"Vorrei ora esporvi per intero il mio ragionamento, aspettandomi che mi facciate il favore di correggermi se sono in errore." Con queste parole Blaise Pascal, in una lettera all'amico Pierre de Fermat, si addentrava il 24 agosto 1654 in un affascinante labirinto concettuale: il cosiddetto problema del gioco incompiuto. La questione è semplice: se una partita a dadi viene interrotta prima che uno dei due giocatori vinca, come va suddivisa la posta? Ma questo rompicapo teneva da sempre in scacco illustri studiosi, alcuni dei quali, come il matematico italiano Niccolò Tartaglia, l'avevano ritenuto addirittura insolubile. Perché la risposta è banale solo in apparenza: basta dividere il premio in base alle probabilità di successo dei giocatori. Ma questo significa conoscere le effettive chance di entrambi i partecipanti, cioè azzardare una previsione su base logica. Fu così che due tra i maggiori intellettuali dell'epoca avviarono la rivoluzione concettuale che spostò il futuro dal regno dell'imponderabile divino a quello del determinismo umano. Era nata la teoria della probabilità. Addentrandosi con garbo, humour e molta curiosità nei paradossi della matematica, Keith Devlin ripercorre la corrispondenza fra Pascal e Fermat e ricostruisce le tappe della loro straordinaria scoperta. Ne indaga intanto le mille applicazioni nella vita moderna: dalle vincite al Lotto al calcolo dell'aspettativa di vita, dai premi assicurativi alla speculazione in Borsa.
Di fronte a pregiudizi, stereotipi climatici e proverbi fatti passare per verità, Luca Mercalli fa chiarezza in questo libro su uno dei temi che più affascinano il grande pubblico: "che tempo farà domani?" La sua avventura è iniziata quando, ancora studente, ha installato sul tetto di casa una parabolica in grado di captare i segnali meteosatellitari che poi rielaborava con il computer. Pagina dopo pagina, raccontando i suoi esordi di scienziato e intellettuale ambientalista, Mercalli svela il mistero delle goccioline che si fermano sulle finestre, dei venti che arrivano improvvisi, della forma delle nuvole, e ci invita non solo a cambiare la nostra cucina secondo la variabilità delle stagioni, ma anche a non aggravare, con i nostri comportamenti, l'emergenza-clima.
Nel XX secolo la Russia è stata oggetto di un tragico esperimento di riduzione della persona all'ideologia, e di un altrettanto straordinario processo di resistenza dell'io umano alla violenza del potere. Le storie scelte costituiscono chiavi di lettura e aperture prospettiche su nodi della storia russa, rievocate attraverso personaggi che ne furono partecipi.
Al centro di questo struggente romanzo corale ambientato nel Sud (in Puglia, Basilicata, e Calabria tra il 1784 e il 1861) c'è il sogno di una repubblica contadina. Una saga di sangue e poesia, di eventi surreali e visioni, di dialoghi con i morti e gli animali, di affetti quotidiani e devastanti passioni.
Walter Pedullà illumina le principali strategie dell'innovazione del Ventesimo secolo, ne analizza i diversi realismi e le cicliche transizioni, disegna i ritratti degli autori che lo hanno reso grande. Cominciarono cento anni fa i futuristi, mettendo in libertà non solo le parole ma anche i colori e i suoni, i rumori: disordine originario e materia informe come l'inconscio e la particella atomica, livelli di realtà da cui attingere irresistibile energia. L'uomo di fumo di Palazzeschi avvia le due linee di fuga attraverso le quali l'umorismo di Pirandello e Svevo diventa assurdo o satira - Campanile o Brancati - mentre il fantastico opta per il surreale: da Bontempelli a Savinio, da Landolfi a Calvino. Dopo ogni avanguardia un nuovo realismo, da quello magico a quello barocco, dei meridionali - Alvaro, Rea, Bonaviri, D'Arrigo - e dei settentrionali che scoprono il Sud, come Carlo Levi. Dopo ogni naturalismo l'espressionismo di Gadda, Testori, Fenoglio, Pasolini, vigilia della neoavanguardia di Pagliarani e Malerba. In questo volume di saggi Walter Pedullà, critico-scrittore, ricostruisce una storia "interrotta" ma completa della narrativa italiana. Il linguaggio dei narratori più originali incontra la vicenda collettiva con cui il Novecento ha "aggiunto vita alla vita" dei secoli precedenti.
Maestro incontrastato e leggendario del cinema, Orson Welles manifesta già dall'infanzia il suo talento artistico. Settant'anni fa, nel 1938, il suo adattamento radiofonico della "Guerra dei Mondi" di H.G. Wells suscitò il panico in America, dove gran parte della popolazione credette di essere sotto l'attacco dei marziani, e diede inizio alla sua carriera. In questo saggio l'autore ripercorre, nel testo e nelle immagini in bianco e nero, la vita e i film del regista, la sua ribellione al sistema degli studios, il suo soggiorno in Europa.
"Poiché indulgo nell'uso di frasi scherzose e sono allergico a ogni genere di discorsi e concetti complicati, c'è chi mi guarda con sufficienza, quasi scandalizzandosi intellettualmente a causa di un mio presunto gusto per le battute. Ma noto solo sommessamente che sfuggire per sé e per gli altri alla noia, alla prolissità, alla pedanteria è, a mio giudizio, meritorio." È con questa arguta e graffiante intelligenza che Giulio Andreotti ha attraversato settant'anni della storia d'Italia sempre ai posti di comando. In queste pagine, traccia una sorta di ironica autobiografia in pillole, raccogliendo "frammenti di osservazioni, rilievi, indirizzi che hanno via via costituito la mia risposta o la mia reazione dinanzi a fatti, indirizzi, persone con cui mi trovavo a confrontarmi nei vari mestieri nei quali, da studente in poi, mi son trovato a operare".
La storia di un ragazzo nato a Pianaccio, sull'Appennino tosco-emiliano, che per sfuggire alla coscrizione della Repubblica sociale entra a far parte di Giustizia e Libertà e nel dopoguerra diventa caporedattore del "Resto del Carlino": questo libro è al contempo romanzo d'invenzione e scrupolosa autobiografia, cronaca familiare e ricostruzione storica. Perché è stato il debutto nella narrativa di uno dei più grandi giornalisti che l'Italia ricordi ed è una sorta di sintesi del suo modo di osservare il mondo, sempre attento ai paradossi e alla vulnerabilità degli esseri umani.
Spinto dai cattivi presagi del fratello Quintilio, il saggio Moscardo decide di organizzare una spedizione alla ricerca di un posto piu' sicuro per vivere. Un gruppo di coraggiosi conigli parte cosi per un viaggio epico e avventuroso attraverso le colline del Berkshire...
Il 22 luglio 2001, a Milano, moriva Indro Montanelli e il giornalismo italiano perdeva non solo una delle sue firme più acuminate, ma soprattutto una delle intelligenze più lucide, intense e naturalmente eretiche che abbiano accompagnato il percorso sociale e culturale del Paese durante tutto il Novecento. Perché per Indro Montanelli l'attività giornalistica è stata sempre esercizio di osservazione e di analisi dei fatti, e poi di interpretazione spiazzante e dissacrante. In un contesto giornalistico spesso paragonabile a una giungla, la sua voce è stata sempre netta e inconfondibile, al punto che a sette anni dalla sua scomparsa, mancano le sue prospettive e le sue tirate d'orecchie ai potenti di turno. In questa antologia di testi montanelliani emerge il ritratto di un grande intellettuale, ma anche di un uomo colto nei suoi momenti più privati e nei suoi affetti più cari.
La parola "democrazia" evoca in tutto il mondo occidentale la forma di convivenza più civile tra quelle che l'umanità ha saputo inventare e sperimentare nel corso del tempo. Perché la democrazia non corrisponde soltanto a uno stile di governo efficace ma anche a un insieme di valori percepiti come eticamente indiscutibili in quanto garanti dell'uguaglianza, della salvaguardia dell'individuo e della giustizia. È per tutte queste ragioni che sorprende leggere in quale opinione Platone tenesse la democrazia. Dalla Repubblica al Politico, dalle Leggi al Gorgia, l'antologia dei brani nei quali il padre della filosofia concentra i suoi ragionamenti a dimostrazione dell'inaccettabilità della democrazia. Franco Ferrari raccoglie i principali testi antidemocratici di Platone offrendo una lettura determinante per la comprensione globale del pensiero del grande filosofo.
Ci si trova davanti a un genere di libro particolare, una specie di «romanzo», come spontaneamente dissero i primi cui le bozze furono date da leggere. In esso la scoperta della vita come «vocazione» non avviene per deduzione, ma per il mostrarsi di una esperienza vissuta secondo ragione dentro l’afflato del Mistero.
Si tratta del percorso di un anno che don Luigi Giussani ha realizzato in dialogo con un centinaio di giovani decisi a impegnare la propria vita con Cristo in una forma di dedizione totale al Mistero e al suo destino nella storia: la Chiesa la chiama «verginità». Settimana per settimana i principali contenuti della fede cristiana e le loro ragioni umane sono stati svolti attraverso, prima una proposta che scaturiva dall’esperienza dell’Autore, e poi dall’appassionante gioco di domande e risposte che la proposta suscitava nei giovani, resi consapevoli e determinati nella loro esperienza di uomini.
Lo stile dei settimanali convegni è stato tutto quanto trattenuto nella forma del libro, a testimonianza di una modalità di approccio al problema come grosso problema umano e della maturità di convinzione e di affezione che questo può produrre.
Il libro può essere concepito come un racconto esemplare in cui la spontaneità, la lealtà e la serietà nella considerazione della propria esistenza rendono fin suggestivo quello che la mentalità comune totalmente oblitera e anche disistima, se non per qualche astratta paura.