«Il presidente tenne sempre fede al compito di svolgere un ruolo di mediazione e di garanzia, del tutto coerente con la sua diffidenza per le contrapposizioni esasperate, le estremizzazioni e le faziosità. La sua intima convinzione era che l'Italia avesse bisogno di interventi di moderazione che evitassero i rischi molteplici per l'unità nazionale, sul terreno delle diversità regionali, delle disparità economiche, delle differenze sociali e della molteplicità di concezioni ideali e culturali». Giorgio Napolitano sale al Colle il 15 maggio 2006, subito dopo le elezioni politiche vinte di poco dal centro-sinistra federato per la seconda volta da Romano Prodi. Resterà al Quirinale nove anni, divenendo il primo Presidente della Repubblica rieletto e mantenendo un delicato «equilibrio europeo» anche quando a fare i titoli dei giornali saranno i marosi della politica italiana: dalla nascita del Partito Democratico all'affermazione del Movimento Cinque Stelle, dalla caduta di Silvio Berlusconi all'arrivo di Mario Monti, dall'ascesa di Matteo Renzi alla mancata riforma costituzionale del 2016. Giovanni Matteoli ha osservato quei difficili anni dal Colle più alto, ricoprendo diversi ruoli all'interno dello staff di Napolitano. Insieme al funzionamento «quotidiano» della prima istituzione della Repubblica, le sue memorie ci restituiscono la figura di un grande italiano, che ha rinvenuto nella sua profonda cultura politica la formula per custodire il nostro stato costituzionale nel difficile trapasso dal Novecento al «dopo» in cui ancora viviamo.
«Il più autentico e grande filosofo italiano del dopoguerra» Giacomo Marramao Con «Il problema dell'ateismo» Augusto Del Noce si confronta con la modernità, portando avanti una serrata critica della filosofia come processo di secolarizzazione, che conduce all'idea dell'uomo creatore e trova il suo compimento nell'antropologia materialistica del marxismo. Un classico del pensiero cattolico, che può essere riletto con rinnovato interesse nel tempo attuale, sempre più indifferente alla presenza del divino. Il libro è arricchito da un saggio di Massimo Cacciari «Sulla critica della ragione ateistica».
Di Tocqueville, Matteucci si è occupato tutta la vita, studiando la sua biografia e il suo pensiero, e curando l'edizione italiana della «Democrazia in America» (nuova ed. Utet, 2013). In questo libro ne ripercorre criticamente la vita e ne segue il lungo tour negli Stati Uniti, per poi soffermarsi sulla seconda parte dell'opera e arrivare a riconoscere nel grande pensatore francese il primo autentico studioso della società di massa. Una società in cui, con la scomparsa delle aristocrazie del sangue, si realizza un conformismo delle coscienze tanto più pericoloso, quanto più è in grado di utilizzare tecniche sconosciute nel passato. Fra queste, il potere dei giornali, il cui valore rivoluzionario è da Tocqueville lucidamente asserito.
Tra immaginazione e realtà, fino ai confini dell'universo. Ci sono infinite ragioni per cui un numero può diventare speciale, spesso legate agli eventi che hanno caratterizzato la nostra vita, anche se in modo del tutto casuale. Così è stato per l'autore di questo libro e il suo numero preferito. Dal calcio ai fumetti, dalla musica classica a quella rock, dalla scienza al fantasy, il nove evoca, a seconda dei casi, qualcosa di magico, eroico, affascinante, sublime: una sinfonia di Beethoven, una canzone dei Beatles, gli anelli del potere di un oscuro Signore, ma anche le imprese di un centravanti e stazioni spaziali ai confini dell'universo. In che modo il nove è divenuto il simbolo di tante cose che appartengono alla nostra cultura? Per scoprirlo non ci resta che immergerci nelle storie narrate in questo libro. Che talvolta guarderanno al passato, ma sempre pensando al futuro.
Come vivevano gli uomini, le donne e soprattutto i bambini, nel Medioevo? Questo libro, divenuto ormai un classico della storia medievale, ce lo racconta svelando aspetti insoliti e sorprendenti. Cominciamo dalla stanza da letto, utilizzata anche di giorno, per pranzare, studiare, ricevere visite. Come era ammobiliata? E come ci si difendeva dall'assillo per eccellenza, il freddo? Perché i neonati venivano fasciati come piccole mummie e il rosso era così presente nel loro abbigliamento? Come giocavano i bambini e le bambine - che, solo se mandate in monastero, potevano forse non avere un destino infelice? Pagine raffinate e immortali, un racconto reso vivace anche da un sontuoso apparato di immagini.
Un aspetto, tra i tanti di quel fenomeno complesso che è stata la Resistenza, poco studiato e spesso trascurato è il suo carattere europeista, ossia in vista di una qualche forma di unificazione europea. L'obiettivo finale, secondo questa prospettiva, non era solo la sconfitta del nazifascismo ma il superamento degli Stati nazionali, ritenuti responsabili di avere insanguinato la storia dell'Europa per secoli. Per usare le parole di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, «Il problema che in primo luogo va risolto, e fallendo il quale qualsiasi altro progresso non è che apparenza, è la definitiva abolizione della divisione dell'Europa in stati nazionali sovrani» (Manifesto di Ventotene). Questo volume si occupa proprio di coloro, intellettuali, gruppi e movimenti presenti un po' in tutti i paesi europei, che hanno partecipato alla Resistenza pensando oltre la fine della guerra e progettando un nuovo assetto geopolitico, senza confini, per il «vecchio continente».
Pubblicato per la prima volta dal Mulino nel 1966, «La Repubblica di Montefiorino» fu subito riconosciuto come un volume innovativo nell'ambito degli studi sulla Resistenza al nazifascismo, tanto che Renzo De Felice lo definì un'opera «destinata a costituire per lungo tempo un punto di riferimento, una "svolta"». La ricostruzione di Ermanno Gorrieri di uno dei più noti episodi della Resistenza, l'occupazione di Montefiorino (Modena) e di una vasta area montana, si distingueva dalla storiografia dominante per la ricchezza di elementi documentari, gli interessanti spunti interpretativi e l'assoluta assenza di retorica. Inoltre Gorrieri, che all'esperienza di Montefiorino aveva preso parte, dedicava nel suo libro grande attenzione agli aspetti sia morali, sia organizzativi della guerra partigiana. A distanza di quasi sessant'anni, «La Repubblica di Montefiorino», qui presentato con una nuova introduzione di Paolo Pombeni, si conferma una lettura irrinunciabile per chi voglia approfondire un capitolo cruciale della nostra storia recente.
«Tutti gli stati, tutti e’ dominii che hanno avuto e hanno imperio sopra gli uomini, sono stati e sono o repubbliche o principati»
Niccolò Machiavelli, Il Principe
È possibile studiare le forme di governo che si sono succedute nella storia umana senza limitarsi a un’erudita descrizione di regole e istituzioni e senza presumere che a contare, a dare vita a quelle forme di governo, siano soltanto principi, re, imperatori, condottieri, capi-partito? Cosa collega l’agire delle persone comuni alla nascita e all’evoluzione delle forme di governo che nella storia si sono succedute innumerevoli? Utilizzando fonti archeologiche, antropologiche e storiografiche e rileggendole alla luce di uno schema interpretativo che considera le forme di governo come il prodotto di una pluralità di azioni umane, il libro tratta di stati arcaici, di imperi e di repubbliche (antiche, medievali, rinascimentali) nonché di quelle loro dirette filiazioni che sono i dispotismi e le democrazie contemporanee. Studiare le forme di governo mostra quanto sia grande la capacità degli esseri umani di dare vita a modi di organizzazione della vita sociale complessi e differenziati. E mostra che se le élite e, talvolta, certi leader dotati di particolari qualità, hanno un potere condizionante nella formazione e nella evoluzione di stati e regimi politici, coloro che delle élite non fanno parte non sono mai semplici comparse.
Angelo Panebianco è professore emerito di Scienza politica dell’Università di Bologna. Tra suoi libri, nelle edizioni del Mulino, ricordiamo «Modelli di partito» (1982, pubblicato in sei lingue), «L’analisi della politica» (a cura di, 1989), «Guerrieri democratici» (1997), «Il potere, lo stato, la libertà» (2004), «L’automa e lo spirito» (2009), «Persone e mondi» (2018), «All’alba di un nuovo mondo» (con Sergio Belardinelli, 2019), «Democrazia e sicurezza» (a cura di, 2021). Tiene corsi di Teoria politica e di Relazioni internazionali nelle università San Raffaele e Iulm. Presiede attualmente il Consiglio editoriale del Mulino e da trentacinque anni è editorialista del «Corriere della Sera».
Questo libro ci conduce in quello spazio misterioso che mette in moto la transizione dalla guerra alla pace e la disposizione al dialogo, che ancora rappresenta il cuore degli affari umani.
Parola-slogan abusata e logorata, spesso banalizzata o consolatoria, ogni giorno invocata e ogni giorno violata. Perché per definire la pace si parla perlopiù di assenza o di cessazione della guerra? Autentica sfida mentale e comportamentale, la pace – che non significa pacifismo – è un contenitore multiplo, e la sua mutevole architettura non cessa di impegnare teorici e professionisti dell’arena internazionale. Oggi, nel terzo millennio, disorientati e circondati da molte guerre tradizionali e non, può essere ancora utile ancorarsi all’idea che la pace prima si pensa, poi si fa. Questo libro accompagna il lettore dietro le quinte del suo processo e la riscopre – anche attraverso il contributo delle donne – tra passato e presente, tra occasioni mancate, visioni e lezioni dalla realtà.
Arianna Arisi Rota insegna Storia delle rivoluzioni del Mediterraneo nell’Ottocento e History of Diplomacy nell’Università di Pavia. Tra le sue pubblicazioni con il Mulino ricordiamo «Risorgimento. Un viaggio politico e sentimentale» (2019) e «Profughi» (2023).
Per un punto Martin perse la cappa. Così suona il detto popolare che indica coloro che, per un nonnulla, falliscono in un'impresa importante. Come il monaco Martino perse la cappa, che lo avrebbe promosso a canonico, perché aveva dimenticato di mettere un punto nel testo che stava scrivendo, allo stesso modo Orfeo, per un fuggevole sguardo rivolto a Euridice uscendo dall'Ade, la perse per sempre. Perché Orfeo si voltò a un passo dal portare a compimento la sua impresa? L'antropologia del mondo antico ci spiega il significato del fallimento di Orfeo, come di tanti altri aspetti della classicità che ci appaiono bizzarrie, ma che grazie al loro contesto di riferimento illuminano i meandri di una cultura e di una struttura sociale lontane dalla nostra. Questo libro è un percorso in dieci lezioni che vanno dal ruolo del silenzio al valore vincolante degli incantamenti e della magia, dalla giustizia popolare alla fluida identità delle divinità e alla biologia selvaggia. Per rispondere alle domande poste dai testi e dalle tradizioni classiche senza pregiudizi, uscendo dai nostri quadri mentali.
Sant'Agostino (354-430), retore e vescovo nordafricano, non ha soltanto influenzato in misura decisiva la storia ecclesiastica e la teologia dell'Occidente, ma anche svolto un ruolo di primo piano nella storia della filosofia come mediatore e interprete del pensiero antico. Docente al Philosophisches Seminar dell'Università di Tubinga, Horn offre in questo libro un profilo del grande dottore della Chiesa autore delle "Confessioni".
Il volume offre un quadro sistematico del diritto amministrativo, in relazione sia all'attività sia all'organizzazione delle amministrazioni pubbliche, alla luce del diritto europeo e del diritto costituzionale, nonché degli sviluppi dottrinali e giurisprudenziali. La sesta edizione è aggiornata alle principali novità normative intervenute, tra le quali, in particolare, il nuovo Codice dei contratti pubblici (d.lgs. n. 36/2023) e il riordino della disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (d.lgs. n. 201/2022).