Capitale un tempo di uno sterminato impero, durante il Medioevo Roma smarrisce, insieme al ruolo di unica e incontrastata potenza mondiale, la forza e la bellezza che le erano proprie. Nel vuoto d'autorità seguito al crollo dell'impero, il papato si impone come nuovo punto di riferimento e Roma diventa la capitale della cristianità. Nel racconto di autorevoli studiosi, l'alternarsi di crisi ed espansione che cesellò la particolare fisionomia della Roma medievale: lo strapotere dell'aristocrazia, la crescita demografica e urbanistica, il primo giubileo nel Trecento, la decadenza culminata nel trasferimento della sede pontificia ad Avignone, il ritorno del papato che avrebbe fatto di Roma il teatro delle sue nuove ambizioni.
Rincorrendo la massa stracciata dei senzatetto che vivevano di mille espedienti o i nobili ricchi di ville e palazzi, l'autrice analizza cosa voleva dire avere una dimora o esserne privi, cosa significava mettere su casa, che rapporto c'era tra casa e famiglia. Poi la curiosità si spinge oltre la soglia delle abitazioni permettendo di scoprire chi preparava il cibo e cosa si mangiava, come si è trasformata la dieta e come si stava a tavola, come ci si riparava dal freddo e ci si faceva belli.
La guerra del Golfo, il Kossovo, l'Intifada, il conflitto arabo-israeliano, l'Afghanistan, l'Iraq. Ci sono ragioni per combattere con giustizia? Ci sono atti di aggressione e di crudeltà a cui abbiamo il dovere di opporci? L'uso della forza militare per fermare i massacri in Rwanda sarebbe stato, ad esempio, un caso di guerra giusta? Secondo l'autore, la guerra può essere in alcuni casi giustificabile, ma la sua condotta deve essere assoggettata alla critica morale. Walzer discute un tema moralmente ambiguo e complesso per affermare che della teoria della "giusta guerra" abbiamo bisogno, poiché essa consente di affrontare azioni eticamente problematiche, restringendone le occasioni e regolandone la condotta.
"... a un figlio - beh, veramente a tre: Lidia, Fabio e Adrian, nell'ordine. Ricordi, Adrian, quando eri a scuola e ti chiedevano cosa faceva tuo padre? Tu farfugliavi: economista, giornalista... economista giornalista... giornalista... economista... giornalista economico... Ma, alla fine, capivano quello che faccio? No, rispondevi. Ma almeno tu lo capisci? Veramente neanch'io, confessavi. Questa mi sembra già una ragione sufficiente per scrivervi un libro..." (Fabrizio Galimberti)
Il risultato di un processo di sviluppo, ovvero l'emergere di un individuo adulto, con le sue caratteristiche le capacità specifiche, dipende da una complessa interazione fra la specificazione genetica e l'esperienza. Questo volume riunisce le conoscenze relative ai diversi livelli di analisi dell'argomento, dalla formazione dei circuiti neurali agli esempi di maturazione funzionale del sistema nervoso, al ruolo dell'ambiente e dell'esperienza.
Qual è la relazione tra competenza linguistica ed efficacia comunicativa? Qual è la natura linguistica del pregiudizio interculturale? È possibile essere biculturali, oltre che bilingui? Quali elementi pragmatici della seconda lingua insegnare in classe e con quale metodo? Se l'apprendimento linguistico è un compito soprattutto cognitivo, imparare a vivere linguisticamente un'altra cultura - dunque usarne la lingua in modo efficace e appropriato - è un processo prevalentemente affettivo. In questo libro, un quadro concettuale, chiaro e articolato, delle problematiche relative alla comunicazione, al fraintendimento e al pregiudizio interculturali e alle competenze linguistiche coinvolte in questi importanti e delicati fenomeni.
In questa monografia critica su Rem Koolhaas, progetti ed edifici vengono presentati attraverso una interpretazione che orienta il lettore alla comprensione dei processi creativi dell'architettura contemporanea. Le opere sono esaminate secondo un ordine cronologico e tematico che ripercorre l'intera carriera di Koolhaas dalla formazione, nel contesto culturale delle neo-avanguardie della fine degli anni Sessanta, fino agli ultimi cantieri a Porto, Seoul e Pechino. Le singole opere vengono analizzate dalla concezione alla costruzione, con particolare attenzione alle ragioni tecniche e concettuali della scelta dei materiali e della configurazione delle strutture.
"Accanto alla Trieste austroungarica è sempre esistita un'altra Trieste. Accanto alla città dei caffè letterari, della composta amicizia di Svevo e Joyce, c'è sempre stata un'altra città, morbida, disinvolta, picaresca, dai connotati quasi carioca. C'è un edonismo antico, morale, nei triestini. E anche un vitalismo moderno un po' easy-golng, alla californiana. Trieste è una città meridionale, la città più meridionale dell'Europa del Nord." A spasso per vicoli e piazzette, lungo gradinate a picco sui mare, bighellonando nella bora che spezza il fiato e pulisce l'aria: quindici itinerari narrativi svelano e ricompongono il puzzle affettivo e affettuoso di una Trieste ricolma di storia, curiosità, contraddizioni.
"La vita ci è stata data per servire - diceva Galante Garrone - per mostrarci solidali con l'umanità intera battendoci, pur nel nostro piccolo, per gli ideali eterni di giustizia, di libertà, di pace, di progresso." Era questa la morale laica di un uomo che credeva fermamente che lo Stato siamo noi, e che lo ha servito con coerenza prima come magistrato, poi come giurista e storico all'università, scrivendo libri e intervenendo sulla stampa per quasi mezzo secolo, lavorando per un Paese migliore. Attraverso la biografia di Galante Garrone, ripercorriamo le fasi più tormentate della storia italiana del Novecento e le grandi discussioni connesse.
Un saggio lucido, polemico, chiaro, sulle ragioni della nostra Costituzione, sulla sua distorta applicazione, sui dibattiti antichi e recenti in merito alla riforma, sull'ultimo disastroso progetto di stravolgerla. Michele Ainis insegna Istituzioni di diritto pubblico nell'Università di Teramo. Oltre all'impegno accademico, svolge un'intensa attivita di edirorialista.
L'accesso al vero della mente finita. Una storia delle risposte che i filosofi dell'età medievale e moderna hanno dato alle domande sui confini e sul fondamento della conoscenza. Emanuela Scrivano insegna Storia della filosofia nell'Università di Siena.
Contro, o meglio fuori dei grandi modelli classici - liberalismo e marxismo innanzitutto - ma anche diversamente dai paradigmi influenti di Carl Schmitt e di Hannah Arendt, l'ipotesi qui messa in campo, sulle orme di Foucault, propone una lettura discontinua e reversibile dei passaggi che nel corso di almeno due secoli hanno caratterizzato la relazione, complessa e contraddittoria, tra economia, politica e vita. (Dalla Prefazione di Roberto Esposito)