A fronte di un contesto culturale segnato da una evidente estraneità ed indifferenza alla visione antropologica della fede ed al suo sistema di valori, dinanzi anche all'afasia di una fede incapace di stabilire un dialogo critico con la post-modernità, il progetto si è assunto il compito di porre in relazione la fede e la cultura, intendendo favorire l'inculturazione dell'una e l'evangelizzazione dell'altra. Ciò nella convinzione di operare tanto a vantaggio della fede, la quale se non diventa cultura non può dirsi "pienamente accolta, interamente pensata e fedelmente vissuta", quanto in favore della maturazione della stessa cultura, che, se autenticamente umana, presenta sempre in sé un'apertura al mistero di Dio.
L'originalità del volumetto risiede nell'innestare la tradizione chassidica nell'alveo degli scritti neotestamentari. L'autrice si prefigge, infatti, di portare all'"incontro con una alta espressione della spiritualità ebraica". I capitoli sono ritmati attorno a quattro temi esistenziali e teologici: la positività e bellezza della vita, la preghiera, la paternità spirituale, la gioia del Signore. Tali temi rappresentano la piattaforma sulla quale si innesta un'antologia di racconti della tradizione chassidica, reinterpretati in chiave cristiana.
Opera di Gelasio, vescovo di Roma dal 492 al 496, l'Epistula de duabus naturis si colloca nel contesto di un'affermazione rinnovata del Credo calcedonese. Fin dai primi tempi della controversia cristologica era evidente che il punto di maggior contrasto tra la cristologia unitiva alessandrina e quella degli antiocheni era costituito dal fatto che questi ultimi ragionavano secondo una logica di marca aristotelica, assai comune all'epoca, che faceva corrispondere a una natura, perché fosse reale e concreta, un'ipostasi. Conseguentemente, affermando in Cristo l'esistenza di due nature, rifiutavano di ammettere in lui una sola ipostasi, affermazione che ai loro orecchi implicava necessariamente la dottrina dell'unica natura degli apollinaristi. Sul fronte opposto, la stessa logica portava gli alessandrini a rifiutare le nature, corrispondenti per loro a due ipostasi, della dottrina calcedonese, che consideravano semplicemente nestoriana. Inoltre, per gli alessandrini, il termine "natura" indicava ciò che appartiene al soggetto da sempre, fin dalla nascita, e inerisce in modo permanente al soggetto medesimo. Necessariamente e in modo permanente al Lógos divino non poteva che appartenere la sola natura divina. L'Epistula de duabus naturis è senza dubbio un'eccezione nel panorama della speculazione cristologica occidentale. Si colloca, infatti, al cuore di un trentennio sterile dal punto di vista del pensiero teologico che sparisce nell'"equilibrio del silenzio", imposto dalla politica religiosa...
Il fondatore delle Équipes Notre Dame segnalava come "i migliori sposi cristiani, quelli che non mancano mai al dovere di inginocchiarsi, trascurano spesso il dovere di sedersi". Partendo dal principio che il matrimonio è dialogo, in quanto comunità di persone, l'autore del libro dimostra che è proprio attraverso il dialogo che l'amore si alimenta e permette una libertà interiore, in cui marito e moglie si rivelano, si comprendono e si aprono per accogliere il mistero e il dono dell'uno per l'altro. Spiega, in modo estremamente vivo, che il dialogo della coppia cristiana comprende sempre una terza persona, Gesù Cristo, presenza reale capace di trasformare la realtà della vita matrimoniale in segno di salvezza. Il testo non si limita a esporre l'importanza del dialogo di coppia, ma si preoccupa di trasmettere consigli preziosi per rendere concreto questo stile di vita nella quotidianità, luogo e appuntamento irrinunciabile dell'amore che unisce la coppia.
Chi si reca a Medjugorje sente la necessità di comunicare agli altri l'esperienza vissuta, segnata soprattutto dalla serenità interiore. L'autore del volume non si è trovato a Medjugorje spinto dall'esigenza di una speciale ricerca o dalla curiosità, ha semplicemente accolto l'invito insolito di una collega che ormai quasi non ricordava più. Ne è scaturita un'esperienza di grazia che si è rivelata sorprendente: la vacanza si è trasformata in un tempo di conversione, non voluto, non programmato, non previsto, tutto affidato all'insondabilità dei progetti divini. Le esperienze e gli eventi descritti nel libellus declinano i passaggi intimi di una conversione ricevuta come sorpresa, coltivata come curiosità e ricerca del vero. "Alla fine - scrive l'autore -, il racconto di come sia giunto alla fede non vuole essere altro che la dimostrazione di come si possa cambiare in meglio la vita, di come si possa giungere alla serenità del cuore. Per questo, benedico chi mi ha invitato a Medjugorje la prima volta, per i copiosi frutti spirituali che quel pellegrinaggio ha procurato alla mia esistenza e per la scoperta di un autentico senso della vita che, prima, non avevo avuto la sorte di gustare".
Quanti passi bisogna fare per riuscire a vedere la primavera al di là del gelo? Quando il ghiaccio si chiama violenza domestica e assenza di libertà, quando i piedi sprofondano per la fatica di andare avanti, è normale chiedersi se l'inverno finirà mai di invadere il paesaggio. Quando le forze abbandonano, sapere cosa ci aspetta al di là del freddo dà la motivazione per continuare a vivere. Il volume descrive la storia di una rinascita. Al di là dell'inverno, la libertà dalle gabbie imposte da una confessione religiosa le cui regole sono rigide e condizionanti. La possibilità di dimostrare che "diverso" non vuol dire "sbagliato". La scoperta che Dio non è un giudice impietoso, ma un Padre pieno di amore. Al di là dell'inverno, nella storia narrata, ci sono la forza di una donna, le sue battaglie e gli occhi puliti di una bambina. Quanti passi bisogna fare per riuscire a vedere al di là del gelo? La storia di Marta, redatta in forma di Diario alternando i ricordi di bambina alla riflessione di oggi come donna, dimostra che vale la pena andare avanti, perché l'Amore vince sempre e la primavera ritorna. Il racconto, vivo e trascinante, apre uno scorcio sul mondo dei Testimoni di Geova, tanto noto quanto sconosciuto.
Coloro che si interessano al discorso teologico spirituale sentono in questi ultimi anni in modo crescente l'esigenza di una comprensione adeguata dell'identità e del metodo di questa disciplina. Il volume costituisce un contributo al dibattito, avendo a tema l'identità e il compito della teologia spirituale oggi, confrontandosi con gli sviluppi interni a questa disciplina, con particolare riferimento al tempo successivo al Vaticano II. Il testo propone gli interventi che hanno animato l'annuale giornata di studi promossa dall'Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum, celebrata in occasione dei suoi quarant'anni di attività.
L'evangelista Giovanni accompagna dentro il mistero di Dio che ama l'uomo fino a dare se stesso; l'apostolo Paolo completa il percorso con la sua riflessione sull'amore, su Dio che è amore, sui comportamenti che l'innamorato è tenuto ad avere o a evitare. Per questo l'autore associa le sue meditazioni su passione, morte e risurrezione di Gesù in Giovanni a quelle sull'inno all'amore in Paolo. Attraverso le reazioni dei vari personaggi che si avvicendano negli ultimi giorni di Gesù, anche il lettore è chiamato a interrogarsi sul suo atteggiamento: sono forse io il Giuda che tradisce, il Pietro che rinnega, il Pilato titubante? Sono la Maddalena a cui Gesù affida il messaggio della risurrezione? Il CD allegato al volume propone le registrazioni delle meditazioni, tenute durante il tempo di Quaresima 2011.
A 50 anni dal Vaticano II occorre da parte dei laici e delle stesse comunità cristiane un serio esame di coscienza ecclesiale, riprendendo in mano il Concilio, rileggendolo in modo non superficiale. Accanto a ciò si rende indispensabile una ripresa dell'azione formativa dei laici e una nuova valorizzazione dell'associazionismo. Il volume raccoglie i contributi offerti sul tema da studiosi diversi ai quali è stato chiesto di riflettere su alcuni precisi passaggi del percorso conciliare. Lo sforzo si concentra soprattutto sull'identità-autonomia laicale.