La nuova globalizzazione interessa il Sud non meno del Nord del mondo. Eppure, in questo dibattito trovano solitamente poco ascolto le voci, anche le più autorevoli, degli intellettuali che provengono dal Sud, i più attenti a cogliere la portata delle trasformazioni e delle strategie di cambiamento in atto. In questo volume, alcuni dei più importanti tra loro hanno accolto l'invito di Marco Zupi ad esprimere punti di vista e prospettive originali sui più importanti temi legati alla globalizzazione, in un'ampia gamma di discipline: economia, politica, sociologia, antropologia e studi culturali.
"L'Europa oggi è ancora da fare e addirittura da pensare. Il passato propone, ma non dispone, il presente è determinato tanto dal caso e dal libero arbitrio quanto dall'eredità del passato. Questo libro mostra le anticipazioni medievali dell'Europa e le forze che le hanno combattute con maggiore o minore vigore per poi sconfiggere questi primi tentativi, in un processo discontinuo dalle alterne vicende. Ma si tenta anche di provare che i secoli tra il IV e il XV sono stati determinanti e che, di tutti i lasciti vitali per l'Europa di oggi e di domani, quello medievale è il più importante". Così Le Goff presenta la sua riflessione sulle unità e le diversità, le idee e le strutture materiali che hanno definito la nascita e l'evoluzione dell'Europa.
La pena di morte è giusta o ingiusta? È utile o inutile? A chi spetta dare risposte a queste domande? A ogni Stato per sé o alla comunità internazionale a nome dell'umanità intera? La questione della pena di morte non divide solo le coscienze ma anche gli Stati: Europa e Stati Uniti, i due volti del mondo occidentale, rappresentano le ali estreme di questo conflitto. Antonio Marchesi, ricercatore di Diritto internazionale, insegna nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Teramo e nella Facoltà di Filosofia dell'Università di Roma. È stato presidente della sezione italiana di Amnesty International e consulente del Segretariato internazionale dell'organizzazione.
Dalle scoperte geografiche e dall'espansione economica del Cinquecento all'età napoleonica: è la periodizzazione di questo volume pensato esplicitamente per la didattica universitaria ma con tutte le possibilità di essere apprezzato anche dal pubblico di libreria. Una trattazione classica della storia moderna arricchita dai risultati più innovativi della ricerca storiografica nel settore della storia sociale e culturale. Renata Ago insegna Storia moderna alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Roma La Sapienza. Vittorio Vidotto insegna Storia contemporanea alla Facoltà di Lettere e Filosofia all'Università di Roma La Sapienza.
Mai come oggi, nell'epoca della globalizzazione e dell'integrazione sopranazionale, la prospettiva storica è indispensabile per comprendere le trasformazioni del ruolo del diritto pubblico e dei soggetti che se ne occupano. Nel volume Lanchester esamina l'attività della dottrina giuspubblicistica italiana, evidenziandone sia le interrelazioni con lo sviluppo ideologico ed istituzionale dello Stato unitario, sia il dibattito metodologico.
Grazie a un'ampia ricognizione degli studi e delle ricerche realizzati a livello internazionale, il volume traccia l'evoluzione storica del fenomeno migratorio per poi soffermarsi sulle sue tendenze contemporanee; presenta le diverse teorie interpretative riguardo alle cause delle migrazioni e ai percorsi d'inserimento nel mercato del lavoro; dedica un approfondimento alle politiche migratorie e all'analisi dei costi/benefici dell'immigrazione per la società di accoglienza.
Una sintesi aggiornata della ricerca e del trattamento dell'ansia a firma di un'autorità indiscussa in questo ambito di studi. Stanley Rachman è professore emerito presso l'University of British Columbia a Vancouver, Canada. I suoi studi hanno fornito valide basi empiriche agli interventi di terapia del comportamento. Tra i suoi principali interessi rientrano i disturbi d'ansia e, in particolare, il disturbo post-traumatico da stress e i comportamenti ossessivo-compulsivi.
Il Novecento ha permesso di superare una visione rigida e ristretta dei rapporti fra teatro e letteratura, riassumibile in buona sostanza nella formula: il teatro consiste (esclusivamente) nella rappresentazione di testi drammatici. La vera e propria "esplosione" a cui la contemporaneità ha sottoposto questi rapporti ha permesso di svelare la ricchezza delle relazioni esistenti fra questi due campi dell'arte e dell'immaginario, agendo retroattivamente anche sulla loro comprensione storica. Il presente volume si situa nello spazio letterario del teatro, o meglio, è dentro quello spazio che abitano gli "oggetti" di cui parla: testi drammatici ma anche, e soprattutto, trattati, saggi critici, teorie, racconti e romanzi, memorie e autobiografie.
Il Giappone rappresenta una realtà così culturalmente distante dal mondo occidentale da sfidare le nostre categorie interpretative. Fa parte di un contesto geografico che l'Occidente ha a lungo designato come Estremo Oriente, ovvero l'Oriente più remoto dall'Europa. Tuttora, nonostante il progressivo avvicinamento, risulta difficile comprendere come tradizioni molto radicate riescano a convivere con la modernità ipertecnologica. Queste difficoltà risiedono molto spesso più nei limiti culturali e psicologici dell'osservatore occidentale, che nella complessità delle vicende. Questa storia del Giappone cerca di chiarire modelli culturali e comportamenti sociali fondati su un sistema di valori poco noto, ma non per questo indecifrabile.
Parlare di "democrazia ecologica" significa discutere dell'esigenza di ricondurre all'ambito politico scelte e decisioni di natura tecnica che comportano rischi concreti per l'ambiente. Il volume analizza i presupposti teorici del liberalismo attuale e le difficoltà delle sue istituzioni ad affrontare le conseguenze del progresso tecnologico. Daniele Ungaro è professore associato di Sociologia politica all'Università di Teramo e professore incaricato all'Università di Trieste. Tra le sue pubblicazioni principali: "La transizione italiana. Analisi e interpretazioni sociologiche", "Localismo come cultura politica", "Capire la società contemporanea", "Il rischio ambientale", "Le nuove frontiere della sociologia politica".
Un saggio che definisce il concetto di "comunità", ne ricostruisce la storia e ne valuta l'incidenza nella discussione filosofica e politica dell'ultimo decennio. Le grandi correnti ideologiche a partire dalla Rivoluzione francese, comunismo e conservatorismo, cattolicesimo e socialismo, sono tutte multiformi manifestazioni di una concezione "comunitarista" del mondo. L'aspirazione a conservare o a creare strutture comunitarie attraversa la storia del pensiero politico e sociologico, accomunando in epoche diverse rivoluzionari e conservatori, nazionalisti e anarchici, marxisti e cattolici. Spaziando dai romantici tedeschi agli slavofili, da Proudhon a Marx al nazismo, questo testo espone le molteplici e contradditorie radici teoriche del comunitarismo.
Sentito da molti come un dovere morale, vissuto talvolta come una fede religiosa, diffuso in dosi massicce da mezzi d'informazione e intellettuali che "fanno opinione", a sinistra come a destra, il culto acritico di tutto ciò che è legato agli Stati Uniti d'America sta invadendo il mondo e imponendo un nuovo tabù. L'accusa di antiamericanismo si è trasformata nell'espediente più efficace per liquidare le obiezioni di un interlocutore ed escluderlo dai circuiti comunicativi pubblici. Questo libro individua e passa al vaglio della riflessione critica le forme di questa nuova ideologia.