Riprendendo l'intuizione del grande studioso Yves Coppens, secondo il quale l'"homo habilis ha plasmato la prima cultura e sapeva che stava creando", Ries esamina una questione di rilievo: "l'homo religiosus della preistoria è consapevole della propria religiosità?". Attraverso un percorso che studia l'evolversi della coscienza religiosa dall'uomo arcaico a quello dell'Egitto faraonico, si evidenzia come l'uomo "religioso" e "simbolico" sia storicamente legato al sacro e si trovi all'origine di tutte le civiltà.
Lo studio della "Torah" è il compito fondamentale dell'uomo, in questo impegno egli trova la propria realizzazione e la felicità: questo il cuore pulsante del volume, che l'autore ci restituisce. Spaziando dalle fonti alle feste ad autori come Maimonide, Rashi e Leibowitz, Alborghetti illumina la dinamicità e la creatività del pensiero ebraico. Tale pensiero è affidato alla responsabilità di ogni nuova generazione, che deve farlo rivivere. La "Torah" diviene così indagine continua, e Dio entra in un rapporto vitale con la storia dell'uomo.
Miti, popoli, leggende: lo sguardo dell'umanità verso il cielo attraverso i secoli. La storia delle Costellazioni raccontata ai più piccoli. Età di lettura: da 6 anni.
Nel decennale della morte di Derrida, Jaca Book prosegue la pubblicazione dei seminari, dopo i due volumi de "La bestia e il sovrano". In questo primo volume dedicato alla pena di morte sono messi in gioco, nell'imminenza di una sanzione irreversibile, i concetti problematici di sovranità, eccezione e crudeltà. Il libro percorre quattro figure paradigmatiche (Gesù, Socrate, Hallâj, Giovanna d'Arco) e testi canonici: la Bibbia, Camus, Beccaria, Locke, Kant, Hugo, e anche testi giuridici successivi alla seconda guerra mondiale. Cuore pulsante del seminario è riconoscere che le tesi filosofiche e giuridiche a favore o contro la pena di morte si sono appellate agli stessi principi: "non è sufficiente decostruire la morte stessa". Si fa strada l'ipotesi che proprio la pena di morte obblighi a rimettere in discussione gli umanesimi filosofici, politici, teologici, economici che sostengono la nostra epoca.
"Prima del disastro dell'11 marzo 2011 alla centrale atomica Fukushima Daiichi, in Giappone un mito veniva propinato ai cittadini come verità. Il mito diceva che un incidente in una centrale nucleare non sarebbe mai potuto accadere, era impossibile. Dopo l'incidente è stato chiamato il "mito della sicurezza". Poi però il disastro nucleare è diventato una realtà e ha diffuso particelle radioattive in tutto il mondo. Ora, nel mezzo di una situazione irreparabile, in Giappone le forze filonucleari, quelle che hanno continuato a vendere il mito, cercano di diffonderne una nuova variante. Il mito della sicurezza è diventato il "mito della rassicurazione": "Non vi preoccupate, gli effetti delle radiazioni non sono gravi!". Così, per favore, non volgete altrove lo sguardo di fronte alle foto di questo libro. Restate all'ascolto delle voci delle vittime, compresse nel loro dolore: perché non possiamo permettere un nuovo incidente nucleare, non solo in Giappone ma ovunque al mondo."
"L'energia è la sostanza della musica beethoveniana, e i suoi modi di essere ne costituiscono i connotati. Nel catalogo di Beethoven, i quartetti per archi sono la zona in cui quei modi di essere sono concentrati nel più straordinario contesto di varianti e di arte inventiva. Comincia qui il nostro lavoro di identificazione". Un saggio che analizza i modelli filosofici, poetici, visivi dei quartetti per archi di Beethoven e ne esplora il territorio musicale e i suoi confini.
Óscar Arnulfo Romero (1917-1980) è senza dubbio il salvadoregno più famoso fuori dei confini del suo paese. Proveniente dal popolo, impegnato coraggiosamente nella trasformazione della storia, mons. Romero non cesserà mai di proclamare la propria appartenenza alle classi popolari che formano il popolo di Dio, pietra angolare della sua ispirazione profetica. Rivelando le cause fondamentali dell'ingiustizia e della repressione, smascherò la vastità e la natura del male di cui era vittima la società salvadoregna, e imparò a porsi in maniera cosciente e responsabile davanti alla realtà. Óscar Romero, in qualità di uomo di Chiesa impegnato anima e corpo nel servizio al suo popolo, appare come un faro della coscienza universale, un apostolo della nonviolenza e un profeta dei tempi moderni. Prefazione di François Houtart.
Raimon Panikkar conversa con il rabbino Pinchas Lapide, entrambi intervistati da Anton Kenntemich. Un'opera in grado di sconvolgere quello che i cristiani pensano degli ebrei e quello che gli ebrei pensano dei cristiani, e che evidenzia il rischio possibile di una riduzione sia del cristianesimo sia dell'ebraismo. Come sempre hanno ripetuto Raimon Panikkar e Julien Ries, non c'è dialogo che non porti un guadagno reciproco. In questo senso sono qui affrontate tematiche fondamentali quali l'idolatria, l'esperienza dell'aperto, della libertà, dell'infinito, dell'indescrivibile. Parole dentro le quali è annidato un mistero inesprimibile, che conduce in unità la diversità delle culture.
Una lingua elegante, uno humor russo, la coscienza critica di una società sottoposta alla menzogna. I Pensieri improvvisi di Sinjavskij, a cavallo tra saggistica e opera letteraria, facili di lettura, ma di lenta assimilazione, sono pensieri dal profondo. Sono i grandi temi della vita e della morte, pensieri senza fine, profezia di future meditazioni.
Il volume presenta contributi di: Castellucci, Cazzago, Scaraffia, Scola, Schlosser, Schönborn, Spiteris, Sicari, Vaz.
Nell'effervescente contesto culturale del secondo XIX secolo, la coscienza nazionale dell'Italia unificata riscopriva la propria identità storica e le radici artistiche; si incrementavano i cantieri di scavo archeologico e di ripristino architettonico: fra i più emblematici quello di Sant'Ambrogio a Milano. In quest'orizzonte, l'ingegnere francese Fernand de Dartein (1838-1912) redigeva l'Étude sur l'architecture lombarde et sur les origines de l'architecture romano-byzantine, prima e colossale indagine sul romanico in Lombardia, e svolgeva i suoi sopralluoghi alla basilica, documentati da schizzi, disegni e planches acquerellate preparatorie alle incisioni. A cent'anni dalla morte dello studioso francese, questa ricerca ne ricostruisce l'indagine e riesamina alcune questioni problematiche, cronologiche e strutturali, riconsiderando come la basilica di Sant'Ambrogio nell'Ottocento abbia avuto nuova vita e sia diventata la basilica che oggi conosciamo.
Dice Morselli, mai pubblicato in vita: "io seguito a pensare, a osservare, a ritenere idee, impressioni. A chi destino, io, questo (...) lo faccio, e sono contento di farlo, soltanto per me. Io sono il destinatario, non il provvisorio consegnatario". Morselli ha portato all'estremo limite il paradosso di una scrittura che ha per destinatario il soggetto che scrive. Francesco Olivari mostra in tutte le pieghe dell'opera morselliana questa condizione senza vie d'uscita reali, che trova sfogo solo in una scrittura che tutto assoggetta alla regia, ironica e drammatica, di un io primitivamente fissato alla propria origine. Di qui l'attrazione regressiva per l'idea del suicidio che, prima ancora di diventare tragico destino dello scrittore, è una specie di categoria permanente che impronta la sua opera e la sua scrittura come una forma di suicidio protratto e diluito nel tempo, nei termini di un ripetuto messaggio indirizzato a nessuno e da nessuno raccolto.