Nel 1913, una giovane donna danese, Karen Dinesen parte per il Kenia. Li' sposerà Bror Blixen (fratello del suo nobile quanto rozzo ex amante), il quale le ha prospettato la cosa come un affare conveniente per entrambi: lui ci guadagnerà i tanti soldi della famiglia di Karen, lei il titolo nobiliare di Bror e la propria ritrovata onorabilità, gravemente compromessa dall'amante nel paese natio. In Africa, la nuova coppia acquista una fattoria, ma a mandarla avanti ed a tentare di dare un senso a quello strano matrimonio è solo Karen. Bror, infatti, è tutto preso dalla sua indolenza e fatuità, e l'unica cosa che riesce a "dare" alla moglie è una malattia venerea che la costringe a ritornare in Europa per curarsi. Rientrata in Kenia, con il matrimonio ormai fallito, Karen si dedica anima e corpo alla sua fattoria, cercando nello stesso tempo, pur osteggiata dalla comunità bianca del posto, di fare qualcosa per gli indigeni. A sostenerla in questa sua fatica quotidiana è l'amore, ricambiato, per Denys Finch Hatton, da lei conosciuto molto tempo prima, un cacciatore innamorato dell'Africa e della natura. Denys, prima ancora che Bror chieda alla moglie il divorzio per potersi risposare con un'altra ereditiera, va a vivere in casa di Karen, dove fa tappa ad ogni ritorno dai suoi spostamenti. Tra lui e Karen va tutto bene, anche per le mille attenzioni di Denys, salvo che per il fatto che l'uomo non intende sposare Karen, vedendo nel matrimonio un vincolo alla sua libertà e, per lui, inutile. Proprio questo fatto fa decidere Karen a lasciarlo. Ma più tardi, quando la donna perde tutto in un incendio che distrugge tutto il raccolto, lasciandola in balia dei creditori, e Karen sta per ritornare in Europa (dopo essersi umiliata davanti al Governatore inglese per ottenere una terra per i "suoi" indigeni), Denys torna da lei, questa volta deciso a sposarla. Non farà in tempo: proprio mentre parte per il suo ultimo viaggio, precipita con l'aereo con il quale aveva fatto scoprire a Karen l'Africa che lui tanto amava. E l'ultimo atto di Karen, prima di iniziare il viaggio che la riporterà in Danimarca, e quello di seppellire Denys.
A Londra, nell'estate del 1593, Will Shakesperare, giovane autore in forte ascesa nel vivace panorama teatrale della capitale, cade improvvisamente preda di un pericoloso blocco creativo. Non riesce più a trovare la fantasia per cominciare a scrivere un'opera di cui ha concepito finora solo il titolo: "Romeo e Ethel, la figlia del pirata". Impresari e proprietari di teatri lo incalzano, ma lui subisce molto la contemporanea presenza del drammaturgo Christopher Marlowe, considerato il migliore di tutti. La fortuita conoscenza di una misteriosa ragazza gli dà di nuovo slancio e fiducia in se stesso. Scrive il testo che, con qualche suggerimento, viene a mano a mano modificandosi, e, allo stesso tempo, comincia a provarne la messa in scena. La convenzione dell'epoca proibisce alle donne di calcare il palcoscenico. Per il ruolo di Romeo si presenta un giovane, che dopo qualche incertezza, viene accettato. Sotto spoglie maschili, si tratta in realtà di lady Viola, figlia di una nobile famiglia con una grande passione per il teatro. Lady Viola non è altro che la ragazza di cui Will si è innamorato perdutamente. Will corteggia Viola sotto il balcone di casa, e infine sale, e, di nascosto, passano la notte insieme. Sono innamoratissimi, ma lei, per motivi di casata, è destinata a sposare l'insopportabile lord Essex. Mentre le prove vanno avanti, il falso attore viene scoperto e allontanato, il teatro chiuso. La messa in scena riprende in un altro spazio, ma, per la sera della prima, viene improvvisamente a mancare l'attore che interpreta Giulietta. Viola, che è tra il pubblico, scende e ne prende il posto. La commedia viene rappresentata, e il successo è grande. Ma la convenzione è ancora più forte. E nemmeno la regina, che pure ha capito la situazione, vuole spezzarla: Viola sposa Essex e lo segue nelle Americhe. Ma, prima di partire, lascia a Will l'ispirazione per una nuova, affascinante commedia.
I primi, difficili anni di regno di Elisabetta Tudor (1533-1603), figlia (ripudiata) di Enrico VIII e Anna Bolena, che nel 1558 succede sul trono alla sorellastra Maria, rifiuta di sposarsi e, scampata agli attentati, diventa la Regina Vergine, dopo aver eliminato nemici esterni e interni.
Filippo II, re di Spagna e fervente cattolico, è fermamente deciso a detronizzare l'"eretica" Elisabetta I e a incoronare regina d'Inghilterra la cugina Maria Stuarda. Sostenuto dalla Chiesa di Roma e armato di un poderoso esercito il sovrano spagnolo ordisce un complotto ai danni di Elisabetta, che da trent'anni governa gli inglesi con forza e saggezza. Mentre il fondamentalismo di Filippo e dell'Inquisizione minaccia l'Europa protestante, la presenza a corte di Raleigh, un cittadino senza titolo nobiliare con la vocazione per l'esplorazione e per la navigazione su mari perigliosi, indebolisce le salde certezze della regina. Dimenticando il suo ruolo, Elisabetta si scopre vulnerabile e innamorata. Ma la politica estera la reclama. L' "invincibile" Armada di Filippo, centotrenta galere e trentamila uomini, è salpata per l'Inghilterra.
In un epoca nella quale il destino delle donne era deciso dal proprio padre, due sorelle, Mary e Anne Bolena, si innamorano dello stesso uomo, il re Enrico VIII d'Inghilterra. Mentre una si attiene alle regole, l'altra sceglie di seguire una nuova strada. Il re, che fu l'amante della prima delle due sorelle, andò a sposare in seguito la seconda.
Grecia, 1999. La giovane Sophie ha un sogno: conoscere suo padre e farsi condurre all'altare nell'incantevole isola di Kalokairi. Alla vigilia delle sue nozze con Sky ha scoperto il diario segreto della madre, una figlia dei fiori che praticava il sesso e l'amore ieri, una donna indipendente e piena di vita che gestisce un piccolo hotel sul mare di Afrodite oggi. All'insaputa di Donna, Sophie invita a nozze i suoi potenziali padri: un uomo d'affari, un avventuriero e un banchiere impacciato.
Il cielo capovolto mette in risalto la figura di don Primo Mazzolari, pro- tagonista fra i più significativi del mondo cattolico e della vita politica del Novecento che, per il suo “umanesimo in prima linea” rappresenta ancor oggi un luminoso esempio per tutti, al di là di ogni orientamento in campo religioso o politico.
I testi più significativi di don Primo Mazzolari sono qui legati da un filo conduttore ispirato ad un suo libro “Tra l’argine e il bosco” e inseriti in una avvincente narrazione declamata da affermati e noti artisti.
Fiore all’occhiello dell’audiolibro sono le prefazioni di S.E. Mons. Gian- franco ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e del Prof. mino martinazzoli, politico, già Ministro della Repubblica Italiana e profon- do conoscitore e stimatore di Primo Mazzolari. Il prodotto gode dell’apprez- zamento e del sostegno della Fondazione don Primo Mazzolari di Bozzolo.
Elisa, giovane donna in crisi matrimoniale e la sorella Isabel vanno a trovare il padre malato, che non vedono da anni. Il vecchio Don Luis vive isolato in campagna, terrorizzato dall’idea della morte. Elisa decide di rimanergli ac- canto e scopre che sta scrivendo un romanzo-diario in prima persona, ma al femminile; si accorge con sorpresa che nelle pagine del padre, si snoda tutta la sua vita. Quando Don Luis muore, sarà Elisa a, continuare a scrivere il romanzo-diario del padre, nello stesso, identico modo
Storia di un umile frate cappuccino, coraggioso e intrepido missionario nell’Etiopia nel XIX secolo.
Senza ottenere nessun aiuto governativo, Guglielmo Massaia parte da solo fidando nella Divina Provvidenza. Si guadagna l’amicizia del Re Menelik e in breve la sua opera si diffonde per quasi tutto il territorio etiopico. L’ostacola Atanasio, capo della Chiesa Copta che ricorre all’autorità dell’imperatore, Negus Neghesti Il Massaia, per evitare il conflitto, si allontana spontanea- mente, affidando la missione al giovane sacerdote indigeno che egli stesso ha consacrato.
la critica
“Abuna Messias è un film di grandi proporzioni, un film che è senza dubbio il più spettacoloso presentato a questa Mostra”
Il Corriere della Sera, 1 settembre 1939
“Esterni e ambienti, masse e sacerdoti, la corte e il tempio, la tenda e il tugurio, rivelano in ogni istante una veridica solidità che sola potrebbe dare il documentario; e qui poi ancora portata nel tono e nel colore dell’epoca”
La Stampa, 27 ottobre 1939
“Un vero e proprio kolossal del cinema coloniale italiano, prodotto con enorme dispendio di risorse e grandi attese da una nuova casa di produzione legata alla San Paolo Film.”
Una docufiction per conoscere un personaggio trascurato del XX secolo la cui dimensione storica trascende il terribile periodo del suo Pontificato profetizzando il futuro del mondo intero. Le integrazioni di minifiction, con le ricostruzioni epocali, rendono efficace e completo lo sforzo di raccontare e far amare un personaggio importante ma poco conosciuto.