Il volume raccoglie le omelie del fondatore della Piccola Famiglia dell'Annunziata nei suoi quarant'anni di sacerdozio. Sono un documento rivelatore del rapporto di Dossetti con la Scrittura, che lui stesso definiva come rapporto egemonico rispetto a qualsiasi altra parola scritta o ascoltata; in queste omelie, che spaziano dai primi anni settanta agli anni novanta del secolo scorso, è possibile monitorare lo sviluppo continuo del pensiero e del magistero dossettiano e, nello stesso tempo, verificare l'influsso del Vaticano II nella vita e nella liturgia della Chiesa.
Si tratta di racconti ambientati nell'Oriente cristiano, in modo particolare nell'Anatolia e in altri luoghi legati alle memorie cristiane. L'autore - il cappuccino Oriano Granella - a mo' di espediente letterario, li attribuisce a un fantomatico "vecchio pellegrino", vissuto nel secolo XX. Originario dell'Italia, questo devoto pellegrino avrebbe annotato sue esperienze o storie da lui sentite raccontare. I racconti sono diversamente datati. Alcuni rispecchiano un ambiente anni 60; - inizi anni 80; altri sono più antichi. Alcuni hanno un chiaro sfondo storico: riportano fatti reali accaduti al presunto autore o da lui sentiti raccontare da testimoni diretti; altri risentono dell'invenzione popolare e sono, a volte, vere e proprie favole; altri, ancora, riportano vita e situazioni di monaci e monasteri dell'Oriente cristiano.Il libro, con una interessante prefazione di Enzo Bianchi, priore di Bose, è diviso in tre sezioni: Monaci e monasteri, Favole o parabole?, Storie di vita. I racconti sono illustrati da 65 suggestive foto inedite dei luoghi di cui si parla.
Il volume raccoglie testi di Giuseppe Dossetti relativi alla nascita e alla crescita della sua comunità, la "Piccola Famiglia dell'Annunziata". Sono presenti in questo primo volume un testo delle origini, la "Forma communitatis" (1954), la "Piccola Regola" (1955), il "Rito della professione e consacrazione" (1971) e lo Statuto canonico (1986). Inoltre sono presenti alcune relazioni indirizzate agli arcivescovi di Bologna dal 1964 al 1984 e una relazione pronunciata da Dossetti nel corso di un'assemblea capitolare del 1988. Alcune preziose appendici illuminano ulteriormente i testi di questo volume.
L'"Elogio della Follia", dedicato dall'autore a Tommaso Moro, è certamente il più noto e il più letto tra gli scritti di Erasmo; uno dei più grandi libri dell'umanesimo rinascimentale, è opera solo apparentemente facile. In questa edizione sono pubblicate le lettere tra Dorp, Erasmo e Tommaso Moro, raffinate nello stile e puntuali nelle precisazioni, che chiariscono il senso profondo del testo e documentano la vivacità intellettuale e cristiana dell'epoca. Inoltre, è riportato il commento di Listrius, voluto dallo stesso Erasmo per una corretta interpretazione dell'opera, che scatenò una polemica vivace dopo la sua pubblicazione.