"Serendipity": inventato nel 1754 da Horace Walpole, il termine, che sta a indicare quel misto di sagacia e fortuna con il quale si giunge a compiere inintenzionalmente scoperte felici, viene altrettanto ingegnosamente re-inventato negli anni '40 da Merton che lo introduce nelle scienze sociali. Nella serendipity egli scorgeva il modello in grado di rendere conto del dato "imprevisto, anomalo e strategico" nel processo della scoperta scientifica. Queste pagine seguono le peripezie dell'esoterica parola lungo due secoli, ricostruendo il contesto sociale e culturale entro cui fu coniata nel Settecento; il clima d'opinione in cui essa apparve per la prima volta a stampa nell'Ottocento; le variegate risposte che l'incontro col neologismo suscitò; la sua diffusione e riconcettualizzazione, fino alla metà del Novecento, nei diversi circoli di bibliofili, letterati, collezionisti, lessicografi, scienziati della natura e sociologi, e quindi presso il grande pubblico; gli usi ideologici a cui si è prestata. Rimasto inedito dal 1958, questo studio è una cronaca delle peregrinazioni della "parola-e-concetto" dal minuscolo palcoscenico degli arcani alla grande scena dell'uso comune. Ad ancorarlo al presente il sinuoso, e squisitamente mertoniano, excursus autobiografico che chiude il volume.
La psicologia giuridica ha progressivamente allargato, negli ultimi decenni, il proprio campo d'azione aprendosi a nuovi interessi. Oggi la disciplina è impegnata su un fronte ormai vasto, che tocca questioni come i significati psicologici della norma e il contributo della psicologia al processo stesso della normazione; le dimensioni extra-giuridiche della procedura penale e civile; le strategie di incontro tra tecnica giudiziaria e fattore umano; il comportamento criminale, la sua spiegazione e il trattamento penitenziario; la prevenzione del criminale e la sicurezza sociale; i diritti dei minori, la loro tutela e l'azione penale nei confronti degli adolescenti. Rispetto a questi problemi gli autori mettono in evidenza il ruolo dello psicologo.
Nicola Labanca ripercorre le vicende politiche e militari che portarono gli italiani a stabilirsi in Eritrea, in Somalia, in Libia e poi in Etiopia. Ma l'espansione coloniale non fu, anche nel caso italiano, solo politica e guerra. Il volume smonta quindi i messaggi della propaganda colonialista che affascinarono generazioni di italiani al suono di "Tripoli bel suol d'amore" e mostra i pochi reali vantaggi economici che l'Italia trasse dai suoi domini africani. Inoltre descrive la società coloniale d'oltremare, i suoi tratti razzisti, la sua composizione sociale e demografica, le sue istituzioni.
Il testo descrive i principali momenti (dai mercati delle città-stato nell'antica Grecia alla rinascita del XII secolo e al progresso tecnologico dell'epoca illuministica) in cui si sono manifestati una crescita del volume totale di beni e servizi prodotti da una civiltà e un aumento del reddito pro capite. Gli autori passano in rassegna la formazione delle prime economie di mercato e la portata localistica della produzione medievale, per poi concentrarsi sull'economia moderna, ampliando l'ambito d'indagine dall'occidente all'Est europeo, alla Cina, al continente africano.
Perché la musica è un'espressione così diffusa in tante culture diverse? Perché è capace di suscitare emozioni così profonde? Quali sono i processi mentali che vengono attivati nell'ascolto, nell'esecuzione e nella composizione di un brano musicale? Scritto da uno psicologo sperimentale che è anche un abile pianista e un pregevole compositore, questo volume introduce il lettore alla psicologia della musica. L'autore si muove all'interno di una prospettiva cognitivista: esplora cioè principalmente la componente cognitiva che è presente nell'apprezzamento di un fatto musicale, più che affrontare problemi di estetica e di gusto. Sono esposti i risultati della ricerca più avanzata in materia, in particolare per quel che riguarda i processi sottesi alla lettura musicale. Ricco di esempi tratti dalle partiture di autori celebri come Bach, Mozart, Tchajkovskij e Stravinskij, il volume si rivolge non solo agli studiosi di psicologia ma anche a tutti gli appassionati di musica interessati a comprendere le basi psicologiche dell'esperienza musicale.
Parte memoria, parte riflessione sulle quesioni rilevanti del nostro tempo, parte meditazione spirituale, il volume è il diario, quasi il verbale di una intensa settimana di meditazione vissuta da una piccola comunità di fedeli che si richiama alla regola di don Giuseppe Dossetti. Giorno dopo giorno, Pedrazzi tesse la sua originale riflessione attorno al magistero di Giuseppe Dossetti, alla scuola, alla figura dello straniero, alla pace, alla Chiesa, alla resistenza dinanzi all'ineluttabilità della guerra.
Impegni di lavoro e incombenze familiari, pendolarismo e vacanze, catastrofi naturali e contrarietà quotidiane: grandi, piccoli e piccolissimi eventi della vita. Che cosa hanno in comune? Sono tutte potenziali fonti di stress e tutte hanno ripercussioni più o meno profonde sul nostro stato di salute. Fortunatamente, siamo anche dotati delle risorse per far fronte a questa continua "aggressione". In questo volume Cassidy presenta le diverse dimensioni dello stress (biologica, ambientale, cognitiva, sociale) per arrivare a delineare una sorta di «modello integrato» che ha anche valenza applicative.
La figura del legionario romano, il fante cittadino che domina i campi di battaglia dell'antichità è strettamente legata ad una serie di valori che nascono da un profondo senso del dovere nei confronti dello Stato. A partire dagli archetipi omerici del guerriero e dall'analisi delle battaglie e degli armamenti oplitici, il libro segue l'evoluzione della figura del soldato, nel contesto degli ordinamenti militari greci, per poi concentrarsi sullo studio dell'esercito romano, cogliendo le trasformazioni di età monarchica, repubblicana e imperiale. Vengono descritte tattiche, armi ed equipaggiamenti dei legionari, nonché il loro universo culturale, politico e sociale, attraverso l'evoluzione storica degli eserciti nel mondo classico.
Tradizionalmente paese di emigrazione, l'Italia è divenuta di recente paese di immigrazione. Inoltre, specie tra gli anni Cinquanta e Sessanta, è stata interessata da un vasto movimento interno, orientato prevalentemente dal Sud al Nord, dalle zone povere a quelle ricche, dall'agricoltura all'industria. Questo dualismo territoriale si ripropone con la nuova immigrazione, concentrata al Nord, soprattutto nella sua componente più stabile. La vicenda dell'Italia tra migrazioni interne e migrazioni internazionali è dunque molto complessa e riflette le forti peculiarità e le profonde trasformazioni del Paese.
Giuseppina Speltini accompagna il lettore in un viaggio attraverso i fenomeni di gruppo: gruppi informali, imposti, sperimentali, ma soprattutto reali. Ce ne descrive le norme, i ruoli, ma anche le complesse dinamiche interne; dalla coesione al conflitto, dall'omologazione alla spaccatura. Stare insieme non è quindi un'abilità innata, ma una capacità che si costruisce con un'esperienza lenta e faticosa, con i suoi vantaggi ma anche i suoi costi. Per diventare esperti, dunque, occorre conoscere anche qualche antidoto, necessario per difendersi dagli inevitabili "effetti collaterali".