Questa Storia è un sintetico ma esaustivo percorso nella conoscenza della filosofia antica. Ha scopi e impianto spiccatamente didattici che consentono di: fornire allo studente le cognizioni di base necessarie ad orientarsi nella storia del pensiero filosofico; favorire l'apprendimento dei contesti storici e delle costellazioni concettuali più importanti della filosofia con lo scopo di restituire la fisionomia dei movimenti intellettuali all'epoca in cui sono sorti e si sono sviluppati, illustrandone la genesi e gli influssi sui momenti successivi del pensiero. Giuseppe Cambiano insegna Storia della filosofia antica alla Scuola Normale di Pisa. Tra le sue prinicipali pubblicazioni, la traduzione di Platone, 'Dialoghi filosofici' (Torino 1970-81).
Nell'anno 326, secondo un'antichissima tradizione, Elena, madre di Costantino, scopre a Gerusalemme il legno della Croce. Quel 'legno' può, secondo l'imperatrice, ribadire il passaggio fisico di Cristo sulla terra e rendere più salda la fede della comunità dei cristiani, lacerata da divisioni interne. Per sollevare gli animi e stringere i fedeli attorno alla loro storia comune, Elena fa costruire un'imponente basilica sul Golgota, il 'Martyrium', emblema della passione di Cristo. Ma un luogo non è abbastanza. La basilica non può restare un guscio vuoto, bisogna dotarla di un cuore vivo, una reliquia. I Vangeli, però, lo dicono con chiarezza: non è possibile cercare il corpo di Gesù, i cristiani sono destinati ad adorare un sepolcro vuoto. La Croce, allora, può diventare il miglior surrogato di quel corpo. Quel legno intriso prima dal suo sudore, durante l'ascesa al monte Calvario, e poi dal suo sangue, durante le lunghe ore dell'agonia, può cambiare di segno e da patibolo diventare il fondamento della fede cristiana. L'imperatrice cerca, scava e infine trova: da quel momento la reliquia diviene l'emblema della Gerusalemme cristiana e la protagonista di una complessa serie di vicende, sempre al confine tra storia e leggenda, tra realtà e immaginazione.
Parigi, anno 1266. Bonaventura da Bagnoregio, generale dell'Ordine francescano, impone di distruggere tutte le biografie di san Francesco, morto quarant'anni prima. In ognuno dei quasi millecinquecento conventi dell'ordine e dei quattrocento monasteri di Clarisse, le vecchie biografie vengono sostituite dalla nuova, redatta proprio da Bonaventura, chiamata Leggenda Maggiore. Monastero per monastero, convento per convento, si fanno sparire le precedenti testimonianze dagli archivi, dagli studia, dalle sale di lettura dei frati. Da quel momento l'immagine di Francesco diviene quella di un frate ingenuo e senza cultura. Solo secoli dopo, nel 1890, il pastore calvinista Paul Sabatier si mette alla ricerca dei testi scomparsi. Una ricerca testarda, durata per decenni e che, alla fine, ha successo. Chiara Mercuri ricostruisce, sulla base delle fonti non ufficiali, la vita e l'insegnamento di Francesco. Ne emerge il ritratto inedito di un uomo di profonda cultura, deciso fino alla durezza, ma amorevole verso i suoi compagni - Leone, Chiara e gli altri - che furono con lui il motore di una straordinaria stagione di rinnovamento dello spirito.
I santuari hanno cominciato a diffondersi a partire dal IV secolo grazie al successo in Occidente del culto dei santi. Grande, infatti, era l'afflusso di pellegrini desiderosi di ottenere guarigioni, di venerare reliquie e immagini sacre legate soprattutto alle apparizioni della Madonna e dell'arcangelo Michele. Questo rappresentava un paradosso per la religione cristiana, dal momento che il suo fondatore aveva rifiutato l'idea che esistessero dei luoghi privilegiati per rivolgersi a Dio. Ma le iniziative dei vescovi e la pressione dei fedeli smussarono presto questo riserbo. André Vauchez ricostruisce la storia della formazione di questi santuari e la loro crescita all'interno del mondo cristiano occidentale fra il IV e il XVI secolo. I più rinomati furono quelli di Gerusalemme - a cominciare dal Santo Sepolcro -, San Michele Arcangelo sul Gargano e in Normandia, San Martino di Tours e Rocamadour in Francia, Santiago di Compostela in Spagna e, negli ultimi secoli del Medioevo, San Francesco ad Assisi e della Madonna di Loreto in Italia. Insieme ad altri più modesti e meno noti, questi santuari formarono una rete densa di luoghi sacri che popolò l'Europa con forme nuove di sacralità. Un'ampia iconografia completa una ricerca così vasta e originale.
Stress, consumismo ossessivo, paura sociale e individuale, città alienanti, legami fragili e mutevoli: il mondo in cui viviamo sfoggia una fisionomia sempre più effimera e incerta. È liquido. Una società può essere definita liquido-moderna se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure. La vita liquida, come la società liquida, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo. Sospinta dall'orrore della scadenza, la società liquida deve modernizzarsi o soccombere. E chi la abita deve correre con tutte le proprie forze per restare nella stessa posizione. La posta in gioco di questa gara contro il tempo è la salvezza (temporanea) dall'esclusione.
Valore assoluto, rappresentatività e, naturalmente, gusto personale sono i criteri che hanno selezionato cento poesie scritte 'in italiano' nell'arco di otto secoli di storia letteraria: da Giacomo da Lentini a Petrarca, da Gaspara Stampa a Tasso, da Leopardi a Caproni, affacciandosi su qualche nome meno noto, dedicando attenzione alla lirica femminile. Questo libro delizierà i lettori che hanno la curiosità di riprendere in mano poesie un tempo accostate a scuola. Una lettura per gli studenti e gli insegnanti che vogliono scoprire o riscoprire il patrimonio letterario italiano, avvalendosi del commento di un insigne linguista.
Google, X, Facebook, Amazon: la nostra vita quotidiana passa tutta attraverso queste piattaforme digitali. Ma il loro potere non si ferma a questo. Negli ultimi anni si è sviluppata una mutua dipendenza tra Stato e Big Tech fondata sull’evoluzione del complesso militar-digitale USA capace di sviluppare armi autonome, condurre vere e proprie azioni militari e usare l’intelligenza artificiale per l’intelligence. Siamo di fronte a un nuovo ‘imperialismo digitale’ in cui lo Stato garantisce l’accesso ai dati prodotti dalla collettività e tutela la penetrazione delle piattaforme nei mercati esteri. Non è un caso che esistano delle ‘porte girevoli’ che vedono le stesse persone passare dai vertici delle piattaforme a quelli militari e viceversa. Quanto sta avvenendo negli USA trova conferma in Cina, dove troviamo la stessa relazione tra le Big Tech locali e il Partito comunista. Questo ‘imperialismo digitale’, dunque, non è solo foriero di squilibri economico-sociali ma è alla base delle tensioni tra i poli che si contendono l’egemonia globale.
Siamo nel luglio del 1925. Giovanni Amendola è in viaggio verso Pistoia da Montecatini, che ha dovuto lasciare perché una folla di camicie nere ha posto sotto assedio il suo albergo. Per Amendola, questi attacchi non sono una novità. Ha già subito nel 1923 un pestaggio a Roma, dove ora è il leader principale dell’Aventino, la coalizione dei deputati antifascisti sorta dopo il delitto Matteotti. Improvvisamente, a una svolta, l’auto è costretta a fermarsi e Amendola viene assalito dai fascisti che, dopo avergli garantito l’incolumità, avevano preparato l’agguato. Lo picchiano brutalmente a colpi di bastone. Le ferite sono gravi e lo condurranno alla morte pochi mesi dopo, nell’aprile del 1926. A cento anni dalla scomparsa, Antonio Carioti parte da questo drammatico episodio per ricostruire la biografia del più acuto e coraggioso oppositore liberal-democratico del Duce. Autodidatta di origini modeste, Amendola si afferma ai primi del Novecento nell’ambiente delle riviste fiorentine, per poi passare al "Corriere della Sera" di Luigi Albertini. Eletto deputato nel 1919, figlio del Mezzogiorno di cui reclama il riscatto, è uno spirito religioso, animato da una fede profonda nella libertà. Ostile al fascismo e al comunismo, si batte per trasformare l’Italia in una democrazia moderna e capisce in anticipo su molti altri il pericolo costituito dal sorgere di un partito armato agli ordini di Mussolini. Denuncia per primo nel 1923 lo «spirito totalitario» del regime nascente e avanza la proposta di creare una Corte costituzionale per tutelare le regole del gioco dagli abusi del potere. Un nemico troppo pericoloso perché il fascismo potesse tollerarlo.
Gli eventi recenti nella Striscia di Gaza hanno riacceso l’interesse del pubblico verso una comprensione più profonda delle radici storiche del conflitto israelo-palestinese. Le mobilità forzate - dall’esilio della maggioranza dei palestinesi nel 1948 alle espulsioni del 1967, fino ai trasferimenti che si sono susseguiti nei decenni successivi - rappresentano un elemento imprescindibile della storia di quest’area. Questo libro ricostruisce la storia dei rifugiati palestinesi utilizzando fonti documentarie inedite e immagini provenienti da archivi disseminati in tutto il mondo. E lo fa coprendo un arco temporale straordinariamente ampio, che parte dalle migrazioni all’interno dell’impero ottomano nel XIX secolo fino ad arrivare agli sviluppi più recenti, passando attraverso i momenti cruciali delle espulsioni nel 1948 e dell’occupazione nel 1967. Una prospettiva di lungo periodo che permette di comprendere continuità e rotture storiche spesso ignorate dalla cronaca contemporanea, offrendo chiavi di lettura originali per interpretare il presente. Le vicende dei rifugiati palestinesi, infatti, investono anche il modo con cui viene ricostruito e narrato il conflitto arabo-israeliano. I palestinesi non sono stati privati soltanto di case, comunità e territori: da esuli e rifugiati, sono state anche negate la loro soggettività e l’identità, presentati come vittime e mai protagonisti. Una storia mai raccontata, oggi più necessaria che mai.
I diritti non sono più uguali per tutti. I doveri sono in carico solo a chi non può eluderli. Si diffonde l’idea che i vincenti del capitalismo siano ‘uomini diversi’, superiori, a cui i più deboli si devono affidare per essere meglio governati e protetti, secondo una logica feudale. Il mondo nuovo cui siamo approdati somiglia sempre di più a quello dell’ancien régime.
Il libro espone in modo chiaro e sintetico concetti, teorie e strumenti metodologici della disciplina semiotica, che permettono di affrontare in modo consapevole e critico i fenomeni dell’innovazione digitale che toccano tutto il sistema contemporaneo dei mezzi di comunicazione di massa. In particolare, sono approfonditi tre ambiti: la progettazione della User Experience (UX) per le interfacce software, la comunicazione interpersonale mediata da tecnologie digitali (dall’e-mail alle applicazioni di instant messaging, ai social media), la creazione di campagne di digital marketing e di comunicazione strategica integrata. Un efficace strumento, utile a chi studia e fa ricerca, ma anche a chi lavora, a vari livelli, nel marketing, nella comunicazione strategica, in pubblicità, nel sistema dei media.
"La vita anteriore" è l’autobiografia della generazione nata a cavallo degli anni Quaranta, che ha un tratto che la rende particolare. È l’unica nella storia che si sia trovata a ‘saltare un evo intero’ - o forse più di uno - e a superare in una vita sola tanti radicali capovolgimenti di modi di vivere e di pensare. Nell’intervallo tra allora e ora è infatti cambiata ogni cosa, più volte, fuori e dentro di noi: le case e le famiglie, l’ambiente, i codici di comportamento, i modi di divertirsi, di lavorare, di stare insieme, di amarsi, le relazioni tra le persone e i rituali sociali, l’educazione e la scuola, gli oggetti e i gadget della vita quotidiana, l’abbigliamento e la concezione del corpo, dell’identità personale e del sesso, le pratiche religiose, il modo di guardare e di fotografare, di parlarsi e di telefonare, i mezzi di trasporto e il modo di viaggiare, la cura della salute, il modo di mangiare, l’eros e le passioni, la compassione e la pietà, le forme politiche e la socialità. Questo incessante turbine di cambiamenti, di cui le generazioni successive non sanno nulla, ha bisogno di essere raccontato perché, per una strana deformazione imposta dalla modernità, quanto più sappiamo di quel che accade, tanto meno ci rendiamo conto di quel che scompare e va via. Con una scrittura appassionata, forti zoomate tra passato e presente e continue dissolvenze tra la memoria personale e lo sguardo storico, "La vita anteriore" racconta questo turbine, vividamente restituito dalle molte fotografie di persone, oggetti, ambienti, situazioni sociali e personali.