È finita. La fuga è giunta alla sua conclusione. Al sicuro a bordo di una nave che li condurrà in Italia, Shushanig e i suoi quattro figli si lasciano alle spalle le atrocità che hanno sconvolto la loro vita e sterminato i loro cari e tante altre famiglie armene. Quello è il passato, racchiuso e conservato per sempre tra le pagine della Masseria delle allodole.
Ora una nuova storia incalza. Mentre in Italia i figli di Shushanig si adattano dolorosamente a una nuova realtà, Ismene, la lamentatrice greca che tanto ha fatto per strapparli alla morte, cerca di dare corpo all’illusione di salvare altre vite, prendendosi cura degli orfani armeni che vagano nelle strade di Aleppo, ostaggi innocenti di una brutalità che non si può dimenticare. Ma proprio quando nella Piccola Città dove tutto ha avuto inizio qualcuno torna per riprendere quel che gli appartiene, ogni speranza di ricostruire un futuro compromesso cade in frantumi.
La narrazione di Antonia Arslan stupisce per il coraggio di testimoniare fino in fondo le vicende di un popolo condannato all’esilio e per la capacità di dipingere un mondo vivo e pulsante di donne e uomini straordinari. Donne e uomini normali che hanno sofferto senza spezzarsi, attraversando le alte fiamme che, nell’incendio di Smirne, sembravano voler bruciare la speranza di una vita nuova.
Da alcuni anni Candido Cannavò si dedica all'esplorazione di importanti realtà sociali, regalandoci viaggi all'interno di mondi variegati e sfaccettati, come quello delle carceri e dei disabili. Oggi Cannavò dipinge la realtà dei preti da marciapiede, quegli uomini coraggiosi e per molti versi ribelli che hanno scelto di compiere la loro missione sulla strada, tra prostitute, immigrati, tossicodipendenti, o in carcere, in difesa del rispetto per l'individuo e della libertà. Dal milanese don Rigoldi al genovese don Gallo (meglio conosciuto come "il prete no global") ai cappellani di San Vittore e del carcere di Opera: sedici ritratti indimenticabili, sedici personalità controverse che la straordinaria franchezza della prosa di Cannavò ci restituisce in tutta la loro umanità.
Nella nostra epoca ipertecnologica, ogni sapere deve rispondere a precisi e rigorosi criteri, se non vuole essere relegato nell'ambito della non-conoscenza, dell'ideologia, della superstizione. Ma non è sempre stato così. Oggi solitamente contrapposte, scienza e magia hanno in realtà una lunga storia in comune e un'origine condivisa: entrambe affondano le loro radici nella notte dei tempi, nel desiderio dell'uomo di raggiungere una conoscenza approfondita delle leggi della natura, per poterle poi sfruttare a proprio vantaggio. Attraverso numerose citazioni e un'antologia selezionata sulle scienze occulte dall'Antichità al Rinascimento, da Erodoto a Omero, da Apuleio a Paracelso, da Sant'Agostino a Marsilio Ficino, Federico Pastore interroga testi antichi e antichissimi per ricostruire la storia della magia e della sua repressione, i rapporti con l'elaborazione del metodo sperimentale, i legami con la scienza e le teorie sul mondo, per mostrare l'intima vicinanza di due approcci alla realtà che solo di recente hanno separato il loro cammino.
Con "Taglia e cuci" Marjane Satrapi regala ai lettori la rara opportunità di assistere indisturbati a un pomeriggio tra signore: una "lunga seduta di tonificazione del cuore" resa possibile dal vitale e appassionato scambio di pensieri, opinioni, pettegolezzi e confidenze che solo un gruppo affiatato di donne può generare, ovviamente lontano da occhi - maschili - indiscreti. La vita, l'amore, il sesso, il matrimonio: tutto passa al vaglio spietato delle emozioni femminili, tutto è analizzato, confrontato, sezionato con occhio disinibito e vivace; e a chi si chiede se le donne chiacchierino davvero così francamente tra loro di ciò che le riguarda, il libro risponde con un candido, aperto, divertito e divertente sì.
La Berlino di questo libro non conosce confini, né geografici, né storici. Parlano le statue, il Muro, i grattacieli, le stazioni, le vie, le piazze, i morti, i vivi. Parlano Jesse Owens, Vladimir Nabokov, Rosa Luxemburg, Franz Kafka, Marlene Dietrich, le aquile del Terzo Reich e la Madonna del Botticelli. Apre la Dea della Vittoria che stringe la lancia aspirando i profumi del Tiergarten; chiude Albert Einstein, il cui genio sembra scintillare nello sguardo rapido di un ragazzine in bicicletta. Eraldo Affinati scende nei bunker sotterranei, nuota nelle piscine pubbliche, corre in BMW, sorride ai fantasmi, si perde in periferia, ritrova il sentimento italiano nei quadri della Gemäldegalerie e nelle canzoni di Mia Martini. Si rivolge a Marx ed Engels. Ammira gli studenti della Biblioteca Nazionale. Riflette nella Stanza del silenzio. Ci racconta degli Hohenzollern e delle giovani reclute morte sulle alture di Seelow per difendere Hitler. Fa amicizia coi venditori di Kebab. Segue gli ultimi sopravvissuti dei lager. Ascolta i piloti della Luftwaffe, le prostitute dell'Artemis, i calciatori corrotti della Dynamo, le gracchie che volano sugli stabilimenti dismessi della Sprea, perfino le birre tracannate sui banconi delle Kneipen. Alla fine ci consegna il ritratto impossibile di un camaleonte: una città che sembra più vera di quella autentica, ma è fantastica come una leggenda.
Il libro rappresenta la seconda parte del corso di filosofia teoretica tenuto dal prof. Severino all'Università Cà Foscari di Venezia durante l'anno accademico 2000-2001. Se nella prima parte, pubblicata da Rizzoli nel 2007 con il titolo 'L'identità della follia', l'intento era di svelare l'anima dell'Occidente per comprendere a fondo la radice del nostro vivere, in questa seconda parte, che racchiude le ultime 15 lezioni, Severino riflette sul senso del destino.
Da quasi vent'anni Thomas Lynch, studioso di storia dell'arte, coltiva la stessa ossessione: ritrovare la perduta "Madonna del prato" di Giovanni Bellini, l'ultima opera del grande maestro del Rinascimento italiano. Una Madonna diversa da tutte le altre del suo tempo: non c'è un bambino tra le sue braccia, né un Cristo deposto dalla croce. La Madonna del Bellini è sola, ha nello sguardo un'inaudita durezza e un misterioso dolore tra le rughe del volto. Nessuno l'ha mai vista: tutto quello che resta del dipinto è una descrizione del Dürer, che incontrò Bellini a Venezia nell'autunno del 1506, rimanendo straordinariamente colpito da questa enigmatica figura. Ma dopo aver setacciato biblioteche, archivi e collezioni pubbliche e private di mezzo mondo, Lynch è arrivato a un punto di svolta. Si è imbattuto nella collezione di James Roper, nobile inglese vissuto in epoca vittoriana: sua moglie, la contessa veneta Giulia Buccari, gli avrebbe portato in dote alcuni dipinti rinascimentali, tra cui uno del Bellini. Tutto lascia pensare che si tratti proprio della Madonna del prato. È Anna, l'ultima discendente dei Roper, ad accogliere Thomas nella villa di famiglia, un labirintico scrigno di opere e oggetti d'arte. Ma il labirinto più intricato è la mente di Anna: è lei, sensuale e inafferrabile, a guidare Thomas fra i segreti dei suoi antenati, e di quella contessa italiana la cui storia nasconde la chiave per svelare il mistero del dipinto scomparso.
Uscito per la prima volta nel 1979, dopo un lungo periodo di ideologie che avevano negato ogni valore alla coppia, all'innamoramento e ridicolizzato l'esclusività e la gelosia, "Innamoramento e amore" è stato come un lampo che fa improvvisamente vedere una realtà nascosta, e ha avuto un immediato successo con traduzioni in 25 lingue. Criticando le correnti filosofiche e psicologiche dominanti che riducevano l'innamoramento a una rimozione sessuale o a una regressione infantile, il libro lo colloca nel campo dei processi collettivi in cui due individui si ribellano ai loro legami precedenti e danno origine, attraverso l'entusiasmo dello stato nascente, a una nuova comunità: la coppia innamorata, proiettata sul futuro.
Miliardi di anni fa, il mondo era popolato da strani personaggi: un formichiere solitario e altezzoso, una Gi Raffa che non si era mai vista allo specchio, un Cocco Drillo affamato. E poi Go Rilli, Barba Gianni, Tri Chechi... Le storie della preistoria sono le loro storie. A leggerle si capiscono un sacco di cose sugli animali, e anche sugli uomini. Età di lettura: da 10 anni.
Queste tragedie sono in realtà commedie: scenette teatrali in due battute basate sul 'nonsense' e sul paradosso. Achille Campanile mette in luce la pericolosità dei luoghi comuni, scardinandoli dall'interno e dissolvendoli nella loro assurdità. I personaggi che si muovono su questo palcoscenico immaginario, in un'atmosfera di sospensione ossessivamente nutrita di dettagli, hanno una sola battuta a testa per giocare il loro ruolo. Talvolta le stesse note di rappresentazione costituiscono l'intero contenuto della tragedia, come in quella d'apertura, "Una tragedia evitata in tempo", nella quale l'unico protagonista non recita una sola battuta; o in quella di chiusura, "Un dramma inconsistente", il cui solo personaggio è Nessuno, la scena "si svolge in nessun luogo" e Nessuno "tace". Beppe Severgnini, difensore appassionato della lingua italiana, sottolinea come Campanile tratti le parole: "Con delicatezza, infilzandole una a una, come un collezionista di farfalle. In un romanzo si può sbagliare una pagina, in un racconto un paragrafo, in un articolo qualche parola. In una 'Tragedia in due battute' neppure una virgola. Campanile trasforma la precisione stilistica in una vertigine letteraria".