In un'epoca in cui la tecnologia sembra invadere anche l'ambito delle relazioni, le tracce della scrittura ci riconsegnano una testimonianza di piena autenticità umana e spirituale. "Scritture profetiche": una collana dove la grafia dell'autore diventa scavo e ispirazione di un ascolto. L'ascolto della Parola, l'ascolto dell'Altro.
Profezia nel senso rigorosamente biblico del termine: interpretare la Paola è interpretare l'oggi. Nelle sue tensioni, nelle sue inquietudini, nelle sue attese, nelle sue speranze. Tra dolore e possibilità di gioia.
Dopo oltre un ventennio di lavori preparatori, Hubert Jedin, studioso di fama internazionale nel campo della storia della chiesa, presentava nel 1949 il primo volume della Storia del concilio di Trento, subito tradotto da Morcelliana e continuamente ristampato. Il volume è diviso in due parti: la prima - Concilio e riforma dal concilio di Basilea al quinto concilio Lateranense - tratta del sec. XV, valorizzando molte fonti inedite; la seconda - Perché così tardi? La storia precedente al concilio di Trento dal 1517 al 1545 - è interamente dedicata alle complesse e appassionanti fasi della "lotta per il concilio" nel primo quarto del sec. XVI, mentre nasce e si consolida la grande scissione religiosa protestante, e delinea una ricca panoramica degli avvenimenti ecclesiastici e delle controversie delle potenze dell'epoca.
La figura umana e il messaggio filosofico di Socrate hanno rappresentato un enigma per gli interpreti. E non soltanto per la mancanza di scritti suoi e per la tradizione su di lui affidata al discepolo Platone, troppo creativo per essere umilmente fedele, ma soprattutto per la poliedricità del personaggio e del filosofo, raccolta in ricca unità solo sotto il sigillo del martirio. L'opera di Guardini va d'un balzo oltre le discussioni filologiche e affronta direttamente i dialoghi platonici, in cui campeggia Socrate nel dramma della sua morte per la causa della verità. Il commento di Guardini è una vivida ricostruzione, continuamente sostenuta dalle citazioni; l'altezza spirituale del lottatore contro gli inganni della sofistica si staglia di contro alla mediocrità etica e all'ottusità intellettuale di molti suoi oppositori e giudici. E tuttavia la vera tragedia d'una dolorosa trasformazione di costume e di mentalità, in cui Socrate fu insieme artefice e vittima, viene sobriamente delineata nei suoi aspri contorni. In queste pagine la continuità di fondo tra Socrate e Platone, anzi il «platonismo» eterno, componente ineliminabile dello spirito europeo, appare con la forza luminosa dell'evidenza.
Nel saggio "Il fenomeno del tragico" (1914), qui per la prima volta tradotto, coevo all'opera maggiore Il formalismo nell'etica e l'etica materiale dei valori, Scheler afferma che l'idea di tragico rappresenta una "categoria etica" prima ancora che estetica. Il fenomeno del tragico diventa comprensibile in riferimento al mondo dei valori e alle diverse relazioni tra di essi. Sopravviene perché si dà un conflitto tra valori ugualmente positivi, quando si assiste alla distruzione di un valore positivo ad opera di un altro valore anch'esso di carattere positivo. Qui la necessità tragica convive allora con l'esperienza umana della libertà, in un paradossale intreccio dove ogni evento tragico, la cosiddetta "catastrofe", avviene nonostante ciascuno abbia compiuto il proprio "dovere" e non sembrerebbe esserci alcuna colpa. Un'originale riflessione sulla tensione, sulla disarmonia che l'uomo riconosce tra il procedere del destino e l'effettivo affermarsi delle sue istanze valoriali.
Ernesto Buonaiuti - prete scomunicato per la sua posizione modernista e personalità rilevante della cultura italiana del Novecento - morì il 20 aprile del 1946; qualche mese prima riuscì a dare alle stampe un'autobiografia (Pellegrino di Roma. La generazione dell'esodo) destinata a orientare le letture postume della sua figura, in positivo e in negativo. Annibale Zambarbieri la lesse nel 1964, in pieno concilio Vaticano II, quando Pellegrino di Roma fu riproposto nel tentativo di stabilire una connessione tra modernismo e rinnovamento conciliare. Quindici anni dopo, il libro che ora si ristampa fu pubblicato da Morcelliana. A proposito restano validi i giudizi formulati dallo storico e sociologo francese Émile Poulat: è un testo tanto «esemplare e scrupoloso», quanto «nuovo e definitivo». Preceduto da una nuova Premessa dell'autore che colloca la ricerca nel contesto in cui nacque, continua a occupare negli studi su Buonaiuti il posto che gli attribuì Poulat: «In una produzione abbondante, è raro trovare un'opera di qualità così alta». (Francesco Mores). Prefazione di Giacomo Martina.
Fenomeno intellettuale che ha segnato profondamente la cultura cattolica tra xvi e xviii secolo, la Seconda Scolastica non è stata soltanto la prosecuzione della tradizione medievale, ma la sua riattualizzazione, in un tempo di nuove sfide: l'Umanesimo, la Riforma, la nuova scienza, il razionalismo. Questo libro non si limita a ripercorrere i grandi nomi - da Suárez a Vázquez, da Báñez a Molina - ma ricostruisce le dinamiche istituzionali e didattiche che hanno dato vita a un intero sistema di pensiero. Università, collegi e conventi diventano il cuore di una storia che intreccia dottrina e prassi, mostrando come la scolastica sia stata insegnata, trasmessa e trasformata in tre grandi fasi: la stagione creativa (1512/1517-1607/1617), il tempo del confronto serrato con scienza e Riforma (1607/1617-1665/1670) e l'epoca della ripetizione e dispersione (1665/1670-1773). L'indagine si apre alla pluralità delle scuole - tomiste, scotiste, bonaventuriane - e agli autori eclettici, senza trascurare il dialogo con pensatori come Erasmo, Galileo, Descartes, Newton, né le questioni al centro della riflessione: analogia, ente di ragione, prove dell'esistenza di Dio, primato di Cristo, Immacolata Concezione, secondo una prospettiva globale che supera i confini nazionali e riconosce alla "seconda scolastica" il suo ruolo nella storia del pensiero moderno. Il volume si conclude con l'analisi della "terza scolastica" (1773-1965), fino alle riformulazioni ottocentesche e novecentesche in chiave neo-tomista promosse dalla Chiesa cattolica dopo l'enciclica Aeterni Patris (1879) e alla stagione critica del Novecento post-conciliare.
A partire dalla fine dell'Ottocento si intensifica in Francia il dibattito sul rapporto tra religione e laicità e si moltiplicano i tentativi di dialogo tra credenti e non credenti su questioni di interesse comune. In questo clima si colloca, a pochi mesi dall'inizio della Prima Guerra Mondiale, l'ultima conferenza di Émile Durkheim, testamento spirituale di un intellettuale che per decenni si è misurato con una dimensione della società dalla quale si sentiva distante eppure profondamente attratto. La religione è tanto universale e costante nella storia dell'umanità da non poter essere soltanto un'illusione. Ben più che un sistema di idee, è un sistema di forze che l'individuo sente in sé per far fronte alle prove e alle difficoltà della vita. Non esiste allora un'interpretazione esclusivamente razionale del sentimento religioso: l'unico modo per comprenderlo davvero è sentirlo così come lo sente il credente.
Che cosa e come vedono gli occhi di coloro che credono? Si crede perché si è visto oppure si vede perché si crede? Con originalità e precisione Rousselot scioglie i nodi e le fatiche nel comporre ed esplorare l'atto di fede nelle sue dimensioni di razionalità e intuizione, libertà e certezza, percezione e decisione. Il saggio "Gli occhi della fede", tradotto in molte lingue, ha ispirato innumerevoli pensatori - da Henri de Lubac, fino a Ratzinger e papa Francesco (enciclica Lumen fidei) - che hanno ripreso la felice metafora della luce della grazia e degli occhi della fede. Un classico della teologia del Novecento che ha influenzato ampiamente la riflessione sulla fede: l'atto di fede emerge nella sua essenza come azione integrale della persona, esperienza di disposizione affettiva e scelta libera trasformate da una relazione d'amore gratuita ed eccedente.
Il libro, primo frutto di un lungo e appassionato confronto di Italo Mancini con il pensiero kantiano, nasce con l'intento da lui stesso espresso di una "iniziazione filosofica" a Kant, che ruota attorno al tema di Dio e della sua conoscenza. Questa limpida introduzione riporta il discorso di Kant a una vivace attualità, che incrocia le questioni della conoscibilità di Dio e del male radicale, del legame tra religione e morale, della tolleranza religiosa. Si delineano il profilo e l'originalità di Mancini filosofo della religione, che attraverso Kant offre un modello di teologia pensante. In Appendice le annotazioni e le sottolineature presenti sulla Bibbia usata da Kant. Introduzione di Andrea Aguti.
Questo libro si rivolge a chiunque abbia fatto esperienza della malattia nell'arco della propria esistenza o a chi ne sia stato in qualche modo coinvolto. Si rivolge, quindi, a tutti. Di qui la domanda stringente dell'essere umano sul perché del dolore, della sofferenza e del male. Con Giobbe, Paolo, ma soprattutto attraverso l'incontro di Gesù con i malati - L'indemoniato di Gerasa, I lebbrosi, L'epilettico indemoniato, La donna guarita, Il buon samaritano, Il paralitico di Cafarnao, Il cieco nato, Maria di Magdala... - gli Autori mostrano che la Bibbia è sempre una risposta sapiente alle domande esistenziali dell'uomo e della donna. Comprendere questi interrogativi è una preziosa indicazione per essere "prossimo" a chi è malato. Di più: è una rivelazione, uno sguardo alternativo sulla realtà umana.
L'autore dialoga con giovani interlocutori sulla fede cristiana, l'adesione alla quale non è data per scontata come sarebbe stato per le generazioni precedenti. Innanzitutto, perché interessarsi alle questioni religiose che confliggono con la verità scientifica? La realtà del male non si concilia con la Provvidenza, l'immagine tradizionale di Dio non favorisce il nostro rapporto con lui e i precetti evangelici appaiono un'utopia. Come si può credere che a ogni uomo si offra la prospettiva di un'altra vita, di una vita eterna? La fede cristiana può essere riscoperta quale bene prezioso e irrinunciabile proprio affrontando i dubbi ricorrenti, oggi ancora più radicali. Dubbi che non devono essere accantonati, ma accolti e affrontati, nella convinzione che, come sosteneva papa Francesco, «i giovani possono essere riconquistati alla fede solo per attrazione».
Tilliette scrive queste pagine - inedite e per la prima volta tradotte - per un corso in Gregoriana del 1981-1982. Un libro che introduce il pensiero di Levinas ricostruendone per temi i principali snodi concettuali, supportando le argomentazioni con numerose citazioni bibliografiche e l'indicazione di debiti o nessi con altri pensatori. Oggetto e suo interprete si stringono in una particolare affinità, che restituisce il vigore e la finezza della parola di Tilliette. Il testo si chiude sul tema della Morte, a sigillo di un dialogo inesauribile.