Spesso definiti come ‘l’epoca della espansione dell’Europa nel mondo’, i secoli della cosiddetta età moderna, dalla fine del Quattrocento alla fine dell’Ottocento, sono stati raccontati come un processo di progressiva, inarrestabile estensione del modello di civiltà europea alle altre parti del pianeta. Oggi, di fronte a rinnovati e non meno sconvolgenti processi di globalizzazione, la ricostruzione storica di quei secoli non può che farsi in maniera profondamente diversa. L’età moderna non è la marcia trionfale dell’Europa, dei suoi Stati, della sue economia, dei suoi valori, ma è il tempo di nascita dello spazio-mondo, attraverso la creazione di una serie di connessioni – politiche, economiche, culturali – che ora assumono una capillarità e una costanza di funzionamento mai possedute in precedenza. È in questi secoli che ciò che accade nei Caraibi o negli stretti delle Molucche rimbalza rapidamente a Londra o a Lisbona, ciò che a Istanbul decide il Sultano piega e spiega il Mediterraneo, così come quello che a Delhi progetta il grande imperatore Moghul si irraggia in uno spazio che va dalla Persia alle coste islamizzate dell’Africa orientale. Una storia che guarda alle connessioni non dimentica né gli spazi più tradizionali, né gli avvenimenti che vi si svolsero, comprendendo, ovviamente, in essi anche quelli dello spazio europeo. Ma le connessioni di una storia globale non seguono la geografia dei continenti e i confini delle nazioni. Li ridiscutono e li rimescolano, cercando di individuare attori e contesti che si fanno protagonisti delle differenti fasi storiche. E, sorprendentemente, questa ricerca, anche per secoli apparentemente lontani, mette allo scoperto geopolitiche che oggi ritroviamo attuali: la storia-mondo, dunque, come storia di lunga durata.
La poesia ellenistica, distendendosi lungo l'arco cronologico che va dalla decandenza della polis all'avvento dell'impero romano, è il grande anello di congiunzione tra le più potenti espressioni della letteratura greca - l'epica, la lirica, la commedia, la tragedia - la cultura latina e, grazie a questa, la tradizione europea. La sfida di adeguare una produzione letteraria matura a un mutato contesto culturale e intellettuale fu affrontata da autori come Menandro, Callimaco, Apollonio Rodio, Teocrito, proponendo un complesso intreccio di contaminazioni, sperimentazioni, innovazioni. Fu una risposta di fronte alla riscoperta dell'individualità e dei sentimenti, alla "privatizzazione" del ruolo dell'artista e del letterato.
Nel Medioevo i poeti e i cavalieri fanno atto di omaggio alla donna, cui dedicano i loro canti e le loro imprese. Ma era proprio così emergente e privilegiata la posizione della donna nel Medioevo? Risponde Georges Duby, confermando ancora una volta la sua straordinaria capacità di divulgare nuove chiavi di lettura di un'epoca conosciuta spesso in termini solo favolistica. Georges Duby (1919-1996) è stato uno dei più grandi storici del Medioevo. Ha insegnato per oltre vent'anni Storia delle società medievali al Collège de France.
"Dahl ci dà una "guida" in grado di spiegare il tasso di democraticità delle singole società e indicarne le possibili evoluzioni." (Antonio Calabrò) Robert A. Dahl, uno dei massimi scienziati della politica, è professore emerito all'Università di Yale. Autore di numerosi testi fondamentali, molti dei quali tradotti in Italia, ha pubblicato, tra l'altro, "Politica e virtù. La teoria democratica nel nuovo secolo" (2001), "Intervista sul pluralismo" e "Quanto è democratica la Costituzione americana?".
Le degenerazioni della democrazia di massa, i processi di burocratizzazione, l'emergenza demagogica di capi carismatici, la selezione delle classi dirigenti. Weber utilizza le più mature categorie del suo pensiero per cogliere la transizione politico-istituzionale che dal Reich guglielmino conduce alla repubblica di Weimar. E le sue intuizioni fanno discutere ancora oggi chiunque voglia seriamente con i nodi più profondi della crisi attuale. Max Weber (Erfurt, 1864- Monaco, 1920) insegnò nelle università di Friburgo, Heidelberg e Vienna.
Che vuol dire essere di destra oggi, qual è la cultura della destra e come si esprime nel nostro tempo davanti ai problemi cruciali creati dalla globalizzazione e dall'immigrazione, dal dominio della tecnica e del mercato, dalla bioetica e dalle nuove famiglie? Ecco le principali domande a cui cerca di rispondere questo saggio che evidenzia alcune contraddizioni: la forbice esistente tra una cultura di destra larga e diffusa e una cultura militante di destra che è invece minoritaria e marginale e il paradosso di una destra che per la sinistra è sempre stata al potere sotto falso nome (liberalismo, fascismo, democrazia cristiana, berlusconismo) e per i suoi sostenitori invece è sempre stata all'opposizione.
Un classico della filosofia moderna, al centro di ogni discussione sulla società civile e sulla morale. Esemplificando con un immaginario alveare, l'autore dimostra che la felicità pubblica di una società mercantile è legata non alla virtù, all'avvedutezza e alla parsimonia dei suoi componenti, ma ai loro vizi, ai loro comportamenti irrazionali e ai loro sprechi. Una delle più profonde interpretazioni filosofiche dell'individualismo moderno.
Stefano Cingolani, condirettore di Ap. Biscom, è stato giornalista del "Corriere della Sera", caposervizio degli esteri, corrispondente da New York e da Parigi.