L'ISIA (Istituto Superiore di Industrie Artistiche) è la scuola d'arte costituita dall'Umanitaria di Milano a Monza, in parallelo con le Biennali internazionali. Essa fu, dal 1922 al 1943, un'eccezionale fucina di talenti e un laboratorio dove agirono artisti quali Arturo Martini, Marini Marini, Pio Semeghini, Raffaele da Grada, Ugo Dovetti e molti altri ancora. Grazie alla Camera di Commercio di Nuoro vi giunsero anche Costantino Nivola, Salvatore Fancello e Giovanni Pintori, artisti sardi che hanno, in seguito, inciso nella cultura figurativa del Novecento, non soltanto italiano. È uno spaccato importante della cultura e dell'arte italiana del XX secolo.
La fitta rete di ville patrizie sorte nel territorio di Milano fra i secoli XVI e XVIII, ancor oggi ben visibile anche se in contesti ambientali completamente mutati, costituisce la concreta testimonianza di un'intensa stagione culturale e artistica, con vertici qualitativi tali da essere accostati agli esempi più noti, in Veneto o nel mondo anglosassone. Una scelta di alcuni casi emblematici, illustrati da un ricco corredo fotografico e introdotti da tre saggi di carattere generale, offre uno sguardo unitario e sintetico su un patrimonio esteso capillarmente, con una fioritura che investe la dimensione ambientale, architettonica e artistica.
Il volume propone una sintesi sulla riforma cattolica che non ha solo rimodellato la chiesa, ma anche la cultura europea, dal secolo XVI fino alla prima metà del secolo XX. La breve sintesi vuole rispondere alla domanda sul perché soltanto nel secolo XVI con il Concilio di Trento, si sia riuscita ad affermare in modo stabile una riforma che, di fatto, era desiderata e avviata fin dal secolo XIV attraverso figure di santi come Caterina da Siena e Vincenzo Ferreri. Il volume si avvale della ricerca specialistica degli ultimi venti anni.
Il volume presenta contributi di Elio Guerriero, Joseph Ratzinger, Rino Fisichella, Massimo Camisasca, Paola Ruccu Sindoni, Adriano Dell'Asta, Roger Etchegaray, José Saraiva Martins, Stanislaw Rylko, Walther Ruspi, Aldino Cazzago, Alberto Quattrucci, Leo Scheffczyk, Alessandro Ghisalberti.
La lettura di Hannah Arendt, interprete straordinaria della dimensione politica moderna, è importante in una società che sembra aver perso il senso della politica come spazio pubblico. Nei tempi inquieti della crisi della politica e della perdita del concetto di pubblico il bisogno di coraggio civile trova nel suo pensiero una metodologia che rende possibile l'operare una critica profonda nei confronti della storia del pensiero filosofico, per procedere, poi, a una riabilitazione del politico, come spazio condiviso.