A bordo del Gypsy Steamboat, il battello che attraversa il Bosforo danzando come uno zingaro, una scrittrice incontra lo sguardo della donna che le siede accanto: giovane ma con il viso segnato, due bambini chiassosi a cui badare e un terzo che cresce dentro di lei. Una madre: tutto quello che la scrittrice non sarà mai. O almeno così crede. Perché anche a Elif Shafak, autrice di romanzi tradotti in tutto il mondo, toccherà l'esperienza più emozionante e com plicata che una donna possa affrontare: la maternità. Elif ci accompagna in un viaggio pieno di storie, poesia e colori, dentro le emozioni contrastanti che l'hanno attraversata dopo la nascita della sua bambina. Nel tentativo di conciliare le tante versioni di sé che la abitano: il "piccolo harem" che è in ogni donna. Shafak ci conduce nel luogo magico in cui maternità e letteratura si incontrano, regalandoci una storia sofferta eppure luminosa, scritta con "latte nero e inchiostro bianco".
Il peccato è non sapere amare.
Nelle parole di una santa che ha provato a essere anzitutto madre per chiunque le abbia chiesto aiuto, una via per riscoprire l’amore per noi stessi e per il prossimo.
La prima raccolta di meditazioni e scritti inediti di Madre Teresa dopo il bestseller internazionale Sii la Mia luce.
Quando vai in un negozio a comprarti un vestito nuovo, invece di scegliere il migliore, prendine uno che costa meno e dona ciò che hai risparmiato: questo è il consiglio che diede Madre Teresa a un uomo pronto a rinunciare a tutto pur di aiutare gli altri. La santa di Calcutta è colei che più di ogni altro ha ridefinito il concetto di amore per il prossimo come un impegno quotidiano, declinato nelle forme semplici di una dedizione costante e tenace, lontana dall’ostentazione e dall’urgenza dell’impulso. Questo intendeva dicendo che il Vangelo sono le nostre cinque dita: mani attive che si adoperano in soccorso di chi ha bisogno perché riconoscono in lui l’immagine di Cristo in Terra. Ma anche mani giunte in preghiera che trovano nel fervore della meditazione la strada per avvicinarsi a Dio e reclamare con umiltà la Sua presenza al nostro fianco.
Oltre alla testimonianza concreta dell’opera missionaria, Madre Teresa ha lasciato un ricco patrimonio di testi, illuminati dalla grazia della semplicità. Padre Brian Kolodiejchuk, postulatore della causa di canonizzazione, ha raccolto e riordinato quelli sul tema dell’amore, arricchendoli con episodi e aneddoti che tratteggiano una vita consumata nella pienezza della fede. Emerge l’autenticità di una vocazione non descritta in senso teorico, ma messa ogni giorno alla prova a contatto con i poveri, i moribondi, gli ammalati e i tanti — credenti di ogni religione o atei — che in lei hanno riconosciuto un faro di umanità. In questo diario dell’anima, la riflessione maturata nel mondo si apre a tutte le facce dell’amore — dalla famiglia alla maternità, dal lavoro alla solitudine, dal peccato alla redenzione — seguendo un intenso percorso spirituale che ha eletto come propria missione “dare, dare sino a soffrire”.
La figura di Garibaldi, eroe del Risorgimento, spirito libero, che col suo entusiasmo e la sua immaginazione riuscì a far diventare realtà il sogno di un'Italia unita.
Ishtar 2 è un reparto di Rianimazione, dove Antonia Arslan, inghiottita dal coma all’improvviso, è stata ricoverata per 20 giorni, angoscianti per chi le voleva bene e spaventosi per lei, che forse non era così assente. Eppure in quella nuova dimensione la sua vita si è accesa come per incanto, l’ospedale si è fatto ora castello in cui si aggirano dolci presenze capaci di fugare paure e solitudine, ora giardino dove l’erba è un tappeto morbido. Il lento recupero ha avuto il sapore di una rinascita. La gola, come carta vetrata subito dopo il risveglio, ha ritrovato il respiro e restituito la voce a una generosa e affascinante cantastorie. Le sue dita si sono messe a correre sulla pagina trasformando quell’esperienza in racconto.
Ne sono nate queste pagine toccanti e allegre perché, persino tra le pareti di quella stanza d’ospedale, Antonia Arslan è rimasta una bambina capace di osservare il mondo con lo sguardo rapito di chi ancora non sa. Quello sguardo che le ha permesso di commuovere i suoi lettori narrando l’eccidio armeno e l’incendio di Smirne. E di dirci oggi ciò che ha visto dalle finestre di quel castello sul mare.
Antonia Arslan è autrice di saggi fondamentali sulla narrativa popolare e la letteratura femminile tra Ottocento e Novecento. Ha riscoperto le proprie origini armene traducendo le opere del grande poeta Daniel Varujan. Nel 2004 ha dato voce alle memorie familiari ne La masseria delle allodole, premiato con moltissimi riconoscimenti e tradotto in 15 lingue, da cui i fratelli Taviani hanno tratto l’omonimo film.
In Italia esistono ben 7 milioni di gatti domestici. Questo libro ne presenta più di 1000, immortalati nelle più svariate pose, colti nell’intimità della vita domestica dai loro padroni che, in occasione della proposta lanciata dal Corriere.it, si sono trasformati in fotografi professionisti. Scatto al gatto è una straordinaria raccolta di immagini – tenere, buffe, originali e goffe – dei nostri amorevoli amici felini.
Rivolgendosi a genitori e ragazzi (a capitoli alterni) Lucia Rizzi offre un manuale prodigioso per affrontare l'adolescenza e vivere felici.
L'arrivo di un bambino è la gioia più grande nella vita di una coppia. Tuttavia, nei primi tempi diventa spesso anche fonte di paure e di dubbi. Che cosa ci vuol dire il nostro neonato con quel pianto ininterrotto? Perché si sveglia quarantacinque volte per notte? Poi, con il passare del tempo, assieme ai progressi, sembrano moltiplicarsi i problemi: come mai la piccola si ostina a non mangiare? Per quale motivo è sempre nervosa? In che modo è bene affrontare (o, meglio, prevenire) i suoi assurdi capricci? Tata Lucia - vera "Mary Poppins" del Terzo Millennio, ma soprattutto esperta di comportamenti nell'infanzia - si dedica alla fase cruciale che va dalla nascita ai 3 anni, presentando regole chiare e consigli efficaci per accogliere nel migliore dei modi un neonato in famiglia e accompagnarlo, mese dopo mese, nell'affascinante cammino alla scoperta del mondo. Secondo Tata Lucia, infatti, le buone abitudini quotidiane e l'atteggiamento corretto per una crescita positiva vanno impostati fin dai primi giorni di vita: potrebbe sembrare difficile, ma non lo è perché - come lei afferma provocatoriamente - "bravi si nasce!" ovvero tutti i bambini nascono e possono continuare a essere "bravi".
ESISTONO ALMENO DUE ITALIE.
C’è quella da cartolina, dove si mangia bene e i problemi non esistono o, alla peggio, si risolvono da soli. E c’è poi un’altra Italia fatta di povertà emergenti o consolidate, di disoccupazione e precariato, di mercificazione delle donne, di conflitti d’interesse, di uso politico dei media. In un Paese normale, un giornalista del servizio pubblico dovrebbe avere il diritto (e il dovere) di raccontare tutto questo. Ma da noi non funziona più così.
Lo dimostra Maria Luisa Busi, volto di punta del Tg1 delle 20 che, dopo anni di carriera, nel maggio 2010 ha lasciato la conduzione, perché non condivideva la linea editoriale del nuovo direttore. Brutte notizie spiega come il telegiornale più seguito, quello che per vocazione dovrebbe dare spazio a tutte le voci e le idee, è venuto meno al suo compito. Facile ottimismo, montaggio delle notizie spesso tendenzioso, informazione che si snatura in intrattenimento: così, quello che dovrebbe essere lo specchio fedele di un Paese deforma la realtà quotidiana di un’Italia stretta nella morsa della crisi economica e sociale.
Un libro che è un atto d’accusa dei meccanismi di manipolazione, ma diventa anche denuncia delle notizie oscurate — dalle condizioni dei terremotati dell’Aquila alla propaganda mediatica sull’immigrazione, dall’affaire Alitalia alle vite scritte a matita di milioni di precari e senza lavoro, sino ai suicidi degli imprenditori del Nord Est travolti dalla recessione — e restituisce finalmente voce agli invisibili di cui alcuni non vogliono sentire parlare.
“ Dov’è il Paese reale? Dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E dove sono i cassintegrati dell’Alitalia? Dov’è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell’Italia esiste. Ma il Tg1 l’ha eliminata.”
I dietro le quinte dell’informazione televisiva svelati da una protagonista che ha detto no.
Questo volume raccoglie alcuni interventi di personalità italiane e straniere che hanno partecipato all’edizione 2010 del Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini, invitate a paragonarsi con la frase di don Giussani che ne costituiva il titolo: “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”.
Uomini di scienza, leader religiosi, intellettuali, imprenditori, politici e persone comuni hanno mostrato che si può resistere alla riduzione dell’uomo a prodotto di fattori biologici e sociologici, coscienti che la statura del cuore è definita da un desiderio infinito. In un’epoca di crisi, segnata dalla drammatica affermazione di Nietzsche – “Non esistono fatti, ma solo interpretazioni” –, hanno testimoniato che si può vivere il presente con una certezza e guardare al futuro con una speranza.
Il Meeting ha inteso mostrare la pertinenza della proposta cristiana alla situazione dell’uomo contemporaneo: “È duro essere umani oggi, perché il potere ha alterato la semplicità della natura, l’ingenuità originale. Per questo occorre l’affermazione indomita dei desideri che ci costituiscono. La persona ritrova se stessa in un incontro vivo, vale a dire in una presenza in cui si imbatte e che sprigiona un’attrattiva” (L. Giussani). Le pagine di questo libro offrono a tutti la possibilità di imbattersi in questa umanità che ha qualcosa da dire al mondo di oggi.
Le cose finite possono dare barlumi di soddisfazione o di gioia, ma solo l’infinito può riempire il cuore dell’uomo. […] Dio è venuto nel mondo per risvegliare in noi la sete di “cose grandi”.
— Benedetto XVI
Quando arrivavano quelli di città al Boscaccio c’era gente che stava in forse se uscire di casa con la doppietta carica a pallettoni oppure a palla.
Guareschi
In quella Bassa padana, un tempo popolata dal prete e dal sindaco più amati d’Italia, ritroviamo una generazione tutta nuova: Chico, Gigino, Giacomino, Cesarino, la Gisa e Paolino… I grandi rivali dell’epica di Guareschi, don Camillo e Peppone, si fanno da parte per lasciare spazio ai loro figli, nipoti e piccoli amici che scorrazzano per il Boscaccio: una masnada di ragazzini alle prese con gli aspetti più duri della vita, raccontati con sentimento e tocco poetico. Trentatré storie, scritte tra il 1942 e il 1966 e scelte dai figli dello scrittore, e il fumetto Ciccio Pasticcio e i due compari, ideato e disegnato dallo stesso Guareschi, diventano un grande libro di favole in grado di affascinare i lettori di ogni età.
Una storia vera, raccontata in un libro di grande dolcezza e interpretata al cinema da un intenso Richard Gere.
Questa è la storia di un cane che aspetta. È la storia di Hachiko che ogni giorno, alla stessa ora, accoglie sul binario il treno dei pendolari e, tra la folla stanca e frettolosa, va incontro al suo padrone per riportarlo a casa dopo il lavoro. Anche quando l’uomo un giorno non fa più ritorno, il cane continua ad aspettarlo, incrollabile nella propria fedeltà. Per dieci anni la sagoma familiare di Hachiko, di vedetta sul binario di arrivo alla stazione di Shibuya, Tokyo, è stata una certezza per i pendolari che la affollavano quotidianamente. La sua devozione è un simbolo di amore incondizionato a cui è impossibile resistere. In Italia, il libro di Lesléa Newman che racconta la storia di Hachiko ha raggiunto le 20.000 copie e 4 edizioni in soli 5 mesi.
IL DVD Ispirato a una vicenda realmente accaduta tra gli anni Venti e Trenta in Giappone, il film di Lasse Hallström (regista anche di Chocolat e La mia vita a quattro zampe) con Richard Gere è stato un evento al Festival del Cinema di Roma e ha scatenato una vera e propria Hachiko-mania. Su Facebook la sola pagina italiana dei fan di Hachiko ha superato la cifra record di 50.000 iscritti. Nei contenuti extra: trailer; making of; intervista Studio Universal a Richard Gere; Richard Gere Live al Festival di Roma – per Studio Universal.
Quanto costa un tetto provvisorio? Dipende.
All’Aquila sono state dirottate in un anno risorse cinque volte maggiori di quanto fu speso in Umbria e tre volte di più persino di quel che costò la prima emergenza in Irpinia.
Trent’anni di storia patria raccontata attraverso gli affari legati alle ricostruzioni. Il Nord delle imprese fantasma, il Centro dei poteri forti, il Sud del business criminale. L’economia della catastrofe ha diviso l’Italia e affamato il Mezzogiorno.
Trent’anni fa, il 23 novembre 1980, una terribile scossa stravolse l’Irpinia. 2914 morti, 8800 feriti e 280 mila sfollati. Quel terremoto unì l’Italia: migliaia di volontari venuti da ogni parte del Paese per giorni scavarono tra le macerie, trascinarono nelle bare i morti, accudirono i vivi. Dieci anni dopo, e in nome di quello stesso terremoto, l’Italia iniziò a dividersi. Gli sprechi, le ruberie, le inchieste che scandirono gli anni della ricostruzione sono tuttora ricordati come il più famelico attentato ai conti pubblici. L’Irpiniagate, la mamma di tutti quegli scandali, aiutò Umberto Bossi a far nascere la Lega, a renderla un movimento vivo e indisponibile a ogni altra concessione verso il Sud. Anche se alla tavola imbandita nel Mezzogiorno si erano presentate, puntuali, le aziende del Nord invitate al banchetto dalla Dc campana, il partito-Stato. Antonello Caporale il 23 novembre 1980 perse due cari amici, vide distrutta la casa di famiglia e iniziò a familiarizzare con parole come epicentro, cratere, fascia A e B. Ma soprattutto vide da vicino come un terremoto poteva diventare un’ottima occasione per chi puntava a farsi una poltrona a Roma e per chi aveva bisogno di incrementare il fatturato. A partire da un quadro comparato dei costi e del valore politico di quattro terremoti, dall’Irpinia all’Aquila (2009), passando per Molise e Umbria, Caporale ricostruisce in questo libro la recente storia italiana. Prima De Mita e Pomicino, poi Bossi. Quindi Di Pietro, fino a Bertolaso e Berlusconi. Una storia che finisce per tutti proprio come è iniziata, perché i soldi non bastano mai e c’è sempre una nuova cricca dietro l’angolo. De Mita con l’Irpiniagate perse la Dc. Oggi Bertolaso, il primo soccorritore d’Italia, è scomparso dalle scene. E i guai, per Berlusconi, sono iniziati il giorno dopo il trionfale discorso di Onna, il paese martire.