Fino ad anni recenti, alcune prospettive teoriche ampiamente diffuse vedevano come prossima e inevitabile la scomparsa delle religioni, in particolare delle piccole religioni dei popoli nativi, travolte e inglobate dalla modernità. Come molte altre profezie in voga nelle scienze sociali, anche questa non si è realizzata. Anzi, nonostante i complessi e travolgenti fenomeni di globalizzazione e trasformazione socioeconomica, le esigenze di differenziazione, autonomia e contrapposizione si sono moltiplicate nel mondo contemporaneo, utilizzando spesso la pratica e la professione religiosa come forma espressiva privilegiata. Osservare questi fenomeni religiosi, definirne la natura, la durata nel tempo, la capacità di adattamento e trasformazione e, al tempo stesso, la tendenza endogena alla conservazione del passato, permette un approccio più aperto alla pluralità dei fenomeni religiosi che caratterizza il mondo contemporaneo. Enrico Comba approfondisce in queste pagine un aspetto minoritario e di solito trascurato dagli studi sulle religioni, spesso focalizzati esclusivamente sulle grandi religioni monoteistiche.
È il problema che passa nella testa di ogni visitatore di musei e gallerie, che appassiona gli amanti dell'arte e tormenta i filosofi: che cos'è mai un'opera d'arte, se oggi persino una scatola di detersivo può esserlo? Nel rispondere a questa domanda, Arthur Danto compie uno straordinario tour de force attraverso l'espressionismo astratto e la Pop Art, l'arte concettuale e il minimalismo, i racconti di Borges e i quadri di Brueghel, le poesie di Auden e i grandi nomi della filosofia analitica e continentale, costruendo quella che è diventata una pietra miliare della filosofia dell'arte e un punto di riferimento imprescindibile per la critica d'arte contemporanea.
Nel 1944 a Dhaka, nel Bengala che ancora faceva parte dell'India, un bambino di 11 anni vide arrivare nel giardino di casa un uomo gravemente ferito che implorava un sorso d'acqua. Colpevole solo d'essere musulmano, era stato linciato per strada da alcuni indù. Amartya Sen, il bambino della mia storia, non ha mai dimenticato quell'episodio. Da allora il futuro premio Nobel per l'economia ha imparato a diffidare di quelle categorie collettive - religione, razza, nazione, lingua - che hanno la pretesa di definire in maniera irrevocabile che cosa sia un individuo e di vedere in questa "minimizzazione dell'essere umano" - come lui la chiama - un seme di brutalità e di violenza. "E l'uomo dov'era?" dice un verso del Canto Generale di Neruda. È la domanda che sembra porsi Amartya Sen in ciascuna delle pagine di questo libro. (Mario Vargas Llosa)
L'archeozoologia studia le popolazioni animali che hanno avuto parte nelle attività economiche, rituali e sociali delle comunità umane, dalla preistoria al passato recente. Dall'esame di reperti di derivazione animale, come pelle, ossa o corna, l'archeozoologia ricava informazioni sulle metodologie di caccia, la domesticazione degli animali, l'allevamento, l'agricoltura, i trasporti, la lavorazione dei prodotti di origine animale, i riti funerari, sacrificali e le attività di culto, l'utilizzo degli animali in guerra, per compagnia o difesa, il loro legame con il prestigio sociale.
Anche la filosofia si interroga sull'amore, collocando questo tema al centro di una concezione del mondo, della natura, della vita. I tre "Dialoghi d'amore" di Leone Ebreo, pseudonimo di Jehudah Abrabanel, scritti presumibilmente all'inizio del Cinquecento e usciti postumi nel 1535, rappresentano uno dei testi fondamentali della filosofia d'amore del Rinascimento italiano. L'autore, discendente da una illustre famiglia portoghese giunta in Italia per le persecuzioni antisemite in Spagna e Portogallo, è un'affascinante e per molti versi misteriosa figura di letterato e medico, oltre che filosofo. In quest'opera, che con le sue numerose edizioni e traduzioni ha avuto una grande diffusione e influenza nel corso Cinquecento europeo, egli compie una sintesi tra la tradizione platonica, l'aristotelismo arabo, la cultura ebraica, l'esegesi biblica.
L'archeologia è una disciplina ma anche una forma mentale, un modo di guardare la realtà che assegna forma materiale alla nostra "durata" nel tempo. L'archeologo tenta di ricomporre un puzzle infinito i cui tasselli sono parte del flusso ininterrotto della storia, dalla preistoria alla modernità. Il suo lavoro si fonda, innanzitutto, sull'interpretazione delle fonti materiali e su un approccio di tipo visivo. Per stimolare e sviluppare questa attitudine alla valutazione visuale, il volume si avvale di un ricco apparato illustrativo che accompagna la trattazione sistematica e ragionata di teorie, tecniche e strumenti della disciplina. Daniele Manacorda segue in queste pagine il filo di un lungo ragionamento che si dipana intorno a una "metafora biologica", aiutando il lettore ad accostarsi alle fonti archeologiche attraverso i concetti di nascita, vita, morte e rinascita. Il libro si sofferma poi sull'approfondimento di tematiche specifiche quali l'archeologia storica, il concetto di "perduto", il rapporto tra materialità, testualità e oralità, tra originale e copia.
Dire che la nostra società è definita e plasmata dai consumi non è un'affermazione sorprendente. Lo diventa quando si sostiene che le pratiche del consumo hanno influenzato la struttura sociale e politica del nostro paese sin dalle sue origini unitarie, ben prima che si cominciasse a parlare della cosiddetta "società dei consumi". Questo volume mostra come, dalla lotta contro la povertà dei primi governi liberali dell'Italia unita alla creazione, voluta dal fascismo, di un consumo nazionale autarchico, per arrivare fino all'oggi con le politiche del welfare e i movimenti del consumo critico, il fattore consumistico abbia giocato un ruolo fondamentale nella definizione della nostra fisionomia di nazione e negli orientamenti delle diverse politiche di governo. Emanuela Scarpellini conduce un'inchiesta sull'evoluzione storica delle abitudini d'acquisto degli italiani, attingendo ai risultati delle più recenti ricerche economiche, antropologiche e sociologiche in materia ma anche dalla letteratura e dall'arte. Particolare attenzione è dedicata al mondo e ai luoghi del commercio, colti nel loro sviluppo storico e architettonico che modifica profondamente il paesaggio urbano: dai negozi alle fiere di paese, fino ai grandi magazzini, ai supermercati "americani", ai centri commerciali e agli outlet dei nostri giorni.
Parlare, scrivere, leggere, pensare. Sono attività per lo più istintive e inconsapevoli, che sottendono tuttavia fenomeni di elevata complessità. Il principale problema di chi si avvicina al linguaggio con l'intenzione di analizzarlo è proprio quello di liberarsi da questo eccesso di consuetudine e riuscire nell'impresa di osservare le cose familiari come fossero nuove. Gli interrogativi in cui ci si imbatte, nel corso di questa esperienza, sono numerosi. Come si classificano le lingue storiche? Come variano? Quali sono i metodi di analisi? Questo volume, dopo aver introdotto i principali problemi relativi allo studio della lingua, prende in esame l'uso della lingua nelle sue varie componenti, secondo un approccio che tiene conto del contesto, del "far cose con le parole" e delle strategie dell'interazione verbale.
Hegel arriva a Jena nel 1801. Non è che un giovanotto di belle speranze, un trentunenne con qualche inedito nel cassetto e nessuna pubblicazione alle spalle. Quando ripartirà da quella città, nel 1807, sarà invece il celebrato autore della "Fenomenologia dello spirito". È in questa manciata di anni, dunque, che Hegel diventa Hegel; non serve altro per comprendere l'importanza nevralgica che gli scritti del periodo di Jena hanno nello sviluppo del suo pensiero. La "Filosofia dello spirito jenese" raggruppa frammenti di testo venuti alla luce in epoca relativamente recente, tra il 1931 e il 1932. Si tratta di manoscritti redatti da Hegel per uso personale e che, proprio in virtù di questa natura diaristica e autoreferenziale, riescono a introdurre il lettore dentro il "laboratorio" del filosofo, in quel luogo dove sembra che egli riesca a "guardarsi pensare".
L'architettura del Rinascimento nasce a Firenze nel primo '400, si diffonde in Europa nel '500 e poi in tutto il mondo dove arriva l'espansione dei popoli europei. Entra in crisi alla metà del '700, quando è criticata dalla nuova cultura razionale che prepara il ciclo dell'architettura moderna. In queste pagine Leonardo Benevolo ne dà un resoconto completo, illustrando anche il rapporto tra architettura e altre forme culturali del tempo, in particolare la grande avventura delle arti figurative da Mantegna a Michelangelo, a Rembrandt.
L'Illuminismo in Italia, in una sintesi storica di vasto respiro che dà conto sia della cultura e delle riforme nel secolo dei Lumi sia dei migliori risultati della ricerca. L'opera si articola in sei parti. La prima, costruita sul terreno della demografia e della storia economica e sociale, considera l'intero secolo XVIII. La seconda, che si concentra sul pensiero politico, intellettuale e religioso, racconta gli echi italiani della crisi della coscienza europea, fino alla metà del secolo. La terza e la quarta, organizzate in un arco cronologico che giunge alla crisi dell'Antico Regime, illustrano le politiche e i modelli di riforma. La quinta completa il discorso sull'Illuminismo maturo attraverso un'analisi del pensiero politico ed economico. La sesta parte sposta il fuoco sul metodo storiografico e si occupa di come gli storici hanno ricostruito e interpretato il diciottesimo secolo italiano, dal Romanticismo a oggi.
Piero, il giurista liberal-socialista che era stato amico dei fratelli Rosselli e che battezzerà la Costituzione repubblicana. Franco, il gappista che aveva comandato il gruppo di fuoco di via Rasella e che diventerà uno dei massimi dirigenti del Pci. Sembra una storia ispirata alla continuità dei sentimenti e delle memorie, tra generazioni diverse, all'interno di una delle grandi famiglie che ha "fatto" l'Italia nel Novecento. Invece è una storia di incomprensioni, lacerazioni, sofferenze. Le vicende e i tormenti di quel padre e di quel figlio, che avevano ispirato alcune delle più belle pagine di storia scritte da Alessandro Galante Garrone, riflettono una vicenda più vasta: la resa dei conti tra due generazioni di italiani che la guerra e la Resistenza avevano collocato all'interno di uno stesso campo - l'antifascismo - ma quasi ai confini, psicologicamente, politicamente, esistenzialmente lontani gli uni dagli altri. In mezzo, una donna: Maria Teresa Regard, la ragazza dei Gap che Franco conosce nel vivo della lotta e che segnerà l'occasione della definitiva emancipazione.