Flavio, diciotto anni, è uno dei tantifigli belli e infelici di Roma Nord, quella deiquartieri bene e del posto fisso nell’azienda dipapà. Un giorno, mentre cerca di entrare senza biglietto allo stadio, viene notato dalla sicurezza e inseguito tra la folla. Flavio si salva grazie all’aiuto di uno strano gruppo di ultrascon le magliette degli Zetazeroalfa, che gli fa da scudo come fosse una grande tartaruga. In mezzo a loro un volto conosciuto: l’ha già visto davanti a scuola, ma quella volta c’era quasi scappata la rissa. Adesso invece Giorgio, bruno e massiccio, figlio della Roma popolare, lo accoglie nel suo mondo, quello di una comunità che vive in un palazzo occupato all’Esquilino. “CasaPound” c’è scritto sulla facciata: è il cuore nero della capitale. Ecco la casa che Flavio cercava, ecco gli amici da sempre desiderati,e la felicità. Nei mesi successivi lui e Giorgio diventeranno carismatici militanti del Blocco Studentesco, l’organizzazione studentesca di CasaPound, e scopriranno la gioia di sentirsi fratelli, uniti nel medesimo destino,nelle lotte politiche e di strada. Fino alla notte in cui Giorgio viene arrestato: ha dato una coltellata a un pusher, dicono. Ma il suo avvocato difensore, conoscendo bene la realtà di Casa-Pound, sa che la verità è un’altra.
Nessun dolore è una grande storia d’amicizia, è il ritratto di una città a più facce, ma soprattutto è il primo romanzo a raccontare l’epica quotidiana di quelli che si definiscono i “fascisti del Terzo Millennio”, un’officina sociale che ha radici in tutta Italia e mette in dubbio molte delle nostre certezze.
Papa del Concilio, Papa della pace, ma anche Papa del «discorso alla luna» o della «carezza ai bambini » (in riferimento al memorabile saluto rivolto ai fedeli in piazza San Pietro, la sera dell’apertura dei lavori conciliari, l’11 ottobre 1962), Angelo Giuseppe Roncalli (1881-1963), proclamato Beato dalla Chiesa il 3 settembre 2000, nella sua vita lunga e ricca di esperienze ha riempito migliaia di fogli di note, riflessioni , meditazioni . Questi ci mostrano un uomo istruito da Dio mentre descrive i l suo cammino spirituale, ma raccontano anche gran parte del Ventesimo secolo visto da Bergamo e da Roma, da Sofia e da Istanbul, da Parigi e da Venezia, infine dal Vaticano. Qui abbiamo raccolto 400 «perle», le pagine più belle e significative: messaggi di amore e di pace che costituiscono una testimonianza e un insegnamento di fede cristiana, al contempo universale e acutamente calata nel nostro tempo. Arricchiscono il volume due contributi inediti di Marco Roncalli, pronipote e importante biografo, e di monsignor Loris F. Capovilla, segretario particolare del Papa buono.
L'esistenza di Dio discussa da tre pinguini alla vigilia della partenza dell'Arca di Noè. Dio esiste? E' buono o cattivo? Si occupa di noi? E noi, perchè abbiamo bisogno di lui? Le domande di tutti, bambini e adulti, trovano una risposta semplice e deliziosa in questo piccolo libro.
Quella che si affaccia sul diciassettesimo secolo è un’Italia in cui ordine e tranquillità sembrano regnare, specie dopo secoli di lotte intestine e di fronte alle guerre politiche e ideologiche che imperversano nel resto d’Europa. Eppure si tratta di una pace che ha i tratti dell’immobilismo: l’assetto dato al nostro Paese dal trattato di Cateau-Cambrésis sancisce il dominio quasi incontrastato della Spagna, e al nuovo padrone sono sgraditi fermenti eccessivi. Mentre il Mediterraneo perde il suo ruolo centrale a favore del “nuovo Occidente”, per gli stati italiani, resi ininfluenti dal loro isolamento sullo scacchiere politico europeo, si apre un periodo fra i più delicati. L’Italia vive insomma nel Seicento la fase iniziale di un lento processo di trasformazione, che parte con un momento di flessione politica, economica e spirituale. Su questo sfondo si stagliano con vigore i ritratti di quegli uomini nei quali sopravvive la grandezza dei secoli d’oro: Galileo, Bernini, Monteverdi, Campanella, Sarpi; e non mancano anche importanti conquiste culturali – come la straordinaria fioritura del Barocco – che però restano quasi sempre appannaggio di pochi. Unendo questi elementi al raffronto con le vicende straniere – tra colonialismo e Guerra dei Trent’anni – prende forma il racconto accurato di un periodo difficile della nostra storia, reso avvincente dall’abilità divulgativa e dal talento narrativo di un grande maestro € 12,00 come Montanelli.
Roberto Gervaso (Roma 1937), giornalista, collabora a quotidiani e periodici, alla radio e alla televisione e da tempo si occupa di divulgazione storica. Tra le sue opere più recenti ricordiamo: Qualcosa non va (2005), La regina, l’alchimista e il cardinale (2008), Io la penso così (2009).
Indro Montanelli (Fucecchio 1909 – Milano 2001) è stato il più grande giornalista italiano del Novecento. Laureato in Legge e Scienze politiche, inviato speciale del “Corriere della Sera”, fondatore del “Giornale nuovo” nel 1974 e della “Voce” nel 1994, è tornato nel 1995 al “Corriere” come editorialista. Ha scritto migliaia di articoli e oltre cinquanta libri fra i quali ricordiamo: Le stanze, L’Italia del Novecento (con Mario Cervi), La stecca del coro, L’Italia del Millennio (con Mario Cervi), Le nuove stanze, Soltanto un giornalista.
Il Settecento, nella lucida ricostruzione di Montanelli e Gervaso, è un altro "secolo breve". Aperto dalla morte di Carlo II e dal fallimento del suo ambizioso progetto d'unità europea, si conclude ottantanove anni dopo quando, guidati da Danton, i rivoluzionari giustiziano i sovrani di Francia. In questo arco di tempo si scontrano spinte contraddittorie: le istanze riformatrici convivono con antichi privilegi, all'affermarsi degli Stati nazionali si affiancano sanguinose guerre dinastiche, le conquiste illuministiche non evitano orrori insensati. In questo fermento si prepara il destino dell'Italia, ancora assopita nel ruolo di terreno di conquista: i trattati di Utrecht e Rastadt, che segnano la fine della lotta per il trono di Spagna, ne sanciscono il passaggio all'Austria in una decadenza che sembra non accennare a fermarsi. Eppure è proprio qui che si pongono le basi per il successivo risveglio. Un secolo popolato da personaggi grandiosi - Voltaire e Rousseau, Federico di Prussia e Maria Teresa d'Austria, Parini e Alfieri, Goldoni e Casanova - e percorso dagli avvenimenti epocali che sconvolgonol'ancien regime, che rivive grazie a una ricostruzione appassionata e appassionante. Guidati dalla lucidità di analisi degli autori ripercorriamo anni difficili, che preparano una nuova epoca: "forse il solo a capire fu Goethe, quando disse che quella non era la fine del mondo, come tutti pensavano, ma soltanto la fine di un mondo".
Il periodo raccontato in questo volume, dal 1789 al 1831, è breve ma denso di avvenimenti. Poco più di quarant’anni che segnano in maniera indelebile il destino dell’Europa: la Francia assurge al ruolo di protagonista dei nuovi equilibri, e anche la storia del nostro Paese si fa più a Parigi che non a Torino, Roma o Napoli. E, al centro di questo momento, quello che Montanelli definisce “il balletto che Napoleone impose al nostro Paese, facendone e disfacendone gli Stati, fondendoli, dividendoli, trasformandoli da Principati in Repubbliche e da Repubbliche in Regni”. Proprio da qui parte il cammino che condurrà finalmente l’Italia – ultima tra le nazioni europee – a essere Stato unitario nel 1861. I disordini francesi, l’impresa di Bonaparte, la Repubblica Cisalpina e il confronto con l’Austria, la tragica Rivoluzione napoletana del 1799, il rappel à l’ordre del Congresso di Vienna, i timidi moti del 1821, l’inizio della grande trama mazziniana verso una Repubblica democratica, le lotte dei carbonari: vicende intricate delle quali l’autore riannoda per noi le fila. E ancora la ricostruzione e l’analisi dei fermenti sociali, economici, culturali, con personaggi del calibro di Foscolo, Leopardi, Manzoni, Rossini. Montanelli ci presenta con equanimità ammirevole un passaggio cruciale della storia italiana, da “uomo che conserva integra la religione del Risorgimento, senza che questo impedisca di vederne e farne vedere i limiti. E ce ne € 13,00 furono, purtroppo”.
Dopo aver definito Berlusconi “inadatto a guidare l’Italia” si è sentito accusare di essere “anti-italiano”. E per provare il contrario, ha viaggiato per un anno intero su e giù per la penisola. Dal Politecnico di Torino alla Fiera Addiopizzo di Palermo, da una chiacchierata con Nichi Vendola a un’udienza con Giorgio Napolitano, dai capitalisti toscani agli inventori pugliesi, Bill Emmott, giornalista inglese innamorato dell’Italia (seppure spesso esasperato da essa), ha visto cose che molti italiani non possono nemmeno immaginare. In questo libro, racconta il suo viaggio in una nazione molto più sfaccettata, colorata e ricca di creatività e voglia di fare di quella “ufficiale”: una realtà, purtroppo, sommersa dal malaffare e da una politica incompetente. Perché giudici efficienti come il torinese Mario Barbuto ottengono risultati, ma solo lottando contro una gestione della giustizia straordinariamente lenta e farraginosa. Imprese all’avanguardia come la napoletana Tecnam crescono, ma intralciate dalle pastoie di una legge sul lavoro troppo garantista. E in molti altri settori — da un’università ormai allo sfascio a un’informazione ostaggio dei poteri forti — non sono certo le idee, le energie e il talento a mancare, ma la meritocrazia, le infrastrutture, gli incentivi. L’analisi di Emmott non fa sconti: non sarà con il voto di simpatia che l’Italia si risolleverà dalle ultime posizioni nelle classifiche mondiali. Perché l’intera storia del Paese è quella di una lotta continua tra Buona Italia e Mala Italia e quest’ultima, al momento, sta vincendo. Ma non deve per forza essere sempre così, e dalla riforma elettorale a quella della giustizia, dal rinascimento accademico a quello imprenditoriale, per una nazione che sappia ritrovare l’orgoglio e la buona volontà le vie da percorrere sono molte e sono aperte. Certo, però, sono tutte in salita.
Bill Emmott, scrittore indipendente, è stato dal 1993 al 2006 direttore dell’“Economist”. Nel 2003 ha vinto il premio “È giornalismo” per il lavoro della rivista nel trattare le notizie sull’Italia. Scrive regolarmente per il “Times” a Londra e “la Stampa” in Italia. Ha scritto molti libri sul Giappone, in Italia è uscito Asia contro Asia (Rizzoli 2008). Vive nel profondo della campagna inglese, ma passa un sacco di tempo negli aeroporti.
“La lettera che avevamo tanto inseguito, e che solo
per caso eravamo riusciti a recuperare, non spiegava
quello che era successo. Ma in ogni caso era ed è
la prova che mio fratello voleva continuare a vivere.
Invece è morto. Forse pensando di essere stato abbandonato
dalla sua famiglia, mentre semplicemente
non ci lasciavano entrare.
Vorrei potergli dire che non era solo.
Hanno provato a farci credere che ‘s’è spento’ come
fosse una cosa normale, perché s’era lasciato andare.
Ma non è così. Mio fratello Stefano è morto per
responsabilità di qualcun altro e io, Ilaria Cucchi,
vorrei sapere di chi. E perché.”
Stai pensando a un ex compagno di scuola che non senti da anni, quando improvvisamente squilla il telefono e all’altro capo del filo c’è proprio lui. Dal fondo di un armadio, dove è stato dimenticato per anni, emerge un pacchetto che contiene proprio l’abito che stavi cercando in quel momento. Stai per salire su un aereo, ma avresti urgentemente bisogno di parlare a un amico che rincorri da giorni senza successo. Salito a bordo, lo trovi seduto nel posto di fianco al tuo. Si tratta di «coincidenze», che la scienza spiega con lunghe catene di cause ed effetti, e il senso comune definisce solo come capricci del caso. E se dietro a ognuna di esse ci fosse qualcosa di più, qualcosa che non si può spiegare con il calcolo delle probabilità o con il semplice fatalismo? Se le nostre necessità e le nostre speranze potessero infl uenzare gli avvenimenti sul piano fisico e incanalarli verso ciò a cui aspiriamo? Esiste insomma la possibilità di interazione tra spirito e materia, una facoltà umana che non conosciamo e che potrebbe migliorare il corso della nostra vita? Già un secolo fa Carl Gustav Jung, introducendo il concetto di sincronicità e dedicandovi alcune delle sue pagine più importanti, aveva dato dignità scientifica ad argomenti fino ad allora sottovalutati dal mondo accademico. Oggi gli studiosi si interrogano sempre di più su questi temi, prendendo in considerazione ipotesi desunte da campi quali la teoria delle stringhe, la riduzione dell’entropia, la dinamica non lineare. Tra corpo e mente, tra scienza e fede, Le coincidenze non esistono è un viaggio affascinante attraverso i piccoli e grandi eventi sincronicistici della vita, quei rari momenti in cui l’universo sembra ascoltare le nostre richieste.
Jan Cederquist (1936-2009) è stato uno dei più famosi copywriter e pubblicitari svedesi e, grazie alle sue campagne, ha vinto moltissimi riconoscimenti nazionali e internazionali. Tra una pubblicità e l’altra ha coltivato il suo forte interesse per la filosofia, la psicologia e le tematiche spirituali. Sposato e padre di quattro figli, nel 1994 ha lasciato il mondo della comunicazione per dedicarsi alle sue più grandi passioni: scrivere, fare giardinaggio e suonare musica jazz con il contrabbasso. E dimostrare che le coincidenze non sono solo frutto del caso.
Bella appartiene alla glymera, l'aristocrazia dei vampiri. È stata catturata dai nemici mortali della sua razza, i lesser: rinchiusa in un centro di tortura, rischia di impazzire e di morire, ma la Confraternita del pugnale nero riesce a liberarla appena in tempo. A guidare la spedizione dei vampiri guerrieri è Zsadist, che ha il volto e il cuore segnato da spaventose cicatrici, e crede di non avere posto per i sentimenti. Invece, davanti alla sofferenza e all'inspiegabile amore di Bella, Zsadist scopre una tenerezza che non sapeva di poter provare. Ma sarà Bella a capire che, per squarciare la corazza che avvolge il cuore del feroce guerriero, è necessario portare alla luce il terribile passato che l'ha segnato per sempre, ed esorcizzarlo. Per affrontare, uniti, i pericoli che li minacciano. "Porpora" è il terzo romanzo della serie "La confraternita del pugnale nero"
Per tutti quelli che non possono vivere senza almeno un bacetto al
giorno di naso freddo e morbiduccio, che riconoscono un cambiamento
d’umore da una coda inclinata due gradi in più, che si commuovono
a ricevere in regalo un vecchio frisbee dissepolto dai giardinetti,
che sono sinceramente, profondamente, felicemente convinti che il
proprio cane sia il migliore del mondo.
Le classifiche del Paese parlano chiaro:
23° (su 30) per gli stipendi.
Il 16,5 per cento in meno rispetto alla media europea.
2° solo alla Grecia per evasione fi scale.
100 miliardi di mancate entrate.
24° (su 25) per la libertà di stampa.
Definizione tecnica: “parzialmente libero”.
156° (su 181) per la giustizia.
Peggio di Angola, Guinea e Gabon.
Nel 2009, nessun italiano in classifica, per esempio tra le 50 fi gure che hanno plasmato il decennio o i 100 libri dell’anno. Zero tituli. A costruirci un’immagine di simpatici ma inetti cafoni non sono solo antichi stereotipi, ma anche fatti e comportamenti reali. Tanto per cominciare il maggior debito pubblico dell’Ue, 1821,9 miliardi di euro. Ma anche tasse tra le più alte (siamo quinti, ma dietro i Paesi scandinavi che il denaro pubblico lo sanno usare molto meglio), la giustizia più lenta, infrastrutture ineffi cienti e costosissime. In tutta Italia ci sono 230 chilometri di rete metropolitana; nella sola Londra, 408. Per un contenzioso su un assegno a vuoto impieghiamo 645 giorni; in Olanda, 39. Per avviare un’impresa ci vogliono circa 5000 euro e 62 giorni di scartoffi e; in Usa, 170 dollari e 4 giorni. Nell’indice di libertà economica strutturato dal «Wall Street Journal» siamo al 74° posto, dietro al Botswana. E negli ultimi dieci anni la qualità della nostra vita è peggiorata: la bolletta del gas è aumentata del 50 per cento, quella della luce del 70, mentre i nostri stipendi rimangono tra i più bassi del continente e i nostri pensionati sono i più tassati. Per forza esportiamo più giovani professionisti di chiunque altro, un esodo di cervelli da quasi due miliardi di dollari. Giovanni Floris illustra con dati, inchieste, aneddoti e notizie quello che nessuno ha il coraggio di dirci: quanto siamo caduti in basso, e come è successo. Rivela come ci vedono davvero gli altri Paesi e quanti investimenti mancati ci costa questa immagine. Indaga casi eclatanti di corruzione, ineffi cienza, spreco. Chiede conto a una politica che non rimuove gli ostacoli alla crescita e ha smesso di fare il nostro interesse. Perché ormai, per l’Italia, navigare in zona retrocessione non è più solo imbarazzante. Può essere fatale.
Giovanni Floris è nato a Roma il 27 dicembre 1967. Giornalista dal 1995, ha seguito come inviato del Giornale Radio Rai i maggiori avvenimenti di politica, esteri ed economia. Ha condotto i GR del mattino e Radio anch’io; è stato corrispondente dagli Usa. È autore e conduttore di Ballarò, quest’anno alla nona edizione. Vincitore di numerosi premi tra cui Saint-Vincent, Premiolino, Flaiano, Guidarello e Elsa Morante, Oscar Tv e Telegatto. I suoi ultimi bestseller pubblicati da Rizzoli sono Mal di merito (2007), La fabbrica degli ignoranti (2008) e Separati in patria (2009).