Nazionalista e rivoluzionario, antiliberale e antimarxista, imperialista e razzista: il fascismo è stato il primo esperimento totalitario attuato nell'Europa occidentale da un partito milizia, proteso ad annientare i diritti dell'uomo e del cittadino, per creare una "nuova civiltà", fondata sulla militarizzazione della politica, sulla sacralizzazione dello Stato e sul primato assoluto della nazione come comunità etnicamente omogenea. Questa è, in sintesi, l'interpretazione del fenomeno fascista esposta in questo saggio da Emilio Gentile.
Hera è gelosa, Afrodite si innamora, Ares è ferito, Atena ordisce vendette: gli dei greci hanno una vita quotidiana, le loro giornate sono assolate, le loro notti scure come le nostre. Hanno una residenza (l'Olimpo), hanno un corpo, si lavano e si profumano, dormono e si svegliano, viaggiano, si riuniscono a banchetto, si nutrono di ambrosia. Ma, soprattutto, sono vittime come noi delle passioni: desiderano e si innamorano, si arrabbiano e si impietosiscono, pilotano a loro arbitrio le vicende terrene. Nonostante la severa signoria di Zeus, la loro società gerarchizzata è spesso sconvolta da dissapori e rivalità. Gli autori raccontano la vita di questi dei-uomini.
Osservata attraverso dieci figure esemplari - il povero, il contadino, il soldato, l'insegnante, la donna, l'uomo d'affari, il vescovo, il funzionario, l'imperatore, l'uomo santo - la civiltà bizantina si delinea come un universo di tradizione e di individualismo. Esasperata nel conformismo degli atteggiamenti mentali e delle azioni, nell'assolutismo del potere imperiale, la tradizione si configura infatti come l'unico rifugio di un mondo che avverte dolorosamente la precarietà. A Bisanzio - diversamente che in Occidente - la crisi del mondo antico lascia l'individuo solo di fronte a Dio, all'imperatore, al potere. Solo il santo, che ha instaurato un rapporto privilegiato con Dio, conquista la certezza della salvezza eterna.
Non esiste 'l'uomo di natura'. Esiste solo l'uomo quale si forma attraverso la mediazione delle istituzioni con cui entra quotidianamente, inevitabilmente in contatto. Un maestro della scienza giuridica analizza la rete di rapporti istituzionali, spontanei e artificiali, materiali e normativi, entro la quale siamo collocati e che strutturala nostra vita sociale.
Questo breve libro si presenta come una costellazione unitaria di alcuni temi di fondo. Innanzi tutto vi si affronta l'enigma della percezione: le immagini che essa produce sono internamente mobili e sono capaci di interpretare gli oggetti. Pur non essendo ancora linguaggio, esse sono focalizzate su oggetti determinati, ricomprendendone l'intero contesto fino ai limiti dell'indeterminato. Ci si occupa poi del linguaggio in quanto la percezione è ad esso correlata e gli offre i precedenti indispensabili per una significazione. Infine si distingue l'immagine dalla figura, spesso confusa con quella.
Lorenzo Braccasi insegna Storia greca nell'Università di Padova. Si è impegnato su tre fronti della ricerca storica: colonizzazione greca,ideologia e propaganda nel mondo antico, eredità dell'antico.
Una guida ai diversi elementi e alle diverse interpretazioni che caratterizzano il rapporto tra linguaggio e dinamica sociale. Partendo da una breve analisi storica, il volume analizza la relazione reciproca che lega la costruzione linguistica della realtà e delle rappresentazioni sociali, delle identità individuali e collettive, delle relazioni e delle interazioni che gli attori stabiliscono tra loro. Ne emerge con evidenza come il linguaggio possa diventare un nuovo fondamento della razionalità e dell'etica.
Giuseppe Tucci (1894-1984), scrittore, archeologo, antropologo, viaggiatore, ha insegnato Filosofia e religione dell'Asia centrale e orientale presso l'Università di Roma La Sapienza. Il volume prende in esame, dopo la presentazione della principali tradizioni filosofiche dalle origini ai giorni nostri, i temi e i problemi più rilevanti della tradizione indiana nel corso di cinquemila anni: la questione della conoscenza, l'analisi dell'Io, del tempo e dello spazio, il rapporto con il divino, l'esperienza estetica.
Renato Scognamiglio, professore emerito di Diritto del lavoro presso l'Università La Sapienza di Roma, è accademico dei Lincei e Presidente dell'A.I.D.LA.S.S. Ha pubblicato, sul diritto civile, le monografie "Contributo alla teoria del negozio giuridico, Il diritto di accrescimento nelle successioni, I contratti in generale" e, sul diritto del lavoro, "Il diritto del lavoro: parte generale, Il diritto del lavoro nella Costituzione e Diritto del lavoro", che costituiscono fondamentali contributi allo studio delle materie trattate. È autore anche di numerosi scritti minori sul diritto civile e sul diritto del lavoro raccolti nel 1994 in due volumi.