono vestita, o quella con i Fleetwood Mac stesi su un letto. Nel 1991 la sua copertina per "Vanity Fair" che ritraeva Demi Moore nuda e incinta suscitò grande scandalo. Nel 1993, su invito di Susan Sontag (sua compagna di vita fino alla morte di quest'ultima, nel 2004), fotografò gli orrori della guerra a Sarajevo. Il documentario alterna immagini d'archivio, riprese della fotografa al lavoro sui set fotografici e interviste a colleghi, familiari e celebrità che sono state immortalate dal suo obiettivo, tra cui i Rolling Stones, Whoopi Goldberg, Yoko Ono, Demi Moore, Hillary Clinton, Arnold Schwarzenegger, Patti Smith, Mikhail Baryshnikov.
Il lascito lirico di Properzio, ancora oggi, stupisce per la freschezza del suo linguaggio e della sua ispirazione. Dei quattro libri che compongono le sue Elegie (Elegiarum libri IV) il più celebre è sicuramente il primo (Monobiblos, "libro unico"), prima raccolta pubblicata nel 28 a.C. e dedicata alla donna amata, Cinzia, secondo la tradizione dei poeti alessandrini. Costituito da ventidue elegie, è noto anche sotto il titolo di Cynthia (nei manoscritti). Vi si canta prevalentemente l'amore impossibile per Cinzia con l'aiuto di un ricco repertorio di figure mitologiche. Anche nel secondo libro, in trentaquattro componimenti, prevale di gran lunga sugli altri temi l'amore per Cinzia. Insomma: Cinzia restò per gran parte della vita del poeta la sua prima ispirazione, nella gioia come nel dolore, entrando di prepotenza - per non uscirne mai più - nel canone delle grandi muse letterarie. Un modello che nei secoli è tornato a vivere nelle opere dei tanti poeti che a Properzio hanno guardato come a un modello, da Ariosto a Goethe, fino al Novecento.
La grammatica vi fa paura? Quando consegnate una verifica tremate già al pensiero dei segnacci rossi e blu che la tempesteranno? Be', un brutto voto non è niente al confronto a quello che succede ai protagonisti di questo libro, ragazzi come voi che, grazie a un misterioso benefattore, trascorrono una settimana in una villa-castello nel cuore di una valle sperduta dove piove sempre, i cellulari non prendono, non c'è internet e qualcuno ha pure tagliato i fili del telefono. In compenso, ci sono pericolose creature delle tenebre licantropi, vampiri, fantasmi e mostri assortiti - che attaccano quando sentono l'odore degli errori di grammatica. Fra torri, fossati, un'inquietante biblioteca, corridoi bui, misteriosi rumori notturni, inspiegabili apparizioni e naturalmente un passaggio segreto, l'orrore incombe sugli errori. Con l'aiuto del professor Mangiafuoco, i ragazzi dovranno salvare la pelle districandosi fra i trabocchetti di verbi transitivi, intransitivi, attivi e passivi, di soggetti, predicati e complementi, di pronomi relativi e congiuntivi a rischio, di punti, virgole e perfino punti e virgola, per scoprire poi le regole della fabbrica delle parole e i segreti del vocabolario. Fino al colpo di scena finale. Età di lettura: da 8 anni.
Un giorno la piccola Claire, sottraendosi ai genitori litigiosi, si rifugia nella discarica dietro casa, dove trova uno specchietto rotto dal quale si sente stranamente attratta. È un brutto pezzo di vetro tagliente, ma ha il magico potere di trasformare anche la più squallida realtà in un mondo fiabesco: il cielo bigio nel riflesso diventa azzurro paradiso e la casa di Claire, una modesta villetta di periferia, si trasforma in un castello turrito sormontato da fantastiche conchiglie. Intanto il tempo passa e Claire cresce, sempre accompagnata dal suo specchio magico, in cui può vedere il proprio viso senza l'acne dell'adolescenza, e il padre che abbraccia teneramente la madre al pub. Ma nella realtà il padre sta flirtando con la sua nuova fidanzata, per la quale abbandonerà la famiglia, e il ragazzo di cui Claire è innamorata sta con la sua peggiore nemica. Quello specchio crea solo illusioni e Claire, arrabbiata, sta quasi per buttarlo, quando interviene Peter, un ex compagno delle medie. Ma quando lui la invita a uscire una sera e le dà appuntamento alla discarica, Claire rimane sbigottita: anche Peter ha trovato un pezzo di specchio rotto, che in realtà è il tassello di un puzzle più ampio. Età di lettura: da 11 anni.
Kalle Blomkvist è un grande detective. Non gli manca nulla, dotato come è di acuto spirito d'osservazione, di una lente d'ingrandimento e di una pipa (vuota) che tiene tra i denti per pensare meglio. Il guaio è che vive in una piccola cittadina di provincia e non, come alcuni fortunati, nei bassifondi di Londra o di Chicago, dove gli omicidi e le sparatorie sono all'ordine del giorno. Così, la pigra estate trascorre come quella di tanti ragazzini della sua età: raccomandazioni dei genitori, giochi con i suoi migliori amici, Anders ed Eva-Lotta, che insieme a Kalle formano la banda della Rosa Bianca, in eterna guerra con la banda della Rosa Rossa. Un giorno però arriva a creare scompiglio un ospite inatteso, lo zio Einar. Questo signore, che gira con un grimaldello in tasca e nasconde una pistola sotto il cuscino, non sembra un tipo proprio raccomandabile. Toccherà al grande detective Kalle annusare il pericolo, collegare i dettagli, annotare scrupolosamente gli indizi e arrivare alla soluzione del caso. Sì, Kalle ha un futuro luminoso davanti a sé, a dispetto di suo padre che già lo immagina dietro il bancone della sua drogheria! Glielo dimostrerà l'estate successiva, perché i misteri e i crimini non tarderanno a riemergere dall'apparente calma piatta di quella "tranquilla" cittadina di provincia. Età di lettura: da 10 anni.