Concepire la cultura come realtà omogenea, compatta, "pura" non ci sarà d'aiuto a vivere in un mondo al tempo stesso sempre più locale e sempre più globale. Più utile sarebbe riconoscere che identità e culture differenti costituiscono aree di scambio, narrazioni di volta in volta condivise o contestate dalle stesse persone che ne fanno parte. Non un mosaico multiculturale con le sue barriere erette in nome dell'appartenenza, ma spazi in cui dei "noi" particolari vivono in mezzo a dei "loro" altrettanto particolari, ciascuno con una faccia e una storia. Il cammino da intraprendere è dunque quello dell'intercultura, del decentramento del soggetto.
Dopo l'11 settembre, le divisioni politiche hanno impedito una visione strategica comune, mentre il sanguinoso "dopoguerra" iracheno rappresenta un ulteriore dramma per gli stati e le coscienze. Questo volume delinea alcuni possibili scenari per uscire dal caos e ripristinare un ordine internazionale fondato sulla cooperazione multilaterale. L'autore discute l'intervento americano in Iraq e le sue conseguenze, le prospettive per l'esportazione della democrazia, le mutazioni del terrorismo internazionale, il ruolo dell'ONU e dell'Europa. È necessaria la ricostruzione di un ampio consenso internazionale attraverso un'azione concertata fra le potenze. L'unico percorso con qualche probabilità di successo per la stabilizzazione mondiale.
Quali fattori rendono la "società libera", nelle sue rare incarnazioni storiche, così poco libera? Come mai il pensiero liberale ha prodotto descrizioni tanto insoddisfacenti della politica? Perchè il liberalismo ha sempre incontrato grandi difficoltà nel pensare la politica in modo realistico? Fra questi interrogativi esiste, secondo l'autore, uno stretto legame. Se, infatti, gli ostacoli a una più compiuta realizzazione della società libera sono di natura politica, l'incapacità del liberalismo di pensare la politica è parte integrante del problema. Un libro che tenta di comprendere meglio il rapporto fra potere politico e libertà individuale.
Tra i massimi filosofi del Novecento, Kurt Gödel (1906-1978) ha cambiato con i suoi studi il corso della storia della logica. I suoi teoremi dell'incompletezza sono tra i risultati più notevoli del XX secolo, insieme alla teoria della relatività einsteiniana, all'invenzione del computer, alla scoperta del DNA. Di quei teoremi il libro fornisce una spiegazione accessibile ed esauriente, e un inquadramento storico che elimina ogni imprecisione.
L'idea alla base di questo manuale è quella di offrire una visione del ruolo del diritto nella comunità internazionale e delle istituzioni giuridiche operanti in quell'ambito, in maniera non astratta, non limitandosi soltanto all'ottica giuridico-formale. Questo secondo volume è dedicato ai problemi più importanti dell'ordine internazionale e delle relative risposte giuridiche: il ruolo dell'ONU, la disciplina dell'uso della forza e i meccanismi per assicurare la sicurezza collettiva contro le minacce e le violazioni della pace, la tutela dei diritti umani, la repressione dei crimini internazionali, la lotta al terrorismo. Questioni aperte, rispetto alle quali un diritto certo può controbilanciare una gestione politica incline a violazioni e ad arbitri.
Obiettivo del volume è quello di fornire una guida all'euro, alla struttura e all'attività della banca centrale, alla sua economia, al sistema finanziario, alla politica monetaria e alle sue interazioni con i processi più generali della politica economica e internazionale. Ricostruendo il processo storico che ha portato all'adozione della moneta unica, sino alle prove più ardue che la giovane istituzione deve affrontare, lo studio riporta le osservazioni, le analisi e le interpretazioni di un testimone che ha vissuto da protagonista le trasformazioni politiche ed economiche degli ultimi trent'anni.
"La vita della mente" è una delle opere più importanti di Hannah Arendt, quella che avrebbe dovuto costituire il suo testamento filosofico, l'epilogo delle sue riflessioni. Rimasta incompiuta per la morte dell'autrice, l'opera è poi stata pubblicata a cura dell'amica Mary McCarty. Il libro avrebbe dovuto comporsi di tre parti, ciascuna dedicata alle facoltà spirituali fondamentali: pensare, volere, giudicare. La Arendt poté terminare le prime due; della terza rimane un abbozzo pubblicato in appendice.
La storia dell'italiano è caratterizzata dal prestigio che seppe raggiungere prima ancora che l'Italia esistesse. Scavalcando gli intricati confini degli stati preunitari, l'idioma toscano letterario incarnò un'idea morale di nazione, repubblica delle lettere armata non di eserciti, ma di letteratura, di poesia, di eleganza stilistica. Se ricca e complessa appare la storia del processo di alfabetizzazione di massa, non meno affascinante è la vicenda culturale di un lingua che fu strumento espressivo di poeti come Dante e Petrarca, di scienziati come Galileo, di prosatori come Machiavelli. Questo libro delinea il percorso storico dell'italiano, facendo emergere la rete di legami fra le regioni italiane, prima che l'Unità divenisse realtà.
Entro il quadro storico dello sviluppo del costituzionalismo moderno, l'autore ricostruisce il clima politico e intellettuale nel quale ha preso forma la nostra Carta fondamentale del 1948. Oggi che cosa è cambiato? Perché si è aperto un processo di riforma costituzionale? Secondo l'autore la crisi della costituzione italiana coincide con la crisi dei partiti che hanno lasciato un vuoto riempito dal ruolo crescente assunto dai giudici e dalla Corte costituzionale. Ma, poiché è impensabile che la costituzione possa vivere solo attraverso l'interpretazione delle corti, le riforme che il Parlamento si appresta a discutere sono l'occasione per ridefinire il patto costituzionale nel rispetto dei diritti fondamentali giurisdizionalmente tutelati.
Il volume offre un'ampia panoramica degli studi sui rapporti tra arte e contesto sociale per quanto riguarda la letteratura, la musica e le arti figurative, senza tralasciare lo spettacolo e le arti applicate. Grande spazio è riservato, oltre che ai contributi di sociologi in senso stretto, anche agli studiosi di storia sociale. Un contributo alla sociologia della cultura, un'escursione nel territorio dei "cultural studies" che illumina la dimensione sociale dell'esperienza artistica.
Questo studio percorre la storia dei primi tre secoli del cristianesimo, dalla morte di Gesù Cristo al IV secolo, epoca del definitivo riconoscimento della sua legittimità da parte dell'imperatore Costantino e della formazione di una Chiesa imperiale romana. Con ampio ricorso alle fonti, l'autore ricostruisce le diverse fasi di questa storia, nel corso della quale quella che era nata come una setta giudaica, perdipiù perseguitata, si consolida e si trasforma a tal punto da divenire una religione universale. L'analisi si concentra sulle dinamiche che hanno fatto di un culto minoritario una religione di stato, sulle ragioni dell'allontanamento fra cristianesimo e giudaismo e sulle conseguenze dell'integrazione fra cristianesimo e cultura ellenistico-romana.
A fronte della crescente importanza della comunicazione a livello accademico, professionale e sociale, questo volume definisce nozioni molto spesso date per scontate nelle trattazioni sociologiche generiche. Le tre dimensioni fondamentali della comunicazione interpersonale, dei mass-media e dei nuovi media sono collocate in un unico contesto, integrato da schede di approfondimento che presentano esempi pratici o direttrici di ricerca.