«E tutto si era svolto in quella trama di strade squadrate e regolari nelle quali, in certi pomeriggi deserti d’estate, quando c’era il maestrale, e l’aria era nitida, ogni angolo sembrava il punto di fuga verso un infinito pieno di promesse.»Rivedersi dopo oltre vent’anni con amici che non hai più cercato. Di giorno basterebbero pochi minuti per un saluto di circostanza, ma di notte è un’altra cosa. Di notte Bari può catturare e trasformarsi in un irreale cinema della memoria. Dove presente e passato, ricordi e invenzione si confondono, e l’età da cui le illusioni fuggono può ancora sfiorare il tempo in cui tutto era possibile.
Il 28 dicembre 1908, un terremoto di immani proporzioni colpisce Reggio Calabria, Messina e i paesi del circondario. È la più grave catastrofe che il neonato Stato italiano si trovi ad affrontare e il suo impatto sulla pubblica opinione è straordinario quanto inatteso. "Non furono soltanto le brutali dimensioni della calamità a colpire gli italiani, ma anche il fatto che essa portò alla luce alcune delle inquietudini più profonde della società. Il luogo del disastro subì un sovraccarico semiotico: sotto lo sguardo inorridito di un pubblico nazionale ogni scena diventò un simbolo, ogni aneddoto l'involucro di una verità più ampia. Si innescò un movimento di compassione e solidarietà patriottiche di proporzioni mai viste in un paese dove la debolezza del sentimento di identità nazionale è un luogo comune. Gli italiani, come si diceva e si dice ancora spesso, non si sentivano molto italiani: la loro identità era basata sulla località geografica di appartenenza, sulla famiglia, sulla politica o sulla religione, più che sulla nazione. Eppure volontari da tutto il paese si misero in viaggio per dare una mano. Quotidiani e riviste parlarono del disastro fino alla saturazione. Comitati civici spuntarono come funghi per raccogliere fondi. A Roma si tennero i 'plebisciti del dolore': i cittadini deponevano le donazioni in 'urne elettorali' avvolte nel tricolore, che rievocavano i plebisciti che avevano ratificato l'unità."
Il Novecento, un secolo che si apre col trauma originario della Grande Guerra e si chiude con le trasformazioni seguite alla caduta del muro di Berlino. È la periodizzazione di questo volume, che in questa edizione si spinge fino ad analizzare gli ultimi eventi dei nostri giorni, come ad esempio la guerra in Iraq.
La Shoa è l'apice di una lunga storia di discriminazione e persecuzione che, alla fine del XIX secolo, raggiunge un cruciale punto di svolta: per l'Europa lacerata da crisi e tensioni l'antisemitismo svolge la funzione di perfetta "soluzione politica" di comodo o, se si preferisce, di individuazione di un naturale capro espiatorio. Questo volume analizza la genesi e il funzionamento della retorica antisemita nell'Europa moderna e contemporanea. Levis Sullam descrive il formarsi nel tempo di un "archivio" antiebraico di luoghi discorsivi e concettuali, di miti e di simboli periodicarnente riattivati e interpretati a seconda dei contesti storici, sino al definitivo passaggio con l'avvento di nazismo e fascismo - dal piano ideologico a quello politico di persecuzione e sterminio. L'analisi si concentra particolarmente sugli sviluppi che vanno dall'antigiudaismo religioso alle ideologie antiebraiche nella modernità: da Voltaire a Marx, dall'antisemitismo francese dell'affare Dreyfus al caso internazionale del noto falso dei Protocol dei Savi Anziani di Sion, fino ai tragici esiti della "soluzione finale". La questione ebraica d'altra parte ancora oggi non può dirsi conclusa e continua a costituire per l'Occidente una efficace metafora di autorappresentazione.
La trasmissione di informazioni tra élite politiche, mass media e pubblico segue ormai le logiche di mercato di qualunque altro bene commerciale. La politica fa ampio ricorso a sondaggisti ed esperti, pronti a metterne in scena l'ormai permanente spettacolarizzazione. Più informato di un tempo, ma trasformato in target da sollecitare all'acquisto e bersagliato da informazioni troppo 'specializzate' e spesso parziali, quanto margine di reale partecipazione democratica resta al cittadino-consumatore di oggi?
Nato a Londra nel 1925, fellow della British Academy, professore emerito della Oxford Universìty, Sir Michael Dummett è fra i maggiori filosofi della sua generazione. Questo volume offre un agile profilo della sua densa riflessione filosofica. II primo capitolo illustra come egli elabori, attraverso la riscoperta della logica di Gottlob Frege, un originale programma di pensiero centrato sulla questione analitica, ossia sulla comprensione del linguaggio. Il secondo e terzo capitolo ricostruiscono l'itinerario riflessivo che, alla fine degli anni Cinquanta, vede Dummett occuparsi di metafisica. Il quarto capitolo descrive l'indagine generale sulle teorie del significato articolata pienamente da Dummett negli anni Settanta, che lega indissolubilmente la riflessione sul significato a quella sulla nozione di verità. Dummett contrappone due famiglie di teorie del significato: realiste e antirealiste. Al realismo egli rivolge serie obiezioni, esposte nel quinto capitolo. L'alternativa antirealista viene approfondita nel sesto capitolo. Il settimo è dedicato al problema della realtà del tempo, che ha impegnato il filosofo per decenni conducendolo a una svolta negli anni Novanta. L'ottavo capitolo riassume le tesi di Dummett sui rapporti fra filosofia, scienza e religione.
In Grecia la verità ha lo stesso ruolo che nei nostro sistema di pensiero? Copre il medesimo contenuto semantico? Non sono domande di pura curiosità, La Grecia si impone alla nostra attenzione per due motivi: innanzi tutto esistono rapporti stretti tra la civiltà greca antica e la ragione occidentale; la concezione di una verità obiettiva e razionale, caratteristica dell'Occidente, è nata infatti storicamente dal pensiero greco. Inoltre, nel tipo di ragione elaborato dalia Grecia a partire dal VI secolo, una certa immagine della Verità - il concetto di Atetheia - occupa un posto fondamentale nella riflessione filosofia di ogni tempo. In queste pagine Detienne guida il lettore attraverso il mondo della Grecia micenea e arcaica fino alle radici della nozione di verità, quando essa - prima di diventare un bene accessibile a tutti - era ancora circonfusa da un'aura sapienziale e coincideva con la parola del maestro: il "poeta ispirato" o l'"indovino profeta" o "il 'mago" o il "re di giustizia".
Ammirazione, repulsione e un pizzico di autocompiacimento: è la combinazione di emozioni che ancora oggi le imponenti mura del Colosseo suscitano in chi le osserva. Straordinario pezzo di bravura architettonica e indelebile marchio impresso dalla Roma antica nel paesaggio moderno, questo "ammasso di pietre e pietrisco in rovina" non manca mai di evocare un brivido di orrore e trasgressione nel visitatore, che vive il paradosso di trarre godimento da un luogo in cui i Romani assistevano per svago all'assassinio di massa sponsorizzato dallo Stato. Ma la sua fama sembra inattaccabile dal tempo e la sua leggenda si rafforza, ripercorsa nel cinema o in televisione, in guide turistiche o in saggi specialistici. Keith Hopkins e Mary Beard guidano il lettore tra i segreti dei Colosseo e svelano l'enigma del suo fascino, raccontano storia e storie, ma anche veritiere leggende, e guidano il lettore trasversalmente dal Colosseo dei giochi gladiatorii a quello reso ricovero per animali e barche; dalla morte violenta dei martiri protocristiani all'immenso orto botanico in cui a un certo punto si trasformò. Fino ai centurioni "per finta" di oggi.
Ogni giorno facciamo uso della memoria per le attività più varie: ricordare un numero di telefono mentre lo si compone, andare in bicicletta, pagare una bolletta, sapere che cosa si compra o conoscere in quale Stato andremo quando siamo in partenza per Parigi: tutto ciò richiede l'intervento di componenti distinte di memoria. Questo libro descrive l'architettura della memoria - da quella a breve termine a quella a lungo termine, da quella retrograda a quella prospettica - e la sua patologia. Per chiarezza di esposizione, efficacia di scrittura, capacità di incuriosire si rivolge anche a un pubblico non esperto in materia ma interessato ad approfondire le conoscenze che riguardano una delle nostre più importanti capacità.
La tutela ambientale è oggi al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica. Le istituzioni hanno preso consapevolezza dell'importanza della questione ambientale, varando una serie di norme che mirano a regolare l'uso del territorio, a prevenire e sanzionare l'inquinamento, a valorizzare il patrimonio paesaggistico. Per avere una reale efficacia, tale azione non può limitarsi a un solo paese, e infatti nella tutela ambientale un grande ruolo sta svolgendo l'Unione Europea con le sue direttive che forniscono un quadro di riferimento e un vincolo comune per gli Stati dell'Unione. Il diritto, nelle sue diverse specializzazioni, è chiamato anche nel caso dell'ambiente a svolgere un ruolo cruciale, quale strumento principe di regolazione sociale.
La nuova edizione di questo volume da conto della serie di eventi che, con l'inizio del XXI secolo, ha radicalmente modificato i caratteri del sistema internazionale. Questi i principati elementi di novità: il preciso delinearsi della crisi di supremazia americana, messa in evidenza dalla mancata soluzione dei problemi mediorientali e dall'affiorare di un sistema internazionale composito; il nuovo contesto generato dall'emergere della forza economica e-o politica della Cina e dell'India; il ruolo dell'Europa dopo la bocciatura del progetto di Costituzione e in vista della ratifica del trattato di Lisbona; il declino e i caratteri della ripresa russa sotto Putin e fino alla presidenza Medvedev; il progressivo sottrarsi dell'America latina dal controllo statunitense; l'emergere in Africa dei primi segni di uscita dall'isolamento.
Oggi la famiglia è un organismo "flessibile", adattabile, al crocevia di profondi mutamenti, individuali e psicologici, ma anche sociali e demografici. Nuove modalità di relazione, non più caratterizzate da legami prevalentemente stabili e di sangue bensì da una gamma sfumata e diversificata di rapporti interpersonali, "sfidano" la natura tradizionale del gruppo familiare e lo chiamano a mobilitare la propria capacità di adattamento a tutto campo. Laura Migliorini e Madia Rania sviluppano un'analisi della famiglia secondo una prospettiva psicosociale: il gruppo familiare non è più inteso come "progetto'" di vita univoco, ma aperto a contraddizioni e a percorsi imprevedibili.