Il racconto "Sulla via verso l'alba" di Jan Cep (1902-1974), prosatore e saggista cattolico ceco, è qui presentato, per la prima volta in traduzione italiana, attraverso la lettura critica che ne propone Jan Wiendl. L'analisi del racconto si offre come chiave interpretativa dell'intera opera narrativa di Cep. Alla traduzione italiana si accompagna il testo della lettura in lingua originale, fornendo così anche uno strumento per conoscere la terminologia specialistica della lingua ceca.
Se avete intenzione di lasciare Udine e di trasferirvi altrove, fatelo ma prima mettete in valigia "Udine Genius Loci" di Elena Commessatti, perché vi servirà quando la nostalgia si farà sentire e quando deciderete di ritornare... Percorrendo la geografia dei luoghi, sbirciando dietro portoni socchiusi, muovendo lo sguardo sulle superfici di facciate e sottotetti, se non opponiamo resistenza, impariamo a farci accogliere di nuovo nello spazio della città, che diventa il nostro ri-conosciuto luogo della bellezza... Perché, basta con gli equivoci: una città bella è prima di tutto una città dove si vive bene, e inevitabilmente una città dove si vive bene è prima di tutto una bella città.
Argentina, Madagascar, Stati Uniti, Hong Kong, Utrecht, Lugano ma anche Roma, Milano o Padova. Le storie delle venti protagoniste di questo libro, intervistate dalla giornalista Elisabetta Pozzetto, sono state raccolte ai quattro angoli del mondo e sono racconti di donne speciali. Un filo rosso le unisce: sono nate e si sono formate in Friuli Venezia Giulia e, spesso sconosciute al grande pubblico italiano, sono invece straordinariamente apprezzate fuori dal nostro Paese. Le interviste, accompagnate dalle fotografie di Luca Laureati e Ulderica da Pozzo, fanno emergere il tratto essenziale del volume: si tratta di racconti di donne che, citando Luca Telese nell'introduzione, 'sono tutte creative, tutte molto intellettuali e tutte aperte all'ingegno, alla riflessione, al colpo d'ala'. Le protagoniste sono: Debora Serracchiani, Rosi Braidotti, Carla Gravina, Ida Vallerugo, Fiorenza Cedolins, Lidia Bastianich, Anita Cossettini, Maria Zorzon, Patrizia Moroso, Alessandra Verona, Marzia Caravelli, Tiziana Finzi, Barbara Franchin, Federica Manzon, Stefania Lucchetti, Alessandra Luchini, Maria Rosa Pelizzo, Fiorella Kostoris, Anna Puccio e Paola Del Din.
Fotografo e giornalista indipendente da oltre vent'anni, Danilo De Marco ha camminato mezzo mondo: dal Tibet al Messico, dalle montagne dei Kurdi in Turchia e Iraq alle selve degli U'wa in Colombia, fino alle Ande dell'Equador. Ha condiviso cibo e giaciglio con tante culture, ha raccontato attraverso le sue immagini soprattutto le resistenze dei popoli ingiustificatamente sottomessi alla legge del più forte. I ritratti che popolano queste pagine, siano persone o luoghi, stanno nelle periferie della Terra, dentro le pieghe della storia. Con un tratto di penna e le sue immagini De Marco ci restituisce il senso del viaggio e quello, inestimabile, di un'esistenza umana.
"Subito dopo quella meraviglia della tecnologia moderna nota come Seconda guerra mondiale e fors'anche quel moderno incontro tra culture noto come Vietnam, è diventato evidente che la pulsione al dominio sugli uomini non è semplicemente un effetto collaterale di un'economia politica difettosa, ma anche di un mondo che crede nell'assoluta superiorità dell'umano sul non-umano e il sub-umano, del maschile sul femminile, dell'adulto sul bambino, dello storico sull'astorico, e del moderno (o progressivo) sul tradizionale o selvaggio." Da questa considerazione - tratta dalla prefazione della sua opera più importante, proposta qui per la prima volta in traduzione italiana e arrichita da un'introduzione di Stefano Mercanti - lo psicanalista indiano Ashis Nandy prende le mosse per analizzare i presupposti e le conseguenze storiche e psicologiche della colonizzazione nella duplice prospettiva dei dominatori e dei dominati. Rompendo con la tradizione, l'autore indaga gli effetti del plurisecolare colonialismo britannico sulla società indiana ed evidenzia come il movimento di Ghandi, proponendo un modello di società e di democrazia basata sulla ricchezza di tradizioni che costituiscono il patrimonio storico e l'identità dell'India, abbia saputo resistere e costituire una delle risposte più efficaci al condizionamento culturale imposto dai colonizzatori.
Il volume, redatto da un gruppo di esperti del settore e arricchito dai contributi di qualificati ricercatori e professionisti, affronta, secondo ottiche e prospettive differenti, i temi dell'ecologia del disturbo e dell'analisi delle minacce (threat analysis), fornendo concetti e approcci schematici utili in condizioni operative a tutti coloro che lavorano in siti o ambiti territoriali sottoposti all'azione trasformatrice dell'uomo, nonché agli studenti delle aree disciplinari dell'ecologia di base e dell'ecologia del disturbo. Articolato in due parti, una prima incentrata sull'inquadramento teorico-disciplinare dell'ecologia del disturbo, e una seconda dedicata all'analisi delle minacce di derivazione antropica, esso tratta in particolare i temi relativi alla nomenclatura standard delle minacce, alla definizione delle relazioni causali tra questi eventi e le componenti ambientali individuate come target di conservazione, alla quantificazione speditiva dei regimi di minaccia e del loro impatto, facilitando così la comparazione tra eventi gerarchicamente differenti e, quindi, la definizione di priorità nelle strategie di gestione e conservazione.
Dopo "l'arte ideale" del romanticismo e del classicismo, le opere e soprattutto i drammi teatrali di Georg Büchner (1813-1837) aprono l'arte a una realtà mai rappresentata prima, la realtà dolorosa degli ultimi e degli oppressi, una realtà che impone al poeta una radicale riformulazione dei propri criteri estetici. Büchner porta a termine questo compito guardando sia alle tensioni irrisolvibili tra ragioni individuali e dinamiche storiche, drammaticamente rappresentate nella "Morte di Danton", che alla tragica vicenda del soldato "Woyzeck". In questo volume l'autore ricostruisce il significato e il valore dell'opera di Büchner, la sua estetica, i suoi presupposti filosofici e dunque le ragioni per le quali Büchner continua a essere un grande classico della letteratura e del teatro contemporanei.