In questo secondo decennio del nuovo secolo, sta diventando sempre più evidente che i problemi cruciali del nostro tempo, energia, ambiente, cambiamento climatico, sicurezza alimentare, sicurezza finanziaria, non possono essere studiati e capiti separatamente, in quanto sono problemi sistemici, vale a dire sono tutti interconnessi e interdipendenti. Il dilemma fondamentale che sottende i problemi principali della nostra epoca sembra essere l'illusione che su un pianeta limitato sia possibile una crescita illimitata. Questa fiducia irrazionale in una perenne crescita economica è indicativa di uno scontro fondamentale fra un pensiero lineare e i pattern non lineari della nostra biosfera, i sistemi e i cicli ecologici che costituiscono la trama della vita. La rete globale altamente non lineare della nostra biosfera contiene innumerevoli cicli di feedback attraverso i quali il pianeta si regola e trova un suo equilibrio. Il nostro attuale sistema economico, invece, è alimentato da un materialismo e un'avidità che non sembrano riconoscere alcun limite.
Nel contesto di crisi globale in cui ci troviamo è ancora possibile pensare di tornare a crescere o dobbiamo arrenderci ad una ineludibile decrescita? Fritjof Capra e Hazel Henderson ci guidano in un percorso di ricerca che mette in luce come sia possibile e necessario vedere le cose in una prospettiva diversa cambiando il quadro concettuale di riferimento. È in questo ambito che si afferma una diversa concezione del valore in cui lo sviluppo della nostra civiltà non passa per un insostenibile aumento delle quantità di merci e consumi, ma per un cambiamento di sistema in cui siano le qualità ad emergere per un reale progresso dell'umanità.
Ávila 1492. Il medico ebreo Yacob, uomo facoltoso e potente, piuttosto che rinnegare la sua fede e i propri antenati, decide di seguire la sorte di tutti i giudei e, in base al decreto d'espulsione del re di Castiglia, imbarca la sua famiglia per un destino incerto. Venezia, 1501. Sono passati diversi anni, e di quello che un tempo era un personaggio riverito e temuto rimane ben poco: Yacob Davila si arrangia con mille mestieri, in questo aiutato dalla moglie Ester e dal figlio Jucef. Ma la sorte - che già li ha privati della patria, facendoli approdare laddove, nonostante la parvenza di tolleranza, l.odio verso gli ebrei è forte - rimane in agguato. Sarà Jucef, oramai adulto, a dover sostenere il peso della famiglia, divenendo protagonista di mille avventure che lo porteranno a combattere contro i turchi e, soprattutto, contro i pregiudizi dei veneziani. Più di tutto però potrà il sentimento, impossibile e difficile, che legherà il giovane giudeo e la nobile Anna Paola Gradenigo. Un amore esaltante, capace di andare oltre le paure e i preconcetti, unendo due destini in un intreccio narrativo ricco di colpi di scena.
Anni Cinquanta del Novecento. I Cormons sono giunti in Sicilia dal settentrione italiano. Il capofamiglia, professor Adamo, comunista e bisbetico, la moglie Adriana, casalinga con l.incarico del bilancio domestico, zia Concetta, nubile e dispotica, nonno Crocellà-Sagone, di antica e blasonata discendenza, ma privo di sostanze. Infine Paolo, l'amato e diligente figlio del professore, istruito ed educato, che incarna la speranza di riscatto di tutta la famiglia. Sarà proprio lui, sullo sfondo della Catania del dopoguerra e in parte ancora ferita dai bombardamenti degli Alleati, a divenire protagonista di una storia dove i personaggi, gli avvenimenti, le emozioni si intrecciano in modo delicato e indissolubile, aprendo uno squarcio sulla società dell'epoca, sui sogni dei giovani, sulle malinconie degli anziani, su un mondo che ora non c'è più. Un romanzo in cui il passato ingombrante e a volte beffardo ritorna sempre a chiedere il conto, e dove una suggestione d'infanzia, in forma di una prima vera amicizia, condizionerà la vita del protagonista.
La storia della narrazione è la storia dell'uomo, perché l'uomo non può fare a meno delle storie. Esse nutrono il suo immaginario, gli permettono di rappresentare e analizzare i rapporti con gli altri e di risolvere i propri conflitti interiori. Attraverso le storie possiamo conoscere meglio noi stessi e gli altri, trasmettere informazioni, ricordare insegnamenti fondamentali. "La storia delle storie" non è solo un saggio sulla narrazione, ma in qualche misura un vero manuale di scrittura creativa, poiché tratta della "chimica delle storie". Ma soprattutto è il racconto appassionato e divertito di come nasce e si sviluppa l'arte del narrare, in ogni sua forma. Tratta di narrazione scritta e orale, soffermandosi non solo sulla letteratura ma anche sul cinema, sul teatro, il fumetto e i videogames. Il lettore percorre così un itinerario ricco di curiosità e sorprese, attraverso millenni di storie di ogni genere, perché il modo migliore, per parlare delle storie, è raccontarle. Scritto con un stile volutamente colloquiale, con brani e citazioni dalle opere di riferimento, con attento corredo di note e indicazioni bibliografiche, questo saggio si rivolge a un pubblico trasversale e può fungere da efficace sussidio anche in laboratori e seminari di scrittura.
1943, provincia di Siracusa. In un cortile che sa di miseria e semplicità un fatto drammatico determina per sempre i destini di Jano e Caterina. Il loro sogno d'amore, nato all'indomani dello sbarco degli alleati in Sicilia, reso difficile e irto d'ostacoli dai disastri causati dalla guerra, cresce e matura nonostante gli eventi storici che li vedono protagonisti. Trascinati prima nel vortice delle vicende belliche, perseguitati da un dolore antico che si perpetua nei loro animi, Jano e Caterina affronteranno gli anni delle rivolte contadine, dell'avvento del comunismo, delle battaglie per le libertà individuali, degli scontri con la mafia. Attraverseranno momenti difficili, altri in cui la speranza di un vero cambiamento sarà a portata di mano. L'arrivo di due figli, Stefano e Vittoria, il boom economico, il periodo della contestazione, porteranno la famiglia di fronte a una serie di scelte e dilemmi a volte laceranti.
Il nuovo studio di Placido Cherchi si insinua in un terreno molto dibattuto dai sardi, quello della sindrome identitaria, dell'analisi dei fattori etnici che connotano un popolo e il suo sviluppo culturale. Da sempre appassionato e grande ricercatore della tematica, l'autore incanala la sua diagnosi analitica su diversi fronti, in particolare sulla lingua, come veicolo di rivendicazione di una diversità rispetto all'italianità imposta. Ma il metodo di analisi giunge a intersecare altri aspetti, dal punto di vista sociale, antropologico, storico, che permettono una visuale a più ampio raggio e determina una scelta di percorso a volte infido, ma sicuramente proteso a una meta che sfati alcuni dogmi del relativismo contemporaneo e imperante. Placido Cherchi, riconosciuto come uno dei più fini intellettuali contemporanei, attraversa così le varie stagioni dell'identità nazionale sarda passando dalla questione della lingua alla questione della forma mentis, dalla "vergogna di sé" lungamente patita all'"autocoscienza del valore" finalmente ritrovata, in un lucido excursus che getta nuove prospettive sul tema.
Tre giorni prima delle none di settembre del 96 d.C., il princeps peregrinorum Trebonio Macrino, a capo di un ufficio per il controspionaggio creato dall'imperatore Domiziano, è inviato nella cittadina campana di Liternum in compagnia del suo fidato liberto Labieno. Da qualche tempo un misterioso assassino si accanisce contro le prostitute del più famoso lupanare della colonia, lasciando dietro di sé una scia di sangue e orrore. Nel contempo a Roma, negli ambienti senatoriali, affaristici e militari, si trama alle spalle del principe. Tra riunioni segrete e depistaggi, incontri apparentemente fortuiti e intuizioni, Macrino e Labieno cercano disperatamente di venire a capo del problema, immergendosi in una realtà fatta di intrighi, bugie, mistificazioni. Riuscirà Macrino a sbrogliare l'intricata matassa? Quali connessioni esistono tra la vicenda di Liternum e quanto in procinto di accadere a Roma?
Nella Spagna di Filippo II, il giovane Diego Henares de Astorga, arruolatosi per bisogno, inizia la sua vita avventurosa nei diversi fronti caldi dell'epoca: Corsica, Malta, le Fiandre, la Sardegna, segnalandosi per il suo coraggio e ardimento, finché un brutto episodio lo costringe a lasciare le armate. Giunto dopo qualche tempo a Cagliari, diventa ben presto aiutante del comandante della piazzaforte, in prima linea nella difesa del Mediterraneo dagli assalti dei turchi. Così, mentre si rafforzano le mura e ci si prepara a una possibile invasione, Diego assiste allo scontro tra la nobiltà locale e i rappresentanti regi, alle rivalità che oppongono gli Aymerich agli Zatrillas, all'impoverimento del Regno. Intanto continua la sua ascesa sociale che però è bruscamente bloccata da una denuncia per stregoneria ai danni della moglie che viene imprigionata dall'Inquisizione. Diego è costretto a calarsi in una lotta senza quartiere per la propria salvezza e per quella della sua famiglia. Affresco potente e fedele di un periodo turbolento, sullo sfondo delle lotte tra riformati e "vecchi cristiani", tra monarchi che aspirano al predominio dell'Europa.
Orfano, arruolato giovanissimo nella torre costiera di Longonsardo, Galluresu si trova a vent'anni a difendere da solo la sua postazione e con essa il nord Sardegna dall'assalto di tre sciabecchi saraceni, la notte della vigilia di Pasqua del 1658, mentre i commilitoni stanno festeggiando allegramente in un ovile. Grazie al suo eroismo ottiene dal Viceré il titolo di Alcaide e grande notorietà. Eppure, nonostante la fama conquistata, rimane sempre un bastardo, alla continua ricerca delle sue origini, fin quando scopre che i suoi veri genitori, dei quali ignora però l'identità, sono stati barbaramente uccisi. Inizia dunque una spasmodica ricerca degli assassini, in un turbine di sangue che lo condurrà a diventare un temuto e feroce bandito. Un romanzo di grande impatto, in cui la solitudine e l'avventura diventano il paradigma di un uomo alla continua ricerca delle sue radici.
Est Europa. Andrea Malerba è assistente in una troupe inviata in Bulgaria per un servizio giornalistico incentrato sulle centrali nucleari dismesse. Un lavoro di routine, senza grandi emozioni, sempre in bilico tra precariato e licenziamento. Andrea Malerba non sa però che quel viaggio iniziato come tanti altri presto si trasformerà in un incubo di sangue e disperazione. Giunti a Bucarest, affittata la macchina, presa la strada per la località di Belene il gruppo comincerà un'odissea senza fine in cui l'unico imperativo sarà sopravvivere all'epidemia di zombie che all'improvviso sconvolge ogni cosa. Con "Domani. Cronaca del contagio" inizia la raccapricciante avventura di un uomo qualunque catapultato in un mondo travolto dall'apocalittico ritorno in vita dei morti.
Salvati in modo fortunoso dopo l'8 settembre 1943, i 65 fascicoli del Servizio di Informazioni Militare italiani, sezione Resoconti Stampa Estera (RSE),rappresentano un documento unico che aiutano a comprendere l'evolversi delle vicende belliche e dell'armistizio che condussero l'Italia al disastro. Nascosti e conservati per sessant'anni, i fascicoli coprono un arco che abbraccia il periodo tra il 3 luglio e il 7 settembre 1943 e riferiscono ampiamente senza filtri e censure ciò che la stampa estera pensava della guerra degli italiani. Il saggio si compone di una prima parte che riassume cronologicamente la cronaca di quei mesi drammatici, in base anche ai RSE. Nella seconda parte invece vengono illustrati a tutto tondo i protagonisti di quelle giornate convulse: il Re, il Duce, i gerarchi, i militari. Nella terza parte del volume è pubblicata la testimonianza di colui che salvò dalla distruzione i preziosi documenti del SIM. Il saggio è completato da un CD che contiene tutti i documenti.