Nato dall'iniziativa di alcuni cavalieri che si erano votati al Santo Sepolcro di Gerusalemme, quello dei Templari divenne in pochi decenni l'ordine religioso-militare più potente della cristianità. Professionisti della guerra e uomini di religione, protettori dei pellegrini in Terra Santa, i cavalieri del Tempio divennero, grazie al favore dei papi e dei re cristiani, un organismo sovranazionale attivo in tutto il Mediterraneo. L'accusa di eresia rivolta da Filippo il Bello per impadronirsi dei beni dell'ordine, indusse Clemente V a sciogliere il Tempio per evitare uno scisma della chiesa francese da Roma. Questo studio ricostruisce la storia dei Templari avvalendosi di ricerche originali che hanno condotto anche a clamorose scoperte.
Il conflitto israelo-palestinese è stato studiato sotto l'aspetto della strategia militare, della politica internazionale e delle ideologie religiose, mentre praticamente sconosciute sono le sue componenti demografiche. Queste hanno svolto in passato, e ancor più svolgeranno in futuro, un ruolo determinante nelle decisioni di carattere politico. Dalle proiezioni sugli andamenti demografici nei territori dell'ex mandato britannico (Israele e Palestina) emerge che nel 2050 gli ebrei saranno circa il 35% delle popolazione complessiva. "Dobbiamo capire", afferma l'autore, "che Israele non potrà essere contemporaneamente grande (e quindi esente da concessioni territoriali), ebraica e democratica. Sarà necessario rinunciare almeno a una di queste tre prerogative". Sergio Della Pergola ha dato un contributo determinante, con i suoi consigli sulle politiche sociali e demografiche, alla nascita di Kadima, il partito fondato da Ariel Sharon, e ha una lunga consuetudine di lavoro con Ehud Olmert, avviata per definire le sorti di Gerusalemme quando l'attuale premier era sindaco della capitale. Tra gli ispiratori della svolta politica che ha portato al ritiro israeliano da Gaza, in questo libro Della Pergola mostra, attraverso il prisma della popolazione, come cambiano gli equilibri di una convivenza difficile ma inevitabile, e suggerisce una riflessione complessiva che può portare a un credibile processo di pacificazione.
In questo volume Martha Nussbaum torna ad occuparsi del liberalismo politico e della teoria del contratto sociale nella versione attualizzata di John Rawls, alla cui memoria il libro è dedicato. L'assunto principale è quello di utilizzare la propria teoria delle capacità, già messa alla prova in "Diventare persone" con le tematiche di genere, per risolvere tre punti deboli della teoria politica di Rawls, fonte di forti asimmetrie sociali: come trattare le persone con disabilità fisiche o psichiche e garantire la loro piena realizzazione come esseri umani, come estendere la giustizia a tutti gli abitanti del pianeta prescindendo dal posto in cui vivono e non discriminandoli per la provenienza, e come conciliare i propri standard di giustizia con il maltrattamento inflitto, soprattutto nella catena alimentare e industriale, agli animali per soddisfare i propri bisogni consumistici. In tutti tre i casi si tratta di soggetti che, contrattualisticamente parlando, non sono "liberi, eguali e indipendenti" né incarnano quella razionalità che il modello del contratto presuppone.
Le comunità terapeutiche hanno assunto via via negli anni una sempre maggiore importanza per il ruolo giocato nel trattamento della sofferenza mentale. Dopo la legge Basaglia e la chiusura dei manicomi si è posto il problema non solo del trattamento, ma anche dell'inserimento sociale delle persone affette da gravi disturbi psichici. Nel panorama italiano sono dunque sorte diverse iniziative a carattere privato e pubblico per l'istituzione di comunità terapeutiche, ovvero realtà di cura e di connessione tra strutture psichiatriche e comunità sociale allargata. Tali iniziative tuttavia si sono caratterizzate, soprattutto nel loro primo formarsi, per una certa casualità nel formulare modelli di integrazione, di cura e progetti di inserimento. Questo volume propone non solo una riflessione sul ruolo della comunità terapeutica rispetto all'individuo e all'ambiente sociale, ma, attraverso una descrizione articolata di diversi casi di successo, fornisce strumenti e modelli di intervento per tutti quei professionisti (psicologi clinici, psicoterapeuti, psicologi di comunità, assistenti sociali, psichiatri, ecc.) che sono inseriti all'interno di strutture volte al recupero di persone con difficoltà mentali e problemi di devianza.
Il libro spiega al lettore il contenuto del "Trattato che modifica il Trattato sull'Unione europea e il Trattato che istituisce la Comunità europea" nonché le ragioni delle scelte compiute dal Consiglio europeo del 21 e 22 giugno 2007, che ne ha deciso l'elaborazione. Dal punto di visto dei contenuti, il "trattato modificativo", preparato sotto la presidenza portoghese dell'Unione europea nel secondo semestre 2007, dovrebbe permettere di salvare la sostanza del trattato costituzionale, congelato nel 2005 dai referendum negativi di Francia e Olanda e dalla decisione britannica di fermare sine die il processo di ratifica del trattato costituzionale firmato a Roma il 29 ottobre 2004.
Nicola Labanca ripercorre le vicende politiche e militari che portarono gli italiani a stabilirsi in Eritrea, in Somalia, in Libia e poi in Etiopia. Ma l'espansione coloniale non fu, anche nel caso italiano, solo politica e guerra. Il volume smonta quindi i messaggi della propaganda colonialista che affascinarono generazioni di italiani al suono di "Tripoli bel suol d'amore" e mostra i pochi reali vantaggi economici che l'Italia trasse dai suoi domini africani. Inoltre descrive la società coloniale d'oltremare, i suoi tratti razzisti, la sua composizione sociale e demografica, le sue istituzioni.
Il counseling è un tipo di intervento di aiuto che, attraverso la costruzione di una relazione con il cliente caratterizzata da ascolto, fiducia e comprensione empatica, incoraggia la persona a riflettere in modo nuovo sulle proprie difficoltà, a esprimere autenticamente il proprio punto di vista e a immaginare e sviluppare soluzioni efficaci ai problemi esistenti. Con un linguaggio semplice e chiaro, ma al contempo rigoroso, l'autore fornisce un quadro di riferimento teorico e concettuale dell'intervento di counseling. Tramite numerosi esempi concreti, inoltre, vengono presentate in dettaglio le tecniche utilizzate nella conduzione del colloquio di counseling, offrendo chiari spunti di riflessione sugli aspetti pratici e operativi dell'intervento. Un testo utile sia agli psicologi professionisti che già utilizzano le abilità di counseling nella loro pratica professionale, sia agli studenti in formazione, sia agli operatori psicosociali e a tutte le figure professionali interessate alle relazioni di aiuto specialistiche.
Secondo Voltaire, il mito di Amore e Psiche è la favola più bella che gli Antichi ci abbiano lasciato. Se il Medio Evo e l'Umanesimo hanno visto nel conturbante racconto di Apuleio l'emblema di una verità cristiana (la colpa e la redenzione), o di un miraggio neoplatonico (l'ascesa verso il divino) o di un insegnamento stoico (l'invito ad affrontare con forza d'animo il male di vivere), tra Rinascimento e età dei Lumi è prevalsa una lettura edonistica (la favola esalterebbe la pura carnalità) o spettacolare e teatrale. Già allora si è fatta strada l'idea del valore ingannevole ma consolante delle illusioni (Psiche è felice finché non esce dal mondo dei sensi e non vede il volto di Eros: finché, con la sua lampada, non scopre la verità). Con l'Ottocento le sventure di Psiche sono il prezzo con cui gli uomini pagano il progresso. In età decadente queste idee ambiziose vengono accantonate: nel mito grandeggia ormai la figura di Psiche come immagine di pura interiorità, come simbolo dell'io più profondo. Nel Novecento, secolo propenso alla dissacrazione e al disincanto, la favola è ripresa in una chiave sarcastica e cinica che forse tradisce un'inconfessata nostalgia. Queste pagine ci introducono alle metamorfosi del mito, così come si è insediato nell'immaginario occidentale, non solo nella letteratura, ma anche nelle raffigurazioni pittoriche, nei marmi degli scultori o negli spartiti musicali di celebri compositori.
Infedeli, malfattori, eretici, ebrei, usurai; ma anche coloro che esercitavano un mestiere vile o disonorevole come il boia, la prostituta, il servo; e ancora gli stranieri, le donne, i minori, le persone deformi, i poveri. In un crescendo di sospetti e inaffidabilità, il catalogo degli "infami", ovvero dei soggetti che per la loro natura ferina e criminale o semplicemente per la loro condizione sociale o fisica non potevano godere della pienezza dei diritti della "civitas christiana", si allunga a dismisura nel corso dei secoli fino a lambire pericolosamente l'intera popolazione. Attraverso quali pratiche e quali categorie prese forma il codice sociale dell'esclusione in Europa? Chi contribuì a disegnarne i contorni e quali ne furono le vittime? Questo volume propone paesaggi brulicanti di un'umanità periferica, come in un dipinto di Bosch o di Bruegel dove anche i tratti del volto e le vesti recano lo stigma di una specifica inferiorità morale e sociale. Un quadro arricchito dall'esame dei testi e delle scritture che venivano diffondendo la nozione di subalternità civica, sanzionando la debole cittadinanza di un popolo cristiano sempre a rischio di precipitare nella marginalità.
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<tr><td align="right">Date:</td><td>Thursday, December 8, 2022 at 6:37:59 PM</td></tr>
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Questo libro rovista nella "pattumiera" della lingua italiana: dal Dante più scorretto al Verga più anomalo; dalle storpiature dei comici come Totò agli strafalcioni degli studenti, ma anche di uno scrittore come, Svevo; dalle bizzarrie del linguaggio giovanile agli anglicismi e alle frasi fatte dei gerghi aziendali e mediatici. Come accade per tutte le cose, anche gli errori linguistici non sono più quelli di una volta. In passato i problemi nascevano dalla distanza tra la lingua parlata (il dialetto) e la lingua scritta (l'italiano), ma per chi è nato dopo gli anni Sessanta il rischio è quello opposto, di appiattire troppo lo scritto sul parlato. Sono cambiate le condizioni, eppure ieri come oggi, chi più chi meno, siamo tutti esposti al rischio della figuraccia, abbiamo tutti qualcosa da farci perdonare, una virgola, un accento, un suono, una desinenza, una parola, un costrutto. Tuttavia questo non è il solito libro contro la bistrattata "malalingua": tende semmai a riabilitarne alcuni aspetti, non certo le espressioni omologate, e tanto meno l'"inglesorum", ma i sani condimenti popolari e regionali che insaporiscono il nostro idioma mediterraneo.
Il settimo rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia si apre con una domanda a cui non è facile dare risposta: "Rassegnarsi alla povertà?". Potrebbe sembrare scontato che non si deve, che non è possibile rassegnarsi. Perché allora ci troviamo annualmente di fronte a una situazione di stallo, di incapacità di affrontare il problema, di stabilizzazione e, per certi aspetti, di allargamento dell'esclusione sociale? Se la risposta fosse negativa i risultati si vedrebbero, anzi ogni anno potremmo registrare con soddisfazione quante persone e famiglie escono dalla morsa che le attanaglia. Purtroppo non è così. Gli sforzi messi in campo sono insufficienti e inadeguati. Scontiamo una storica carenza di politiche organiche contro la povertà, malgrado la sperimentazione di alcune misure per contrastarla. Ed è per questi motivi che il Rapporto 2007 prende atto di questa situazione e si fa carico di proporre un disegno di piano nazionale di lotta alla povertà nato da esperienze e proposte che Caritas Italiana e Fondazione Zancan hanno maturato e condiviso. Il volume ci accompagna in un percorso che parte dai tentativi di ridurre la povertà che hanno caratterizzato il secondo Novecento; si misura poi con le risorse oggi disponibili, per capire che misura potrebbero essere investite in un piano di lotta alla povertà; entra nel merito delle strategie per renderlo attuabile. Sono infine documentate le dimensioni del fenomeno, i profili di esclusione, le esperienze di persone e famiglie uscite dalla povertà.