La “solitudine del maratoneta” con il sottile e spietato ritratto di una condizione di vita, che rende questo romanzo universale: l’estraneità a se stessi, ai propri bisogni più intimi: la necessità della corsa, come smemoratezza, come anestetico. Emiliano Gucci sa costruire un personaggio che sta tutto “nel vento” e nel vento si lascia misurare dalla memoria, dal dolore, dal conforto.