Prova indiscutibile della versatilità creativa e comunicativa del Marino, le 'Dicerie sacre' sono uno delle prose più sontuose del Barocco italiano. Prediche senza funzione liturgica, fondate su un'erudizione inusuale, sostenute da un esibito bagaglio di citazioni patristiche, mostrano l'ambizione di Marino di misurarsi con una scrittura impegnata, anche politicamente, e di sperimentare modalità enciclopediche. La prima diceria, incentrata sulla Sindone, è un vero e proprio trattato sulla pittura; la seconda, sulle sette parole di Cristo in croce, mette in relazione le proporzioni armoniche, il microcosmo, la musica e l'armonia delle sfere; la terza associa la sfera celeste all'Ordine sabaudo dei SS Maurizio e Lazaro. Uscite a Torino nella primavera del 1614, conobbero subito una straordinaria fortuna, per poi essere messe da parte fino all'edizione curata da Giovanni Pozzi del 1960. Vengono ora riproposte con un aggiornato commento e una nuova interpretazione, attenta al contesto in cui furono scritte.
Nel quadro del progetto di pubblicare nelle edizioni del Baretti le opere edite e inedite affidato a Santino Caramella da Ada e dai collaboratori più stretti di Piero all'indomani della morte di Gobetti nel 1926, uscirono in quell'anno "Risorgimento senza eroi" e "Paradosso dello spirito russo" e l'anno successivo i due volumi dell'Opera critica. La raccolta di scritti filosofici, di critica artistica, letteraria e teatrale, e di saggi storico-politici, nella sua varietà, scriveva Caramella nell'Avvertenza, avrebbe messo il lettore in rapporto diretto con l'"unità viva e intima" che "viene dalla figura di Piero Gobetti critico e giornalista, polemista e saggista". L'edizione caramelliana fu un lavoro pionieristico che ebbe influenza anche sui criteri adottati nell'ordinamento del lascito gobettiano nella edizione delle opere complete curata da Paolo Spriano negli anni Sessanta. Dagli scritti, qui pubblicati, emerge come la critica culturale gobettiana abbia una sua autonomia e una mediazione complessa rispetto alla dimensione politica, anche se è innegabile la valenza politica dell'insieme della sua attività.
I saggi qui raccolti si soffermano sulla vita religiosa del '500 italiano. Il problema storico che essi indagano è anzitutto quello della forme peculiari assunte al di qua delle Alpi da alcuni dei molteplici fermenti di dissenso ereticale manifestatisi nei decenni che videro il dilagare della Riforma protestante in tutta Europa. Il rinnovamento della fede e della Chiesa da essa promossa sulla base di una profonda revisione (o restaurazione) dei principi essenziali della dottrina cristiana non tardò infatti ad assumere connotazioni diverse nei diversi contesti politici e sociali, a differenziarsi anche dal punto di vista teologico e, nelle regioni in cui ebbe successo e poté radicarsi stabilmente, a dar vita a nuove strutture ecclesiastiche e confessionali, in precoce conflitto tra loro, che segnarono la definitiva frattura dell'unità religiosa dell'Occidente.
Nel quadro del progetto di pubblicare nelle edizioni del Baretti le opere edite e inedite affidato a Santino Caramella da Ada e dai collaboratori più stretti di Piero all'indomani della morte di Gobetti nel 1926, uscirono in quell'anno "Risorgimento senza eroi" e "Paradosso dello spirito russo" e l'anno successivo i due volumi dell'Opera critica. La raccolta di scritti filosofici, di critica artistica, letteraria e teatrale, e di saggi storico-politici, nella sua varietà, scriveva Caramella nell'Avvertenza, avrebbe messo il lettore in rapporto diretto con l'"unità viva e intima" che "viene dalla figura di Piero Gobetti critico e giornalista, polemista e saggista". L'edizione caramelliana fu un lavoro pionieristico che ebbe influenza anche sui criteri adottati nell'ordinamento del lascito gobettiano nella edizione delle opere complete curata da Paolo Spriano negli anni Sessanta. Dagli scritti, qui pubblicati, emerge come la critica culturale gobettiana abbia una sua autonomia e una mediazione complessa rispetto alla dimensione politica, anche se è innegabile la valenza politica dell'insieme della sua attività.
Con la pubblicazione del quarto volume si conclude la raccolta degli scritti di storia della letteratura italiana di Carlo Dionisotti. Il V volume sarà infine dedicato a Subsidia critici ed Indici. Attraverso quest'opera si dà finalmente una definitiva sistemazione all'eredità culturale di uno dei più grandi studiosi del Novecento italiano.
L'edizione degli 'Scritti' di Augusto Campana raccoglie tutti quei lavori approdati alla pubblicazione con paternità dichiarata o sicuramente accertata di Augusto Campana. Alla bibliografia di Michele Feo, che si arresta al 1997, si sono aggiunti tutti gli scritti che hanno visto la luce in seguito, per lo più trascrizioni da nastro di conferenze reperite presso gli enti organizzatori dei relativi convegni, ma anche alcuni inediti i cui dattiloscritti sono stati rinvenuti di recente fra le "Carte Campana" della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini. I testi ristampati rappresentano l'intera opera scritta dello studioso. È difficile assegnare i singoli scritti di Campana ad ambiti disciplinari. Egli stesso amò definirsi, scherzosamente, "uno studioso indisciplinato", intendendo con ciò alludere alla molteplicità di interessi e competenze tecniche che concorrevano a formare la sua singolare figura di 'storico della cultura'. Di conseguenza, non v'è scritto di Campana nel quale si possa ravvisare come esclusiva la pertinenza ad un solo ambito, poiché ogni suo scritto postula le competenze tecniche e i fondamenti metodologici di molte discipline.
L'età moderna sancisce tra le altre cose una frattura, quella tra ambito etico ed ambito estetico: secondo un senso comune diffuso, una vita autenticamente etica si configura di necessità come una vita di rinunce, mentre una vita felice sarebbe una vita che si emancipa quanto possibile da doveri e costrizioni. Eppure non sempre è stato così: in età classica l'ideale di piena fioritura della persona consisteva nella fusione armonica di questi due ambiti e nel loro reciproco richiamarsi: kalokagathìa, la chiamavano i Greci, bellezza e virtù. Nella lectio magistralis di Otfried Höffe, la genealogia di questo ideale viene accuratamente ricostruita con l'indicarci al contempo una concreta opzione filosofica in cui felicità e moralità concorrano insieme a un unico scopo: un'esistenza pienamente riuscita.
In questo volume vengono raccolti alcuni dei suoi più importanti saggi sulla fortuna del grande poeta fiorentino e sull'influenza che ha avuto nella vita culturale europea. Nella stessa collana sono disponibili il I e II volume: I. Approcci a Dante; II. I commentatori, la fortuna di Dante.